Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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8. LA MESSA: OFFERTORIO8
1. Facciamo di nuovo la nostra offerta al Signore e domandiamo aiuto alla nostra Mamma celeste per poter ricominciare una nuova giornata e arricchirci di meriti. Coltiviamo sentimenti di pentimento, di ringraziamento, di domanda. Uno che non domanda non progredisce, abituiamoci perciò ad insistere nella preghiera.
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2. Cerchiamo di essere convinte. Operiamo come membri della Chiesa, con carità ampia, senza nessun limite. Preghiamo la san Madonna che ci faccia essere degli strumenti vivi, ognuno di noi deve dare il proprio apporto. Entrare nello spirito della Chiesa che è spirito universale; e, nella messa, questo si realizza attraverso le orazioni. Sono le medesime formule che si ripetono in tutto il mondo, e tutto il cielo conosce la voce della Chiesa. «Dove ci sono due o più che pregano, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,20).
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3. Nella messa, alla lettura del Vangelo, segue l'offertorio, cioè l'offerta dei doni in vista della consacrazione; poi la benedizione sopra i doni. Offrire, offrendosi. Offrirsi con l'offrire. «Il Signore tiene più a noi che ai doni», dice san Agostino. Offriamo «in spirito di umiltà», dice la Chiesa. Senza i doni dello Spirito Santo siamo tutti deboli, ed allora invochiamo grazia.
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4. Il «Lavabo» indica la purificazione, e il salmo che si recita è un sacramentale. Come corpo mistico, come società, noi e il sacerdote siamo uniti nella stessa richiesta di purificazione.
Dopo l'offertorio c'è l'«Oratio plebis o Secreta» Noi esprimiamo sentimenti di supplica: «Signore, mentre celebriamo questo mistero ti offriamo questi doni, tu degnati di benedirli: e oggi che è la festa di san Bernardino di Siena: «In memoria dei tuoi santi ti offriamo o Signore questi doni e ti chiediamo...», qui si chiede una grazia appropriata allo spirito della festa.
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5. Inizia quindi il «prefazio», cioè la preparazione alla consacrazione. Una volta era più o meno lungo, si improvvisava. Prima del V secolo, cioè 1500 anni fa, vi erano 257 prefazi diversi. Adesso ne sono rimasti 14, poi ci sono quelli della Madonna e di S. Giuseppe. Nel prefazio si dice che «è degno e giusto lodare Dio», si ricorda il mistero che si celebra, poi si invitano i cherubini e serafini, a cantare con noi il canto trionfante che accompagnò Gesù quando entrò a Gerusalemme.
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6. La Chiesa rinnova così anche l'ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme pochi giorni prima della sua passione. Quindi si entra nella grande preghiera; rinnoviamo la nostra offerta e chiediamo che ci sia accordo tra lo spirito e il fisico, che tutto l'essere tenda a Dio. Pensiamo alla goccia di acqua che si unisce al vino e insieme ed esso forma il Sangue di Gesù. La messa così sarà sempre un progredire.

20 maggio 1953

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8 20 maggio 1953