Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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22. LA NOSTRA SALVEZZA VIENE DA DIO
(Domenica XV dopo Pentecoste)

Meditazione alla Comunità delle Pie Discepole del Divin Maestro.
Roma, Via A. Severo 56, 23 settembre 19621

[Il Vangelo] preso da san Luca, capitolo 7°.
In quel tempo Gesù andava ad una città chiamata Naim ed era accompagnato dai suoi discepoli e da una gran folla. Alle porte della città incontrò un funerale: si trattava di un figlio unico e la madre sua era vedova, per questo vi era molta gente della città. Il Signore al vedere la madre si commosse e le disse: «Donna, non piangere». Accostatosi toccò la bara (i portatori si fermarono) ed egli disse: «Giovanetto, te lo dico [io], alzati!». Il morto si alzò a sedere ed incominciò a parlare. Gesù lo rese così alla sua madre. Invasi da stupore, riconobbero tutti l'intervento di Dio ed esclamarono: «Un grande profeta è sorto in mezzo a noi. Dio visita il suo popolo»2.
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Molte volte si è già fatta la meditazione sopra questo tratto di Vangelo.
Per questa mattina fermiamoci quindi piuttosto sopra l'Epistola di san Paolo1:
«Fratelli, la nostra salvezza viene dallo Spirito, perciò viviamo com'egli desidera. Non desideriamo la gloria che non ci spetta, tra noi non vi siano rivalità o gelosie».
Il che vuol dire: noi ci salviamo per la grazia di Dio, per la infusione dello Spirito Santo. E se lo Spirito Santo ci ha illuminati, noi camminiamo bene secondo la luce di Dio, secondo la fede.
«Non desiderare la gloria», la stima. E chi se la merita la gloria, la stima? Tutta la gloria, la riconoscenza va a Dio.
«Tra noi non vi siano rivalità o gelosie». Rivalità o gelosie sarebbero quando uno vuol superare l'altro per superbia, per distinguersi e quindi invidie e maldicenze.
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«Fratelli, se qualcheduno cade in peccato voi che obbedite allo Spirito, correggetelo con dolcezza».
La correzione fraterna è tanto utile. Vi sono persone che sanno correggere con tanta bontà e quasi quasi non si capisce se vogliono piuttosto lodare che correggere, allora la correzione viene accettata bene e quindi si guadagna il cuore del fratello, della persona che si corregge e la si ordina, la si aiuta [ad] andare meglio al Signore, far sempre meglio.
«E bada bene a te stesso. Tu pure non sei libero da tentazioni, da prove». Ne et tu tenteris.
Chi si vanta, chi si compiace va soggetto a molte prove perché il Signore lo vuol correggere, affinché ognuno pensi che se sbaglia il fratello, puoi sbagliare anche tu qualunque momento, e forse hai già sbagliato più di lui.
«Portate gli uni i pesi degli altri e così adempirete la legge di Cristo».
Che vuol dire: sopportatevi a vicenda. Generalmente siamo più inclinati a conoscere i pesi che ci danno gli altri, invece di essere, in primo luogo, pronti a esaminare noi stessi. Chi sa quanto pesiamo sugli altri; e le lamentele che si fanno e di questo e di quello, generalmente vogliono dire: e tu? ne hai meno difetti? ed è proprio per i tuoi difetti che vengono gli inconvenienti di cui ti lamenti. Perciò abbiamo sempre da guardare noi stessi, in primissimo luogo. Chi fa... l'esame di coscienza non trova i difetti negli altri, ma li trova in se stesso, chi fa bene l'esame di coscienza. E allora la confessione è molto più utile, non solo ottiene il perdono, ma anche la grazia di emendarci.
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«Se tu credi di essere qualche cosa, mentre sei nulla, ti illudi».
E perché c'è una cosa che gli va bene, e perché in una cosa si è riusciti in bene, «se tu credi di essere qualche cosa, mentre sei nulla, ti illudi». Perché, che cosa abbiamo noi che non abbiam ricevuto?1 Tutto ci è venuto da Dio. Vantarsi delle cose degli altri, dei doni di Dio è un togliere la gloria a Dio.
«Esamina la tua condotta, se ne sarai soddisfatto, tanto meglio, ma non scusarti paragonandoti agli altri. Ciascheduno ha il proprio peso».
E vuol dire che, se esaminandoci non si trova quel difetto in noi, ce ne saran tanti altri. E se abbiamo ricevuto un dono da Dio, e a chi va la lode se non a Dio solo? Se abbiamo avuto la grazia di esser cresciuti bene e arrivare alla vocazione, ma chi l'ha data, se non Dio? Vocazione vuol dire che Dio ha chiamato, non tu che ti sei chiamato. «Non scusarti paragonandoti agli altri. Ciascuno ha il proprio peso». E tante volte vi sono difetti esterni che si manifestano mentre c'è tutto un interno buono e santo sostanzialmente. E alle volte all'esterno ci si presenta bene, ma l'interno, alle volte, è più difettoso di colui che tu credi meno di te.
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«Chi viene istruito nella fede, divida i suoi beni con chi lo istruisce».
Qui c'è il richiamo: i fedeli che ricevono l'istruzione, il catechismo, la predica, il ministero, e tu devi ricompensarlo con i beni materiali, perché chi fa il sacerdote, non può fare il sarto, non può fare l'agricoltore o l'avvocato, deve vivere ognuno del suo apostolato, del suo ministero. E i beni che ci vengono dall'apostolato e dal ministero sono più grandi di quelli che si ricevono dai beni materiali, corporali. E quindi Gesù viveva di elemosina, di offerte. E poi? E poi provvedeva anche agli affamati.
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«Non illudetevi, Dio non può essere schernito».
Noi dobbiam sempre camminare nella verità: che siamo niente; e che non ci vantiamo di quel che abbiamo. E poi non crediamo di esser giudicati buoni mentre che Dio vede l'interno. E perché uno esteriormente è giudicato buono, non si illuda, perché Dio sa tutto.
«Ognuno mieterà quello che ha seminato».
Il contadino semina grano, segala, orzo, granturco, cosa raccoglierà? Raccoglie ciò che ha seminato; cioè, se ha seminato granturco, e raccoglierà quello; e se ha seminato orzo, raccoglie orzo, e se semina zucche, raccoglie zucche. Ognuno mieterà quello che ha seminato, quindi, al giorno del giudizio, che è il giorno della raccolta, ecco.
«Chi semina i peccati della carne, mieterà dalla carne la morte eterna. E chi semina le opere buone dello spirito, mieterà la vita eterna».
Perché siamo noi che seminiamo e raccoglieremo noi stessi, lo sappiam già. Quando ci presentiamo al giudizio di Dio, ci sarà la mietitura. La mietitura può essere peccato, può essere santità. E Dio, quando ci presentiamo a lui, non può mica premiare se c'è il peccato, e non può mica castigare se c'è stata la vita buona.
«Non ci stanchiamo nel seminare il bene, a suo tempo arriverà anche la mietitura».
Ecco la sapienza di Dio: a suo tempo arriverà la mietitura. E cioè, tutto quello che facciamo, arriverà là con noi presentandoci al Signore sulle porte dell'eternità.
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Conclusione: «Finché abbiamo tempo, facciamo del bene a tutti», finché abbiamo tempo. Anche oggi abbiam la nostra giornata, così la speriamo: «Vi ringrazio di avermi conservato». Oggi facciamo bene, la nostra giornata sia tutta ordinata al Signore.
«Facciamo del bene a tutti mentre abbiamo tempo, specialmente ai nostri fratelli nella fede».
I primi sono quelli che vivono con noi, poi tutti i cristiani. Quei che sono più legati a noi per motivi spirituali o di nascita, sì; ma poi abbiamo da pensare anche a tutti, specialmente ai nostri fratelli nella fede. E parliamo e desideriamo che tutti i cristiani entrino e si lascino guidare dal Pastore unico, cioè il Pontefice romano.
Dunque, questo tratto dell'Epistola di san Paolo è estremamente istruttivo e pratico. E san Paolo scriveva queste cose agli abitanti della Galazia, quindi si dice: scriveva ai Galati.
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Oh, allora, lodiamo il Signore per tutto quello che ci ha dato. Ringraziamolo sempre e utilizziamo quel che abbiamo: quel tanto di salute, quel tanto di tempo, quel tanto di doni di Dio, di intelligenza, quel tanto di circostanze, quello che è il compito che a ognuna è assegnato.
Oh, e non è far questo o quello, non è il giudizio degli uomini, ma ciò che conta è fare il volere di Dio. Perché hanno chiesto a Benedetto XV1 la definizione della santità e ha risposto: La vera santità consiste soltanto qui, cioè non in altro, ma in questo: nella piena conformità al volere di Dio. Piena conformità. Come si dimostra? Con l'esatto e continuo adempimento del dovere del nostro stato. Con l'esatto, non: quel che più piace farlo, e quel che non ci piace non farlo; ma nell'esatto compimento...
E non basta che sia esatto in qualche cosa, perché uno può fare bene una cosa e trascurar le altre. E può farle bene un giorno e poi non farle bene l'altro giorno. Quindi: esatto e continuo adempimento del dovere di stato. Lì sta la santità, ed è solo quella la santità. Perché, se santo vuol dire essere uniti a Dio, ora, se la nostra volontà è unita alla volontà di Dio, ecco, siamo santi. Se uno, invece, se ne distacca e fa la propria volontà, è un egoista che pensa a sé, non a unirsi a Dio, non [a] fare la volontà di Dio, ma quel che piace a lui. Quindi, c'è la santità che consiste nella piena conformità al volere di Dio, ed è solo quella. E come si prova, come si dimostra, come uno si persuade se cammina bene, se si fa santo? Si dimostra, si prova: dall'esatto e continuo adempimento del dovere del nostro stato: oggi, adesso, ogni giorno che avremo ancora da passar sulla terra, se a Dio piacerà, ecco.
Chiedere, dunque, al Signore, che cosa? Sì, "fateci santi"; ma praticamente: piena conformità ai doveri dello stato, che è conformità alla volontà di Dio, quindi. Esattamente e continuamente. Ma quale volontà di Dio?» E' nel dovere dello stato nostro.
Sia lodato Gesù Cristo
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1 * Nastro 113/d (= cassetta 113/b). - Per la datazione, in PM nessun accenno particolare (cf PM e nostra nota in c162). - dAS (nessun accenno).

2 Lc 7,11-16.

1 Gal 5,25-6,1-10.

1 Cf 1Cor 4,7.

1 BENEDETTO XV, Sommo Pontefice dal 3 settembre 1914 al 22 gennaio 1922. Cf Insegnamenti Pontifici, n. 14: Gli Istituti di vita perfetta, numeri marginali 349-351.