Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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[22 giugno 1926 ‒ 23 giugno 1926], Alba.

Don Giacomo Alberione chiede a don Giuseppe Timoteo Giaccardo di informarsi, con l’aiuto dell’ingegner Badoglio, dei costi di spedizione ferroviaria a Roma di un carico di mattoni prodotti ad Alba.

L’Ingegnere[1], potrebbe fare domanda alle ferrovie quanto costerebbe un treno – dieci vagoni circa – di mattoni[2] pieni. Alba-Roma? Saluti affettuosi.           
            T(eologo) Alberione.

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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Mem­bri della Società San Paolo”, sottosottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 2, n. 31. Il supporto scrittorio cartaceo (133 mm x 90 mm), in ottime condizioni di conservazione, è una cartolina postale prodotta dalla stessa Pia Società San Paolo, recante sul recto l’immagine a stampa e una breve biografia del venerabile Maggiorino Vigolungo, aspirante paolino morto in giovanissima età. Sul verso, di mano dell’autore, vi è l’indicazione del destinatario della missiva, «M(olto) R(everendo Teol(ogo) Giaccardo / Società S(an) Paolo / Via Ostiense 75 E / Roma (42)», con affrancatura di Poste Italiane, non più presente. Parzialmente visibile un timbro circolare in corrispon­denza dell’affrancatura, contrassegnato dalla legenda: «[A]lba / [Cuneo] / […]»; più nitidi un secondo timbro circolare, recante la legenda «Roma / Centro / 10.11 / 24.VI / 1926» e uno ovale, di piccole dimensioni, contenente la cifra «668». Presente anche la nota di mano α, nel centro del foglio: «no». 
L’ipotesi di datazione si basa sulla data riportata dal timbro apposto sulla cartolina dall’ufficio postale di arrivo (cf paragrafo precedente): da ciò si deduce che la breve comunicazione sia stata redatta e spedita dall’autore nei giorni immediatamente precedenti il 24 giugno 1926.

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[1] S’intenda probabilmente l’ingegner Badoglio. Cf nota 8 del doc. n. 11.

[2] L’autore si riferisce alla produzione di mattoni da parte della casa paolina di Alba, avviata a metà degli anni Venti del Novecento per far fronte alle necessità edilizie del complesso residenziale della comunità locale e del Tempio San Paolo in costruzione: «In ottobre 1925 si annunzia ai Cooperatori che è giunta la macchina per fabbricare i mattoni […] addette alla fabbrica dei mattoni sono ancora le Pie Discepole, aiutate da alcuni alunni e paolini; i mattoni presuppongono la fornace che comincia presto a funzionare in pieno; venne benedetta il 30 maggio 1926, assieme alla macchina per fabbricare i mattoni, in occasione della festa di Maria SS. Regina degli Apostoli» (G. Barbero, Il sacerdote Giacomo Alberione cit., p. 376).