Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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42.
IL CARATTERE: natura

«Un buon nome val più di grandi ricchezze e la benevolenza altrui più dell’argento e dell’oro. Il ricco e il povero si incontrano, il Signore ha creato l’uno e l’altro. L’accorto vede il pericolo e si nasconde, gli inesperti vanno avanti e la pagano. Frutti dell’umiltà sono il timore di Dio, la ricchezza, l’onore e la vita. Spine e tranelli sono sulla via del perverso; chi ha cura di se stesso sta lontano. Abitua il giovane secondo la via da seguire; neppure da vecchio se ne allontanerà» (Pr 22,1-6).

1° È l’inclinazione principale che governa un uomo; il segno per cui uno si distingue da gli altri; comprende specialmente le qualità sociali, il modo con cui l’uomo si comporta nelle sue relazioni sociali.
Il buon carattere è una benedizione; il cattivo carattere, un flagello. La persona di buon carattere è schietta, amabile, servizievole, dimentica di sé, semplice, aperta, con lo sguardo limpido e sereno; usa delicatezza in tutti gli atti. Si attira le simpatie, spande attorno la felicità, dilata i cuori: nessuno prova pena al suo contatto; viene cercata come un asilo nelle ore dolorose. Tutti si confidano.
La persona di cattivo carattere è simile ad una giornata grigia e minacciosa; incute paura; pronuncia spesso parole avvelenate o piene di fiele. La sua anima ignora la calma. Va soggetta a gelosie, ambizioni, suscettibilità. Le passioni la dominano e si lascia sfuggire facilmente parole aspre, violente, satiriche; arriva anche a modi duri, quasi brutali. Pochi i lampi di gioia; molte le tempeste. Tutti fuggono questi caratteri, qualche volta li compiangono o li sopportano come una sventura.

2° La persona di buon carattere ha il segreto delle influenze feconde, delle dolci e persuasive insinuazioni,111 dei sentimenti miti. Fa cadere le prevenzioni, calma le ire, disperde le antipatie. Ascoltando le pene, già spande il balsamo; prende il dominio su le anime; comunica le sue idee, unisce indissolubilmente anche coloro che prima aveva con fatica amati e sopportati. Tutti l’avvicinano, ne raccolgono i consigli e ne rispettano l’autorità.
La persona di cattivo carattere è come l’aceto. Perde le occasioni di bene; solo viene avvicinata per necessità; vede che le anime la sfuggono. Chiude i cuori. In una comunità, scolaresca, associazione, famiglia, classe è l’elemento disgregatore; semina lo scompiglio; getta lo scoraggiamento, la svogliatezza.

3° So che l’uomo di buon carattere è felice in se stesso. Beati i pacifici! non è vero che siano dei sacrificati. Essi hanno, oltre un alone di | stima e fiducia, anche un godimento di pace interiore. La pace che prodigano all’esterno è prima assaporata nel loro spirito.
All’opposto, il cattivo carattere, prima di fare degli infelici, è infelice. Le spine che lo circondano e che si è procurate da se stesso, irritano la sua suscettibilità: egli soffre più che non faccia soffrire.

Esame. –
Quanti insuccessi se non saprò dominare il mio carattere! Quante amarezze interiori! Quali ribellioni di menti, di cuori, di mani contro i duri di cuore! Cosa mi dice la mia vita? Come mi trovo adesso? Lavoro per correggere ed educare il mio carattere?

Proposito. –
Da oggi comincerò a considerare le conseguenze di un buono o cattivo carattere.

Preghiera. – Considero, o Gesù mio, come voi avete guadagnato tutti con la bontà e la dolcezza. Un popolo numeroso, una turba di bambini, una quantità di infelici e sofferenti vi attorniava. Quanto ancora devo approfittare alla vostra scuola! Io sono sempre così duro, insopportabile. Pietà, o Signore; convertitemi. Io devo vivere in società. Le virtù sociali sono per me grandi meriti. Fate, o Signore, che io non perda alcuno di questi grandi meriti.
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111 Da intendersi, secondo l’etimo latino, in senso positivo: introdurre, comunicare pensieri o valutazioni di benevolenza.