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17 [gennaio 1923], Roma.
Don Giacomo Alberione narra alla comunità paolina di Alba della sua permanenza a Roma nei giorni della festa della Conversione di san Paolo e li esorta a meditare e studiare gli scritti dei Padri della Chiesa.
I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)
Roma, 17 (ore 16)
Carissimi,
Ricevuto proprio ora lettera del sig(nor) Borrano[1], per l’affare del sacerdote (?) Lelli[2] – L’ho consegnata al sig(nor) Giovanni[3] che ha subito provveduto. Deo gratias! – Oggi nulla di notevolea; sto leggendo e scrivendo e nulla più; sento che pregate. Vorrei tornare presto, se fosse la volontà di Dio, ma non lo è, per ora; giacché tornerebbe inutile il lavoro finora fatto per questa pratica. Ora penso che venerdì sera saprò se posso ripartire presto o tardi! Siamo alla novena della conversione e tutti in casa dovremmob davvero pensare ad una decisiva e definitiva conversione: stamane celebrai a questo scopo la Messa all’altare della Conversione di s(an) Paolo[4], servita dal sig(nor) Giovanni. |
Mi viene in mente la bella pagina di s(ant’)Agostino dove parla della sua conversione, del momento decisivo anzi: quando, aprendoc la lettera di s(an) Paolo ai Romani, lessed provvidenzialmente a caso le parole: è tempo di sorgere![5] e le altre il cui senso è: non nel far ciò che piace alla natura, ma nella mortificazione! Vanno così d’accordoe la conversione di s(ant’)Ignazio, s(ant’)Agostino, s(an) Paolo che meriterebbe la spesa farne uno studio, una profonda meditazione, le considerazioni anzi di una intera novena. Cominciare a fare ciò che finora non abbiamo fatto: man mano che mortifichiamo il nostro io, vive e regna Dio in noi «Regnum Dei intra vos est»[6].
Con vivo affetto – raccogliendoci tutti, unica famiglia di mente e cuore, innanzi a s(an) Paolo. Vi benedico
aff(ezionatissi)mo amico T(eologo) Alberione.[7]
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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 7. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 227 mm x 139 mm, in ottimo stato di conservazione. Il foglio reca l’intestazione a stampa «Scuola Tipografica Editrice / Alba / Telefono n. 95». Sul recto, in alto, le note di mano α: a sinistra: «No»; a destra: «1923»; sul verso, lungo il margine alterale sinistro, della medesima mano: «Sì».
L’ipotesi di datazione è formulata sulla base degli elementi di cronologia presenti nel testo. Don Alberione menziona la novena in preparazione alla festa della Conversione di san Paolo, celebrata il 25 gennaio, ed è pertanto verosimile che il 17 da lui indicato in apertura della lettera sia riferito al primo mese dell’anno. L’anno dell’era cristiana è invece riportato nelle note di mano α.
[1] Pietro Francesco Saverio Borrano (San Damiano d’Asti [AT], 1901 – Canfield, Ohio [USA], 1993), sacerdote della Società San Paolo.
[2] Si tratta verosimilmente di un sacerdote vicino alla PSSP.
[3] Cf nota 3 del doc. n. 2.
[4] L’altare dedicato alla Conversione di san Paolo è ubicato nella parte sinistra del transetto della basilica di San Paolo fuori le mura.
[5] Don Alberione cita la lettera di san Paolo ai Romani: «[…] è tempo ormai per voi di svegliarvi dal sonno» (Rm 13,11).
[6] «Il Regno di Dio è in mezzo a voi» (Lc 17,21).
a Oggi… notevole sottolineato a matita, verosimilmente da mano più recente.
b Preceduto da dovreb- depennato dallo stesso autore.
c ap- corretto su ri-.
d Seguono due lettere depennate dallo stesso autore.
e Nell’originale daccordo.