Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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14. RISPOSTA CIRCA GLI ISTITUTI SECOLARI1

Tra le molte grazie da chiedere in questo mese alla nostra Regina vi è anche questa: il Signore benedica per intercessione di Maria mediatrice di grazia, le due iniziative degli Istituti secolari2. Questa mattina rispondo a qualche domanda che è stata fatta, affinché, a vostra volta, possiate rispondere a chi vi interrogherà o a chi vi ha già interrogato.
Gli Istituti Secolari non hanno ciascuno un apostolato proprio. L’Istituto Secolare è per condurre le anime e guidarle nella via della perfezione rimanendo nel mondo. I vari membri possono praticarla nelle loro circostanze, e nello stesso tempo stabilire un governo e avere quel tanto di aiuto necessario perché vi sia una parte di vita comune, nella maniera che è loro possibile.
L’apostolato invece è dei membri, non dell’Istituto, cioè ciascun membro esercita l’apostolato a cui si sente portato e al quale, essendo più portato, potrà dedicarsi con maggior cuore, all’apostolato che è più necessario nelle circostanze varie in cui vivono i membri. Quindi l’apostolato può essere molto vario. Ci può essere l’apostolato catechistico di un membro di questi istituti, vedo qui la mostra. Una persona che si dedica a formare le catechiste, e nello stesso tempo a fare personalmente il catechismo ai bambini. Può essere un apostolato eucaristico. Organizzare, ad esempio la celebrazione della festa del divin Maestro ogni prima domenica del mese, affinché il popolo si accosti ai sacramenti e mediti qualche verità della religione e faccia l’adorazione, oppure stabilire l’adorazione al giovedì sera in una parrocchia. Ci può essere un apostolato politico, sociale, in quanto i membri possono dedicarsi ad organizzare opere sociali, oppure a propagandare un programma cristiano politico e lavorare quindi per il buon risultato delle elezioni a favore di quel programma. Può essere vario e dipende anche
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tanto dalle circostanze di luogo: altro sarà l’Africa e altro sarà l’Asia, altro l’Italia, altro la Francia. E il membro che si dedica a quell’apostolato proprio è responsabile della riuscita, e il merito lo ha lui. È sempre guidato dal Centro, dalla Direzione, ma questa non si prende la responsabilità definitiva della riuscita. Il membro dell’Istituto è lui che opera, cosicché, a chi non è addentro, quella iniziativa presso gli altri potrebbe sembrare una cosa personale, tanto più che si ha da conservare il segreto di chi è membro di questi istituti. E allora anche cento membri possono fare cento apostolati diversi oppure il medesimo apostolato in modo diverso.
Una domanda più insistente che è stata fatta è questa: Se stanno a casa propria e hanno una professione o un mestiere, come possono praticare la povertà?
La povertà nella vita religiosa, strettamente intesa, è quella che conoscete. Ma per essi, che pure devono fare le spese per il necessario alla vita e devono avere una casa, bisogna distinguere tra il voto e la virtù. Quanto al voto, ogni membro ritiene il dominio e l’uso dei propri beni, ma si obbliga a presentare [al superiore] al principio di ogni anno il conto preventivo delle spese annuali prevedibili, con la disposizione di accettare le riduzioni che venissero suggerite. Poi alla fine di ogni anno presentare il conto consuntivo, giustificando eventuali notevoli eccedenze sul preventivo. Inoltre chiedere il permesso ai superiori per le spese straordinarie prevedibili o a riferirne dopo, se si è stati impossibilitati a farlo prima e a riferire ogni tre anni sullo stato economico personale. Mentre in un istituto propriamente religioso si devono chiedere tanti permessi e l’amministrazione è centrale oppure vi è un’economa per le varie case, la quale ha questo ufficio.
Per nutrire poi la virtù della povertà, giova ricordare l’esempio di Gesù che visse poverissimo, ricordare che la povertà effettiva o almeno affettiva favorisce lo spirito soprannaturale, la preghiera, il desiderio della perfezione, ed è una dimostrazione efficacissima del disinteresse nella nostra missione. Impegnarsi poi ad escludere dalle cose personali e di casa quanto di superfluo e tanto più di lussuoso per attenersi al necessario o a una ragionevole convivenza. Evitare ogni ricerca di dena-
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ro, ogni forma di speculazione, come pure l’esagerata preoccupazione per l’avvenire. Ora, si capisce che si deve vivere modestamente, ma siccome si ha da esercitare l’apostolato nel mondo, non bisogna distinguersi troppo dagli usi e dalle forme di vestire e di arredamento della casa. Questo facilita l’apostolato.
Quanto al voto di obbedienza, se vivono a casa propria, parlando di quelle persone che non fanno del tutto vita comune, [ad esempio] per i sacerdoti secolari, va notato che attraverso il voto di obbedienza non viene per nulla intaccata la loro dipendenza dai vescovi. Dipendono invece dai superiori interni dell’Istituto in tutte quelle attività che esorbitano dall’azione parrocchiale e delle quali ognuno può disporre liberamente senza essere obbligato a renderne conto all’Ordinario del luogo. Anzi, con il voto di obbedienza ogni sacerdote secolare si obbliga ad obbedire al proprio vescovo con la disposizione di accettare anche eventuali trasferimenti o rinunce a benefici. Quindi la stessa dipendenza dal vescovo viene meglio confermata e meglio consacrata.
Ognuno poi, sia sacerdote, sia laico, dovrà tenere in gran conto la virtù dell’obbedienza. La virtù dell’obbedienza deve essere considerata come parte della propria perfezione, fondamento della disciplina religiosa ed ecclesiastica e principale fattore di unione con la gerarchia e con i superiori dell’Istituto. Lo spirito di filiale sottomissione deve portare all’accettazione di ogni ufficio che venisse proposto.
Per la castità. Si comprende che questa virtù deve essere molto bene formata, perché si vive continuamente in mezzo a pericoli e non si hanno tutti gli aiuti che invece si hanno nella vita propriamente religiosa per osservare il voto e la virtù. Con il voto di castità i membri si obbligano ad osservare il celibato e ad astenersi da qualunque atto interno o esterno contrario alla virtù della castità. Per assicurare meglio la fedeltà al voto di castità, è utile ritenere il voto come l’indice del proprio amore unico e indiviso per il Signore e per le anime. Poi conservare coscienza della debolezza della nostra natura per non esporsi presuntuosamente e per premunirsi con la mortificazione, la preghiera e la direzione spirituale. Inoltre, evitare ogni segno
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esterno di eccessiva confidenza e familiarità con persone di diverso sesso, con giovani, con fanciulli, nemmeno per motivi spirituali. Avere sempre la buona disposizione di accettare umilmente e tesoreggiare le osservazioni e i rilievi che in proposito venissero fatti.
Questo per quel che riguarda particolarmente la parte maschile, [l’Istituto] San Gabriele, mentre per ciò che riguarda la parte femminile, [l’Istituto] Maria Santissima Annunziata, aggiungiamo ancora alcune cose proprie. La vita comune vige ed è tenuta viva con i seguenti mezzi: ogni anno tutte devono fare almeno un mese nelle case dell’Istituto per gli Esercizi, l’aggiornamento e il rinvigorimento dello spirito. Secondo: tutte compiono le medesime pratiche di pietà. Terzo: accettano in obbedienza l’ufficio loro assegnato e lo compiono secondo lo spirito dell’Istituto o le norme particolari delle superiore. Ogni mese fanno per scritto alla superiora un fedele resoconto della loro vita spirituale e religiosa, dell’apostolato, dell’amministrazione e l’orario seguito. Le superiore fanno frequenti visite ai membri, specialmente a quelli che vivono del tutto fuori delle case dell’Istituto.
Per i membri che vivono nelle case dell’Istituto vi è in più l’osservanza dell’orario. In tutto: vitto, vestito, abitazione, comportamento si conformino a modestia e decoro, secondo i tempi e secondo la propria condizione sociale. Non vi è abito religioso o divisa comune.
Ugualmente viene data l’istruzione sopra la povertà, la quale ha degli obblighi come voto e come virtù. Particolarmente si raccomanda che i vestiti, le suppellettili, le stesse case siano conformi alla semplicità evangelica. Si sia persuase che il lavoro, assieme agli altri sussidi che la Divina Provvidenza fornisce, è il mezzo ordinario e principale per provvedere alle necessità temporali e sostenere le opere di apostolato. Siano quindi molto diligenti nell’impiego del tempo.
Quanto all’obbedienza, oltre alle cose che già sapete, ognuna deve farsi come un regolamento di vita particolareggiato, secondo le sue circostanze e adatto alle esigenze dello stato e dell’ambiente in cui vive, che sottomette all’approvazione della superiora che potrà anche modificarlo.
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Riguardo alla castità, i mezzi sono sempre gli stessi: con il voto di castità i membri si obbligano a osservare il celibato ed evitare ogni atto interno ed esterno contrario al sesto o al nono comandamento. Per la virtù: la fuga delle occasioni e la preghiera, particolarmente la devozione a Gesù Maestro, alla Regina Apostolorum e la frequenza dei santi sacramenti.
Che cosa si può fare da parte vostra, nelle vostre condizioni? La preghiera, ricordando che Gesù non elesse solamente i dodici apostoli, ma anche settantadue discepoli che mandò nelle città, nei borghi ad annunciare il regno di Dio e l’arrivo del Maestro divino, preparando le popolazioni a riceverlo. E diede loro delle norme pratiche per compiere questo ministero. Erano secolari, e quando li vide ritornare, essi fecero il loro resoconto, e Gesù aggiunse altri consigli e altre norme per compiere questo ministero.
Adesso vi è una grande letteratura, si può dire anche magnifica letteratura, sopra il laicato cattolico. E una parte di questa letteratura è dedicata precisamente alle istituzioni che si chiamano istituzioni secolari. Sono uscite, tra raccolte di documenti, istruzioni e libri che trattano e illustrano questi istituti, circa duecento pubblicazioni, più o meno voluminose.
Oltre la preghiera, vi può essere qualche occasione in cui potete dare qualche consiglio, particolarmente quando si fa la propaganda, e quando si è nelle librerie. Naturalmente bisogna che siano anime che hanno un grande desiderio della perfezione, perché si trovano anche in maggiori difficoltà di voi. Se non sono sostenute da una volontà ferma e dallo spirito di preghiera, non possono poi rispondere alla loro missione. D’altra parte il Papa nota che tutto questo lavoro viene ordinato all’apostolato pienamente compiuto, non limitato dall’abito o dalla condizione in cui viene a trovarsi il sacerdote, il religioso, la religiosa, per penetrare dove non può penetrare il religioso, la religiosa.
Con questo bisogna subito dire che la Famiglia Paolina potrebbe compiere ed esercitare nella società un apostolato molto più largo, appunto perché si moltiplicano gli apostolati, secondo il desiderio e le attitudini dei vari membri. Si può entrare per mezzo di questi e di queste in tutti i settori della società, e
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curarsi particolarmente di tre ordini di opere: istruzione, formazione e santificazione. Istruzione cristiana, formazione cristiana e santificazione per mezzo della pietà, per mezzo della liturgia, dei sacramenti. La cosa va presa con buon spirito ricordandoci anche che, quando discese lo Spirito Santo sopra gli apostoli e Maria nella Pentecoste, non c’erano solo i dodici e Maria, ma vi erano circa centoventi persone che erano secolari3.
Ricordare questo e quindi pregare, perché tante volte l’opera del sacerdote viene distrutta da tante pubblicazioni, da tanti spettacoli, da tante trasmissioni di radio, di cinema. Oggi si usano tanti mezzi di perversione, anche i dischi, anche il magnetofono, le telescriventi, e allora occorre ricorrere a tutti i mezzi, perché tutti siamo obbligati a pensare alle anime: «Unisquisque mandavit Deus de proximo suo: Il Signore ha comandato di aver cura delle anime del prossimo»4.
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1 Meditazione tenuta a Roma, nel salone della comunità delle Figlie di San Paolo l’8 maggio 1958. Trascrizione da nastro: A6/an 48a = ac 83a.
2 Istituto San Gabriele arcangelo e Istituto Maria SS.ma Annunziata. Cf med. n. 11, note n. 10 e n. 13.

3 Cf At 1,15.
4 Cf Eccli 17,14.