Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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L’UMILTÀ È SAPIENZA202

«Se infatti uno pensa di essere qualcosa mentre non è nulla, inganna se stesso. Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora solo in se stesso e non negli altri troverà motivo di vanto: ciascuno infatti porterà il proprio fardello» (Gal 6,3-5).

1° L’orgoglio è ignoranza; l’umiltà è sapienza. L’orgoglioso non comprende neppure le cose più semplici, quando toccano il suo amor proprio.
Lo dimostra il tratto del Vangelo che leggiamo oggi: «In quel tempo avvenne che essendo entrato Gesù in giorno di sabato in casa di uno dei principali farisei a prendere cibo, questi gli tenevano gli occhi addosso. Ed ecco stargli davanti un idropico. E Gesù prese a dire ai dottori in legge e ai farisei: È lecito o no curare di sabato? Ma quelli tacquero. Allora egli, preso per la mano quell’uomo, lo guarì e lo rimandò. Indi soggiunse: Chi di voi, se di sabato gli cade l’asino o il bove in un pozzo, non lo tira subito fuori? E a queste sue parole essi non potevano rispondere. Notando poi come gli invitati sceglievano i primi posti, disse loro questa parabola: Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non ti mettere al primo posto, ché forse non sia invitato uno più degno di te, e chi ha invitato te e lui non venga a dirti: Cedigli il posto, e allora | tu non cominci a stare con vergogna all’ultimo posto. Ma quando sei invitato va’ a metterti nell’ultimo posto, affinché venendo chi ti ha invitato, ti dica: Amico, sali più in su. E allora ne avrai onore presso tutti i commensali. Chi difatti s’innalza sarà umiliato, e chi s’umilia sarà esaltato» (Lc 14,1-11).

2° Per non lasciare un asino od un bue annegare in una cisterna, i farisei facevano tutto il lavoro necessario per estrarli, anche di sabato; nonostante tutte le loro dottrine farisaiche; era creduto un lavoro lecito; si trattava di salvare un animale. Or non si può fare un miracolo con una parola, per liberare un infelice? Solo la superbia può così accecare da non capire più nulla.
A tavola anche gli ambiziosi si collocano all’ultimo posto, almeno per l’ambizione di essere creduti umili e per venir invitati a passare più avanti. Invece i farisei sceglievano i primi posti con il rischio di essere invitati a retrocedere con confusione.
L’umiltà, invece, ci introduce nella vera scienza di Dio e delle cose; rende l’uomo saggio nella sua vita, dimostra anche nelle minime cose il vero cammino.
L’umiltà merita i doni della scienza celeste, la vera sapienza, l’intelligenza della vita, la luce del consiglio divino ed umano. Questo chiarisce la conclusione del Maestro divino: Chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato.

3° Ammiro la celeste sapienza di Maria Santissima, che cantò: «Il Signore ha guardato la | bassezza della sua serva; ecco che da questo momento tutte le generazioni mi chiameranno beata» (Lc 1,48). L’umiltà attirò lo sguardo misericordioso di Dio. Dio trovò il posto preparato a collocare i suoi doni: un cuore umile. «Riempì di beni i bisognosi e mandò a mani vuote i ricchi». Restano vuoti i superbi; e sono ricolmi di beni gli umili. Quante volte il Signore non trova cuori vuoti, capaci cioè di ricevere i suoi doni. Egli non può allora darli.

Esame. –
Quali le cause della mia superbia? Perché non sono esaudito anche in domande e preghiere di beni spirituali?

Proposito. –
Voglio far posto alla divina grazia.

Preghiera. – Divino Maestro, alla vostra venuta sulla terra incontraste cuori alteri, rassomigliati ai monti. Furono i Farisei, gli Scribi, i Dottori della Legge, in gran parte. Furono umiliati, non ricevettero i vostri doni ineffabili. Avete però trovati anche cuori umili, come la SS.ma Vergine, S. Giuseppe, gli apostoli, molte anime semplici, rassomigliati alle valli: ad esse affluiscono le divine acque della grazia.
Voi, o Gesù, venite ogni giorno ad offrire all’umanità, a me: la sapienza, la santità, l’amicizia, tutti i vostri tesori. I superbi non accettano; gli umili ricevono. Signore, preparate il mio cuore alla grazia per mezzo della inestimabile umiltà. Fate il mio cuore simile al vostro
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202 Titolo originale: “Domenica XVI dopo Pentecoste”.