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25 aprile 1927, Roma, basilica di San Paolo fuori le mura.
Alfredo Ildefonso Schuster, abate del monastero benedettino di San Paolo fuori le mura, rinnova a Don Giacomo Alberione la richiesta, già formulata in precedenza, di concedere un religioso della Pia Società San Paolo perché guidi la parrocchia di Leprignano, nei dintorni della Capitale, in previsione del ritiro del parroco in carica, appartenente ai Frati minori cappuccini.
Rev(erendissi)mo Signor Teologo,
Torno ora dalla visita pastorale di Leprignano[1], e la prima cosa che faccio è di tornare a picchiare alla di Lei porta, perché accetti la cura di quella parrocchia. L’Ordine Cappuccino[2], per mancanza di soggetti, già da gran tempo vuole ritirarsi, e vi detiene un religioso affatto sprovvisto delle necessarie doti; così che in quel paese è una desolazione! La parrocchia di Leprignano, oltre al gran bene che può farvi la Società di san Paolo, potrebbe essere loro vantaggiosa per molte ragioni. D’altra parte, trattasi d’un paese piccolo, in cui, più che dottrina somma, si esige buono spirito e grande pazienza. Il paese è tradizionalmente religioso; però, è un campo in cui da forse mezzo secolo è mancato un vero operaio, e le cose vanno innanzi per forza di inerzia. Se il buon Sign(or) Teologo mi vorrà aiutare, sarà | un servizio che rende allo stesso Apostolo Paolo, di cui è la diocesi, e Dio lo benedirà. Intanto, io continuerò a pregare e picchiare.
Con i sensi di devoto ossequio, mi confermo
Di Lei, Rev(erendissi)mo Sign(or) Teologo,
dev(otissi)mo servo
+ Ildefonso[3]
abb(at)e Ordinario.
Basilica di S(an) Paolo, 25 aprile 1927.
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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 2, n. 1. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 268 mm x 210 mm, in ottimo stato di conservazione, a eccezione di una vistosa lacuna dovuta all’asportazione di un lembo di carta, ritagliato, che verosimilmente conteneva in origine un sigillo o un timbro dell’autore del documento. Sul recto, in alto, a destra, la nota di mano α: «Gennaio 1927».
[1] Antica denominazione del comune di Capena (RM), ubicato nella parte settentrionale dell’area metropolitana della Capitale. Fin dall’XI secolo d.C., la località apparteneva al monastero benedettino di San Paolo fuori le mura in Roma, che ne mantenne il possesso fino all’annessione dello Stato pontificio al Regno d’Italia nel 1870. Fu sede di una comunità di monaci benedettini, residente nel palazzo abbaziale noto come “Palazzo dei monaci”, nel complesso del castello di Leprignano, alle dipendenze dell’abbazia romana. Cf M.C. Mazzi, Capena e il suo territorio, 1995.
[2] L’Ordine dei Frati minori cappuccini (Ordo Fratrum minorum capuccinorum) costituisce la terza famiglia religiosa del Primo ordine francescano che, con i Frati minori e i Frati minori conventuali, ha in san Francesco d’Assisi il suo fondatore. Le origini dell’Ordine risalgono al 1525, quando Matteo da Bascio e Ludovico da Fossombrone, minori osservanti, diedero avvio alla nuova famiglia francescana, che fu riconosciuta giuridicamente da papa Clemente VII tre anni più tardi. Con i suoi cinque secoli di storia, la famiglia cappuccina è oggi presente in numerosi Paesi del mondo, articolata in nove conferenze territoriali. Si veda M. da Pobladura, Cappuccini, in G. Pelliccia, G. Rocca (a cura di), Dizionario degli Istituti di perfezione, Roma 1975, II, pp. 203-252.
[3] Cf nota 2 del doc. n. 31.