Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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1. GLORIA DEO, PAX HOMINIBUS


I. La virtù della religione1

Il ritiro è un ottimo modo per chiudere il 1960 e per aprire, piacendo a Dio, l’anno nuovo 1961 ai piedi del presepio, prendendo da lì gli insegnamenti che ci vengono. Tre insegnamenti, come tre pensieri: Gloria a Dio, pace agli uomini; la condizione del Bambino Gesù che cosa ci dice, che cosa dobbiamo imparare da lui.
Ecco, il primo punto è gloria a Dio: «Gloria in excelsis Deo»2. Il che ci porta a pensare che il primo fine dell’incarnazione è glorificare il Padre celeste: «Ego glorifico Patrem meum: Io glorifico il mio Padre celeste»3. Il secondo fine poi è la pace agli uomini.
Noi, a volte, siamo portati a fare a meno del punto su Dio. Anche nelle preghiere avviene che si pensa a domandare perdono e domandare grazie, invece sentiamo meno l’adorazione, il ringraziamento, l’amore a Dio. Che cosa bisogna pensare? Pensare che questo appartiene alla nostra infermità. Glorificare Iddio: che è il principio di tutto, è il creatore, è la stessa provvidenza che ci guida, che ci sostiene, è l’ultimo fine, cioè la nostra eterna felicità, ed è il fine di ogni cosa. Dio! Davanti a Dio che cos’è l’uomo4? D’altra parte i Salmi che cantiamo, i centocinquanta Salmi che abbiamo nel salterio, sono specialmente indirizzati alla lode e al ringraziamento di Dio, indirizzati ad eccitare il nostro amore verso Dio. La lode e il ringraziamento: Vi adoro, mio Dio, e vi ringrazio di avermi creato, fatto cristiano, conservato, ecc.5 Quindi l’adorazione e il ringraziamento al Signore.
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Fermiamoci quindi sulla virtù della religione6. Con il nome di religione s’intende tutto il complesso del culto che si dà a Dio, cioè la nostra fede in Dio, la morale cristiana, la liturgia. Oggettivamente è questo. Ma con il nome di religione, parlando adesso della virtù della religione, e non della religione in sé, intendiamo la disposizione, l’amore a tutto ciò che appartiene all’onore di Dio, a glorificare e lodare Dio. Si estende a tutto il culto interno e a tutto il culto esterno: l’adorazione interna, il ringraziamento interno, l’esame di coscienza, la meditazione, la preghiera privata e la preghiera mentale, anche la preghiera affettiva, ecc. La preghiera interna: il culto interno a Dio, l’amore intenso che si ha verso la Santissima Eucaristia.
Ma vi è anche il culto esteriore, cioè tutto quello che serve all’onore di Dio e tutto ciò che ci porta all’osservanza della [virtù] della religione. Amare quindi il culto di Dio. Siccome questo si indirizza e si rivolge a Dio, finisce con l’essere amore a Dio. Facciamo un esempio per comprendere subito meglio in che cosa mostriamo la virtù della religione. Quando si ha premura e affetto per le belle chiese: «Dilexi decorem domus tuae, locum abitationis gloriae tuae»7 e si cerca di rendere la chiesa, per quanto è possibile, meno indegna di Dio e della sua casa, «domus tua», e tutto il denaro che si spende è segno che si pratica la virtù della religione.
La virtù della religione non è una virtù teologale, viene dopo, ma è la prima delle virtù morali, quindi di grande importanza. Amare la chiesa: «Domus Dei et porta coeli»8, casa di Dio e luogo dove si ricevono i sacramenti, dove abita Gesù. Gesù voleva il rispetto alla chiesa e quando vide che la profanavano, cacciò fuori i venditori: «Voi cambiate la casa del Padre mio in una spelonca di ladri»9. E Gesù come andava volentieri, giunto all’età conveniente, alla casa, al tempio nazionale a Gerusalemme.
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Il decoro della casa di Dio, ossia tutto quello che si fa per i ricami, per le tovaglie, per i paramenti, per conservare la lampada accesa, le lampade accese; tutto quello che fanno le suore o altri per mantenere la pulizia, l’ordine, l’igiene, ecc., in chiesa, perché gli altari siano mondi. Tutto quello che si fa per portare i fiori; perché le funzioni siano ben celebrate; quello che si fa per il canto, per il suono, perché, in sostanza, tutto sia provveduto, tutto sia mantenuto. Anche il Codice liturgico10pubblicato adesso, ha dei punti importanti perché si osservi la virtù della religione. Esso ha cinquecentocinquanta articoli, canoni, ma non sono ancora tutti. Questa è la parte che si riferisce al Breviario e alla santa Messa.
La virtù della religione [richiede di] entrare in chiesa in raccoglimento, tacere qualche metro prima della porta per raccogliersi: Entro nella casa di Dio. Quando si entra in casa di qualche persona autorevole, come si fa? Si entra nella casa di Dio: Domus Dei. Prendere bene l’acqua benedetta, fare la genuflessione bene, portarsi al proprio posto, stare composti, con gli occhi fissi al tabernacolo o socchiusi per maggior raccoglimento. Non approfittare per guardare qua e là, o solamente per tendere l’orecchio al canto, ecc.
La virtù della religione si estende poi a tutto quel che è sacro, a quello che direttamente serve per il culto di Dio. Come si sta alla predica? Come si legge la Bibbia, il Libro sacro? L’amore al Libro sacro e meditarlo, è un esercizio della virtù della religione. Come si stimano le indulgenze? Come si ha cura di portare con sé il Crocifisso, la corona? Che rispetto si ha per l’abito sacro che è benedetto? Virtù della religione! Come sono ornate le nostre stanze? Quali quadri ci sono? Alla sera quali atti facciamo indirizzandoci a quelle figure o a quelle statue, al Crocifisso, all’immagine della Madonna e di S. Paolo?
Virtù della religione. La religiosa è persona sacra, tanto che ci sono delle leggi ecclesiastiche che la difendono, perché
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è sacra. Richiede lo stare composti nella persona in ogni posto, perché si è in compagnia, perché siamo alla presenza di altri. Ma anche da sole, in qualunque momento la posizione sia composta, e ci sia il rispetto all’abito sacro e più di tutto alla parola e alla persona. La persona consacrata a Dio è cosa sacra ma viva, è più che la pisside che è cosa consacrata a Dio, ma è di metallo. La persona che si è consacrata a Dio con i santi voti è una immagine viva di Dio e offerta a Dio per servire direttamente Dio. I civili, i semplici cristiani servono indirettamente Dio, come può essere fatto da loro, ma la persona consacrata è direttamente al servizio di Dio. Per essi è un servizio indiretto, attraverso le creature, parlando in generale. Vi è grande diversità, perciò, grande rispetto alla persona consacrata.
Quanto poi ai libri di devozione, ai libri che servono per il canto, l’impegno per il canto stesso, che cosa avviene ai giorni nostri? Che di Dio si fa poco conto. Sia per l’estendersi dell’ateismo, sia per il dilagare del tecnicismo e del materialismo della vita, ecc. Noi dobbiamo essere le guardie di Dio, la guardia nobile di Dio; pensare alla guardia del Papa, ma essere guardie di Dio, i difensori del regno di Dio. Riparare le bestemmie che si sentono, e quando vi sono cose scandalose, ecc., allora ci componiamo in una migliore disposizione e in una delicatezza più attenta per quel che riguarda il cuore, per quel che riguarda la lingua. La lingua è consacrata a Dio, non usarla male. L’occhio è consacrato a Dio, non usarlo male, così l’udito, così il tatto. Ecco la virtù della religione.
Parlando della virtù della religione, in primo luogo e come oggetto principale vi è la Messa. Perciò, grande devozione alla Messa. Preparare il cuore prima che inizi, vivere e accompagnare la Messa nei vari punti, possibilmente, quando si può, fare la Comunione infra Missam11 e preparare le Messe solenni, i Vespri solenni in maniera sempre più degna.
Dopo la Messa viene la Confessione. Che sia ben fatta, preparata nei suoi atti, nel comportamento, nelle espressioni
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giuste. Particolarmente, sono sempre parti essenziali il dolore e il proposito. Ricevere bene l’assoluzione. Portare al sacramento un grande rispetto. Nessun sentimento umano: è Dio a cui noi ci confessiamo, è Dio dal quale speriamo il perdono delle nostre colpe. Poi, naturalmente, vengono la Comunione e gli altri sacramenti.
I sacerdoti devono vedere di avere una grande devozione al Breviario e recitarlo convenientemente. Voi non avete questo, ma avete altre cose, cioè dovete vigilare sull’osservanza dei voti. Il voto è sacro. Nella teologia, non tutti i trattati lo mettono allo stesso posto, nel capitolo De virtute religionis12 si parla abbastanza lungamente de voto, della santificazione della festa, e poi di ciò che riguarda le autorità, le persone consacrate.
Il voto non è una cosa leggera, fare il voto non è come andare a partecipare a una processione. È cosa che lega noi al Signore. Che cosa segue dalla rottura del voto, perché non lo si osserva in cose gravi o addirittura perché si vuole rinunziare? Che cosa tremenda! Riguardo al voto, non sono cose piccole certe libertà contrarie alla povertà, alla delicatezza, all’obbedienza. C’è il voto di mezzo, non si è semplici cristiani. C’è [da osservare] la virtù della religione! Perché siamo chiamati religiosi? Perché abbiamo un impegno di più per praticare questa virtù. Tanto che una Congregazione quando è approvata prende il nome di religione, è una religione, e le persone quindi sono religiose. Alla domenica: il riposo e non divagarsi in cose che stancano troppo lo spirito o portano alle distrazioni, cosicché al lunedì, il giorno seguente al riposo festivo, si è più preparati a rimettersi alle nostre occupazioni. Santificare la festa!
Quanto alle persone in autorità: somma riverenza al Papa, somma riverenza al vescovo, riverenza ai sacerdoti, poi riverenza a ciò che viene disposto. Parlare bene del Sinodo, parlare in bene del Codice di diritto canonico, parlare sempre in bene delle superiore. È contro la virtù della religione qualche
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comportamento in atti, in atteggiamenti o in parole. Occorre che noi esaminiamo la nostra coscienza quanto a questo: sono rappresentanti di Dio.
L’uso delle giaculatorie è molto buono e indica lo spirito religioso, cioè indica che amiamo tutto quello che è di onore a Dio. Allora noi dobbiamo portare una grande delicatezza in tutto quello che appartiene al culto: prima al culto interno e, secondo, dare grande importanza a tutto quello che forma il culto esterno. Pensare che la religione è la virtù che segue subito le virtù teologali e sta sopra le virtù morali.
Questo punto mi pare che a volte non venga esaminato abbastanza. Forse bisognerà mettere un po’ più di attenzione: «Maledictus homo qui facit opus Dei neglegenter»13, dice la Scrittura: Maledetto colui che fa le opere di Dio, cioè quello che riguarda il culto, con negligenza. Questa maledizione non la vogliamo sicuramente! Però notare sempre che vi è una differenza molto sensibile, molto importante: il parlare di un semplice cristiano e il parlare di un’anima consacrata a Dio, riguardo questa virtù. A volte bisogna essere attenti anche in cose piccole: come si tiene la corona, quali immagini si tengono e si diffondono. Occorre che tutto sia di Dio. E quale fortuna poter compiere un lavoro che va a servizio di Dio, cioè serve al culto di Dio!
Conclusione, abituarsi bene come dice [il Cafasso]: Ut prompte, facile ac debite ecclesiastica munera per agere possis: Disponi il tuo cuore perché tu possa sempre compiere le cose di religione in modo degno14. Qualche volta si bada un po’ più al numero delle cose, badare invece di più alla qualità che non alla quantità. Perché può essere che due Messe non ne valgano una, che tre Messe non ne valgano una e invece che una sia ben sentita. Maria seguì tutta la liturgia dell’Antico Testamento, come del resto la seguì pure Gesù fino a celebrare l’ultima cena, la cena stabilita da Mosè. Ma Maria, dopo la morte di Gesù, seguì la liturgia nuova, la liturgia della Chiesa.
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Così ascoltava la Messa, faceva la Comunione ed esercitava il culto come allora, in quegli inizi, si poteva praticare l’amore al Crocifisso, ad esempio, al Crocifisso suo Gesù.
Da Maria imparare l’amore alla liturgia, da Gesù imparare l’amore alla liturgia. Tenere bene il rituale: le benedizioni si dicano bene; bene quando si porta il Santissimo Sacramento ai malati, quando si dà l’Olio santo che sia tutto ben disposto. C’è la liturgia della Chiesa e c’è la liturgia della famiglia. C’è la liturgia delle grandi solennità, quando celebra il vescovo, supponiamo per la benedizione della prima pietra di una chiesa, per la consacrazione di una campana, ma queste sono circostanze solenni, come l’ordinazione dei sacerdoti, ecc. Osserviamo diligentemente la liturgia e tutto ciò che serve al culto per onorare Dio. Infine, in punto di morte, si possa dire anche questo: «Dilexi decorem domus tuae»15. Non capita mai nelle vostre case, le rare volte in cui mi trovo, di trovare i purificatoi o i corporali non puliti. Questo è buono. Tutto quello che si fa riguardo al culto esterno sia sempre più perfetto e fatto con grande amore.
Siccome adesso vi è un complesso di cose esterne stabilite dal nuovo Codice [liturgico], sarà bene fare anche in casa una certa istruzione per certe parti. Cosa subito da osservare: quando si ha da fare la Comunione infra Missam non si dice più il Confiteor16 né si dice l’Absolutionem17. Subito il sacerdote si volta con la sacra particola: Ecce, Agnus Dei18, cosa molto semplice. Piccole variazioni, perché il Papa, nel suo programma di rendere sempre la Chiesa: «sine macula et sine ruga»19, ha contemplato anche come viene esercitato il culto. Quindi renderla sempre più bella, e interviene in tutto, non solo in quel che è disciplina o materia di fede o materia di morale, ma anche in quello che riguarda il culto e nelle stesse parti sociali. La sua cura si estende a tutto.

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Noi abbiamo cinque sacerdoti20 che servono nella preparazione del Concilio ecumenico: porteranno soltanto quel contributo che possono portare, ma è tutto un contributo che appartiene alla virtù della religione. Sempre più religiose!

II. L’apostolato21

La virtù della religione richiede che la giornata festiva venga santificata e serva di riposo. Allora, curare che la domenica sera, e in generale nei giorni festivi a sera, si vada presto a letto. Gli spettacoli, se si devono fare per un po’ di sollievo, si facciano prima in anticipo, onde essere più pronte il lunedì al servizio di Dio.
È utile prendere conoscenza degli articoli del Codice liturgico, che sono molti, ma molti articoli non si riferiscono a voi. Tuttavia, almeno prendere e istruirsi su quelli che riguardano la Messa e anche sugli altri che sono di carattere generale, specialmente quelli che riguardano speciali solennità, supponiamo: la Purificazione, il 2 febbraio; la Settimana Santa; poi le funzioni che precedono oppure seguono la Messa.
Secondo punto: Et in terra pax hominibus22. … Qui propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis. Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine et homo factus est23. Cioè il secondo motivo dell’Incarnazione
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del Verbo di Dio è questo: portare la pace agli uomini. Con la parola pace si intendono tutti i beni, specialmente quelli spirituali. Infatti, in primo luogo, la pace dell’uomo con Dio, che tolga il peccato, e si viva la vita soprannaturale mediante la grazia. Allora la pace con Dio, il bacio fra il Creatore e la creatura.
Poi la pace tra gli uomini: che siano tolti i dissidi, che siano tolte le invidie, le guerre; che vi sia concordia fra gli stessi cristiani e perciò il ritorno, parlando oggi, di quelli che si sono allontanati dalla Chiesa madre, cioè dalla Chiesa romana, e sono tanti. Le discussioni teoriche o l’orgoglio umano hanno portato alla disobbedienza oppure a tenere dottrine che non sono conformi alla dottrina insegnata dalla Chiesa che è unica: Unam, sanctam, cattolicam et apostolicam Ecclesiam24. Pregare per questo.
E terzo, la pace in noi stessi. La tranquillità di spirito deve essere considerata sotto tutti gli aspetti, particolarmente questo: che le nostre azioni siano conformi ai propositi. Che le nostre passioni, la parte inferiore dell’uomo stia soggetta alla ragione, ai principi di fede e di morale cristiana e che l’uomo sia coerente a se stesso. Una volta che abbiamo fatto delle risoluzioni negli Esercizi o nel ritiro mensile non contraddire noi stessi: volere e non volere, ma mantenere fedelmente, con la grazia di Dio, tanto necessaria, quello che si è promesso, ossia la fedeltà alla vocazione, la fedeltà alla professione. La persona integra, la persona religiosa, è di un pensiero solo. Beati quelli che perseverano, e per questi [beati] ecco la vita eterna; non quelli che cominciano, ma quelli che camminano sulla medesima strada fino al termine. Pace agli uomini di buona volontà, perché il Bambino è venuto per noi uomini e per la nostra salvezza. Possiamo nell’intimità domandarglielo qualche volta: Sei disceso dalle stelle, sei venuto tra di noi, non fra genti ma fra giumenti25. Ed Egli può dirci: Ecco il mio cuore, quel cuore che tanto ha amato gli uomini e nulla
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risparmierà26. E oggi possiamo dire: Nulla ha risparmiato per dare i suoi beni agli uomini.
Secondo fine quindi: l’Incarnazione del Figliuolo di Dio. Nella profezia, dopo aver annunziato la futura nascita del Messia, è detto: «Ut finem accipiat peccatum et deleatur iniquitas et adducatur justitia sempiterna: Nascerà il Messia per mettere fine, cioè per togliere il peccato e per portare la giustizia»27, cioè la santità, la grazia. S. Giovanni Battista indicava il Messia già arrivato: Ecco colui che toglie il peccato, «Ecce Agnus Dei qui tollit peccatum mundi»28. Sì, il peccato è veramente l’unico male, perché tutti gli altri mali sono prove per guadagnare più meriti, ma il peccato non ha nessuna ragione e nessun bene da portare. È solo e sempre male, qualunque scusa noi possiamo portare, perché sollecitati dalle passioni. Il peccato: odio al peccato.
Gesù Cristo per togliere il peccato è morto sulla croce. Noi amiamo le anime e le amiamo così, da volerle in grazia di Dio; quindi togliere in esse il peccato e portare la giustizia, cioè la luce, la grazia e la santità, la pace. Oh, se potessimo conoscere quanto e come è il cuoricino del Bambino che si contempla nel presepio! L’esteriorità e tutto quello che si mette attorno per presentare il presepio un po’ attraente, poco conta. Lo sguardo va fissato sul cuoricino di Gesù che ci ha amati ed è venuto assoggettandosi alla nostra condizione, a tutte le nostre miserie e comincia la sua vita in una grotta per finire sulla croce.
E se noi siamo condannati alla morte, egli è venuto per morire [per noi]. Per questo il Figlio di Dio ha preso un corpo ed un’anima come abbiamo noi, proprio per dare la vita per noi. «Ut finem accipiat peccatum», perché sia tolto il peccato il quale è la causa di dannazione delle anime ostinate. Allora: l’apostolato. Togliere il peccato e portare la giustizia: «Et adducatur justitia sempiterna».
Il peccato in primo luogo toglierlo dal nostro cuore, perché in un’anima così illuminata come è la persona che si è
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consacrata a Dio, rivestirebbe una malizia tutta particolare. Togliere il peccato da noi e non andare a quelle diaboliche distinzioni: questo è solo veniale, questo non è ancora mortale. È il diavolo che fa fare il primo passo verso l’abisso. Allora, togliere il peccato da noi. Secondo: contribuire, per quanto è possibile, a togliere il peccato. Il peccato può essere di volontà, e sempre ci vuole la volontà per il peccato. Ma può essere contrario alla fede: peccato di mente, cioè ribellione alle verità rivelate; o il peccato può essere invece di senso. Il peccato può essere fatto sotto molti pretesti. Togliere il peccato, ma prima bisogna togliere l’errore, illuminare le menti, sì. Ecco l’apostolato.
Se anche si danno certi libri e certe pellicole che subito non sono di istruzione positiva, cristiana, ma servono, almeno, ad un sollievo e quindi allontanano le persone dall’acquistare libri o dall’intervenire a proiezioni di pellicole cattive, almeno si fa un bene indiretto. Ma per quanto è possibile, nei casi ordinari, e specialmente quando si tratta di letture, dare qualche cosa che è positivo cioè che allontana dal male e indirizza sulla via della salvezza eterna.
Togliere il peccato. Sempre dire bene il Dio sia benedetto29 che è riparazione alla malizia e al peccato. Particolarmente noi guardiamo ai peccati che si commettono travolgendo il senso per la stampa, per il cinema, per la radio, per la televisione. Sempre, quando si prega per le anime del purgatorio perché siano purificate, in primo luogo tenere presenti le anime che possono essere in purgatorio per la stampa, ad esempio lettori di stampa cattiva, o per il cinema, la radio, la televisione o per i dischi o figure, pitture, fotografie e tutto questo genere di mezzi tecnici che il progresso ha presentato perché ce ne possiamo servire, nelle intenzioni di Dio, per il bene. Tutto al servizio del Vangelo. Togliere il peccato e [pregare per] le responsabilità che hanno queste anime che possono trovarsi là tra le pene, avendo abusato di questi mezzi.
Togliere il peccato con la riparazione delle bestemmie. Le bestemmie possono essere dette con parole e possono essere stampate sulla carta o sulla pellicola o in altra forma. Riparare!
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Pregare che questi mezzi servano al bene e mai alla perdizione delle anime. Togliere il peccato con qualche buona parola o a voce o per lettera. Togliere il peccato e vedere che le persone non si mettano nelle occasioni, né le nostre persone consacrate a Dio, né gli altri, né il prossimo [in genere].
Togliere il peccato soprattutto con il buon esempio. Quando si vive bene, quando la suora si presenta e mostra di possedere quello spirito religioso che deve aver acquistato, in un certo modo si impone e, al solo comparire, le persone maligne si trattengono da certi discorsi, e almeno hanno un pensiero buono.
Togliere il peccato con la diffusione più larga di ciò che noi stampiamo, divulghiamo sia le pellicole e sia di quanto è nostra produzione: «Ut finem accipiat peccatum»30.
Noi pensiamo alle persone care. Molte persone sono di spirito cristiano, ma ci possono essere delle persone che pure ci sono care e che non sono sulla strada buona. Allora portarle nel cuore e pregare che il peccato venga tolto dalle loro anime. Pregare per i peccatori: i peccatori cristiani, quelli che abbracciano altre dottrine come i comunisti; per i peccatori che sono distaccati dalla Chiesa per ostinazione e orgoglio, e per tutto quell’immenso cumulo di persone che vivono – ci avviciniamo ai tre miliardi – e che non conoscono ancora Gesù Cristo e non hanno ancora il beneficio del Vangelo. Noi abbiamo tanta luce, ma quante tenebre, sempre dense, sopra regioni e sopra nazioni avvolte ancora e nello stato in cui [un tempo] ci trovavamo [anche] noi! Del resto, nonostante che abbiamo la luce, quante tenebre se si guardano gli uomini, i cittadini delle nostre città!
Alla domenica quanti uomini, quale percentuale di uomini va in chiesa, [ad ascoltare] la parola di Dio? E che quantità di letture, di edizioni davanti alle quali noi ci sentiamo piccoli... Su quattrocento titoli all’incirca che andiamo stampando ogni anno, undicimila copie e più, calcolando soltanto i libri che hanno almeno un centinaio di pagine…
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E per i peccatori fare penitenza. La Vergine a Lourdes31, a Fatima32 insisteva tanto che facciamo penitenza per i peccatori. Non basta la parola, cioè la preghiera: bisogna che paghiamo un po’ anche noi, come ha pagato Gesù Cristo: Un minimum almeno di mortificazione. E se loro peccano con gli occhi, noi teniamo a freno gli occhi; e se peccano con la lingua, teniamo a freno la lingua; e se peccano di orgoglio, pratichiamo l’umiltà. Gesù come ha cominciato a soddisfare per il peccato? È nato in una grotta, fu posto su un po’ di paglia: «Adducatur justitia sempiterna»33. Allora, per quanto sta da noi, compiamo un po’ di questo nostro ministero, per quanto è possibile: diffondere la luce di Dio, le verità che il Signore ha portato dal cielo.
Quali sono i nemici dell’apostolato di redazione, di tecnica, di propaganda? I nemici sono: primo, la tiepidezza. Quando si è tiepidi per noi non si può essere fervorosi per gli altri. Qualche volta si può fare qualche cosa anche per amor proprio. Secondo, la pigrizia: la pigrizia nello scrivere, pigrizia nel lavoro tecnico, pigrizia nel lavoro di propaganda. Quando poi ci sono le disattenzioni, le distrazioni o il lavoro è fatto con meno diligenza il nemico è ancora l’orgoglio. Si ha paura della umiliazione, si ha paura che non dicano bene [di noi], perché la redazione non è da farsi così, perché c’è una falsa timidezza che più spesso è ispirata dall’orgoglio che porta lontano dalla via vera.
O perché manca lo zelo e si risparmia un po’ la fatica e a volte non si dicono quelle parole che si dovrebbero dire, supponiamo nella propaganda, in libreria, ecc. Gli ostacoli al nostro zelo sono tanti, prima vengono in generale dai peccati capitali e poi vi sono ostacoli che provengono da noi medesimi. Vi sono scuse e vi sono persone a cui le anime poco importano. E ciò che si è udito perché un tale è morto male: Beh, anima sua, borsa sua: si aggiusti davanti a Dio, al suo tribunale. Ma dobbiamo anche noi andare al tribunale di Dio e dobbiamo
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quindi assicurarci di incontrare al tribunale il volto di Gesù, un volto accogliente.
Ognuna quest’oggi ha da fare un serio esame sopra questi due punti: Per quanto sta da me, allontano il peccato? O almeno non do cattivi esempi, così da portare gli altri al peccato? Secondo, come sto riguardo all’apostolato? Il Bambino Gesù ci dirà qualche cosa; farà un po’ di luce nella nostra coscienza. Questa mattina offriamo tutto l’anno al Signore nell’impegno di operare e vivere nello spirito di Gesù, nato per togliere il peccato e per portare la santità e la giustizia.
Allora: Signore, che ci hai fatto pervenire all’inizio di questo anno, salvaci con il tuo potere dal peccato e conduci nella via della santità le nostre anime cosicché, arrivati al termine dell’anno, le nostre giornate siano giornate piene, piene, piene di meriti, giornate che sono servite a portare la grazia per cui abbiamo risposto alla nostra vocazione: operare e cooperare con Gesù Cristo stesso. Quindi, coloro che istruiscono molti nella via buona risplenderanno nell’eternità di luce propria, cioè di luce speciale. E quanto grande sarà il premio di chi coopera con Gesù Cristo! E opera nello spirito di Gesù Cristo a togliere il male e portare la grazia, la pace agli uomini, la pace con Dio, la pace tra gli uomini, la pace in noi stessi.

III. Vita comune e raccoglimento34

[La vita comune è quella] che si conduce per la maggior parte delle ore della giornata: per molte tutto il giorno, altre invece hanno delle ore destinate all’apostolato, alla scuola, all’insegnamento e alla diffusione, ecc. Ma le ore che si passano in vita comune, in vita privata, sono sempre parecchie: la maggior parte nella giornata e nell’anno. Domandiamo l’amore alla vita comune, l’amore alla vita ritirata. Vita ritirata perché: Summum studium nostrum sit in vita Christi meditari: Il maggior studio, cioè il nostro maggior impegno, sia meditare
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la vita del Maestro Gesù35, del quale oggi siamo nel corso della novena.
La vita del Maestro: che cominciò a darci gli esempi e che poi predicò ciò che egli medesimo aveva praticato nella Sacra Famiglia e che aveva anche privatamente insegnato a Maria, a Giuseppe specialmente con il suo esempio. Meditare la vita di Gesù!
La vita privata, la vita ritirata può avere doppio senso, cioè formale e materiale. Senso materiale è osservanza della clausura esterna, stando a ciò che è disposto per le uscite e per il ritorno. Per quanto riguarda poi il trattarsi vicendevolmente, ossia i riguardi che si devono mantenere vicendevolmente e conservare il rispetto dovuto alle persone consacrate. Del resto, rispetto anche alle persone non consacrate. Allora non mettersi nei pericoli né per corrispondenza epistolare né per contatti troppo intimi, fosse pure con persone congiunte, né per familiarità o particolarità. Questo per la vita privata in senso materiale.
In senso formale, la vita privata, la vita ritirata si estende di più. Vi sono persone che osservano gli orari, e sta bene; che sono riservate nella corrispondenza, e sta bene; che si trattengono dalle familiarità, dalle particolarità verso altre persone, e sta bene. Ma la vita privata, la clausura nel senso formale, ha un senso più esteso. Si può stare in casa tutto il giorno e avere pensieri estranei e vivere un po’ con il cuore nel mondo ricordando ciò che c’è stato, oppure immaginando quello che ci potrebbe essere; tenere ancora la mente o la fantasia occupate in quello che si è veduto, sentito, in ciò che è stato impresso nella lettura o nello spettacolo di una proiezione di un film. La mente, la fantasia e il cuore sono più difficili da tenere nella clausura, nella vita privata, nella vita ritirata. Sì, perché uno potrebbe stare anche in camera chiusa più tempo e usare il tempo a dormire, e allora non fa vita ritirata, ma fa riposo. E così uno potrebbe parlare poco durante il giorno, ma tenere pensieri oppure permettersi anche letture di romanzi o altri pensieri che non sono fatti per conciliare, osservare la vita religiosa e per
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progredire nella santità. Ci sono pure persone che a volte sembrano proprio ritirate in se stesse, ma hanno il muso lungo e chissà che cosa passa in quel cuore rispetto alla carità, rispetto all’obbedienza e ad altre virtù, anche delicate.
Mente, fantasia, memoria, cuore: in clausura giusta, regolata! La grazia di conservare il raccoglimento è una grazia tanto grande. Se durante un’ora di preghiera pensate un poco, anche soltanto per brevi momenti, a voi stesse, quante cose vi vengono in mente! Oh, è difficile il raccoglimento interno! Esteriormente ci si mette in ginocchio e si chiudono o socchiudono gli occhi, ma mettere la clausura alla mente, al cuore, alla fantasia, alla memoria, ecc., quanto è più difficile! Persone che dicono il rosario e quasi stentano ad avere per qualche momento un pensiero che procede dal raccoglimento. È una grande grazia! Il Canonico Chiesa36 l’ha chiesta dal 1893 fino alla fine, cioè per la vita intera. Il raccoglimento, l’intimità con Gesù, l’attendere a fare quel che si deve fare: se sei a studio, studiare; se sei in apostolato, concentrare lì i pensieri; se hai degli impegni particolari, specialmente quando si tratta di organizzare, la mente sia lì; se si tratta poi di pregare, che sforzi! Tra gli altri propositi [del Canonico Chiesa] c’era questo: Se mi vengono distrazioni durante l’ora di Visita, farò cinque minuti di Visita in più. Voi non potete fare questo, avete l’orario da seguire, ma uno che è libero può farlo. Intanto alla fine si può domandare perdono. Ma [le distrazioni] non dipendono da me.... Ripeto: Non dipendono tutte da noi, ma è una grande grazia fare ciò che si ha da fare, cioè: Age quod agis37; «Attende tibi et lectioni»38. È una grande grazia! Domandatela sempre, anche quando sarete già avanti negli anni.
Avviene che quando si è ricevuto qualche impressione particolare, sembra che andando a pregare tutte le distrazioni convengano lì, tutti i pensieri arrivino lì: quel che si è fatto, e quel che c’è da fare, e dove si è stati, e che cosa ci hanno detto e
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che cosa invece abbiamo veduto... Vita raccolta, raccolta! Gli scoraggiamenti vengono molto spesso, per non dire sempre, da mancanza di raccoglimento: non dal raccoglimento delle musonerie di quelle che hanno sempre il broncio, quello non è raccoglimento. Intendo parlare del raccoglimento sano, giusto.
Quando Gesù comincia la sua vita privata è là raccolto: nel presepio, in unione con il Padre, sempre in perfetta unione con il Padre nel presepio, in esilio in Egitto, a Nazaret, nella vita pubblica e anche durante la Passione. Sempre in raccoglimento, sempre unito al Padre celeste. Noi siamo ‘infermi’ in questo. D’altra parte la mente e la fantasia non subiscono comandi diretti: ci vuole proprio la grazia, non basta la volontà per dominarle.
Ora notiamo una cosa contemplando Gesù nel presepio: per quanti giorni? Non è ben chiaro. Fuga in Egitto: per quanto tempo? Un po’ più chiaro lo è, ma non ancora. A Nazaret, per tanti anni, un po’ meno di trenta, dopo il ritorno dall’Egitto. E a due anni, a cinque, a dieci, a quindici, vent’anni, trent’anni: silenzio, raccoglimento. Vita umano-divina, vita unita sempre a Dio. Ci stupisce che il Padre celeste abbia mandato il suo Figlio, Dio da Dio, luce da luce39, ecc., a fare il falegname sulla terra per tanti anni. Questo è un insegnamento che può essere considerato un po’ misterioso, ma è anche chiaro: voleva prima darci l’esempio. Quella vita del presepio, in Egitto, a Nazaret aveva meriti ed era redentiva. Meriti infiniti, infiniti operando come uomo e portando al suo lavoro la qualità, cioè la persona, che egli era: il Figlio di Dio. Oh, meriti infiniti!
Considerare [anche] Maria, se vogliamo, soltanto dal presepio o dall’annunciazione. La sua vita nel presepio, poi in Egitto, poi a Nazaret: meriti stragrandi, non infiniti, ma meriti continui in tutte le occupazioni della giornata; meriti stragrandi compiendo bene quello che era nel volere di Dio. Il volere di Dio era ciò che dominava: «Ecco l’ancella del Signore»40. Quindi meriti stragrandi, meriti infiniti.
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E per noi? Per le anime consacrate, meriti speciali! Diversi, superiori ai meriti della vita semplicemente cristiana, perché si tratta di persone consacrate a Dio in uno stato di perfezione dove vogliono operare totalmente in relazione diretta con Dio, con Gesù. Quindi in uno stato di povertà volontaria, in stato di verginità volontaria, in stato di obbedienza volontaria. Quanto è ricca la vita religiosa! Quanto è più ricca rispetto alla vita cristiana per meriti, per l’eternità, se passiamo i nostri anni, i nostri giorni, le nostre ore in ciò che dobbiamo fare. Contemplare quindi Gesù: vita ritirata, vita privata! Imparare da lui. Mettiamo la nostra vita ritirata sotto la sua protezione e offriamo questa vita a Gesù perché ci dia la grazia di osservare non solo materialmente la sua vita ritirata, ma formalmente, nel fine, perché la nostra vita di clausura esterna è ordinata ad un fine, cioè alla clausura interna.
Allora che cosa dobbiamo pensare? Tre cose: amore alla pietà, cioè a tutte le pratiche per farle con tutta intensità, per quanto è possibile, secondo la nostra debolezza umana, poiché non cessiamo mai di essere persone umane e non basta per essere perfetti né il Battesimo, che ci infonde la grazia, né la professione che ci mette in stato di perfezione. Tuttavia, fare con perfezione, per quanto è possibile, quello che si ha da fare: sia studio o apostolato o preghiera, o sia invece ricreazione, siano cose personali o cose fatte in comune. Tra esse, tra tutte queste cose, queste azioni, prevale la pietà: la pietà comune, ma anche la pietà individuale, come l’uso delle giaculatorie, i pensieri interni. L’animo, il cuore siano uniti a Gesù. E richiamarci sovente. Richiamarci sovente significa ricordare la meditazione, recitare qualche giaculatoria, unire le nostre intenzioni a quelle di Gesù che ebbe nella casetta di Nazaret, nei suoi umili lavori, nel servizio che faceva ai clienti che venivano a ordinargli qualche lavoro. Sì, a quelle intenzioni che da una parte sono misteriose ma anche alquanto possibili a capirsi, alcune almeno. E così la pietà comune e la pietà interiore.
Secondo, l’amore al lavoro, all’apostolato. Gesù lavorava: «Nonne hic est fabri filius?: Questo non è il figlio del
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fabbro?»41. «Nonne hic est faber?»42. Non è il falegname del nostro paese? si domandavano. Egli, nella sua umiltà, non fece trasparire altri segni della sua divinità dopo ciò che era avvenuto a Betlemme e dopo quello che era avvenuto nel Tempio a dodici anni. Vita privata, nascosta. Quindi egli era un compaesano comune. Che umiltà! E a noi qualche volta sembra di abbassarci troppo: quanto siamo infermi con questo nostro orgoglio! Tante volte siamo fuori della verità. Siamo gente bisognosa sotto ogni aspetto e magari carica di responsabilità, di imperfezioni, di difetti: eppure... l’orgoglio umano! Oh, amore all’apostolato! Accettarlo tutto, compierlo bene, pregare perché esso abbia frutto e quindi farlo anche con sacrificio, e sacrificio offerto, perché, ad esempio, quel foglio che stai stampando porti luce alle anime, ecc. Quindi l’amore al lavoro.
Terzo, l’amore continuato alla vita comune: l’osservanza degli orari. La vita comune richiede che si sia osservanti degli orari più che non sia obbligato, impegnato uno che fa il proposito di seguire un orario. Perché se uno va cinque minuti più tardi a fare scuola, non è una cosa individuale perdere cinque minuti, ma, supponiamo, per venti persone, sono cento minuti che si perdono, perché sono venti scolari. Dico questo perché è più chiaro, ma si può far perdere tempo in tante altre maniere. Possibilmente non anticipare, ma meglio anticipare di un minuto che ritardare di un minuto. Vita comune! Tuttavia qualche volta qualche eccezione può accadere involontariamente, non dipendendo da noi.
Osservanza degli orari, ma anche osservanza di tutte quelle piccole cose che vengono dette alle aspiranti, novizie, professe; cose che vengono insegnate, fossero anche solo norme di galateo, riguardo alla salute, riguardo alla propria persona: accogliere tutto, fare tesoro di tutto. Immaginate come Maria insegnava a Gesù a due, a tre anni, a quattro, a cinque anni, ecc. E quanto Gesù era docile. Ci può essere un esempio più grande, un esempio che parla meglio al nostro cuore?
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Ecco dunque questi tre pensieri per iniziare bene l’anno:
- gloria a Dio: primo fine dell’Incarnazione;
- pace agli uomini, lo zelo: secondo fine dell’Incarnazione;
- e terzo, insegnamento di Gesù che ha iniziato con la sua
vita ritirata, nascosta, privata.
Quindi la nostra vita comune è segnata. Gli inconvenienti dipendono in gran parte da mancanza di osservanza religiosa, perché le Costituzioni prevedono tutto e, se uno si uniforma alle Costituzioni, fa veramente la vita comune. Amare questa vita privata, questa vita ritirata, questa vita esemplarmente ritirata, formalmente ritirata. Ciò significa che l’anno passerà bene, che raccoglieremo tanti meriti, che alla fine dell’anno ci troveremo contenti. Qualche volta nella giornata ripetere il Veni, Creator Spiritus43 per avere le grazie per tutta l’annata.
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1 Prima meditazione tenuta a Roma il 31 dicembre 1960 in occasione del ritiro mensile. Trascrizione da nastro: A6/an 89b = ac 152.

2 Cf Lc 2,14: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli».

3 Cf Gv 8,49.

4 Cf Sal 8,5.

5 Cf Le preghiere della Famiglia Paolina, ed. 2011, p. 19.

6 Cf S. Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, qq. 81-83.

7 Cf Sal 26,8: «Signore, amo la casa dove tu dimori e il luogo dove abita la tua gloria».

8 Cf Gen 28,17: «Questa è proprio la casa di Dio e la porta del cielo».

9 Cf Mt 21,13.

10 Cf Giovanni XXIII, Lettera Apostolica Motu Proprio Rubricarum Instructum, con la quale si approva il nuovo Codice delle Rubriche del Breviario e del Messale Romano (25 luglio 1960).

11 Comunione “durante la Messa”. Prima del Vaticano II c’era la possibilità di fare la Comunione anche fuori della Messa.

12 La virtù della religione. Cf S. Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, qq. 81-83.

13 Cf Ger 48,10.

14 Cf S. Giuseppe Cafasso, Esercizi spirituali al clero, Effatà, Cantalupa (TO) 2007, p. 109.

15 Cf Sal 25,8.

16 Confesso a Dio onnipotente…

17 Assoluzione.

18 Ecco l’Agnello di Dio.

19 Cf Ef 5,27: «…senza macchia né ruga…».

20 I sacerdoti della Società San Paolo che prestarono la loro opera nelle Commissioni preparatorie del Concilio Ecumenico Vaticano II furono: don Damaso Zanoni (1912-1995), Consultore nella Commissione per la “Stampa e lo Spettacolo”; don Tommaso Dragone (1911-1974), Consultore nella Commissione per la “Disciplina del Clero e del popolo cristiano”; don Eugenio Fornasari (1915), Consultore nella Commissione per i “Religiosi”; don Girolamo Ghiglione (1909-1992), Archivista nella Commissione per la “Stampa e lo Spettacolo”; don Aldo Poggi (19132004), Archivista nella Commissione per i “Religiosi”. Cf CISP, p. 320. Cf anche Giuseppe Barbero ssp, Il sacerdote Giacomo Alberione. Un uomo un’idea, EASG, Roma 1991, p. 803 e 809, nota 8.

21 Seconda meditazione tenuta a Roma il 1° gennaio 1961 in occasione del ritiro mensile. Trascrizione da nastro: A6/an 90a = ac 153a.

22 E in terra pace agli uomini. Cf Gloria a Dio nell’alto dei cieli.

23 Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo. Dal Credo niceno-costantinopolitano.

24 Ibidem. Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica.

25 Cf Fra l’orrido rigor, antico canto natalizio.

26 Rivelazione del Sacro Cuore a S. Margherita Maria Alacoque (1647-1690), monaca nel Monastero della Visitazione di Paray le Monial (Francia).

27 Cf Dn 9,24.

28 Cf Gv 1,29: «Ecco l’Agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo».

29 Cf Invocazione che si recita dopo la benedizione eucaristica.

30 Dn 9,24: «Per mettere fine all’empietà».

31 A Lourdes nel 1858 Bernadette Soubirous (1844-1879) ricevette diciotto apparizioni della Vergine Maria.

32 A Fatima, in Portogallo, la Santa Vergine apparve a tre bambini nel 1917: Lucia dos Santos (1907-2005), Francesco (1908-1919) e Giacinta Marto (1910-1920).

33 Dn 9,24-25: «Per stabilire una giustizia eterna».

34 Terza meditazione tenuta a Roma il 1° gennaio 1961 in occasione del ritiro mensile. Trascrizione da nastro: A6/an 90a = ac 153b. Mancano le prime parole.

35 Cf Imitazione di Cristo, I, I, 1.

36 Venerabile Francesco Chiesa (1874-1946), sacerdote, parroco, scrittore, insegnante di teologia nel Seminario di Alba (CN). Fu direttore spirituale di Don Alberione e dei primi paolini. È considerato il padrino della Famiglia Paolina.

37 Locuzione latina che significa “Fa’ [bene] quanto stai facendo”.

38 Cf 1Tm 4,16: «Vigila su te stesso e sul tuo insegnamento e sii perseverante».

39 Cf Credo niceno-costantinopolitano.

40 Cf Lc 1,38.

41 Cf Mt 13,55.

42 Cf Mc 6,3: «Non è costui il falegname?».

43 Vieni Spirito Creatore, sequenza allo Spirito Santo.