Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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CAPO TREDICESIMO
LA COMUNIONE DELL'APOSTOLO DELLA STAMPA

UNIONE DELLA MENTE - DELLA VOLONTÀ - DEL CUORE

Premesse: La Comunione è l'unione dell'uomo con Dio: frutto di amore di Gesù per noi; deve alimentare in noi la vita divina.
L'unione deve essere completa: di mente, volontà, cuore. Sarà così di onore a Gesù-Maestro e di alimentazione della vita spirituale nell'Apostolo.

UNIONE DELLA MENTE


L'unione della mente umana con la mente di Gesù, in una fede profonda, pratica, sentita. Dio si è fatto uomo affinchè l'uomo diventi Dio, acquistando i pensieri divini, la volontà divina, la divina grazia.
La caduta dell'uomo non aveva corrotto essenzialmente, ma deteriorata la natura dell'uomo; prima della venuta di Gesù Cristo, l'uomo andò di errore in errore, ma in ogni tempo e convivenza umana si verifica la difficoltà a percepire la verità, a ragionare cristianamente, a pensare
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teologicamente. Perciò noi abbiamo la istruzione religiosa, con cui la Chiesa ci comunica la mente di Gesù Maestro; l'inclinazione a credere è frutto dell'infusione della grazia e della fede nel santo Battesimo. Prima poi che lo studente acceda alla sacra Teologia si richiede una preparazione cristiana e teologica che lo disponga a percepire la divina verità.
Nella redenzione dallo spirito maligno, che è bugia ed inganno, Gesù, che è Verità, ci predicò le divine verità: «Veritas liberabit vos». E questa verità dobbiamo a) impararla: ma specialmente b) crederla, c) professarla. Il crederla richiede grazia, il professarla richiede altra grazia. Ora è quello che noi cerchiamo nella Comunione. Ci uniamo a Gesù Cristo e la nostra mente in Lui abbraccia l'insegnamento della Chiesa, il Vangelo e cerca la propria riabilitazione.
Parecchie sono le malattie della mente che la grazia del sacramento risana: irriflessione, ignoranza, dimenticanza, durezza, pregiudizio, errore, perversione. Gesù Cristo Maestro ci sana con una mente riabilitata quanto alle facoltà mentali naturali: ci eleva a verità soprannaturali: aggiungendo della sua sapienza. Che grande atto! In Gesù Cristo, l'uomo si eleva sul mondo, con tutta la sua saggezza e sapienza, e diviene Dio! nella sua mente.
Nella prima parte della preparazione e del ringraziamento: adorare Gesù-Verità; chiedere perdono delle nostre mancanze di fede; supplicare il Maestro Divino a instaurare in Lui, nostro Capo, la mente, sì che apprenda, aderisca, ritenga, professi le verità divine: e siano santificati e soprannaturalizzati i giudizi, i raziocini, i consigli, le decisioni, la memoria.
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UNIONE DELLA VOLONTÀ


Unione della volontà alla volontà di Dio. Uniformità significa amore; e la perfezione sta appunto nell'amore di Dio: più sarà intensa e perfetta tale unione, più sarà vivo il nostro amore a Dio. La volontà di Dio si manifesta per mezzo dei Comandamenti e degli avvenimenti; ma in Gesù è vivente il volere di Dio. Poichè le sue parole hanno confermato, applicato, spiegato, innalzato con consigli e precetti soprannaturali i Comandamenti; Egli poi ha vissuto i Comandamenti, i consigli, e la più alta perfezione in ogni virtù. Così Egli è la santità e la volontà vivente del Padre.
In Lui noi camminiamo al Padre, alla perfezione, al Cielo; è per questo che bisogna aderire a Lui, alla sua volontà, ai suoi esempi. La volontà di Dio nei Comandamenti è teorica, nella vita di Gesù Cristo è concreta, vissuta e viva. In lui poi la volontà del Padre diviene facile, poichè siamo sulla strada; veniamo portati da Lui nel nostro cammino, ove la strada presenta punti malagevoli. La preghiera in generale ci fa aderire a questa volontà di Gesù Cristo: ma la Comunione è la più eccellente specifica preghiera di adesione, di coraggio, di forza. Ed ecco che in Gesù Cristo per la Comunione noi abbiamo l'olivo selvatico innestato con una buona oliva che è Gesù Cristo. La volontà dell'uomo ha due vantaggi: Rimane sanata ed elevata. È salvata: dal «Salutis humanae Sator, Iesus voluptas cordium» da l'abulia, incostanza, accidia, ostinazione, malabitudine: e vi viene messo Gesù Maestro, santità essenziale, onde ne faccia i frutti: «Qui manet in Me et Ego in eo, hic multum fructum affert»1.
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Come si fanno la preparazione e il ringraziamento quindi? Come secondo atto, viene l'ammirazione per la santità di Gesù, un buon esame preventivo di coscienza per la giornata, con atto di dolore e proposito su il punto principale di lavoro spirituale; quindi suppliche a Gesù che sia il cibo nostro quotidiano di forza: «O salutaris Hostia, quae coeli pandis ostium, da robur, fer auxilium». «Il mio corpo è veramente cibo, il mio Sangue è veramente bevanda»2.

UNIONE DEL CUORE


Unione del cuore con il Cuore di Dio. La vita divina è costituita dalla Grazia dello Spirito Santo per Gesù Cristo. In questa noi diveniamo figli di Dio, incorporati come siamo in Gesù Cristo; la parola sarebbe «incapitulare omnia in Christo». I costitutivi sono: fede, speranza, carità, con tutti i beni e frutti spirituali derivanti, di beatitudini, di doni di Spirito Santo, di frutti della carità, di vita ascetico-mistica, di opere di misericordia spirituale e di misericordia corporale ai prossimi.
Gesù Cristo è del Padre e noi siamo di Dio se siamo di Gesù Cristo nello Spirito Santo: uniti dunque per la grazia dello Spirito Santo, mangiamo Gesù Cristo per essere con il Cuore di Lui una cosa sola come sono una cosa sola il Padre ed il Figlio. Allora avremo due battiti soltanto: Gloria a Dio e pace agli uomini: vedremo l'abisso del nostro nulla e la imponente elevazione in Gesù Cristo.
Il Cuore di Gesù sanerà nello Spirito Santo il nostro: dalla indifferenza, diffidenza, male inclinazioni, passioni scapestrate, sentimenti vani, aspirazioni umane.
Quale sarà dunque la preparazione ed il ringraziamento? Come in terzo atto, consisterà in glorificazione di Gesù Cristo divenuto nostra risurrezione
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e vita: «Ego sum resurrectio et vita». Quindi un'occhiata su quanto la misericordia di Dio già ha in noi operato in onore a Dio e pace agli uomini; ed una profonda umiliazione sulla terra del nostro cuore e innanzi a Gesù e Maria che è annunziata e spira d'amor di Dio. Andiamo allora a bere la Vita, a mangiare Gesù! ripartiamocene poi portando innanzi a noi Gesù Cristo ovunque; lasciando che viva Egli solo e operi rimanendo, nell'opera, nascosti in Lui e in Lui sperduti, poichè «Jam non ego, vivit vero in me Christus»3.
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1 Jo. XV, 5.

2 Jo. VI, 56.

3 Gal. II, 20.