Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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34. IL COLORE NATALIZIO DELLA NOSTRA VITA1


In questi giorni natalizi e sino all’Epifania, anzi sino alla domenica in cui celebreremo la festa del Maestro Divino2, l’adorazione si può compiere in un modo appropriato, adatto, corrispondente alla grande solennità del Natale e ai giorni che sono chiamati natalizi.
Il primato dell’adorazione è sempre l’esercizio della fede nella teologia, sia che si faccia per mezzo della lettura spirituale o che si considerino verità apprese nel catechismo. Sempre il primo punto, i primi venti minuti siano ordinati ad accrescere la conoscenza di Dio e la fede in Dio.
Al presepio, chi è quel Bambino che sta tra la Vergine santissima e S. Giuseppe, ridotto in quella grotta come rifiuto degli uomini, nel posto riservato agli animali? Ma davanti a Dio non c’è niente che sia materialmente indegno. Ciò che è indegno è il peccato, non è il fiato degli animali e non è il fetore del luogo. Qualche volta siamo noi che purtroppo dolorosamente portiamo a lui, avvicinandoci a lui qualcosa che gli dispiace, l’unica cosa che gli dispiace: il peccato, la tiepidezza, l’orgoglio, le invidie, le sensualità, la gola, pigrizia, ecc.
Chi è quel Bambino? Nel Natale si onorano tre nascite di Gesù. La principale che intendiamo richiamare è quella della terza Messa che abbiamo ascoltata nel Natale, la nascita del Figlio di Dio dal Padre, la nascita eterna: «In principio erat Verbum, Verbum erat apud Deum». Quindi ciò che dà il timbro alla terza Messa è proprio il Vangelo che si legge a metà della medesima: «In principio erat Verbum, Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum3. Il Figlio di Dio nato dal Padre,
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Gesù che nel Vangelo si diletta di parlarci così spesso del Padre: «Questa è la vita eterna che conoscano te, Padre»4, mette in primo luogo: Deum de Deo, lumen de lumine, Deum verum de Deo vero, genitum non factum consubstantialem Patri, per quem omnia facta sunt5. L’atto di fede: quel Bambino è Iddio eterno. In principio, cioè prima che fossero i secoli, prima che ci fosse il tempo, Dio, colui che è la sapienza del Padre per quem omnia facta sunt, il quale propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis, avendo compassione dell’uomo caduto nello stato miserabile del peccato per la colpa dei progenitori. Ecco: Propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis, per gli uomini e per la salvezza degli uomini.
Quest’anno il messaggio della salvezza viene più illustrato nel presepio, ma noi davanti al presepio non guardiamo tanto la coreografia6, ma l’occhio si fermi sopra il Bambino. Sono discesi gli angeli a onorarlo, riverirlo, adorarlo appena egli è apparso. Gli angeli stessi hanno invitato i pastori a recarsi all’adorazione del Bambino appena nato. Ma i primi adoratori sono stati Maria e Giuseppe: Maria che faceva adorazioni che sono superiori all’adorazione degli angeli stessi. Adorare quindi con gli angeli, con Maria e con i pastori. Riconoscere chi è nel presepio, Iddio che si è fatto uomo: «Verbum caro factum est, habitavit in nobis7. Allora protestare di credere al Vangelo, cioè a ciò che egli insegnerà, alla dottrina che ha portato dal cielo agli uomini; protestare di volerla insegnare con la bocca, con lo scritto o con altri mezzi tecnici. Insegnare la dottrina stessa, ripeterla, è la grande vocazione, è continuare sulla terra ed associarsi al ministero dei sacerdoti: «Docete omnes gentes: Insegnate a tutti8.
Presentare a Gesù nel presepio tutte le nostre case sparse qua e là, raccogliere nel nostro spirito tutte le persone che appartengono alla Famiglia Paolina che si sforzano di fare conoscere
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colui che è là a Betlemme nel presepio e che viene adorato dai magi. Ringraziare il Signore di questo. E se tutta la terra fosse punteggiata, tutta dico, di case paoline da dove si espande la luce, ecco: «Lux magna: la grande luce!9. Durante l’adorazione, guardare l’altare e leggere: «Ego sum lux mundi: Io sono la luce del mondo». Poi alla destra di chi guarda l’altare: «Vos estis lux mundi: Voi siete luce del mondo»10, perché noi facciamo come lo specchio che riflette la luce che viene dal sole e riflette questa luce eterna sugli uomini. Mirare a questo, affinché possiate cantare. «Laudate Dominum omnes gentes, laudate eum omnes populi: Tutte le genti lodino il Signore, tutti i popoli lodino il Signore»11 e conoscano Iddio: «Ut cognoscant te et quem misisti, Iesum Christum»12, conoscano il Padre, conoscano il Figlio.
Possiamo allora avere un aumento di fede e ricavare, quindi, dalle feste natalizie, il primo frutto? Certamente. Allora recitare l’atto di fede, il Credo e, se si vuole, recitare le risposte del catechismo, al capitolo Gesù Cristo13, dopo il capitolo che parla di Dio. Ecco, recitare qualche cosa di quello che si è appreso o insegnato, recitare: «In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum»14, ecc. Recitare: «Et haec est vita aeterna: Questa è la vita eterna che conoscano te e colui che hai mandato…». Crescere nella fede: Dio eterno là nel presepio sotto forma di un bambino, egli nello stesso tempo è vero Dio e vero uomo.
Poi ravvivare la nostra speranza, crescere nella speranza, è anche il secondo punto della Visita al SS.mo Sacramento. In questa parte facciamo l’esame di coscienza e vediamo se davvero compiamo quelle buone opere che dobbiamo e vogliamo fare mediante la grazia di Dio e mediante la nostra buona volontà. Quindi, la fiducia nella vita eterna e nelle grazie necessarie
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per conseguirla. Gesù ci ha portato la grazia: «Veritas et gratia per Christum»15, perché se per Mosè ci è stata data la legge, Gesù Cristo ci porta la grazia dal cielo, che è la remissione dei peccati, del peccato originale che ci è stato rimesso [con il Battesimo], e dei peccati che ci vengono rimessi man mano che noi ci accostiamo al sacramento della Confessione. Poi l’arricchimento della vita spirituale, l’aumento di grazia.
Quel Bambino è venuto a portarci la grazia. Maria l’aveva avuta, ma la fonte è Gesù Cristo: «Io sono la vita»16, allora si attinge al presepio. Sta bene che al presepio ci sia anche l’acqua che scorra se viene intesa bene: «Ego fons aquae salientis in vitam aeternam: Io sono la fonte della grazia»17, cioè dell’acqua che dà la vita eterna, vita che è posseduta quaggiù e goduta lassù. Attingere la vita dalla fonte che è Gesù Cristo: «Haurietis aquas: Attingerete le acque salutari»18, le acque di salvezza. Allora domandare tutte le grazie, le grazie che riguardano le virtù cardinali e teologali, le virtù morali e in generale la fedeltà alla via nostra. Fedeltà alla via della santità, ossia al libro delle Costituzioni penetrate fino al fondo, vissute quotidianamente nella parte intellettuale, morale e vitale, che indica il nostro comportamento, la nostra particolarità di cui si è fatto professione. Al giudizio di Dio, si dice che ci verrà recitata la professione, e ci si chiederà conto di ogni articolo: Verbo profectionis tuae19.
Oh, allora questa è la via: «Io sono la via». E quale? C’è la povertà di Gesù, c’è la santità di Gesù, c’è l’obbedienza al Padre di Gesù, perché: «Se vuoi mandami…20. È già venuto e sempre ha compito il volere di Dio, come dice il Salmo21 e come del resto «Oboediens usque ad mortem22. Allora impariamo la nascita temporale che è ricordata nella prima Messa, temporale cioè la nascita storica del Figlio di Dio fatto uomo.
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Ci avverte e ci è insegnamento. Allora l’esame di coscienza, i propositi: chiedere a Gesù la grazia dell’osservanza religiosa!
In terzo luogo, nella Visita noi preghiamo per mezzo del rosario e per mezzo di altre orazioni. Se uno qualche volta può ascoltare qualche Messa, allora ecco la preghiera più sublime.
Davanti al presepio che grazie chiediamo? Per mezzo di Maria, per mezzo di S. Giuseppe, per mezzo degli angeli che sono discesi dal cielo a cantare: «Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus»23, mirare a questo: Vivere in Cristo l’apostolato. Il programma di Gesù Cristo è stato cantato dagli angeli. Gesù bambino nella grotta non poteva ancora parlare, ma ecco gli angeli che vengono a cantare per il Padre celeste: «Gloria in excelsis Deo et in terra pax hominibus bonae voluntatis» che è il programma di Gesù, che è il programma della suora, di noi consacrati a Dio. Onorare Iddio e portare la pace, cioè la grazia agli uomini di buona volontà. Gesù ne ha trovati degli uomini di buona volontà, per esempio Maria e gli apostoli. Ma ha trovato tanti che non hanno avuto buona volontà, non hanno accolto il suo invito, la buona novella, l’annuncio della salvezza.
L’apostolato è fatto così: glorificare Dio è un grande apostolato e appartiene in parte alla vita contemplativa. Quindi tutta la pietà, tutto l’essere nostro al servizio di Dio per vivere la vita più perfetta, più simile agli angeli: «Sia fatta la tua volontà così in terra come in cielo»24, cioè come gli angeli la fanno in cielo. La pace agli uomini!
Associare in questa parte, non solo la vita contemplativa, ma la vita attiva. Compiere quello che è venuto a fare Gesù: la donna associata allo zelo sacerdotale che deve continuare e perpetuare nella Chiesa, che è il corpo mistico di Gesù Cristo, la predicazione del Vangelo. La vita della suora paolina è completa, se ben vissuta: tanto amore al raccoglimento e alla parte contemplativa e tanto amore all’attività apostolica sull’esempio di Gesù, sull’esempio di S. Paolo, al modo di S. Paolo, andando e quindi adempiendo il volere di Dio: «Andate e insegnate».
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Andate e insegnate, non aspettare che vengano. Gesù, il Figlio di Dio è venuto dal cielo, si è incarnato per abitare con gli uomini e insegnare a loro.
È venuto e poi ha mandato. Grande cosa è l’apostolato! Sia sempre più spirituale, abbia sempre un fine: le anime, le anime! Usando in senso spirituale la frase della Scrittura: «Da mihi animas»25. Allora, chiedere tutte le grazie per l’apostolato, notando che l’Istituto è proprio per questa specialità con i mezzi moderni del bene, altrimenti si farebbe un monastero di vita contemplativa. E nell’apostolato ognuno fa la sua parte, quello che può: chi ha la parte intellettuale, chi invece ha la parte di attività tecnica o propagandistica. Che ministero grande ha fatto Gesù: «Evangelizare pauperibus misit me: Il Padre mi ha mandato a evangelizzare i poveri»26, cioè a portare la buona notizia della salvezza agli uomini. Adesso, quindi, si può vedere come l’adorazione può farsi con lo spirito di questo tempo liturgico, cioè dei giorni natalizi.
La seconda Messa di Natale, indica la nascita mistica di Gesù nei nostri cuori, cioè non solo la sua grazia ma anche il suo spirito, perché è proprio venuto dal cielo per gli uomini, e voi siete proprio [mandate] per gli uomini: Propter nos homines, et propter nostram salutem descendit de coelis27. E così è per la suora paolina. L’Istituto è e fa questo. Penetrare sempre meglio il senso dell’Istituto e delle Costituzioni. Si sa già che, passato un certo tempo, viene qualche tentazione di noia, di guardare altro; qualche tentazione di orgoglio, di sapere e di insegnare un po’ diverso e quasi mostrare che se ne sa di più. Invece si sa ciò che non serve alla salvezza eterna, alla santificazione e all’apostolato. No, tutto ordinato a questo! Non ci scappi neppure una goccia delle forze, delle attitudini, delle facoltà e della salute e del tempo.
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Allora se si vuole il doppio premio, ci vuole la doppia vita: contemplativa e attiva assieme, contemplativa e apostolica, poiché avete due vocazioni alla vita religiosa e all’apostolato. Se il Signore è stato così buono, corrispondere. Gloria a Dio: vita religiosa ben vissuta; pace agli uomini di buona volontà: vita apostolica. Vogliamo così portare nel nuovo anno un orientamento sempre migliore e una penetrazione sempre più profonda di ciò che è la nostra vocazione e come deve essere la vita quotidiana. Certamente vogliamo farlo. Allora propositi. Questo è il colore particolare delle Visite, delle adorazioni nel tempo natalizio.
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1 Meditazione tenuta a Roma il 28 dicembre 1960. Trascrizione da nastro: A6/ an 89b = ac 151b.

2 In quel tempo la festa di Gesù Maestro veniva celebrata la domenica dopo l’Epifania.

3 Cf Gv 1,1: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio».

4 Cf Gv 17,3.

5 Cf Credo Niceno-Costantinopolitano.

6 Scenografia.

7 Cf Gv 1,14: «E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi».

8 Cf Mt 28,19.

9 Cf Mt 4,16.

10 Riferimento alle scritte a destra e a sinistra del tabernacolo, dell’altare maggiore del Santuario Regina Apostolorum in Roma. Cf Gv 8,12; Mt 5,14.

11 Cf Sal 117,1: «Genti tutte, lodate il Signore».

12 Cf Gv 17,3.

13 Incarnazione, passione e morte del Figliolo di Dio. Cf Catechismo della dottrina cristiana, Edizioni Paoline, Figlie di San Paolo, Roma 1949, Parte I, Capo IV.

14 Cf Gv 1,1: «In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio».

15 Cf Gv 1,17: «… la verità e la grazia vennero per mezzo di Gesù Cristo».

16 Cf Gv 14,6.

17 Cf Gv 4,14.

18 Cf Is 12,3.

19 La parola della tua professione. Cf FSP42, p. 388.

20 Cf Is 6,8.

21 Sal 40,7-9.

22 Cf Fil 2,8: «Obbediente fino alla morte».

23 Cf Lc 2,14: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace sulla terra…».

24 Cf Mt 6,10.

25 Cf Gen 14,21: «Dammi le persone…». Questo versetto richiama il motto
usato da S. Giovanni Bosco (1815-1888) per indicare la mistica del suo apostolato.

26 Cf Lc 4,18-19.

27 Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo. Cf Credo Niceno-Costantinopolitano.