Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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IX
PRATICA DELLA POVERTÀ

| [95] La povertà è duplice nella vita religiosa, per cui da una parte bisogna sapersi privare e dall'altra abbondare.

I. POVERTÀ NEGATIVA

Dobbiamo metterci in condizione di far uso ragionevole di tutti i beni esterni e mentre per noi dobbiamo accontentarci sempre del meno bello, del meno comodo, del meno dispendioso, per il culto sacro e per la cura delle vocazioni dobbiamo essere di cuore grande, pronti, se è necessario, anche a grandi spese. La stessa povertà che dice di tener di conto gli abiti, ci consiglia di comperare stoffe buone e | [96] durature. Per questo sovente vale il proverbio: «Chi più spende meno spende».
Così abbondiamo nelle costruzioni e nelle cose del culto.
Di questa povertà ben intesa ci diede esempio il divin Maestro in tutta la sua vita e specialmente nella vita pubblica.
Quando infatti era seduto, stanco dal lungo viaggio, presso il pozzo, fuori delle mura di Samaria ed i discepoli, credendo avesse appetito, gli porsero del cibo, egli rispose: «Io mi nutro di un altro cibo»1 e mangiò più tardi. Quando invece, terminata la predicazione, s'accorse che la folla aveva bisogno di rifocillarsi non esitò a compiere quello strepitoso miracolo della moltiplicazione dei pani per modo che gli Apostoli raccolsero dodici sporte di avanzi2. Ecco dunque che il divin Maestro sapeva mortificare sé stesso ma abbondare in generosità con il prossimo. Dopo il divin Maestro, il nostro padre S. Paolo ci diede esempi di povertà religiosa. Egli, infatti, diceva: «Io so vivere nell'abbondanza e nelle strettezze»3. Nell'abbondanza senza abusarne, nelle strettezze senza lamentarsi. Così dovreste fare anche voi! Vi invitano ad un pranzo squisito? Servitevi
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con discrezione, come fate generalmente e gradite con riconoscenza. Avete un cibo grossolano o scarso? Siate contente di rassomigliare a Gesù che fu poverissimo.
A questo proposito mi hanno scritto quei cari figliuoli della Cina (i missionari)4: «Bisogna proprio ricordare sovente il detto di S. Paolo! Qui abbiamo una casettina di legno stretta stretta, attorniata da molte altre casette |[97] di paglia, con grande abbondanza di topi, di porcellini d'India, d'insetti vari. Eppure paghiamo trecento lire al mese!».
Ecco, bisogna sapersi accontentare di tutto. Sovente avviene che alla suora regalino degli oggetti: se è qualche cosa che possa servirvi per la cappellina o per voi, prendetelo. Se però l'oggetto non è conveniente, non prendetelo. Abbiate un certo decoro nel vestito, nelle cose di vostro uso, nel comportamento stesso, ossia nel tratto, nel modo di camminare, di parlare, ecc. Vanità nessuna, ma decoro, sì. Dovendo andare quasi continuamente fuori, ricordate di essere suore, anche se giovani. Certi andamenti tanto giovanili non vanno bene.
L'altro giorno, in una città, mi trovavo con una persona e le suore di S. Paolo ci camminavano dinanzi. Le abbiamo subito riconosciute dal loro procedere, forse troppo giovanile. State attente anche andando a passeggio perché certi atteggiamenti fanno cattiva impressione ai mondani.
In propaganda non v'interessate di quanto non riguarda il vostro apostolato; quando siete stanche e camminate con fatica, fate attenzione.
Il Concilio di Trento è molto severo per i chierici. Dice infatti: «Anche il tuo gestire, il tuo parlare, il tuo ridere sia decoroso». Ciò veramente importa una continua vigilanza su se stessi e questa vigilanza, come è necessaria ai chierici, così lo è per le suore, come appartenenti all'esercito scelto della Chiesa. Vedete quanta cura hanno gli squadristi e le Piccole Italiane5 di apprendere un comportamento militare, confacente al loro stato? Quante marce, quante esercitazioni!
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| [98] Ed essi non sono l'esercito scelto della Chiesa! Il vostro modo di stare deve dire agli altri ciò che internamente professate: quindi decoro e semplicità. Questo vi richiederà, senza dubbio, qualche sacrificio, ma fatelo volentieri: è necessario.
Sarà bene che durante gli Esercizi apprendiate il giusto contegno da tenere in libreria, a scuola, dappertutto.

II. POVERTÀ POSITIVA

La povertà positiva riguarda quanto noi possiamo produrre per la gloria di Dio, quindi non più soltanto la mortificazione.
Quattro sono i punti fondamentali dell'esame: spirito, studio, apostolato, povertà. Quest'ultimo vuol dire: fare in modo che anche materialmente la Congregazione possa vivere, svilupparsi e sostenere le vocazioni.
L'apostolato è il vostro altare su cui vi sacrificate predicando alle anime e dalla predicazione traete il sostentamento. Alcuni sacerdoti vivono esclusivamente della loro predicazione: ministri della Parola, vivono della Parola. Voi vi avvicinate alla loro condizione. La vostra Congregazione è ancora bambina, e il vostro apostolato è bambino. Vi è da fare un bene così vasto che per ora ci possiamo paragonare ad un cucchiaino d'acqua rispetto al mare che si trova a Genova e di lì fino a Palermo e poi fino in America.
Nello scorso inverno è morto Hoepli6 quel grande libraio tedesco di cui avrete udito parlare tante volte. | [99] Egli non fu sempre in Italia e non fu sempre tanto ricco, ma lo divenne a poco a poco compilando i suoi famosi settemila manuali, che fece tradurre in molte lingue rendendosi utilissimo alla società. Sembrerebbe impossibile che un uomo possa far tanto lavoro! Figuratevi che cosa potrebbe diventare il vostro apostolato se riusciste a comprenderlo ed esercitarlo come si conviene, e come ce ne sarebbe bisogno! Ma per far ciò occorrono gli studi e gli studi costano non meno dell'apertura di nuove case, come finora ha richiesto la diffusione.
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Si sono fatte tante spese, ma non se ne poteva fare a meno ed io sono riconoscente a coloro che hanno contribuito con tante industrie. Di più lo è il Signore, il quale tutto nota e tutto ricompensa.
Si è assorbito tanto denaro, ma se non avevate un nido dove vi mettevamo? Inoltre, il vostro apostolato non è come quello delle suore infermiere, che ovunque vadano, purché ci siano loro in persona, dei malati ne trovano. Qui dovevate aver dei macchinari, riempire dei magazzini, formare le vocazioni, le studenti. E ancora: dovunque andiate (all'estero) bisogna che vi precedano i sacerdoti perché voi siete ancora indietro di spirito, di intelligenza, di carattere. Da che cosa dunque potrete trarre i mezzi necessari? Dall'apostolato e dalle iniziative che vi si suggeriscono. Anche in queste, tutte camminino con docilità. Quando in un corpo tutte le membra funzionano bene, il corpo fa quanto deve, se invece tutte le membra fossero in discordia che ne avverrebbe?
| [100] Coordiniamo bene, dunque, con pazienza e con costanza, l'apostolato.

III. LA BENEFICENZA

Essa consiste nel proporre elargizioni alle persone che posseggono, nell'intento di far aiutare tutte le opere della Congregazione.
Il primo bene noi lo facciamo al benefattore stesso mentre gli porgiamo l'occasione di un grande merito. Egli sarà eternamente ricco, avendo dato i suoi denari in carità.
Tutte queste cose le ho predicate ai novizi ed essi le hanno ordinate nel libro Date e vi sarà dato7. Se lo leggerete, sarete istruite anche qui sopra e quando ve se ne presenterà l'occasione aggiungerete meriti alla corona di quelli che già avete.
Verso i cooperatori si senta viva riconoscenza e si trattino bene: 1) offrendo loro qualche libro che li illumini. 2) Si assistano con le preghiere. 3) Si ottengano loro tante grazie con la
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nostra vita intemerata. Alcune, oltre alla beneficenza, aiutano la Casa con l'Opera delle duemila Messe8: fatelo, ma moderatamente. Altre zelano le Messe perpetue e le Gregoriane. Riguardo a queste, ricordatevi sempre di rilasciare una piccola ricevuta e in tutto diportatevi con molta prudenza, perché non sempre questo bene è da farsi; a volte conviene tramandarlo, altre rinunziarvi senz'altro.
Sappiate distinguere dalle circostanze. Ad esempio, questo genere di carità non è adatto ad una mamma povera che ha la famiglia da mantenere!
| [101] Per quanto poi riguarda le vostre relazioni con la Pia Società San Paolo e i vari pagamenti, state a quanto vi dirà la Prima Maestra affinché nel complesso delle cose ci si possa sistemare in modo da poter sviluppare più direttamente e più largamente le varie iniziative già prese e da prendersi per la maggior gloria di Dio.
Dovete, inoltre, aver cura particolare delle ammalate, delle vocazioni povere, dei bisogni delle varie case ed oggi aver presente la chiesa9 ancora in corso, destinata a dare tanta gloria a Dio. Per noi, tutto è troppo; ma per il tabernacolo, per il Vangelo, per Gesù è sempre poco.
Sentite quanto vi dirà la Prima Maestra, fuori della predica. Io ho grande fiducia che, essendo tanto bella la vostra vocazione, il Signore vi darà abbondanza di mezzi per coltivarla e farla fruttificare, purché ve ne sappiate valere. Abbiate anche conformità nel fare le piccole elemosine che vi sono possibili, secondo i suggerimenti di Casa Madre. La vostra carità non sia tanto di pane quanto della parola di Dio dato che: «Non di solo pane vive l'uomo»10.
Poi state molto tenaci nella vostra vocazione perché solo in questo caso il Signore vi benedirà. Un giorno vi chiamano a
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reggere un asilo, un altro giorno a far catechismo, un altro a partecipare ad una sepoltura. Tutte cose belle e buone, ma non per voi. Se cedeste sempre, finireste col non aver più tempo per il vostro apostolato.
| [102] Ciascuno compie bene il proprio dovere quando si tiene nella volontà di Dio. Il medico dunque faccia il medico e non pretenda di mettersi a scrivere versi; l'avvocato faccia l'avvocato; la Figlia di San Paolo curi la stampa. Anche in questa tenacia però, abbiate una certa moderazione. Perché non fare un piacere quando costa tanto poco come, ad esempio, stampare i biglietti da visita ad un benefattore? Ma, vedete, ciò è accessorio.
Pregate e lavorate e non esaurirete davvero il da farsi. Quando avrete un numero sufficiente di suore per tutta la terra, allora potrete pensare al resto. Riguardo alla beneficenza, niente ci sembri strano o umiliante. Tutte le opere di Dio vivono con la carità dei buoni. Ricordiamo la scritta che c'era sull'ingresso di quell'ospedale: «Questa casa è aperta a sollievo dei poveri e a merito dei ricchi» perché tutti possano meritare di entrare nel regno dei cieli.
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1 Cf Gv 4,32.

2 Cf Mt 14,20.

3 Cf Fil 4,12.

4 Nel novembre 1934 erano partiti per Shanghai don Giuseppe Pio Bertino e don Emilio Emanuele Fassino, SSP.

5 Così erano chiamate, al tempo di Mussolini, le bambine iscritte al fascismo, mentre i bambini si chiamavano Balilla.

6 Ulrico Hoepli (1847-1935), editore svizzero. Fondò a Milano una filiale della casa editrice.

7 Date e vi sarà dato, Pia Società San Paolo, Alba (Roma, Messina) 1934. (Novizi SSP del 1932-1933).

8 Presso la Società San Paolo è istituita fin dal 1922, l'Opera delle Messe Perpetue, celebrate ogni anno dai sacerdoti della Società San Paolo per tutti i Cooperatori Paolini e gli altri iscritti vivi e defunti. Tale opera è stata voluta da Don Alberione come segno di riconoscenza verso tutti coloro che aiutano gli apostolati della Famiglia Paolina.

9 Chiesa al Divin Maestro, in Alba, Borgo Piave che verrà benedetta il 25 ottobre 1936.

10 Cf Mt 4,4.