Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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ESERCIZI SPIRITUALI


Nel 1957, anno ricco di avvenimenti per la Famiglia Paolina, Don Alberione non detta corsi di Esercizi spirituali completi, però non fa mancare la sua parola autorevole. Lo fa secondo le sue possibilità, spostandosi da un luogo all’altro e con grande disponibilità. Il più delle volte, i suoi interventi sono numericamente limitati, ma sempre importanti specialmente quando si rivolge a gruppi che si preparano alla prima professione o alla rinnovazione dei voti o ai voti perpetui.
Raccogliamo in questa sezione la predicazione saltuaria, dettata in occasione dei diversi corsi di Esercizi spirituali organizzati lungo l’anno.
Nelle due meditazioni tenute a Grottaferrata (22 gennaio 1957), il Primo Maestro invita a ringraziare il Signore, perché nella vita religiosa c’è il voto di obbedienza … via più sicura per arrivare al cielo (I). Nella seconda meditazione propone come modello alla religiosa l’atto più perfetto di abbandono di Gesù al Padre nel Getsemani. Presenta le ragioni e parla di obbedienza universale, integrale, illuminata. Come invito conclusivo, sottolinea la necessità di un’obbedienza continua (II).
Due volte troviamo il tema dello scoraggiamento nella predicazione alberioniana: negli Esercizi di marzo e nell’unico intervento al corso di Esercizi del 16 luglio. Lo scoraggiamento può essere una prova (13 marzo 1957, I), da non confondere con l’aridità (16 luglio) oppure può essere colpevole (13 marzo 1957, I). Propone di progredire nel fervore e progredire un tantino ogni giorno (ibid.) con una preghiera costante, la fiducia in Dio e l’apertura a chi guida (16 luglio). La presenza di gruppi in formazione o responsabili di comunità lo sollecita a trattare particolari temi, ad esempio come formulare i propositi (14 marzo 1957, II; [luglio] 1957, IV) secondo il metodo paolino.
Nel mese di aprile dà le meditazioni agli Esercizi al Primo Capitolo generale riunito a Roma. Oltre alle meditazioni
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sull’importanza del Capitolo (27 aprile 1957, I) e le spiegazioni canoniche per lo svolgimento del Capitolo (29 aprile 1957, III), troviamo un invito a farci un’idea esatta sopra l’ufficio dei Cooperatori… sono una famiglia di secolari che imitano la vita religiosa dei paolini, secondo la loro condizione e nell’apostolato (28 aprile 1957, II). Alla chiusura del Capitolo generale invita alla meditazione sulla vita e sullo zelo di S. Paolo (8 maggio 1957, IV).
Alle novizie parla della semplicità, così come l’ha insegnata la Prima Maestra, del lavoro spirituale per farsi sante (25 giugno 1957, I e II), dell’apostolato itinerante e del cinema (25 giugno 1957, II). La meditazione sulle Costituzioni (26 giugno 1957, III) riporta alcune raccomandazioni sulla fedeltà a questa via facile, sicura e necessaria per la santificazione.
Alle superiore presenta esempi, consigli, iniziative, errori da evitare ([luglio], I) e parla con molta partecipazione dell’apostolato del cinema ([luglio], II). Di particolare interesse sono le raccomandazioni a mantenere lo spirito paolino e a osservare le Costituzioni (III). Invita le superiore a cooperare, indurre ad ascoltare la Prima Maestra (ibid.).
Gli interventi al corso di Alba, della fine di agosto, e a quello di Roma dei primi giorni di settembre, presentano gli stessi temi: umiltà, fiducia, preghiera, zelo per l’apostolato e fedeltà allo spirito paolino.
Ad Albano dall’8 al 16 novembre, Don Alberione svolge il corso di Esercizi più completo. Evidentemente si rivolge a un pubblico composto da Figlie di San Paolo ma anche da religiose di altri istituti. La predicazione ha un chiaro riferimento mariano (I, II, III, IV, VI, VIII). Parla della consacrazione a Maria (II) secondo il metodo montfortiano e secondo le caratteristiche del carisma proprio dei diversi istituti. Maria è proposta come modello di vita consacrata. Inoltre le meditazioni Maria come modello di raccoglimento (VIII) e Come fare la meditazione (IX) sono indirettamente proposte come rimedio alla tendenza della mormorazione (VII). Don Alberione invita le esercitanti a essere fedeli allo spirito del proprio istituto e nello stesso tempo adattarsi all’indirizzo spirituale della casa di cura che le ospita.
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