Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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PARTE I
LE GRANDI VERITÀ

1.
ORIENTAMENTO

(PB 1, 1937, 101-105)

I.

1. L'uomo fu creato da Dio. Nel primo capitolo della Genesi viene narrato il modo con cui tutte le cose hanno cominciato ad esistere. S. Giovanni ci dice pure che tutte le cose sono state create per mezzo del Verbo: «Le cose tutte furono fatte per mezzo di lui, e senza di lui nulla fu fatto di quanto esiste. In lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini» (Gv 1,3s.).
L'uomo ha il suo corpo fatto di terra: «Il Signore Iddio formò l'uomo con polvere del suolo» (Gn 2,7): ecco l'umile origine del corpo umano. L'anima dell'uomo, però, venne direttamente creata da Dio: «Gli soffiò nelle narici un alito di vita, e con ciò l'uomo fu un'anima vivente» (Gn 2,7), ad immagine e somiglianza di Dio. Ecco la nobilissima sostanza dell'anima. S. Paolo dice: «In lui [in Cristo] tutto è stato creato, e nei cieli e sulla terra, le cose visibili e le cose invisibili, e i Troni e le Dominazioni, e i Principati e le Potestà. Tutto è stato creato da lui e per lui; ed egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, che è la Chiesa» (Cl 1,16-18). «Poiché da lui, e per mezzo di lui, e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Così sia» (Rm 11,36).
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2. L'uomo, mentre vive su questa terra, ha per fine di conoscere, amare e servire Dio. Le creature inferiori manifestano la sapienza, la potenza e la bontà di Dio; perciò esclamiamo: «Opere del Signore, benedite tutte quante il Signore» (Dn 3,57), e: «O Signore nostro, quanto è stupendo il tuo nome per tutta la terra!» (Sl 8,1).
Dio ha creato tutte le cose per la sua gloria. Ma esigeva un ossequio ragionevole, che solo una creatura intelligente può rendere. Perciò gli angeli e gli uomini sono stati creati per conoscere il loro creatore, per riverirlo, e specialmente per ubbidire a lui quale legislatore, e per amarlo, ma in modo ragionevole; per servirlo non conforme ad un impulso cieco, ma con cognizione e libertà. La natura fisica è governata dalla forza di gravità e di coesione, gli uomini invece tendono a Dio loro fine con elezione libera ed amore. «Lodate il Signore, o nazioni, encomiatelo tutti, o popoli» (Sl 116,1). Dio è il principio e il fine, l'alfa e l'omega; a lui si deve ogni onore e gloria; S. Paolo ci ammonisce: «Fate tutto a gloria di Dio» (1Cr 10,31).
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3. Il fine dell'uomo nella vita futura è la beatitudine. Questo fine è nobilissimo, perché si identifica con lo stesso Dio, bene sommo e gaudio eterno: «Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa è molto grande» (Gn 15, 1). Questo fine è di libero conseguimento, perché stanno di fronte a noi la vita e la morte; «devi scegliere la vita» (Dt 30,19). È poi un fine raggiungibile da tutti, e adatto ad ognuno, perché alla portata di tutti sono i mezzi per conseguirlo. Ai Sacerdoti poi questo fine deve stare sommamente a cuore, perché il Maestro divino ha detto: «Colui che osserverà i miei comandamenti, e li avrà insegnati, sarà chiamato grande nel regno dei cieli» (Mt 5,19).
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Breve è la vita dell'uomo sulla terra, ma è come un momento dal quale dipende l'eternità. La vita presente è una prova per l'uomo: «Beato l'uomo che soffre tentazioni, perché, quando sarà stato provato, ne riceverà la corona di vita promessa da Dio a quelli che lo amano» (Gc 1,12). Il semplice fedele viene provato nell'osservanza dei comandamenti; il religioso inoltre è provato nell'osservanza dei consigli; i Sacerdoti poi sono ancora provati nell'ufficio dello zelo pastorale, perché sono stati eletti affinché vadano e portino frutto, ed il loro frutto rimanga nella vita eterna.
La Chiesa, nel sabato santo, così prega: «O Dio, che creasti l'uomo in modo mirabile, e che in un modo ancor più mirabile lo hai redento, dà a noi, ti preghiamo, di resistere, con la vigilanza dello spirito agli allettamenti del peccato, per meritare di giungere agli eterni gaudi» (Messale Romano: Preghiera dopo la prima Profezia).
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Considerazioni. - Quanto è nobile il genere umano, creato da Dio ed ordinato a Dio!
«Credo in un unico Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, delle cose visibili e delle invisibili» (Messale Romano, Ordinario della Messa: Credo).
«Che hai tu che non l'abbia ricevuto? Che se l'hai ricevuto, perché te ne glorii, come se ricevuto non l'avessi?» (1Cr 4,7). «Ti scongiuro, o figlio mio, a guardare il cielo, la terra, e tutte le cose da essi contenute ed a ricordare che Dio creò dal niente quelle cose e l'umana progenie» (2Mb 7,28).
«Che gioverebbe ad un uomo guadagnare tutto il mondo, se perdesse l'anima sua? O che cosa potrà dare in cambio della propria anima?» (Mt 16,26). «Vegliate adunque, perché non sapete in che giorno verrà il vostro Signore... Voi state preparati» (Mt 24,42.44).
O Maria, Madre del Creatore, pregate per noi.
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II.

1. L'uomo caduto viene riabilitato in Gesù Cristo. Piacque al Padre nostro amantissimo riconciliare tutte le cose nel diletto Figlio suo.
Gesù fu nostra sapienza. La vita eterna è questa, che gli uomini conoscano Dio e colui che egli ha mandato nel mondo, Gesù Cristo (cf Gv 17, 3). Nelle Scritture sante Dio ricorda il sommo male dell'uomo, consistente nel non conoscere lui, il suo Dio ed il suo creatore; mentre che il bue della stalla conosce il suo padrone (cf Is 1,3). L'apostolo Filippo pregava Gesù: «Mostraci il Padre» (Gv 14,8) e Gesù rispondeva: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). «Chi crede in lui [in Cristo] non è condannato; ma chi non crede è già condannato, perché non crede nel nome dell'Unigenito Figlio di Dio. E la causa della condanna sta in questo, che la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini preferirono le tenebre alla luce» (Gv 3,18s.).
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Sovente i Sacerdoti stimano poco la dottrina di Cristo. Infatti: a) o trascurano, dopo l'ordinazione, gli studi; b) o ricercano maggiormente la scienza umana che non la divina; c) od amano maggiormente le opinioni umane, i giornali, i romanzi, la politica. Lasciato Cristo verità, al quale si deve il massimo ossequio dell'intelligenza, questi Sacerdoti rivolgono la loro mente dalle cose celesti alle terrene, come se, nauseati dell'Ostia, si rivolgessero alle cipolle.
Sacerdoti, a chi andate? Cristo ha parole di vita eterna. Come potete essere vita al popolo, se in voi non vi è né luce, né calore? Il primo vostro dovere verso l'umanità è quello di evangelizzarla. Sia perciò anche il maggior vostro impegno quello di meditare la vita di Cristo.
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2. Gesù fu nostra giustizia. «Non crediate che io sia venuto ad abolire la legge od i profeti; non sono venuto ad abolire, ma a completare... Chi dunque dichiarerà abrogato uno tra i più piccoli di questi comandamenti, ed insegnerà agli uomini a fare così, sarà considerato come il più piccolo nel regno dei cieli, chi invece li avrà osservati e li avrà insegnati sarà considerato grande nel regno dei cieli» (Mt 5,17.19).
L'osservanza dei comandamenti del Signore è il fondamento della vita cristiana, ed è sommo dovere dei Sacerdoti. Il Sacerdote non è solo tenuto ad osservare i tre primi comandamenti, ma è anche tenuto ad ubbidire ai suoi superiori, ad amare i nemici, ad osservare la perfetta castità, ad avere la purità di mente e di cuore, a rispettare la fama ed i beni degli uomini, ad essere leale verso il prossimo, a pagare la giusta mercede agli operai, a dire la verità.
Qualche volta questi doveri non si osservano, ed allora il popolo si stupisce e si scandalizza nel vedere che il Sacerdote sia tanto avaro, tanto vendicativo, amante dei pranzi e del vino, mordace nelle parole anche riguardo ai suoi confratelli, e sleale.
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3. Gesù Cristo fu nostra santificazione e redenzione. Questo è il maggiore e primo comandamento: Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, e con tutta l'anima tua e con tutta la tua mente. Il secondo poi è simile a questo: Ama il tuo prossimo come te stesso (cf Mt 22,37-39). La legge cristiana si riduce alla legge dell'amore. «Non abbiate altro debito con nessuno, se non quello dello scambievole amore; perché chi ama il prossimo, ha adempiuto la legge... L'amore è dunque il compimento della legge» (Rm 13,8.10).
In Cristo si ama anche il Padre; nel prossimo si ama Cristo, e qualsiasi opera buona fatta al prossimo è fatta a Cristo medesimo. La storia ci ricorda tanti santi Sacerdoti, uomini amanti di Dio, quali S. Bernardo, S. Filippo Neri, S. Francesco di Sales; e pieni di amore verso il prossimo, quali S. Francesco Saverio, S. Vincenzo de' Paoli, S. Giovanni Bosco, ecc.
Bisogna che il Sacerdote, nella sua vita, preceda tutti i suoi fedeli nell'amore di Dio, e che non sia a nessuno secondo nell'amore verso il prossimo. Come da fiamma si accende fiamma, così dalla carità del Sacerdote si avvampa la carità nei fedeli. L'unica misura sia amare senza misura; a tutti si deve perdonare, a tutti fare del bene, ad imitazione del Maestro crocifisso.
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Esame di coscienza. - Sulla fede: Temo le insidie tese alla mia fede, nelle letture, nelle radio-trasmissioni, nel cinematografo, nella familiarità con uomini increduli? Cerco di rafforzare la fede con la meditazione quotidiana, con la lettura della sacra Scrittura, con gli studi sacerdotali, con l'udire la parola di Dio, con l'emettere atti di fede? Predico la fede col fare il catechismo, con i discorsi, con gli scritti, con le esortazioni?
- Sui costumi: Osservo i comandamenti di Dio e le virtù naturali? (Considererò attentamente i dieci comandamenti e le loro varie applicazioni, e le virtù della giustizia, della prudenza, della temperanza e della fortezza).
- Sull'amor di Dio: Adempio, ed in che modo, i miei singoli doveri di pietà verso Dio, verso la SS. Eucaristia, verso la B. Vergine Maria? Specialmente il Divino Ufficio, la santa Messa, la meditazione, il santo Rosario, la Visita al SS. Sacramento, l'esame di coscienza?
- Sull'amore del prossimo: Mi diporto rettamente nel mio dovere sacerdotale? Come amo il prossimo con la mente, con le opere, con le parole?
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III.

1. Per conoscere Dio. Invocazione di S. Agostino: «O Signore Gesù, fa' che conosca me e conosca te, né altro desideri all'infuori di te; che disprezzi me ed ami te; che faccia tutto per te; umilii me ed esalti te; non pensi ad altro all'infuori di te; mortifichi me e viva in te; tutto ciò che mi avviene lo riceva da te; abbandoni me e segua te e sempre brami di seguire te; fugga da me e mi rifugi in te, affinché ottenga di essere difeso da te; tema per me, tema te, e sia tra quelli eletti da te; diffidi di me, e confidi in te; voglia obbedire per te; a nulla sia attaccato se non a te, e sia povero per te; guardami affinché ti ami; chiamami affinché ti veda, ed in eterno ti goda. Così sia» (cf Enchiridion Indulgentiarum [Roma 1950], n. 88).
2. Fare la prossima confessione sacramentale, come fosse l'ultima della vita.
Rinnovare i voti battesimali.
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3. Raccomandazione dell'anima. - Se il tempo lo permette, si può recitare, meditandola, la preghiera: Ordo commendationis animae, che si trova alla fine del Breviario Romano; altrimenti si dica la preghiera seguente1: «Gesù, Signore, Dio di bontà, Padre di misericordia, io mi presento innanzi a voi con un cuore contrito e confuso, vi raccomando la mia ultima ora e ciò che dopo di essa mi attende...
«Quando l'anima mia lascerà il mio corpo pallido, freddo e senza vita, accettate, o Signore, la distruzione del mio essere come un omaggio che io vengo a rendere alla vostra divina maestà... Finalmente quando l'anima mia comparirà innanzi a voi e vedrà lo splendore della vostra maestà, non la rigettate dal vostro cospetto, ma degnatevi riceverla nel seno amoroso della vostra misericordia, affinché canti eternamente le vostre lodi...
«O Dio, che condannandoci alla morte, ce ne avete occultato il modo e l'ora, fate che io, passando nella giustizia e nella santità tutti i giorni della mia vita, possa meritare di uscire da questo mondo nel vostro santo amore. Per i meriti di nostro Signore Gesù Cristo, che vive e regna con voi nell'unità dello Spirito Santo. Così sia»2.
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1 La riportiamo qui, togliendola dalla meditazione seguente; cf PB 2, 1938, 158.

2 Cf Massime eterne... (Roma, Pia Società San Paolo, 1941) pp. 182-185.