Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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17 ottobre 1927, Alba.

Don Giacomo Alberione invita la comunità paolina di Roma a una gestione oculata delle loro finanze, specialmente in merito alla corresponsione delle rate per l’acqui­sto della Vigna San Paolo.

I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)

Alba 17-10-1927

Carissimi, Ho tardato sempre desiderando e sperando darvi notizie precise e buone. Qui però vi sono molte difficoltà sia per il Credito di Cuneo (in questo momento delle uve) sia per istituti affini. Siamo sotto il Governo di Dio, però....

Io credo che costì si poteva accontentare dipiù il Signore col tenere bene in mente quanto avevo scritto riguardo la parte economica: ogni casa fare da sé, mandare quindi a S(an) Paolo[1] la parte possibile di mesata, tenere bene in regola i conti – dare e avere – con Alba - precisi! Ciò che ricevete di libri, ciò che date ai ragazzi, i denari ricevuti ecc. ecc.; prima di altre spese. – Credete pure che anche quia l’obbedienza opera miracoli, come nello spirito. Avete veduto così trasformato il morale? ebbene lo stesso del materiale. 
Credo che ora tutto o parte vi arriverà da Farigliano[2], D(on) Mancardi[3], lo ha promesso. Intanto qui continuamente sib cerca e appena possibile si manderà. Ma vi sono difficoltà nuove, notevoli. So tutto, e non siamo mica indifferenti. 
Il Signore provvederà sicuro. 
Per l’Abate[4] ora non posso dire che questo: non si può; prima vorrei pregarlo a considerare i motivi già detti. Se fossimo iuris pontificii, quanto più facile sarebbe! poiché il Vescovo[5] non lascia venire i Sacerdoti che chiedono. | Io vi benedico e sono certo che il Signore provvede. State fiduciosi, prima della fine del mese.

Con vivo affetto 
M(aestro) Alberione

Ho mandato M(aestra) Caterina[6]; provvedete in Domino per Gemma[7].

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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Mem­bri della Società San Paolo”, sottosottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 2, n. 53. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 231 mm x 151 mm, in ottimo stato di conservazione. In alto, a sinistra, il foglio reca l’intestazione «Scuola tipografica editrice / Pia Società San Paolo / per l’apostolato della stampa / Alba – Via San Paolo – Telefono 95 / Roma – Via Ostiense n. 75 / Torino – Via Belfiore 66». In alto, a destra, la nota di mano α «sì».

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[1] L’autore si riferisce verosimilmente all’abbazia di San Paolo fuori le mura in Roma, già proprietaria della Vigna San Paolo (Vinea Sancti Pauli) che la congregazione acquistò per stabilirvi la comunità romana guidata da don Giuseppe Timoteo Giaccardo. Cf nota 10 del doc. n. 27.

[2] Comune in provincia di Cuneo.

[3] Don Mancardi, parroco di Farigliano (CN), zio di alcuni membri delle comunità paoline all’epoca della stesura del documento. Si veda C.A. Martini, Le Figlie di San Paolo cit., p. 369, doc. n. 15.

[4] Cf nota 2 del doc. n. 31.

[5] Cf nota 3 del doc. n. 12.

[6] Cf nota 2 del doc. n. 14.

[7] Gemma Povero, aspirante Figlia di San Paolo giunta da Alba a Roma il 17 gennaio 1926. Cf C.A. Martini, Le Figlie di San Paolo cit., p. 148.