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[post novembre 1927, Alba].
Don Giacomo Alberione impartisce a don Giuseppe Timoteo Giaccardo delle direttive circa alcune questioni di natura economica in corso.
Carissimo, Tanto per norma puoi dirci il tasso del B(anco) Santo Spirito[1]? – Confido ora ti sia pervenuto tutto, cioè totale da Alba 66 = Caso mai, scriverai... e la Provvidenza. Sono tanto contento di sapere D(on) Costa[2] pervenuto bene a Roma e confido che egli ora mi scriva qualcosa. Riposi bene, fra amici; egli si trova a casa sua, anche perché è D(on) Costa che ha affittato quella prima dimora.
Appena ricevuta sua lettera e le impressioni sue, gli scriverò di nuovo. Ha bene letta la mia precedente?!a
Accludiamo cambiale – Se tenessero il tasso del 7-7½ come massimo, tu potresti rispedirci le 66, che noi daremmo a pagare la macchina per carta. –
Scriverò per B(uoni) Tesoro francesi che ora sono a Vezza[3] come garanzia di denaro al 6%. Vediamo di risparmiare anche nei tassi – Perb rate successive al Monastero[4] è garante la Provvidenza. Benedico – aff(ezionatissi)mo M(aestro) Alberione.
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* Originale, Archivio storico generale della Società San Paolo, fondo “Giacomo Alberione”, sezione “Corrispondenza”, serie “Corrispondenza con la Società San Paolo”, sottoserie “Giuseppe Timoteo Giaccardo”, fasc. 1, n. 18. Il documento è redatto su supporto cartaceo di 147 mm x 91 mm, in ottimo stato di conservazione. Sul recto, in alto, a sinistra, le note di mano α: «1926-7»; poco più in basso «no».
L’ipotesi di datazione si basa sul riferimento alle rate versate dalla congregazione all’abbazia benedettina di San Paolo fuori le mura per l’acquisto del terreno, noto come Vigna San Paolo, sul quale fu costruita la sede della comunità paolina di Roma (cf nota 4). La compravendita dell’immobile si formalizzò nel novembre 1927: pertanto, menzionando un pagamento rateale già avviato, si ritiene che la stesura del documento si collochi dopo tale data. Sull’argomento si veda C.A. Martini, Le Figlie di San Paolo cit., pp. 150s.
[1] Il Banco di Santo Spirito fu un importante istituto bancario con sede nella Capitale, fondato nel 1605 dal pontefice Paolo V per amministrare le proprietà dell’Arcispedale di Santo Spirito in Sassia. Fino all’annessione di Roma al Regno d’Italia nel 1870, l’istituto fu la banca ufficiale dello Stato pontificio, fungendo principalmente da cassa di deposito per ordini e congregazioni religiose e luoghi pii; in seguito dispose di un credito fondiario per sostenere l’intensa attività edilizia della neocapitale del Regno. Nel Novecento, le due guerre mondiali e la crisi economica scaturita dal crollo del 1929 ne ridussero il complesso di affari, innescando un ridimensionamento che si concluse nel 1992 con la sua confluenza nella Banca di Roma (cf L. De Matteo, Il Banco di Santo Spirito dalle origini al 1960. Introduzione storico-economica, Roma 2001).
[2] Cf nota 3 del doc. n. 2.
[3] Vezza d’Alba, località del Roero piemontese sita in provincia di Cuneo.
[4] Cf nota 1 del doc. n. 71.
a Segue lungo tratto orizzontale di penna.
b Segue che, depennato.