Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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48.
ISTITUTI SECOLARI E GRUPPI Dl VITA COMUNE

Perché la nostra vita renda al massimo per l'eternità, occorre che sempre meglio conosciamo che cosa siano realmente gli Istituti Secolari.
Il Signore nella sua sapienza distribuisce i suoi doni e le sue grazie. A chi dà cinque, a chi due, a chi uno. Per farci santi e avere un bel posto in Paradiso si dovrebbe moltiplicare ciò che abbiamo ricevuto in dono. Colui che ha ricevuto cinque di tempo, di salute, di intelligenza, ecc., deve rendere per cinque; chi ha ricevuto due deve rendere per due; e chi ha ricevuto uno, per uno. A chi è fedele in quel tanto che ha ricevuto da Dio, spetta il premio eterno. Perché può essere che uno viva vent'anni e può essere che uno ne viva cento.
Vivere bene, santamente, spendere bene il tempo. E chi ha ricevuto venti anni, o ne riceverà venti, spenda bene i suoi venti, e chi ha ricevuto quaranta, spenda bene i quarant'anni. Così chi ha ricevuto dieci... San Tarcisio è un grande santo; morto a nove anni. Così abbiamo tanti santi giovanissimi, piccoli santi, piccole sante. Il Signore ha fatto loro appena vedere la terra com'è brutta, e poi li ha chiamati in cielo come angioletti. E altri, anche piccoli, hanno subìto persecuzioni e prove grandi, benché fossero in tenera età. Le persecuzioni possono essere anche per quell'età. A Maria Goretti bastava quello che aveva, quella pietà di fanciulla, quell'orrore al peccato da fanciulla, quell'amore di Dio da fanciulla, quella prova dura che ha avuto e superato. Martire fanciulla! E quindi in Paradiso supererà certamente molti che hanno vissuto sessanta o anche ottant'anni.
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Spendere bene quel tanto di vita che abbiamo.
Noi che siamo consacrati a Dio, o chi intende consacrarsi a Dio, dobbiamo avere una maggior conoscenza dello stato di perfezione. La perfezione si può vivere nel mondo. Anzitutto chi vive la grazia degli stati di perfezione nel mondo è nella sostanza un religioso con tutti i diritti e doveri degli altri religiosi. Tutti i privilegi, tutte le grazie del Signore, come per gli altri religiosi che vivono in comunità. Quindi una grande fiducia nel Signore il quale ci chiama. Ecco, il Signore lo favorisce delle sue grazie e delle sue benedizioni, anche più abbondanti tante volte, sì, anche più abbondanti.
Distinguere però sempre bene. La vita negli Istituti Secolari ha più meriti o meno meriti della vita chiamata religiosa in cui c'è la vita comune e anche l'abito comune? Quale avrà più merito? Avrà merito, per parte di Dio, uguale; per parte invece delle persone, secondo l'amore che porta nelle sue varie cose. Può essere una religiosa perfettissima in un Istituto di vita comune e può essere una religiosa perfettissima nella vita degli Istituti Secolari. Il merito dipende anzitutto dalla retta intenzione e dall'amore con cui si fanno le cose.
L'amore che si porta a Dio e l'amore che si porta alle anime. Poiché i due amori non si possono separare: o si ama Dio in sé e allora l'amore verso Dio, o si ama Dio nel prossimo e allora c'è ancora l'amor di Dio, Dio rappresentato nel prossimo. Ma è sempre l'amore, in ultima analisi, verso Dio.
Quindi chi guadagna più meriti? Chi ama di più il Signore, chi si abbandona di più nel Signore, chi è docile nelle mani del Signore. Lasciarsi guidare dal Signore nelle cose e sempre chiedere al Signore una grazia sola: amarlo sempre di più: «Prendi tutti i miei sospiri, tutti i minuti di tempo, tutti per Te». Ecco, arriverà a maggior santità chi amerà di più il Signore.
Oltre all'amore vi è anche l'opera esterna che conta davanti a Dio.
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C'è l'azione esterna di chi vive in vita comune e c'è l'azione esterna di chi vive invece la sua vita religiosa nel mondo, nella famiglia spesso.
Povertà che è più difficile per chi appartiene agli Istituti Secolari, castità più difficile, obbedienza più difficile. Quindi non basta un amore qualunque a Dio per vivere proprio i tre voti, ma «che brucino di amor di Dio», dice il Papa, altrimenti non si riuscirà nella vita religiosa nel mondo. «Che brucino di amor di Dio e trasformino la vita in apostolato». Vuol dire avere il denaro in mano e usarlo sempre bene. Il sapere farne un uso, come chi? Come la Madonna, la quale amministrava del denaro, viveva la sua vita di secolare. San Giuseppe lavorava e metteva nelle mani di Maria quel tanto che veniva pagato del suo lavoro; amministrava e quindi provvedeva lei il cibo e provvedeva il vestiario e poi faceva le spese di casa. Questo tener denaro, farne uso retto, sapere amministrarlo, conservarlo e dare ancora il superfluo ai poveri, supera enormemente il merito della persona che vive in comunità e non ha bisogno mai di amministrare il denaro, eccetto che sia incaricata dell'economato.
Quindi negli Istituti Secolari ci vuole più virtù: sapersi dire no a tempo debito e sì a tempo debito. Allora non si dirà più del povero: quel poverello è tutti i giorni qui a seccarci; non si ragiona più così. Ci vuole più povertà, più amore a Dio, più dedizione, vita più conforme a Maria, a Giuseppe, a Gesù. Perciò le anime titubanti, le anime che non hanno un gran fervore, che non bruciano di amor di Dio, non osserveranno la povertà. Ma osservandola, nella povertà hanno quattro meriti: astenersi da quello che non è necessario; conservare ciò che Dio ha loro dato, perché sia conservato per le opere buone; fare elemosine per gli altri; saper provvedere alle necessità dell'Istituto; e poi per la Chiesa di Dio, che può essere: Istituti di beneficenza, che può essere far costruire una Parrocchia.
L'altro giorno venne un uomo che ha veramente lo spirito degli Istituti Secolari. Il figlio prete l'hanno mandato in una parrocchia di settemila abitanti.
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Non c'era la chiesa, ma una stanza per raccogliere i pochi venuti. Il padre ha fatto costruire la chiesa al figlio, perché era benestante. Adesso il figlio gli dà un poco di quel che riceve di offerta dei fedeli ed egli vive poveramente. Felice di aver costruito per la parrocchia una bella chiesa. Poi ha aggiunto ancora la costruzione per le opere parrocchiali, per le opere di Azione Cattolica, per l'asilo e altre opere, per esempio, perché nella parrocchia ci sia un gruppo di persone che attenda a confezionare i paramenti della chiesa. Questa anima è così bella! Voi pensate che abbia solo il merito di conservare, risparmiare, spendere il puro necessario per sé e dare tutto a Dio? E pensate che abbia solo il merito in sé, come opera esteriore, di colui che ha fatto il voto di povertà in comunità?
È più difficile. Ma ci vogliono anche anime che amino davvero il Signore, che brucino di amore di Dio. Più meriti. Perciò le anime non sono tutte uguali. Non sono tutte fatte per gli Istituti Secolari. Alle volte sono fatte per gli Istituti di vita comune, perché lì hanno la sorveglianza dal mattino alla sera ed è tanto più difficile mancare. E in quanto a povertà, l'abito non hanno da studiarlo essendo comune, il vitto non hanno da studiarselo perché è comune, la casa è quella che è perché è comune; ci saranno in una camera 4 letti e in un'altra ce ne saranno 40, oppure i fabbricati potranno anche avere una cameretta per ciascuno, secondo la natura dell'Istituto. Poi la povertà è facile ad essere praticata. È perfino determinato come dev'essere la camera mortuaria e il posto al cimitero, ecc. Povertà più meritoria la vostra perché più difficile. Non persone di mezza qualità, ma anime generose. Anche poche, ma generosissime.
Secondo: è più difficile la castità per voi, perché avete più pericoli, dovendo trattare con tanta gente, dovendo tener molto più aperti gli occhi, perché dappertutto dove si va non si può non vedere. Poi si convive con gente, la quale non è sempre buona. Poi c'è la spinta di certi divertimenti che si potrebbero prendere...
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E allora la mortificazione deve essere più abbondante: «Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso e prenda la croce» (Mt 18,24). Tante volte ci sono i poveri che pesano sopra quella persona lì, se sanno che è consacrata a Dio; e si rivolgono con larghezza, perché hanno bisogno di raccomandazioni, hanno bisogno di un aiuto materiale, eccetera. Non è così disturbata la suora nel convento, non è così disturbato il frate nel convento. Se è proprio accesa di amor di Dio, la consacrata secolare passerà «per ignem et aquam», attraverso il fuoco e l'acqua (Sal 65,12), e tanto a destra quanto a sinistra andrà pura come una colomba. Le prove sono di ogni giorno, perché quella che ha fatto i voti ha tagliato i contatti e i fili col mondo, col mondo del male. Ma le occasioni sono tante, le difficoltà sono tante; voi ne siete a contatto. Quindi una castità verginale più meritoria. Intendere che cosa voglia dire consacrarsi a Dio in un Istituto Secolare.
Terzo: l'obbedienza c'è sempre stata. Nella famiglia di Nazaret c'era sempre l'obbedienza, e non avevano fatto il voto di obbedienza in comune, no, ma c'era l'obbedienza nel fare la volontà di Dio momento per momento, giorno per giorno.
Obbedienza al Superiore che è lontano; fatto il programma e l'orario, osservarlo. Non c'è chi richiami se non la voce di Dio e lo sguardo di Dio: Dio mi vede. Quindi l'assistente diviene Dio stesso per l'anima; la guida di quell'anima è Dio. Allora ci vuole molta più fede: il Signore mi vede, mi vede l'interno! L'obbedienza è l'osservanza delle Costituzioni e del proprio Statuto, ma anche l'osservanza di quei programmi che si sono fatti negli Esercizi e si sono sottoposti a chi guida l'Istituto Secolare. L' obbedienza è assai più meritoria di conseguenza. Tante volte bisogna obbedire in famiglia o sottomettersi al confessore; obbedire se si è nell'apostolato, se si è nell'Azione Cattolica; obbedire alle autorità civili. Obbedire se si appartiene a qualche istituzione e si compie qualche missione nel mondo. Quante obbedienze bisogna fare!
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Dalle autorità civili alle autorità minori. Dalle autorità religiose alle autorità esterne. Una maestra, quanti regolamenti e quanti superiori ha! È più difficile; bisogna amare proprio il Signore e davvero abbandonarsi in Dio. Non quella obbedienza teorica che si promette per tutta la vita; ma quell'obbedienza momento per momento, quando il Signore chiede una cosa e poi ne chiede un'altra, chiede una prova e poi un'altra. L'obbedienza è un gran merito, ma l'abbandono in Dio che deve fare chi si consacra al Signore, è merito maggiore. È merito maggiore perché le condizioni sono più gravi. Che ci fruttino in amor di Dio e ci traducano tutta la vita in apostolato. Le obbedienze più gravi fruttano più meriti, più pace e più contributo di bene alla Chiesa e alla società.
Allora avanti nel Signore.
Bisogna poi ricordare che negli Istituti Secolari la vita ordinaria si conduce nel mondo, nella famiglia. Tuttavia ci può essere qualche gruppo che vive nella vita comune. Allora che cosa bisogna pensare? Ma, non c'è la vita religiosa? Pensa a farti l'abito della virtù! Le virtù sono l'abito religioso! L'abito è fatto dalla sarta, invece le virtù sono preparate e acquistate da noi. La clausura che ha lo stato religioso, negli Istituti Secolari è costituita dalla propria volontà. Cioè vi è una clausura, la quale è volontaria: è la clausura del cuore, è la clausura della mente, è la clausura della volontà. Vedo sempre che c'è un inganno nel mondo e vi è anche un poco in quelli che vestono l'abito religioso. Gran festa la vestizione dell'abito! Ma quello conta così poco; quel che conta è la consacrazione e la professione. Se vengono persone a vedere la vestizione e la professione, e io ne ho fatte tante, ecco alle volte alla funzione della professione religiosa ci sono due persone e alla vestizione ce ne sono dieci. Il mondo sbaglia. Non è prendere il velo, non è prender un altro abito che ci trasporta da stato a stato, dallo stato ordinario allo stato religioso; ma è la professione dei voti.
La vita dei membri degli Istituti Secolari in generale è nel mondo; ma, per qualcuna è in comunità.
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Però si deve dire che l'abito non si veste mai, né si ha una divisa propria dell'Istituto, ma è libero. Quando però si vive in comunità diventa una vita in comune, con sottomissione al regolamento.
E l'apostolato? L'apostolato è ancor libero di scelta, ma non si sceglie indipendentemente. Si dice al superiore della casa: il mio apostolato sarà questo, me lo consiglia? Che ordini mi dà? Poi si accetta e la superiora, o chi esercita la parte direttiva, deve sapere che cosa si fa, dove si va. Bisogna proprio fare la vita comune. Diversamente si rimanga in famiglia, nel mondo, e allora si farà la vita della consacrata di un Istituto Secolare, nella maniera più ordinaria.
Quelle che vivono in vita comune si sentono unite in carità, in amore, come si esige nella vita di un convento. Mica che due suore possono frequentarsi di più, perché sono amiche; ma bisogna farsi amici con tutti ugualmente. E così avviene nella vita comune di un Istituto Secolare, quando alcune hanno scelto la vita comune. Devono cioè essere uguali con tutte, trattare benevolmente con tutte. Certamente che non si può avere uguale confidenza con ognuna; però tutte sono tenute alla vita sociale, nell'osservanza dei doveri sociali della comunità.
Perciò l'Istituto Secolare è sotto la protezione della Sacra Famiglia. Vivere come nella Famiglia di Nazaret, socievolmente: Gesù obbediente a Giuseppe e a Maria; Gesù che si va perfezionando, Lui il primo, il Figlio di Dio, obbedisce a Maria e a Giuseppe; Maria che è dopo Gesù la più santa fra le creature, obbedisce a san Giuseppe. San Giuseppe era un gran santo, ma non così santo come Maria; ma Maria obbediva, si sottometteva in tutto, dal mattino alla sera: nell'orario, nelle occupazioni varie, anche nello scegliere quelle occupazioni che avevano l'approvazione di Giuseppe. Altrimenti si perdono i meriti; senza mettersi sotto una direzione, si fa la volontà propria e non la volontà di Dio.
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