Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

Effettua una ricerca

Ricerca Avanzata

40. «SIAMO FIGLI DI DIO» (Domenica VIII dopo Pentecoste)

Meditazione alla Comunità delle Pie Discepole del Divin Maestro.
Roma, Via A. Severo 56, 24 luglio 19661

In questa meditazione, domenica VIII dopo Pentecoste, il senso più pratico è questo: «Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio». L'insegnamento: «se figli, dunque, anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo»2. Ecco, l'anima nostra tesa verso il cielo perché siamo figli di Dio e abbiamo l'eredità di Dio; cioè il gaudio eterno della Santissima Trinità, e noi partecipare anche alla gloria della Santissima Trinità; coeredi di Gesù Cristo per tutti i secoli dei secoli a diversità di persone che sono sempre attaccate alle cose del mondo.
370
Dal Vangelo. In quel tempo: Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Un uomo ricco aveva un fattore che fu accusato presso di lui come dissipatore dei suoi beni. Egli lo chiamò e gli disse: Che sento dire di te? Rendi conto della tua gestione perché ormai non potrai più amministrare. Allora il fattore disse tra sé: Che farò ora che il padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza, mendicare mi vergogno. So io quello che farò perché quando sarò rimosso dall'amministrazione mi accolgano in casa loro. Chiamò dunque ad uno ad uno i debitori del suo padrone e disse al primo: Quanto devi al mio padrone? Cento barili d'olio, rispose quello. Ed egli: Prendi la tua ricevuta, subito siedi, scrivi 50. Poi chiese ad un altro: Tu quanto devi? Cento misure di grano, rispose quello. Ed egli: Prendi la tua ricevuta e scrivi 80. E il padrone lodò il fattore disonesto per avere agito con scaltrezza; poiché i figli di questo mondo sono più scaltri con i loro simili che i figli della luce. Ed io vi dico: Fatevi degli amici col denaro d'iniquità, perché quando questo verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne»1.
Ecco, è così. «I figli di questo mondo sono più scaltri dei figli della luce». Perché noi che cerchiamo la gloria eterna, che dobbiamo acquistare i meriti, tante volte siamo meno scaltri per guadagnare meriti rispetto a quelli che sono scaltri per i beni della terra. Quindi, che siamo più scaltri, cioè, prudenti. Cercare di moltiplicare i meriti e non preoccuparsi così delle cose della terra; delle cose della terra, non parliamo solo dei soldi, ma dell'amor proprio, della superbia, della vanità.
«Ed io vi dico: fatevi degli amici col denaro di iniquità». Questo vuol dire che, se si è guadagnato del denaro con l'iniquità, con l'inganno, almeno almeno usarli per l'eternità; e cioè, restituire ciò che è stato derubato, ma quello che si ha, servirsene per guadagnare meriti, fare elemosine, usare in bene.
«Perché quando questo verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne». Allora se avremo fatto elemosina, ecco «essi vi accolgono nelle dimore eterne». Sì, se abbiamo aiutato i poveri, e i poveri a loro volta ci accoglieranno nel gaudio del Signore, ci verranno incontro.
Oh! Allora attualmente, in particolar modo, non essere così attaccati alle cose della terra. E quel fattore dissipava i beni del padrone, e poi sapendo di essere tolto dall'amministrazione, altri inganni. Aveva già dissipato, e adesso aggiunge male a male, sempre solo inteso per le cose materiali.
371
Ora, noi abbiamo veramente premura, desiderio, volontà di guadagnare il premio dell'eternità?
«Se figli di Dio, dunque anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo». E cioè, essendo in grazia di Dio, siamo figli di Dio, e, come figli di Dio, avremo il gaudio di Dio; come i figli che hanno un padre molto buono, molto ricco, e allora i figli hanno parte. Dio è infinito, infinitamente felice. E che noi possiamo partecipare ai beni, al gaudio, alla gloria eterna di Dio.
372
Vi sono persone che sprecano denaro, e vi sono coloro che sono avari, tutti tesi per aumentare i loro averi, e tesi soltanto per guadagnare denaro, ricchezze, comodità. Questa gente è tesa verso i beni della terra. Ma noi siamo così tesi verso i beni celesti? Abbiamo questa volontà, questo impegno quotidiano per guadagnare giorno per giorno meriti, e quindi aumento di grazia e di gloria in cielo? Ecco, siamo noi così - diciamo - avari per i beni spirituali come sono gli altri infelici avari per le cose della terra.
Moltiplicano anche le loro ricchezze, ma viene il giorno in cui si trovano, questa gente, sul letto di morte, e che cosa portano con sé? Il nulla, il nulla. Magari fino all'ultimo momento parlano degli averi e delle comodità, e lì finisce tutto. Invece, chi si è arricchito di meriti per la vita eterna, proprio in quel momento, lasciando la terra, cioè, la morte, conquista tutti i beni fatti; i meriti fatti sono contati e son là sulla porta del cielo per il premio eterno.
373
Oh! Allora, che cosa abbiamo di conclusione da questa meditazione? E di questa parte della Epistola di san Paolo ai Romani? E quello che la parabola ha spiegato, presentato alle turbe? Sì, adesso bisogna che facciamo un esame per noi stessi. Ci saranno dei desideri delle cose, dei mezzi, delle comodità, essere soddisfatti. Oh! Questo sarebbero i beni della terra. Ma oltre a questo, tante volte si cerca la lode e quindi tante volte l'amor proprio, e poi tante volte la volontà nostra. Ora, non si tratta solo di denaro, perché c'è il voto di povertà; ma poi ci possono essere le soddisfazioni della terra, e quindi il voto di castità; e poi quello che è il fare la volontà di Dio, se facciamo la volontà di Dio, il voto di obbedienza. Ma se viene a mancare la obbedienza al Signore? Quindi rinnovare i voti: e povertà per distaccarci dalle cose della terra, comodità, ecc.; e il religioso deve fare delle mortificazioni in questo senso anche per piccole cose; secondo, la delicatezza, la castità; e terzo, l'obbedienza, secondo il voto di obbedienza religiosa. Sì, l'obbedienza religiosa è più profonda che non l'obbedienza comune del cristiano, è più larga, ecco. Rinnovare, particolarmente dopo la comunione, rinnovare i voti con tre parole: povertà, castità, obbedienza. E quindi è un confermare quello che abbiamo impegnato; e poi, confermarlo non solo, ma migliorare, migliorare, in maniera che la povertà sia osservata più delicatamente; che la castità sia osservata più delicatamente; e poi l'obbedienza che sia più perfetta; riguardo all'obbedienza, la volontà di Dio, sì.
374
Per questo il titolo del Decreto della vita religiosa è: (...) rinnovazione alla vita religiosa, meglio. Rinnovare, e cioè, essere più osservanti. Rinnovamento. E arrivare alla Perfectae caritatis. Rinnovazione per essere sempre religiosi, meglio religiosi ogni giorno, ogni mese, ogni anno. Rinnovazione. È il Decreto che dice così. Rinnovare, quindi, quello che riguarda la povertà, la castità, l'obbedienza, sì1.
Facendo l'esame di coscienza per la sera e per la confessione, e mensilmente, annualmente, noi ci interroghiamo se [ci] stiamo rinnovando, migliorando, trasformando; cioè, perfezionamento: «Se vuoi essere perfetto»2. Quindi rinnovare noi stessi. Avviene che, si è fatto il noviziato e si era diligenti, attenti, perché c'era chi guidava; ma alle volte, dopo dieci anni, vent'anni, più anni, può essere che siamo meno diligenti da quando eravamo novizi, da quando eravate novizie. Bisogna che confrontiamo; e, qualche volta, troviamo delle imperfezioni e delle mancanze riguardo a un punto, un altro, un altro. Rinnovare la vita, rinnovare la vita, sì. Qualche volta si è sentito: Oh! quelli sono giovani, devono far così; ma adesso siamo già anziani, siamo più avanti negli anni. Rinnovare. E allora, facendo bene l'esame di coscienza, [vedere] se giorno per giorno, o anno per anno abbiamo migliorato; e se non abbiamo migliorato, rinnovare adesso, rinnovare i voti e impegnarsi a osservarli più santamente, più perfettamente.
Sia lodato Gesù Cristo.
375

1 Nastro 139/c (= cassetta 221/b.1). - Voce incisa: “Domenica VIII dopo Pentecoste: meditazione del PM”. Per la datazione, cf PM: «In questa meditazione domenica VIII dopo Pentecoste...». »...il titolo del Decreto della vita religiosa è... (cf anche nostra nota in c336). - dAS, 24 luglio 1966: «m.s.» (cf dAS in c9).

2 Cf Epistola: Rm 8,12-17.

1 Lc 16,1-9.

1 Riferimento al Decreto sul rinnovamento della vita religiosa, Perfectae caritatis, del 28 ottobre 1965.

2 Mt 19,21.