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[post 25 luglio 1927, Alba].
Non avendo ricevuto riscontro alla richiesta di riduzione del canone di affitto dell’immobile locato dalla comunità paolina di Roma, appartenente alla ditta dei fratelli Annibaldi, Don Giacomo Alberione riflette sull’eventualità di presentare ricorso in tal senso al Pretore di Roma, dubitando della liceità del contratto in essere.
Carissimo, Io credo utile stendere ricorso al Pretore, non avendomi Annibaldi[1] dataa risposta. Se occorre prima col mio nome. È invalido, secondo me, un accordo su una riduzione (anche contraria alla legge del 10%) come venne fatta. È esorbitante che una cosa tale possa valere tale affitto! Vi è anche lesione di contratto. Corrisponde a che capitale? Prego e auguro bene. aff(ezionatissi)mo M(aestro) Alberione.
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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 17. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 114 mm x 110 mm, in ottimo stato di conservazione. Sul recto, in alto, le note di mano α: a sinistra «1926»; a destra «no».
L’ipotesi di datazione si basa sul confronto con il doc. n. 57, datato 21 luglio 1927, in cui Don Alberione aveva richiesto ai fratelli Annibaldi, proprietari dell’immobile locato dalla comunità paolina di Roma, la riduzione del canone di affitto entro il 25 luglio seguente, prospettando in caso contrario di ricorrere al pretore di competenza territoriale. Non avendo ricevuto risposta dai locatori, si deduce che il presente documento risalga ai giorni successivi il detto 25 luglio.
[1] Cf nota 4 del doc. n. 10.
a d- corretto su altra lettera.