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2 dicembre 1927, Alba.
In occasione dell’acquisto della sede della casa paolina della Capitale, Don Giacomo Alberione invita la comunità romana a proseguire nella trattativa per la Vigna San Paolo o, in alternativa, del terreno ardeatino dei coniugi Agostini.
I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)
Alba 2-XII-27
Carissimi,
Quante risposte vi debbo!
Vi telegrafai che penso sia meglio continuare il contratto della Vigna[1]. S(an) Paolo ne sarà contento, spero. Spero abbiate pur trovato modo di diluire la rata presente di pagamento. – Speravo venire io a Roma, perciò tardai. – Avete trovato? Io ho la solita fede che tutto si accomodi bene: tuttavia devesi vigilare per non rimanere senza la Vigna e senza l’ardeatino[2]. I vostri espressi sono giunti tanto in ritardo che non riuscivo a farmi l’idea chiara; ma erano poi tali espressi chiarissimi.
Sono contento di tutti voi: state lieti nel Signore: la sua volontà è sempre santissima, anche quando giunge improvviso. Benedicendovi aff(ezionatissi)mo M(aestro) Alberione.
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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Membri della Società San Paolo”, sottosottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 2, n. 67. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 228 mm x 144 mm, in ottimo stato di conservazione. In alto, a sinistra, il foglio reca l’intestazione «Scuola tipografica editrice / Pia Società San Paolo / per l’apostolato della stampa / Alba – Via San Paolo – Telefono 95 / Roma – Via Ostiense n. 75 / Torino – Via Belfiore 66». In alto, a destra, la nota di mano α «sì».