Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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40. SUPERBIA E UMILTÀ*

Per gli Esercizi spirituali basterebbero due prediche: la predica dell'umiltà e della confidenza, ce ne sarebbe già abbastanza. Abbassare l'orgoglio e la fiducia in noi stessi e guardare l'Ostia divina, confidenza in Gesù che ogni giorno rinnova sull'altare il sacrificio della croce, confidenza nella santissima Vergine e in S. Paolo. Vediamo se abbiamo l'umiltà o la superbia.
La superbia si mostra in tre cose:

1) Nelle intenzioni: aver voglia di essere stimate, prendersela se una è trattata meglio di noi, se ci vien fatta qualche osservazione. C'è ancora questo desiderio di essere stimate dagli uomini? Che siate stimate da Dio, che il Padre celeste possa dire: Questa è la mia figlia diletta...1. Sapeste quanto danno reca questa voglia di stima, fa compiere grandi sacrifici e poi ci ruba tutti i meriti. Siamo proprio stupide!
Siete graziate da Dio perché avete il tempo per riflettere. Questo tempo che per riposo e per cure ci ha fatto fermare dalle nostre occupazioni, ci deve portare a maggior lavoro spirituale, ad attendere maggiormente all'anima nostra.
Attente alle intenzioni, che non rubino i meriti! Alle volte anche quelle che soffrono hanno intenzioni storte: voglia di questo o di quello, invidiuzze, ribellioni interne. Non perdiamo i meriti! Esame sulle intenzioni se miriamo a Dio o all'io.

2) La superbia si manifesta stimandoci più di quel che siamo. Fare come la Madonna: non si stimava peccatrice perché era l'Immacolata, ma era pronta a tutto quello che le veniva chiesto: «Ecce ancilla Domini: serva di Dio...»2. E noi non siamo più che serve? Umili, serve di Dio nello spirito, nell'anima,
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nel corpo. Abbiamo ancor molta volontà nostra. Il Signore ci ha dato la vocazione, la vista, l'udito... Stimare questi doni: Deo gratias! ma non stimarci più di quello che siamo. Perché ci invaniamo, ci compiacciamo di ciò che è di Dio: della voce, dell'intelligenza, ecc.? Se si pensa alle umiliazioni che vengono dal corpo… alle volte siamo poveri fetenti che camminano. A volte le malattie vengono dalla troppa compiacenza che abbiamo per il corpo, oppure diciamo: Ha lavorato tanto… e il Signore manda le malattie per punire questa compiacenza.

3) L'orgoglio si manifesta in altri due punti: nella mancanza di obbedienza e di carità. A volte abbiamo troppe pretese, crediamo che la nostra maniera di vedere sia quella giusta, invece bisogna che stiamo al giudizio degli altri. Il Papa ha sempre con sé un religioso al quale chiede consiglio… e noi [invece] abbiamo il nostro modo di vedere. A volte si fanno dei partiti. Li facciamo anche noi? Ci sono anche tra le suore i partiti? Tra di voi ci deve essere un solo partito: il partito della santità, questo lo potete fare, tutti partigiani della santità. È necessario che sappiamo rispettare le sorelle, quindi carità, compatimento, bontà, ecc.
Come rimediare all'orgoglio? Essere ben persuase che l'umiltà è necessaria perché l'orgoglio è una bugia e quindi dispiace a Dio. Che siamo umili nei pensieri, nei sentimenti, nei desideri, nel parlare, nel comportarsi quotidianamente! L'orgoglio offende Dio, l'umiltà lo onora. L'umiltà arricchisce l'anima di meriti, e solo l'umile riceve le grazie, mentre il superbo è come la punta di una montagna sulla quale quando piove non si ferma l'acqua: così non si fermano le grazie sul superbo.
L'umile può essere impiegato nei servizi più semplici e può darsi che si faccia più meriti di uno che scrive o che pittura. Quanti che qui figurano tanto, in paradiso non compariranno! Detestarlo questo orgoglio. Quando morirà la superbia? Tre ore dopo che saremo morte noi, tanto essa è radicata.
Umiliamoci! E se non abbiamo commesso quello sbaglio, ne abbiamo commessi cento altri. Siamo così superbi, vanitosi, facili a intenzioni storte… La superbia porta ad ogni genere di peccato. Questo dovrebbe umiliarci di più: il vedere
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vedere che siamo così pieni di peccati, di difetti, così pieni di noi stessi, di testa dura…
Vantaggio dell'umiltà è che l'umile è ascoltato da Dio: l'umile prega e il Signore l'esaudisce. L'umile si fa santo dov'è, anche se non lavora perché malato, anche se si fa servire.
In ultimo direi: il Signore permette le malattie perché l'anima compia più lavoro spirituale. Quando si è in condizione di dover stare a letto e sospendere le altre occupazioni, si è nella possibilità di farsi santi. Se non si raggiunge questa meta, non si raggiunge il proprio fine. Si potrà raggiungere il secondo, quello di ricuperare la salute, ma non si raggiungerà il fine principale: farsi sante, per cui Dio vi ha radunate qui. Questa casa deve fare delle sante. Anche se non si può venire in chiesa, si può dalla propria camera avere più unione con Dio che facendo la Visita inginocchiate alla balaustra. Quindi lavoro interiore, piccole vittorie sull'orgoglio, piccoli atti di virtù, sollevare gli altri, sottoporsi semplicemente alle cure, ecc. Quando si viene qui ci si dovrebbe trovare in un ambiente di santità, di soprannaturalità, di fervore. O vi fate sante voi o le Figlie di San Paolo non si faranno sante. Tempo di grazia di Dio!
Vedete se avete migliorato in questo tempo; ognuna sa da quanto tempo si trova qui. L'abbiamo speso bene? Se no, l'umiliazione, e confessare: Signore, io lascio passare le grazie senza corrispondere. La malattia è sempre una grazia di Dio, una sua misericordia poiché, tolto il caso di morte improvvisa, tutti moriremo di qualche malattia. Domandarci dunque: Ho corrisposto abbastanza a questa misericordia di Dio?
Sante! Sante! Con l'umiltà e la confidenza vi farete sante.
Tutto con la Madonna, invocando le sorelle defunte, e con la fiducia in Gesù Ostia.
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* Meditazione, in dattiloscritto, carta vergata, fogli 2 (21x31), tenuta dal Primo Maestro ad Albano il 12.11.1950. Nell'originale è scritto “Predica del Primo Maestro - Esercizi di Albano, 12-11-50”.

1 Cf Mt 17, 5.

2 Cf Lc 1, 38.