Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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17 giugno 1927, Alba.

Don Giacomo Alberione chiede delucidazioni sull’ope­rato di don Pietro Francesco Saverio Borrano, impegnato sia in ambito didattico che nelle attività editoriali.

I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)

Alba, li 17-VI-27

Carissimi, 1. Attendo D(on) Borrano[1], appena finite le sue occupazioni: cioè lezioni, pratiche, visite per lo spirito romano. Ci aiuterà ancora per San Paolo: e avremo insieme il conforto, unico al mondo, di unirci nella preghiera e nei desideri dell’ascoltare e seguire il Divin Maestro.

  1. Non intendo che cosa possa fare il Maresciallo Bianchi[2] per quella questione non ancora finita – intendo Rabino[3]
  2. Comprenderò meglio il significatoa della Federazione Sindacati edit(ori)[4] a voce da D(on) Borrano.
  3. Preghiamo per le feste di san Paolo che ci portino un po’ di spirito Paolino.
  4. Facciamo pure a Roma Via della salute[5], come scrissi, con prudenza però.
  5. Ho tanto bisogno di preghiere e di perdono.

Abbracciandovi e benedicendovi 
aff(ezionatissi)mo M(aestro) Alberione.

______________

* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Mem­bri della Società San Paolo”, sottosottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 2, n. 33. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 226 mm x 143 mm, in ottimo stato di conservazione. Il foglio reca l’intestazione a stampa «Scuola Tipografica Editrice / Pia Società S(an) Paolo / per l’apostolato della buona stampa / - Alba -» e, in alto, a destra, la nota di mano α: «sì».

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[1] Cf nota 1 del doc. n. 4.

[2] Cf nota 1 del doc. n. 5.

[3] Eugenio Rabino, commerciante in ferro della città di Alba, si distinse tra i benefattori albesi per il suo contributo nella realizzazione della chiesa del Divin Maestro: rispondendo all’appello alla generosità dei Cooperatori da parte di Don Alberione, il Rabino «si impegnò a fare gratis tutto il lavoro per i telai delle finestre e tutti quegli altri lavori che occorressero» (L. Rolfo, Don Alberione cit., p. 241).

[4] Si tratta verosimilmente della Società Italiana Autori ed Editori (SIAE), nata a Milano nel 1882 e trasferitasi a Roma nel 1926-27, in occasione della sua adesione alla Confederazione internazionale delle società di autori e compositori (CISAC). Sull’argomento si veda A. Ciampi, I primi settantacinque anni, in AA.VV., SIAE – 75 anni, Pubbl. SIAE, Roma 1957.

[5] Cf nota 8 del doc. n. 39.

a s- corretto su altra lettera.