Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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103.
CARITÀ - I

«E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo. Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui» (1Gv 4,14-16).

1° La fede santifica la mente; la speranza santifica la volontà; la carità santifica il sentimento. La carità è virtù teologale infusa da Dio nell’anima; per essa noi amiamo Dio sopra ogni cosa e per se stesso, ed il prossimo per amor di Dio. L’amor di Dio e l’amore del prossimo sono una sola virtù: cioè amor di Dio in Sé, o nelle sue opere. Viene da Dio, tende a Dio, ci unisce a Dio. Dio è infinitamente grande, potente, buono, vero, bello: perciò infinitamente amabile. È uno, ma trino nelle Persone: è il Padre che genera da tutta l’eternità il Figlio e ci adotta per figli; è il Figlio, uguale al Padre, che con l’incarnazione diviene nostro fratello e Redentore; è lo Spirito Santo, mutuo amore del Padre e del Figlio, che effonde in noi la vita soprannaturale.
Amiamo il prossimo perché è immagine di Dio e perché Gesù Cristo ama tutti; perché in esso vi è la speranza di Dio30 od almeno si desidera che vi sia. Le anime semplici amano tanto il Signore; ed hanno grande merito in questa unione soprannaturale con Dio; per la mente, volontà, sentimento.

2° Il primo e più grande comandamento è: «Amerai il Signore con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze» (Mc 12,30). S. Francesco di Sales spiega: «È l’amore di Dio che deve prevalere su tutti i nostri amori, e regnare su tutte le nostre passioni. Questo Dio richiede da noi: che tra tutti i nostri amori il suo sia il più cordiale, signoreggi tutto il nostro cuore; il più affettuoso, che occupi tutta la nostra anima; il più generale, che adoperi tutte le nostre facoltà; il più nobile, che riempia tutta la nostra mente; il più fermo, che eserciti ogni nostra forza e vigore». E conchiude con un magnifico slancio di amore: «Sono vostro, o Signore, e non devo essere che vostro; vostra è l’anima mia, e non deve vivere che per voi; vostra è la mia volontà, e non deve amare che voi; vostro è il mio cuore, e non deve tendere che a voi. Io vi devo amare come primo principio, perché sono da voi; vi devo amare come mio fine e mio riposo, perché sono destinato a voi; vi devo amare più dell’essere mio, perché il mio essere sussiste per voi; vi devo amare più di me stesso, perché sono tutto in voi e per voi».

3° Ho compreso, mio Gesù, Maestro Divino: devo amare Dio come voi mi avete insegnato; come voi avete amato il Padre; cioè senza limiti e senza riserve. Lo comprendo considerando le vostre proteste del Getsemani: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà, o Padre» (Lc 22,42). Questa carità è comandata come fine: vivo per unirmi a Dio. Io la devo volere: devo tendere ad essa sempre di più; devo sforzarmi di raggiungerla, di perfezionarmi sempre di più; lassù potrò possederla compiutamente ed eternamente.

Esame.
Ho ben compreso che cosa sia la carità? Desidero di possederla? la chiedo costantemente al Signore? Contemplo la carità del Cuore di Gesù?

Proposito.
– Avrò sempre di mira l’accrescimento della carità: sino al grado più perfetto: amar me stesso unicamente per Dio; perciò amar Dio esclusivamente per Dio.

Preghiera. – Atto di carità: Mio Dio, amo con tutto il cuore, sopra ogni cosa, voi, bene infinito e nostra eterna felicità, e per amor vostro amo il prossimo mio come me stesso e perdono le offese ricevute. Signore, fate che io vi ami sempre più.
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30 Espressione poco chiara. Potrebbe trattarsi di un errore di trascrizione, per cui occorrerebbe leggere: «perché in esso vi è la presenza di Dio...». Altra interpretazione possibile: «perché esso spera in Dio o almeno si desidera sia presente in lui tale speranza».