Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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II
DIFFUSIONE DALLA LIBRERIA
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La vita religiosa è l’adempimento, il compimento più perfetto dei due precetti della carità, precetti che sono usciti dal cuore sacratissimo di Gesù: «Amerai il Signore Dio tuo con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze, con tutta l’anima tua». Questo si realizza, si compie quando si vive veramente la vita religiosa nello spirito paolino mediante l’osservanza dei santi voti: povertà, castità e obbedienza, e nella vita comune. E poi l’adempimento del secondo precetto che è simile al primo, come ha detto il Maestro divino: «Amerai il prossimo tuo come te stesso»2. Il che significa che dobbiamo desiderare e, per quanto è possibile, procurare agli altri quei beni che abbiamo noi e che desideriamo per noi stessi. Siccome noi vogliamo arrivare al paradiso, desiderare il paradiso e lavorare perché le anime arrivino al paradiso, alla salvezza eterna. E vogliamo raggiungere la santità, così desiderare la santità per tante anime, specialmente promuovendo le vocazioni. Avendo avuto questa immensa grazia, di essere state chiamate a uno stato superiore alla vita del semplice cristiano, per quanto è possibile ed è nel volere di Dio, farne partecipi le giovani che s’incontrano e che in qualche maniera presentano qualche indizio di chiamata, di vocazione.
Ecco allora il nostro apostolato, l’adempimento del secondo precetto, cioè: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Quindi che cosa abbiamo da pensare? Dobbiamo pensare che l’apostolato è il lavoro di ogni anima che vorrebbe che tutti arrivassero ad amare Iddio, a vivere cristianamente, a meritarsi
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il cielo. E per questo: apostolato della vita interiore, apostolato del buon esempio, apostolato della preghiera, apostolato della sofferenza, apostolato delle edizioni, apostolato delle opere.
Particolarmente voi siete qui per considerare l’apostolato delle edizioni non in generale, ma in un punto particolare, quello che vi riguarda, cioè come operare nelle librerie. Perché l’apostolato delle edizioni ha le sue tre parti: la redazione, è la prima, poi la tecnica, che è la seconda, e poi c’è la propaganda, che è la terza. Nella propaganda possiamo ancora dire che vi sono due sezioni: altro è andare alle famiglie, altro è andare in una libreria o centro di diffusione.
Allora, qual è il pensiero ispiratore di tutto quello che dovete pensare in questi giorni? Qual è la luce che soprattutto deve entrare nell’animo? Ecco, sì, proprio la luce. Il Maestro divino dice: «Io sono la luce del mondo»3, «Vos autem estis lux mundi: Anche voi siete la luce del mondo»4. La luce, non quella elettrica, e non una luce naturale, ad esempio scientifica, di scienze, sebbene questa si debba anche coltivare in quei limiti e in quanto serve a ciò che è la luce soprannaturale. Illuminare gli uomini circa tre cose: le verità essenziali per salvarsi, i comandamenti di Dio da osservare, i mezzi di grazia da adoperare, come i sacramenti, la liturgia in generale. Ecco, questa luce deve illuminare tutte le vostre discussioni. Il Signore è la luce e ha dato a noi la grazia di poter riflettere questa luce sugli uomini, come il sole manda la sua luce e la luna la riflette sulla terra, sugli uomini. Voi compite questo ufficio: partecipare agli uomini, riflettere sugli uomini quella luce che è venuta a voi nell’istruzione catechistica, nell’istruzione religiosa in generale, nelle prediche, nelle ispirazioni, nel tempo in cui il Signore dal tabernacolo vi comunica qualcosa. Ecco, allora, noi che amiamo il mondo, che amiamo gli uomini, riflettiamo questa luce sulle anime. Non assorbire tutta la luce. Sì, assorbirla per noi, ma anche rifletterla, e rifletterla sugli altri. Se c’è la luce davanti a uno specchio, lo specchio riflette la luce: voi siete come i riflettori divini di questa luce.
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Allora, dicendo tutto con una parola sola: la Congregazione è la casa editrice di Dio. La casa editrice di Dio: Dio ha voluto che la sua parola fosse scritta, e abbiamo tutti i libri dell’Antico Testamento. Coloro che si sono impegnati in questo lavoro di fissare la parola di Dio sulle pergamene e tramandarcela, si chiamano agiografi. Poi Gesù Cristo ha predicato, ha parlato e ha voluto che gli evangelisti fungessero da segretari cioè fissassero sulla carta, almeno in parte, quello che il Maestro Divino aveva detto. E non solamente gli evangelisti, ma ancora gli autori delle Lettere, specialmente S. Paolo che è il più abbondante scrittore del Nuovo Testamento. Ma Gesù Cristo non è scomparso, egli vive nella Chiesa che è il suo corpo mistico. E allora la Chiesa continua l’ufficio che ha compiuto Gesù Cristo sulla terra quando era presente visibilmente e sensibilmente tra gli uomini. La Chiesa quindi prende da Dio attraverso le Scritture e la Tradizione e insegna. Insegna queste tre cose: le verità da credere, i comandamenti da osservare e i mezzi di grazia da praticare, mezzi di grazia che cominciano dal Battesimo e vanno fino all’indulgenza plenaria prima che si muoia. Questi mezzi poi si estendono anche dopo morte, mediante i suffragi che i vivi mandano ai defunti.
Allora, la Congregazione è la editrice di Dio, ed è insieme l’editrice di Gesù Cristo: edita i Vangeli, che contengono la parola che Gesù Cristo ha insegnato. Ed è l’editrice della Chiesa cattolica. Allora noi che cosa siamo? Come redazione dobbiamo udire la parola di Dio, impararla e farla nostra. Quindi, sempre istruzione religiosa, sempre assetati delle verità divine. Ma non ci riduciamo a questo: Ma io il catechismo lo so già. Il catechismo non può essere esaurito anche se impieghiamo una vita intera a meditarlo, penetrarlo, approfondirlo, perché lì vi è tutto quello che poi viene sviluppato nei vari trattati di cultura religiosa, nei libri di teologia in generale. Quindi dobbiamo apprendere quella che è la volontà di Dio espressa nei comandamenti e nei consigli evangelici. E dobbiamo usare i mezzi di grazia, dal Battesimo, alla Cresima e avanti in tutta la nostra vita, che sono i mezzi di vita soprannaturale, di vita eterna.
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Dobbiamo apprendere e dare. Chi fa la redazione lo mette per iscritto, chi fa la tecnica lo moltiplica, chi fa la diffusione distribuisce il Vangelo, la parola di Dio, sia che diamo il Vangelo puro, come viene dalla penna degli Scrittori sacri e sia che noi lo abbiamo commentato oppure diamo i libri che in sostanza riproducono il senso, l’insegnamento del Vangelo, come sono i libri di cultura religiosa, ecc. Qualche volta dobbiamo dare anche quello che è di contorno per rendere accetto il Vangelo, perché sia meglio inteso e sia anche più desiderato. Editori di Dio, meglio: la Chiesa è un’editrice e noi, diciamo così, siamo gli impiegati in questa edizione sia che adoperiamo la penna, sia che adoperiamo la macchina, sia che adoperiamo la libreria oppure la propaganda a domicilio. Noi siamo impegnati lì, siamo gli impiegati di Dio o, se volete, siete le postine di Dio5, le postine che distribuiscono [il Vangelo]. Alcune [lo] vanno a portare a casa, come i postini che vanno a portare a casa le lettere, e altre invece aspettano che le lettere vengano prese e ritirate alla posta medesima. Voi siete nel centro, nell’ufficio postale di Dio.
Secondo punto, ciò che è necessario ritenere viene di conseguenza: considerare l’ufficio nello spirito soprannaturale. Considerare l’apostolato nel suo senso soprannaturale. È vero, vi sono nell’apostolato parti materiali: vi è la penna che scrive e la penna che viene adoperata da tanti; vi è la macchina che stampa e le macchine sono adoperate in tante tipografie; vi è la libreria, e di librerie ce ne sono tante, e vi sono i negozianti di libri. Sì, vi è la parte materiale, e cioè vi sono anche i soldi, vi sono i conti da fare, vi è l’impegno per poter equilibrare in maniera che l’apostolato non venga a morire, perché se l’apostolato è passivo, è come dire che è un apostolo che si ammala e di lì a poco diviene inutile. L’apostolato muore quando non può reggersi, come una chiesa che cade poco per volta se non viene restaurata. Ha la parte materiale. Ma quel che forma l’apostolato è lo spirito che c’è dentro. Vi è tanta acqua nel mare, nell’Atlantico o nel Mediterraneo o nel Pacifico, ma se si adoperasse anche tutta quell’acqua per lavare un bambino non gli
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si dà però la vita soprannaturale. Bisogna che quell’acqua sia applicata dal ministro, e sappiamo che può essere qualunque persona in caso di necessità, ma che intenda fare quello che vuol fare la Chiesa nel battezzare. Non che intenda lavare la faccia o la testa, ma che intenda fare ciò che vuol fare la Chiesa nel battezzare, cioè conferire la vita eterna, la vita spirituale, soprannaturale, e fare entrare quel bambino nella Chiesa cattolica, quindi sia tolto il peccato originale e subentri la vita di Dio, la vita della grazia nell’anima. Quindi, non è l’acqua per sé, ma è l’intenzione [che conta]. Avere retta intenzione nell’apostolato, se no non si fa l’apostolato, si può fare il negoziante. Nel Battesimo bisogna che ci sia chi versa l’acqua e pronunci la formula.
Bisogna che voi diate il libro e, nello stesso tempo, che voi siate sicure di dare un libro che faccia del bene all’anima e che vada diretto al bene spirituale. Anche nei sacramenti vi e la parte materiale e vi è la parte formale e spirituale. Così in tutto quello che si può fare vi è la parte materiale, la parte formale, e la parte spirituale, perché? Perché l’uomo è composto di anima e di corpo: vi è la parte materiale, il corpo, e la parte spirituale. Noi non possiamo far del bene direttamente alle anime che sono già passate all’eternità e non hanno il corpo. Noi dobbiamo fare del bene agli uomini che sono viventi, e che sono composti di anima e corpo. Quando viene la morte, l’uomo non c’è più. Ci sono due elementi: il corpo che è nel camposanto e l’anima che è nell’eternità, ma non sono più uniti, quindi non c’è più l’uomo.
La parte materiale e la parte spirituale fanno l’apostolato. Diversamente, la parte spirituale dice delle belle parole, e sta bene, quello è fare catechismo, ma non è il nostro apostolato. Oppure dare un libro qualunque, quello non è apostolato. Noi dobbiamo dare il libro che fa bene all’anima, il periodico che fa bene all’anima. Noi siamo per questo, Dio ci ha mandato per le anime. Quindi il nostro apostolato si distingue per il fine: la vita eterna. Noi cerchiamo la vita eterna delle anime, la pace degli uomini, e cerchiamo la gloria di Dio, il nostro fine è lassù. Dio è in cielo e gli uomini, le anime salve sono in cielo. Per questo, non diamo l’aritmetica o la geometria, oppure un’altra
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scienza umana, diamo la scienza divina. Quindi ci si diversifica per l’oggetto, oltre che per il fine.
Terzo, perché sia ancora vero ed efficace apostolato ci vuole: «Anima innocente e mani monde: Innocens manibus et mundo corde»6 cioè un’anima che si vuole comunicare alle anime, e un’anima che ha con sé la grazia di Dio. Tante volte può dare una semplice immagine e produrre un effetto soprannaturale, perché quell’immagine della Madonna viene portata a casa, quel peccatore a un certo punto, forse guardando Maria si intenerisce. Ecco allora un bene spirituale. Uno potrebbe dare un carro di libri e non produrre niente, dipende dalla grazia, non da noi, dalla grazia che è in noi. Questo bisogna ritenerlo per la frase di Gesù Cristo: «Vobiscum sum: Sono con voi»7, «Nolite timere, sono con voi»8. Voi alle volte potete pensare ad effetti sorprendenti del vostro apostolato, delle grazie che sono venute, conversioni che si sono ottenute, potete anche meravigliarvi. Vi sono tanti parroci che predicano, vi sono tanti sacerdoti, vescovi nelle diocesi, e poi nella Chiesa vi è tutto un complesso di azioni di Dio guidate dal Papa, ma intanto chiedono le Figlie di San Paolo. È perché abbiamo i libri più belli, perché c’è qualcosa di straordinario? Perché c’è qualche cosa che sta dentro, che non si vede, ma che è reale. Vanno con retta intenzione non solo, ma accompagnate e sostenute dalla grazia di Dio. Dio è con voi!
Allora, questa idea, questo pensiero preciso: il nostro apostolato deve comporsi di anima e corpo, e cioè avere due parti, la parte materiale e la parte spirituale che costituisce l’anima dell’apostolato. Occorre camminare con fede, in fede. Non c’è solamente il bene che si può compiere secondo le somme che si ricavano dalla libreria, no. Vedere se si santifica la libreria, vedere se questa libreria al mattino è portata nel cuore, quando si va in chiesa e se ne parla con Gesù: Voglio adempire oggi i due comandamenti, amarti nella vita religiosa perfettamente vissuta, essere vere paoline. Amarti nelle anime, amarti nel
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mio prossimo che è fatto a tua immagine e tua somiglianza; amarti portando la tua grazia, la tua luce.
Ieri ho ricevuto dall’India un’immagine che è stata pitturata da un indiano: la Madonna che ha sul petto un tabernacolo e Gesù che appare dalla porticina del tabernacolo, e sotto c’è scritto: la Madonna dell’Eucaristia. Questo è un modo di concepire, ma è realmente così: la Madonna che ha dato il suo Gesù. E allora se la librerista parte da casa con Gesù, se sente che ha in sé Gesù, che essa stessa è un tabernacolo e che intende portare Gesù, cammina con riguardo, tratta tutti con mitezza, semplicità e sveltezza, e sembra che abbia paura quasi di distrarsi da colui che porta con sé, come S. Tarcisio9 che portava l’Eucaristia ai carcerati, ai cristiani carcerati. E così si tiene caro questo Gesù in tutta la sua giornata e sa: Siamo in due a operare: io materialmente che do il libro, che prendo i soldi, che annoto o che ordino, che scopo la libreria, che ricevo la gente, e Gesù che opera in me aumentando la grazia nelle persone che vengono, illuminandole, inclinandole a cercare la luce di Dio mediante l’acquisto del libro, del Vangelo o del catechismo, ecc. Allora siamo in due che operiamo!.
Lo spirito soprannaturale sì, ma date la debita importanza alla vetrina, all’ordine in libreria, alla disposizione dei libri, la debita importanza al modo di presentare le cose, al modo di trattare coloro che vengono a noi. Va data importanza a tutto quello che è la parte esteriore. L’acqua del Battesimo è comandato che sia conservata nel fonte battesimale e che questo sia custodito in maniera che l’acqua non venga inquinata, si conservi pura. Tutto questo, sì. Però vi è qualcosa che è di maggiore importanza, e cioè lo spirito: Opero con Gesù: Per ipsum et cum ipso et in ipso10, con Gesù, a gloria del Padre e a vantaggio delle anime, sempre a vantaggio delle anime. E allora tutto prende il suo vero aspetto: la suora che parla e come
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parla, la suora che è servizievole, che è intelligente, capace, nella pulizia, nell’ordine, il modo di trattare, ecc. Si sente che tutto respira o ispira questo pensiero, che non si è da un libraio qualunque, si è in una chiesa dove si distribuisce la parola di Dio ai fedeli, dove si cerca Dio e si cercano le anime, dove quello che si compie è sacro. Non ci saranno parole inutili, non ci saranno modi di trattare che siano sconvenienti per una ragione o per un’altra. È in una chiesa e la librerista si comporta come in una chiesa. Sa che con sé vi è Gesù che sta nel cuore, e con Gesù opera e, per quanto è possibile, nel modo con cui opererebbe Gesù, o se si vuole, perché si parla di suore, come opererebbe Maria.
Lo spirito soprannaturale è il fondamento di tutto quello che si può dire. Quando una suora vive di fede, considera il suo apostolato com’è, lo considera così, e si sente paolina, cioè piena di zelo e nello stesso tempo osservante di tutto quello che è detto nelle Costituzioni o che è stato detto nei consigli, negli avvisi. La suora sente di portare con lei e di distribuire la grazia, e che lì c’è un centro, un centro caldo, e nel centro c’è Gesù! Quell’ufficio, quella libreria e quella diffusione, tutto prende un aspetto diverso.
Naturalmente, allora si comprende come debba disporsi la libreria, come si debbano mettere i segni che lì si tratta di una libreria paolina, si comprende che si devono adoperare i mezzi naturali. S. Paolo adoperava tutti i mezzi naturali di cui poteva disporre. Ma intanto vi è ciò che spicca di più: il soprannaturale, il soprannaturale! Lì si fa un apostolato, un vero apostolato e non si fa un negozio, no!
Allora le nostre librerie sono centri di apostolato. L’avete scritto nelle librerie, l’indicazione è il Vangelo con l’immagine di S. Paolo. Non che debba essere solo questo, perché ci sono le vetrine, ma domini il Vangelo e S. Paolo, per indicare che si tratta di una libreria paolina. Non sono negozi, ma servizio ai fedeli; non vendita, ma apostolato per offerte.
E basta per questa sera. Piacendo al Signore, andremo poi avanti domani. Però qualunque cosa voi consideriate nei giorni seguenti, sempre venga considerato sotto questa luce: Siamo cooperatrici di Dio, cooperatrici di Gesù Cristo, cooperatrici
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della Chiesa. La Chiesa, Gesù Cristo, Dio hanno una grande casa editrice: noi siamo le impiegate, per esprimerci materialmente, ma non impiegate di quelle che al sabato ricevono la paga, ma di quelle che ricevono la paga da Dio, il premio eterno, di quelle che operano in unione con la Chiesa, in dipendenza dalla Chiesa. Sono le postine di Dio: vanno alle case a distribuire oppure stanno nell’ufficio postale aspettando che arrivino coloro che hanno bisogno di rivolgersi lì. Poi è naturale che nascono tante sante industrie, perché c’è il Signore. Tante sante industrie, perché il lavoro si moltiplichi. Vi sono librerie che proprio si vedono veramente benedette da Dio, benedette dal Signore.
A volte chi sta nella libreria non brilla per la sua intelligenza, per la sua abilità, eppure fa, fa. E ciò che è ancora da ricordare è che le persone che entrano, si fermano ed escono portando a casa un aumento di grazia, hanno l’impressione di essere stati in un tempio, in una chiesa per cose sacre.
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1 Meditazione tenuta a Roma il 24 marzo 1958 in occasione degli Esercizi spirituali alle libreriste. Trascrizione da nastro: A6/an 45b = ac 78a. Stampata in Rag, maggio 1958, pp. 62-67.
2 Cf Mc 12,30-31.

3 Cf Gv 8,12.
4 Cf Mt 5,14.

5 Cf CVV, n. 118, p. 270.

6 Cf Sal 24,4.
7 Cf Mt 28,20.
8 Cf Mt 28,10.

9 S. Tarcisio, protomartire dell’Eucaristia, ucciso in giovane età mentre portava il viatico ai cristiani in carcere. L’epigrafe posta da Papa Damaso (305ca.-384) sul suo sepolcro fissa la data di morte il 15 agosto 257.
10 Per Cristo, con Cristo e in Cristo.Parole della dossologia a conclusione della “Liturgia Eucaristica” durante Messa. Don Alberione le usa per indicare la profonda unione con Cristo nell’esercizio dell’apostolato.