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21 dicembre 1927.
In occasione della festività del Natale, Don Giacomo Alberione invita la comunità paolina di Roma alla preghiera e alla sobrietà e la informa sulla temporanea sospensione di alcune attività per via dei rigori invernali.
I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)
Alba 21-XII-27
Cari,
Oggi, festa di s(an) Tommaso Ap(ostolo), ho pregato specialmente per te = facciamoci tanti meriti! Sono ben riconoscente che ogni giorno preghi per me: io faccio altrettanto per te.
Grazie degli auguri, che ricambio pregando possa il Bambino trovarsi bene venendo tra di voi, e con persone di pari età, cioè semplici come bambini, «sinite parvulos»; «nisi efficiamini»; «talium est enim regnum cœlorum»[1].
Purificate la casa: sempre e solo le attività intellettuali, morali, d’apostolato e quindi di povertà.
Circa Bandini[2], verrò, spero, e parleremo.
In tipografia non occorre più scuola tecnica: la quale moltiplicherebbe anche il lavoro.
Grazie delle notizie circa i sindacati: continuare, come già faia, credo piaccia al Signore. Io credo che fatti e dottrina[3] si possa sospendere. |
Caterina[4]? un po’ di luna, come già sai: un po’ più dal Bambino le gioverà per l’anima e per il corpob. I coppi[5] vanno bene: ma qui siamo a dieci gradi sotto zero, quindi si fa ben poco. – Il resto tutto sospeso, attendendo miglior tempo! Vi abbraccio e benedico, pregate per me avendo tanto bisogno di convertirmi.
aff(ezionatissi)mo M(aestro) Alberione.
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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Membri della Società San Paolo”, sottosottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 2, n. 66. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 226 mm x 144 mm, in ottimo stato di conservazione. In alto, a sinistra, il foglio reca l’intestazione «Scuola tipografica editrice / Pia Società San Paolo / per l’apostolato della stampa / Alba – Via San Paolo – Telefono 95 / Roma – Via Ostiense n. 75 / Torino – Via Belfiore 66». In alto, a destra, la nota di mano α «sì <corretto su no>».
[1] Le frasi riportate dal Primo Maestro significano letteralmente «permettete ai piccoli», «a meno che non siate resi», «infatti, di essi è il regno dei cieli»: è probabile che si riferiscano al vangelo di Matteo, 19,14 «[...] sinite parvulos, et nolite eos prohibere ad me venire: talium est enim regnum cœlorum» («[...] lasciate stare, non impedite che i bambini vengano a me; di tali, infatti, è il regno dei cieli»), oppure a Marco, 10,14 «[...] sinite parvulos venire ad me, et ne prohibueritis eos: talium enim est regnum Dei» («[...] lasciate che i bambini vengano a me e non li ostacolate, perché di quelli come loro è il regno di Dio»).
[2] Cf nota 1 del doc. n. 22.
[3] Si tratta verosimilmente di una delle collane editoriali pubblicate dalle tipografie paoline.
[4] Cf nota 4 del doc. n. 44.
[5] L’autore si riferisce probabilmente alle tegole curve, adoperate in genere per la copertura di tetti, prodotte dalla fornace esistente presso il complesso di Casa Madre in Alba. Cf nota 2 del doc. n. 18.
a Segue semp-, depennato.
b Segue tratto orizzontale di penna, come alla fine del paragrafo successivo.