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[16 gennaio 1923], ore 18, Roma.
Don Giacomo Alberione invita i membri della comunità paolina di Alba a inviargli a Roma un celebret contenente l’autorizzazione a celebrare al di fuori della diocesi di Alba e impartisce disposizioni sulla produzione tipografica, riservando per sé la scrittura delle Regole della Pia Società San Paolo, in vista della sua approvazione come congregazione di diritto diocesano.
I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)
Roma, Martedì ore 18
Carissimi,
Sarà bene che Mons(ignor) Mioni[1] mi spedisca un celebret come quello che ebbe lui – perché sul mio Mons(ignor) Vicario[2] dimenticò di scrivere il permesso di stare fuori diocesi, per cui non potei servirmi.
Pechenino[3] doveva scrivere sul Pilone le tre iscrizioni che gli diedi: le faccia e aggiunga dalla quarta parte «bonitatem et disciplinam et scientiam doce me»[4].
Qui oggi sono col sig(nor) Giovanni[5] ed entrambi abbiamo un grana bisogno (in grado superlativo) di preghiere – Egli vende poco ed io vado come la lumaca... Potrei anche dire si che al paragone (le lumache) sono veloci. |
Domani sera il sig(nor) Giovanni parte verso casa – – – non sa quando arriverà. Io non parto prima di venerdì sera: poi non so che disporrà il Signore: intanto domani e dopodomani si farà zero, perché vi sono le congregazioni – Mi occuperò a scrivere le Regoleb, non occorrendo altro lavoro – – – intanto però imparo molte cose che riusciranno utili. Il sig(nor) Giovanni dice che cominciate a spedire tutto quanto è da spedire – – – che si prepari quanto possibile del “Tolle et lege” [6] e che venendo a casa porterà le ordinazioni.
Delle opere del P(adre) Frassinetti[7] bisogna tenerne (oltre le 900 copie fatte per noi) altre 150 comperate – il resto spedire appena pronto –
In Domino!! state di buon animo e guardate che non si disgusti il Signore in casa. Vi benedico, ricordandovi tutti e raccomandando dimoro alle preghiere vostre il povero T(eologo) Alberione.
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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 6. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 227 mm x 139 mm, in ottimo stato di conservazione. Il foglio reca l’intestazione a stampa «Scuola Tipografica Editrice / Alba / Telefono n. 95». Sul recto, in alto, le note di mano α: a sinistra «No», a destra «1923».
L’ipotesi di datazione è basata sul confronto con il doc. n. 5, in cui il Primo Maestro sollecita l’invio del suo celebret: trattando della medesima questione, tra le altre, è possibile che le due lettere risalgano a giorni consecutivi tra quelli compresi tra martedì 16 e giovedì 18 gennaio 1923. Inoltre, i docc. nn. 3, 4 e 5 riportano solo la menzione del giorno della settimana e dell’orario di stesura della missiva, lasciando supporre che i tre scritti siano stati redatti in momenti strettamente ravvicinati e forse anche spediti insieme, consentendo all’autore di omettere altri elementi di cronologia.
[1] Cf nota 2 del doc. n. 2.
[2] Si tratta di mons. Giovanni Molino, vicario generale della diocesi di Alba durante l’episcopato di mons. Giuseppe Francesco Re (1889-1933); cf G. Barbero, Il sacerdote Giacomo Alberione cit., p. 374.
[3] Si tratta verosimilmente di un aspirante paolino, in seguito uscito dalla congregazione.
[4] «Insegnami bontà, disciplina e scienza» (Sal 118,66).
[5] Cf nota 2 del doc. n. 2.
[6] L’espressione si riferisce a una delle collane editoriali prodotte dalla Scuola Tipografica Editrice paolina, «la grande collezione “Tolle et lege”, formata da ottimi volumi di letteratura amena, destinati alle biblioteche circolanti cattoliche», che nel 1922 contava cento titoli e oltre due milioni di esemplari prodotti (cf G. Rocca, La formazione della Pia Società San Paolo cit., p. 584).
[7] Cf nota 1 del doc. n. 1.
a Sottolineato con tre tratti di penna.
b Preceduto da costi- depennato, verosimilmente per costituzioni.