Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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28. UMILTA' E FIDUCIA28
1. Le studenti comuni danno gli esami per la carriera comune, per il titolo di maestre di asilo od elementare, e altro. I vostri esami non sono ordinati alla vita soltanto ma all'eternità; non al solo bene vostro ma delle anime.
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2. Avere fede e pensare così: «Mi hai dato questa vocazione, confido nei mezzi che mi darai per la riuscita. Conto sul dono della scienza». Voi potete contare su una grazia speciale che non hanno le altre che vanno agli esami. Se c'è viva fede, si può riuscire a fare gli studi anche con metà tempo: il Signore, chiamando ad una vocazione, dà le grazie necessarie.
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3. Si è soliti dire: «Tanto si sa quanto si studia; tanto si danno bene gli esami, quanto si è studiato». E' vero, ma solo in parte; non è tutto. Diceva san Tommaso che aveva imparato più ai piedi del crocifisso che sui libri. Mentre si prega si studia, cioè si ottiene dal Signore il dono della sapienza.
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4. Vi è diversità fra una persona e l'altra, ma il risultato non dipende da questo, dipende dal pregare con umiltà e fiducia. Dire sempre «da me nulla posso». I frutti del nostro apostolato tante volte sono invisibili ma saranno visibili al giudizio universale.
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5. Umiltà nello studio e in tutto. Quando riconosciamo che abbiamo bisogno e chiediamo con fede, otteniamo. Pregare con fede e perseveranza. Le grazie vengono in maniera quasi da assecondare la natura: la accompagnano, non la violentano. Umiltà nello studio e nell'apprendere la vita religiosa, che è tutta una costruzione soprannaturale e viene da Dio. Solo così si acquista l'amore ai consigli evangelici e si vive la propria consacrazione con generosità.
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6. Alle volte l'anima è ben preparata, alle volte è contrastata dalla ripugnanza naturale e si può essere in pena e far penare un po': ciò fa parte dell'umano. Sempre umiltà e fiducia. Se dovrete essere buone suore di Gesù buon Pastore e farvi sante, certamente avrete le grazie, ma è necessario il vostro sforzo. A volte può essere duro, ma con l'aiuto di Dio sempre si riesce. Ci attende il premio eterno!
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7. Tante anime sognano la santità e questo è un desiderio messo da Dio: da una parte coltivarlo, dall'altra vedere la nostra miseria e, in terzo luogo, sperare in Dio. Allora non siamo più soli.
Vi do la benedizione perché vi sia sempre umiltà e fiducia fino alla morte.

Albano Laziale (Roma)
12 giugno 1956

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28 Albano Laziale (Roma), 12 giugno 1956