Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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42.
RIPARAZIONE

Una delle preghiere migliori è quella di offrire al Signore una degna riparazione dei peccati nostri e dei peccati di tutti gli uomini. Gesù ha scontato i peccati per noi tutti particolarmente nella sua passione e nella sua morte.
Chi consolò di più Gesù durante le sue sofferenze, durante la sua passione? Chi riparò in qualche maniera i suoi disgusti, le offese fatte a lui durante la passione? La prima riparatrice è stata Maria, la quale, conoscendo le profezie, sapeva che cosa sarebbe stato un giorno del suo Figlio, come sarebbe stato condannato a morte, e alla morte umiliante.
Al venerdì mattina, il venerdì della settimana santa, Maria era a Gerusalemme; sapeva che quella mattina si svolgeva il giudizio; sapeva che il popolo gridava il crucifigatur; e infine seppe che Gesù era stato condannato da Pilato alla morte di croce. Allora si affrettò, e per mezzo di qualche scorciatoia raggiunse il figlio, che, accompagnato dai soldati, caricato della croce, veniva condotto sul luogo del martirio, sul Calvario. Si incontrò con Gesù; si diedero uno sguardo vicendevole, uno lesse negli occhi dell'altra i pensieri, i sentimenti intimi, le pene, le sofferenze. I cuori di Gesù e di Maria erano perfettamente uniti nelle stesse intenzioni e nelle stesse pene. Ed ecco che Maria segue il Figlio suo Gesù che porta la croce e lo vede cadere sotto il peso di essa. Sente le urla dei nemici, i quali facevano festa per la condanna e aspettavano il momento di vederlo confitto in croce ed esposto alla vista di tutti. Ogni grido contro Gesù risuonava nel cuore di Maria.
Gesù, arrivato al Calvario, fu spogliato dei suoi abiti, abbeverato di fiele e di mirra, crocifisso.
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I colpi dei martelli che facevano penetrare i chiodi nelle mani e nei piedi erano come tanti colpi nel cuore di Maria. Che pena per la madre! E quale madre! E quale Figlio! Ecco allora che il Figlio di Dio incarnato, crocifisso, viene elevato alla vista di tutti. Maria assiste per tre ore alla penosissima agonia del Salvatore; ne vede il sangue, le gocce di sangue che percorrevano il suo corpo e cadevano per terra. Non poteva avvicinarsi, ma ella offriva le sue pene e quelle del Figlio al Padre celeste per salvare l'umanità, per tutti noi. Così moriva Gesù in croce. Ma la consolazione più grande fu quella di poter dare uno sguardo di tanto in tanto a Maria. Maria alla fine poté appressarsi alla croce, e con lei si avvicinò Giovanni. Maria ascoltò le ultime parole del Figlio: «Donna, ecco tuo figlio», e con lo sguardo indicava Giovanni; poi rivolto a Giovanni: «Giovanni, ecco tua madre», e indicava con lo sguardo Maria. Poi abbassò il capo: «Nelle tue mani, Signore, rimetto il mio spirito». E spirò (Gv 19,26 e ss.).
Una madre che assiste il figlio morente, che ne sente tutte le pene, si può dire che prova più dolori che non il figlio stesso che sta per morire. La Vergine è quindi la prima riparatrice.
La seconda riparatrice è stata invece la Veronica. Era una delle donne del gruppo che seguivano Gesù, e quando ella poté essere un po' più vicina a Gesù che portava la croce, ne vide il volto imbrattato di sputi e di sudore. Allora con coraggio prese un lino e andò ad asciugare, a ripulire il volto del Salvatore. E Gesù in premio le lasciò effigiato nel lino il suo volto.
Riparare, come ho detto, con le preghiere, e particolarmente con la confessione, con l'esame di coscienza e con la Via Crucis.
Ma vi sono altri modi di riparare i peccati. Uno dei modi più importanti e anche il più perfetto è questo: la vita di consacrazione a Dio. È tutta la vita che viene a riparare specialmente i peccati più gravi.
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Perché se una figliola si consacra a Dio e vive nella sua obbedienza, ripara i peccati di superbia, di orgoglio, le disobbedienze, le testardaggini e tutto quello che avviene contro il volere di Dio. Chi fa i voti si obbliga a obbedire e, con la vita di obbedienza, ripara l'orgoglio umano.
I peccati degli uomini hanno tre sorgenti, come dice la Scrittura: la prima, la passione della impurità, la seconda, l'avarizia, e terza, la superbia. Chi osserva i tre voti compie con la sua vita la riparazione. Vivendo la purezza, si riparano tutti i disordini dell'umanità riguardo al senso, alla carne e questi sono i peccati più numerosi. Ma con la vita di castità si riparano le offese che vengono fatte a Gesù. Gesù scontò le disonestà per mezzo della flagellazione. Il suo corpo fu ridotto in uno stato compassionevole: «Hanno trapassato le mie mani e i miei piedi e hanno contato tutte le mie ossa». Quanti flagelli adoperati con estrema violenza sul corpo adorabile del Salvatore!
La seconda concupiscenza dell'uomo è l'avarizia che porta a rubare, a ingannare. Quando un'anima pensa poco a Dio, al Paradiso, anzi non vi pensa per niente, ma pensa soltanto ad accumulare denaro, allora il voto di povertà serve, corrisponde e vale per riparazione dei peccati di avarizia. Peccato di avarizia fu quello di Giuda, il quale vendette il Salvatore per trenta denari. La concupiscenza degli occhi è concupiscenza che si chiama avarizia.
Con l'obbedienza invece si riparano i peccati di disobbedienza, di orgoglio, di testardaggine. E questa riparazione offerta al Signore è la principale, perché è la vita di riparazione.
Quindi voi riparate i peccati tutti, di ogni sorta, di ogni specie, ma specialmente quelli che sono contro Dio stesso, cioè i peccati di ateismo, quando si nega Dio.
Ultimo mezzo di riparazione - ce ne sono altri, particolarmente le penitenze che possiamo imporci - ma l'ultimo mezzo che adesso vi ricordo, è l'apostolato. Vi sono peccati che derivano dalla stampa cattiva, dalle pellicole cinematografiche, dalle trasmissioni di radio e televisione cattive, dalle figure e dalle pitture, dai dischi e dagli altri mezzi che servono a comunicare il pensiero.
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Voi che lavorate nell'apostolato della stampa, riparate i peccati, i disordini della stampa cattiva. Il vostro apostolato serve di riparazione. Ecco quanto è importante quando si oppone ad una stampa cattiva un libro buono, ad una pellicola cattiva una pellicola buona. Allora con questo non solo si fa un atto interno di riparazione, ma il lavoro, l'impegno della giornata viene proprio ad essere una riparazione e una riparazione efficace.
Chiediamo al Signore la grazia di avere un cuore compassionevole. Dice la preghiera: «Mentre io, con tutto l'amore e con tutta la compassione, considero i vostri dolori, o Gesù, i vostri dolori o Maria. E anch'io ho avuto la mia parte, ma me ne pento, me ne dolgo e poi intendo anche consolarvi per tutte le pene che vi sono date nel mondo intero». Chi può dire l'enorme quantità di peccati che si commettono da questi uomini! Sono quasi tre miliardi che hanno ancora il culto alle false divinità; ancora c'è un miliardo e settecento milioni di uomini che sono pagani; poi ci sono i bestemmiatori, quelli che trasgrediscono i voti, quelli che disobbediscono a tutte le autorità, quelli che commettono azioni cattive, quelli che si ribellano all'autorità. Quanti furti, inganni, danni si recano! Perciò riparazione. E in modo particolare durante la Quaresima. La Quaresima è tempo di mortificazione, di penitenza. Riparare i peccati commessi.
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