Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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 [post 22 giugno 1933].

Don Giacomo Alberione invita la comunità di Roma a incrementare la propria autonomia economica e, secondo le sue possibilità, a sostenere le spese della Casa madre di Alba.

Desidero un po’ di tempo dedicato a rendere vitale la carissima Casa di Roma anche per la parte economica: tale casa deve essere perfetta anche perché gira bene questa ruota[1] (quarta). 
Ogni casa deve reggersi in bilancio 
Ogni Casa-figlia deve contribuire alle spese generali della Casa-Madre – specialmente per dare un personale già fatto alle Case-figliea. Alla cifra 61.354 si aggiungono gli inchiostri. pasta, lastre per Massime eterne[2], viaggi pagati alle persone, roba mandata, un 14.000 presi dal Maestro[3] nell’andare a Roma – Facciamo così un 20.000 all’ingrosso, che uniti alle sopraddette 61.354 danno, su per giù, 80.000 lire. Perché vi è ancor parecchio di roba (per es. blocchibmat(eriale)c) che non fu segnato – La Casa-Madre si era anche pagato tutto il macchinario, mobiliod, carattere ecc.e Penso che il primo spese straordinarie, e non sempre precisabili nel preventivo, abbiamo portato un tal debito della Carissima Figlia verso la Madre: ma che ora: avviati, regolati, più beneficati, umili, diffidenti di voi, fiduciosi in Dio solo, possiate soddisfare in uno o due anni. Soddisfare et ultra! e questo sarà il contributo vostro alla Chiesa d’Alba. Poi il Signore penserà bene a tutto –f. Scrivo all’Abate[4]. A Sartori[5] non conviene dare una vacanza-prova? – A Rolfo[6][7] dire tutto chiarissimo e in particolare: bene e male – In Domino tutto e pacificamente.

benedico    aff(ezionatissi)mo M(aestro) Alberione.

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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Mem­bri della Società San Paolo”, sottosottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 2, n. 8. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 103 mm x 307 mm, in ottimo stato di conservazione. Visibile in alto, al centro, la nota di mano α: «sì». 
L’ipotesi di datazione si basa sulla menzione delle quattro ruote del “carro paolino” (cf nota 1), che il Primo Maestro descrisse in una lettera circolare datata 22 giugno 1933. A suffragare tale ipotesi, vi è anche la menzione del volume Massime eterne di s. Alfonso M. de’ Liguori con le pratiche divote del cristiano, ispirato alle Massime eterne, cioè meditazioni per ciascun giorno della settimana, scritto da sant’Alfonso Maria de’ Liguori nel 1758, la cui prima edizione per i tipi della Pia Società San Paolo risale al 1933. Infine, anche il riferimento alle Case-figlie al plurale sembrerebbe alludere a più sedi paoline, oltre alla Casa Madre di Alba e alla prima Casa-figlia di Roma: tale circostanza si verificò a partire dal 1931, quando la congregazione fondò le prime comunità negli Stati Uniti d’America, in Brasile e in Argentina.

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[1] Il Primo Maestro allude a uno dei quattro elementi essenziali per la vita di ogni membro della Famiglia Paolina, paragonati alle ruote del cosiddetto “carro paolino”: pietà, studio, apostolato, povertà. Si veda R. Esposito (a cura di), Carissimi in san Paolo cit., p. 10. La vasta bibliografia sul carro paolino comprende numerosi titoli: tra gli altri, si veda J.M. Galaviz Herrera, Il “carro paolino”. Orientamenti per lo sviluppo integrale dei consacrati paolini secondo gli insegnamenti di don Giacomo Alberione, Roma 1993. Cf nota 6 del doc. n. 32.

[2] L’autore menziona il volume Massime eterne di s. Alfonso M. de’ Liguori con le pratiche divote del cristiano, stampato ad Alba. La più antica edizione attualmente nota risale al 1933, ma non è da escludersi che ve ne fossero di più antiche, prodotte dalla tipografia albese.

[3] Cf nota 4 del doc. n. 7.

[4] Cf nota 2 del doc. n. 31.

[5] Cf nota 3 del doc. n. 31.

[6] Cf nota 6 del doc. n. 11.

a Segue tratto orizzontale di penna.

b Aggiunto al di sopra della riga di scrittura.

c Segue parola illeggibile.

d Nell’originale mobiglio.

e Segue tratto orizzontale di penna, come alla fine del paragrafo successivo.