Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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171.
LA PASSIONE - I

«Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo. Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova» (Eb 2,16-18).

1° Alla preparazione della passione di Gesù Cristo contribuirono: Dio, Gesù Cristo, gli uomini.
Dio. Adamo aveva peccato: ed il suo peccato come individuo e come capo dell’umana famiglia era gravissimo, orrendo. La giustizia di Dio esigeva giusto castigo: l’annientamento o l’abisso dell’inferno, come era avvenuto per l’unico peccato commesso dagli angeli ribelli. Ma la misericordia in Dio è attributo sempre attivo, come la giustizia. Ed ecco che essa inclina il cuore di Dio al perdono; perché Satana non esulti d’aver tolta a Dio tutta l’umanità.
La divina sapienza conciliò la giustizia con la misericordia: se per la disobbedienza di Adamo tutti sono peccatori, per la obbedienza di un altro capo, molti diverranno giusti.249 Una delle tre Divine Persone assumerà umana carne: soffrirà come uomo, darà alla sua sofferenza un valore infinito, come Dio, e la giustizia e la misericordia si baceranno in fronte.250 S. Paolo dice che il Cristo è «la pace nostra» (Ef 2,14). Dio prepara così la vittima dell’olocausto: nell’Incarnazione intervengono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; | ed il Verbo si fece carne; anzi, meglio, si umanizzò per poter patire e morire.

Gesù Cristo. Appena creata, l’anima benedetta di Gesù venne ammessa alla visione beatifica di Dio; in lui vide tutta la storia dei dolori e la croce che l’attendeva. Li vide, li accettò: «Ecco, vengo... o Dio, per fare la tua volontà» (Eb 10,9). In tutta la sua vita, non meno che al Getsemani, egli diceva: «Non la mia volontà sia fatta, ma la tua» (Lc 22,42). A Pietro che con la spada voleva difenderlo, fece un rimprovero: «Non berrò forse il calice che mi ha dato il Padre?» (Gv 18,11). Anzi, si struggeva dal desiderio di attestare l’amore al Padre e agli uomini: «Con un battesimo debbo essere battezzato e come sono angustiato fino a che non si compia» (Lc 12,50). E quando arrivò Giuda con gli sgherri, disse agli Apostoli: «Alzatevi, andiamo» (Mt 26,46).

Gli uomini. Prepararono a Gesù la croce: in un modo vergognoso e sommamente delittuoso. Gesù era passato per la Palestina: conquistando gli uomini con la dottrina, confermata con i miracoli e con la sua vita santissima. Ed ecco sorgere l’invidia dei dottori, degli scribi e farisei. Lo sorvegliavano su le parole e su le sue opere, cercavano pretesto per farlo condannare. Quando poi Gesù risuscitò Lazzaro, e il popolo gli preparò l’ingresso trionfale in Gerusalemme, si adunarono in consiglio. La domanda di tutti era: «Che facciamo? perché costui opera molti | miracoli» (Gv 11,47). Sembrava dovessero conchiudere: Crediamogli! Invece conclusero: «Conviene che uno muoia per tutto il popolo» (Gv 11,50). E da quel giorno pensarono al modo di ucciderlo (Gv 11,53). Giuda, uno dei discepoli, propone loro la sua cooperazione: «Che mi date? Io ve lo consegnerò» (Mt 26,15). Fu convenuto per una modesta somma. E si mise a capo di un drappello di soldati; li guidò al Getsemani; secondo l’intesa, baciò il Maestro come segno di riconoscimento.
Il Sinedrio, Pilato, Erode, in varia maniera, contribuirono alla morte di Gesù Cristo.

Esame. –
Gesù andò a morire per i peccati degli uomini: vi ho contribuito pur io. In che misura? Almeno ora approfitto del sangue di Gesù per ottenerne il perdono? Mi arricchisco dei suoi meriti?

Proposito. –
Metterò spesso a confronto la bontà di Dio e la malizia umana e chiederò perdono a Gesù dei peccati che hanno contribuito alla sua passione.

Preghiera. – La tua passione, te ne prego, o dolcissimo Signore Gesù Cristo, sia per me una forza che mi armi, mi protegga e mi difenda; le tue piaghe mi siano cibo e bevanda da cui io venga nutrito, inebriato, dilettato; l’effusione del tuo sangue mi lavi da tutti i miei peccati; la tua morte mi sia vita senza fine, la tua croce mi sia gloria eterna. In queste cose sia il mio | alimento, l’esultanza, la sanità e la dolcezza del mio cuore.
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249 Cf Rm 5,19.

250 Sal 85/84,4.