Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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[post 15 gennaio 1926 – ante 26 febbraio 1926, Alba].

Don Giacomo Alberione riferisce alla comunità romana notizie sulla produzione tipografica della casa di Alba e fornisce disposizioni relative ai contenuti e alla diffusione delle pubblicazioni della casa capitolina.

Carissimi – State in pace = su ciò che vi riferì Ca­n(onico) Giordano:[1] le cose sono in altro senso: ma il frutto da ricavare = 1: Se vi chiedono sul lavoro e studio, denunciate che fanno quattro oreb e mezza di lavoro e altrettanto di studio = 2. che la casa per i giovani ad Alba si regola come un seminario di cui è sezione – E tutto risulterà in meglio = alla gloria di Dio ed a bene dei nostri giovani carissimi –c

Però siccome siamo assai sorvegliati è bene non fare azzardi nelle pubblicazioni senza che vi siano le autorizzazioni = poiché di qui parecchie noie sono già state in corso... ma, credo, liquidate.

La casa va tranquilla, sulle braccia di Dio, senza scosse.

Circa le cose precedenti di cui mi hai già scritto: va’ tranquillo, le cose vanno bene = il sig(nor) Domenico[2] ha portate buone notizie.

Circa Voce Roma[3]: è bene meno ancor di politica: la pura cronaca, intonata all’amor patrio come porta la coscienza cristiana: gli appunti sono comunicati dall’Azione Cattolica[4] nella giusta misura = Per ora!!

D(on) Basso[5] vi farà comune quindicinale e mensile =

Ora conviene sospendere i pacchi in franchigia; sono già molti – Spediamo per ferrovia P.V. |

Spero che ora facciate giornali e che abbiate lavoro –

Confido che Rolfo[6] possa tenere parte di corrispondenza ed aiutare te = provi? spero anche per lo spirito sia bene.

Celso[7] capo? Non è meglio prima vedere di indirizzare bene Rolfo = ha tante grazie! parlagli anche a mio nome – Dagli l’accluso biglietto

L’Ing(egnere) Badoglio[8] ha scritto a D(on) Bernocco[9] con vero entusiasmo della casa di Roma – Se vi facesse andare in porto la pratica della Procura! Ci siete finalmente?

Qui fatto e spedito Araldo[10]. Voce del popolo[11] pure fatta e spedita, anche i giustificativi. Continueremo finché ci avvertirete che siete in regola.

Qui habitat in adiutorio Altissimi[12]...

Vi abbraccio e benedico

aff(ezionatissi)mo M(aestro) Alberione.

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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corri­spondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 11. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 157 mm x 212 mm, in ottimo stato di conservazione. Sul recto, in alto, a sinistra, la nota di mano α: «No». 
L’ipotesi di datazione topica deriva dal riferimento al settimanale «Voce del Popolo», stampato ad Alba, che il Primo Maestro definisce «fatta e spedita»: fornendo informazioni sulla produzione albese alla comunità di Roma, è verosimile pensare che l’autore fosse a Casa Madre all’epoca della stesura del documento. Quanto alla data cronica, il termine ante quem rimanda al periodo successivo alla fondazione della comunità di Roma, destinataria della lettera, nel gennaio 1926; il termine post quem si colloca invece dei giorni precedenti la stampa a Roma del settimanale menzionato, che uscirà il 26 febbraio 1926 col titolo «La Voce di Roma».

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[1] Il Primo Maestro, con ogni probabilità, menziona uno dei membri del Capitolo della cattedrale di Alba, di cui faceva parte anche il canonico Francesco Chiesa, padre spirituale e confessore della prima comunità paolina.

[2] Si tratta presumibilmente di don Domenico Antonino Valente (Noto [SR], 1912 – Albano Laziale [RM], 1988), sacerdote della Società San Paolo; fu tra i primi alunni della Scuola Tipografica Piccolo Operaio partiti da Alba alla volta di Roma il 16 gennaio 1926, per costituire il primo nucleo della comunità paolina della Capitale (cf G. Barbero, Il sacerdote Giacomo Alberione cit., p. 387).

[3] Cf nota 3 del doc. n. 10.

[4] Si intende «l’organizzazione del laicato cattolico», fondata «per una diretta collaborazione con l’apostolato gerarchico della Chiesa, sorta all’inizio del 20° sec. come sviluppo di varie associazioni cattoliche nate nell’Ottocento» (cf Dizionario di Storia, Istituto della Enci­clopedia Italiana, 2010, sub voce).

[5] Don Giovanni Basso (Roddino [CN], 1896 – Alba [CN], 1977), tra il 1922 e il 1926 fu sacerdote della Pia Società San Paolo, occupandosi sia dell’attività tipografica che di quella giornalistica, come direttore della rivista «L’Aspirante» e curatore di numerosi bollettini parrocchiali. Dal 1927 fu incardinato nella Diocesi di Alba, divenendo parroco della chiesa cittadina di San Giovanni fino al 1972 (cf «Gazzetta d’Alba», 15 settembre 1976, p. 5; sul periodico si veda anche la nota 5 del doc. n. 63).

[6] Don Luigi Mariano Rolfo (Murazzano [CN], 1910 – Alba [CN], 1986), sacerdote della Società San Paolo.

[7] Si tratta verosimilmente di Celso Aschieri: dalla documentazione conservata in ASSSP, apprendiamo che emise i voti annuali il 4 aprile 1927 in veste di chierico (ASSSP, fondo “Società San Paolo”, serie “Persone”, sottoserie “Professioni religiose”). In seguito, uscì dalla congregazione.

[8] L’ingegnere Badoglio, «cugino del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio», fu spesso vicino alla congregazione a partire dalle prime fasi romane della sua storia; si ricorda la sua partecipazione al I Congresso del Vangelo che, per volontà di Don Alberione, si tenne il 30 giugno 1927 in Alba, nel Tempio San Paolo in costruzione (cf L. Rolfo, Don Alberione cit., pp. 235-236).

[9] Si ipotizza che si tratti di un sacerdote vicino alla Pia Società San Paolo.

[10] «L’Araldo» è il settimanale della diocesi di Volterra (PI), avviato nel gennaio 1925 dal vescovo Dante Maria Munerati, SDB, e tuttora esistente.

[11] Il titolo designa una delle quattro diverse edizioni de «La Voce di Roma», stampata ad Alba.

[12] Sal 90,1.

a Segue non, depennato.

b Segue di la-, depennato.

c Segue tratto orizzontale di penna, come alla fine dei paragrafi successivi.

f Nell’originale dirizzare.