Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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1° gennaio 1927, Alba.

Con l’augurio per il nuovo anno, Don Giacomo Alberione invita la comunità di Roma a proseguire le iniziative in corso, in comunione con il Maestro divino, e a porre particolare cura nella formazione dei giovani.

I(esus) M(aria) I(oseph) P(aulus)

Alba, 1-1-1927

Carissimo, Le opere durature e fruttuose sono quelle che meglio rispecchiano l’operaa della Redenzione: Gesù anche in questo è via[1]. Devono cominciare come il presepio: piccolissime, nascoste, trascurate, combattute: ma portare i germi della vita. Il presepio è: greppia, abitazione d’animali, oggetto di sprezzo, poverissimo, ma vi era Gesù, vita e grazia, Maria, Regina dei santi, s(an) Giuseppe primo nella santità. – Così la casa di Roma, carissima, bellissima, desideratissima, in Gesù Cristo. – Non si voglia nascere adulti, né crescere con precipitazione o nelle serre, né maturare a forza come la frutta sulla paglia. Sarebbe cosa senza consistenza, senza sapore, senza energia, incapace di dare la vita. Ed il Signore le vuole vitale, carica di ogni frutto, ramifica: che produca il cento[2]. – Quindi pochissimi! quindi i soli che obbediscono e formano un animo solob ben impastato col Maestro! quindi piccole iniziative, quindi molta santità che è la vita radicale, eterna. 
Le opere divine sono diverse dalle umane: le prime hanno il vertice della Piramide in giù, le seconde hanno la base in giù: perché le prime hanno la base su Dio, le seconde sulla terra. – Il B(eato) Cottolengo[3] come ha fatto? – E la Redenzione quanto è ora estesa? Il regno di Dio (di cui siamo piccola parte) è come il granello di senapa[4]. – Solo guardare quanto ha di vitalità! | 
Nessun lavoro di adattamento equivale alla formazione spirituale maturata attraverso ad un lavoro lungo di comunicazione di pensiero e di cuore: la parentela contratta mediante la generazione spirituale èc più forte della regola venuta dall’esterno, ancorché accettata ed ammirata. La casa che si forma i suoi soggetti è assai più forte e resistente. Quindi formarsi i fanciulli, non desiderare quasi gli altri: è lavoro più lungo, ma più stabile. 
Lunedì partiranno prima caratteri[5]
Fate buona annata! non di bozzoli, né di uva, ma di meriti belli. Benedico ed abbraccio. aff(ezionatissi)mo M(aestro) Alberione.

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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, serie “Corrispondenza”, sottoserie “Mem­bri della Società San Paolo”, sottosottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 2, n. 10. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 233 mm x 147 mm, in ottimo stato di conservazione. Il foglio reca l’intestazione a stampa «Scuola Tipografica Editrice / Pia Società San Paolo / per l’apostolato della buona stampa / Alba – via S(an) Paolo – Telefono 95 / Roma – via Ostiense n. 75 E». Sul recto, lungo il margine laterale sinistro del foglio, la nota di mano α: «sì». Sul verso, in alto, a destra, della medesima mano: «sì».

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[1] Cf Gv 14,6.

[2] Cf Lc 8,8.

[3] Giuseppe Benedetto Cottolengo (Bra [CN], 3 maggio 1786 – Chieri [TO], 30 aprile 1842) fu il fondatore della Famiglia carismatica cottolenghina e della Piccola casa della Divina Provvidenza. Divenne beato il 29 aprile 1917 e santo il 19 marzo 1934 (cf G. Tuninetti, Cottolengo, Giuseppe Benedetto, in Dizionario biografico degli Italiani, 57 (2001).

[4] Mt 13,21.

[5] Cf nota 2 del doc. n. 24.

a l’corretto su la.

b Segue p- depennata.

c Nell’originale e.