Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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8. DOMENICA IV DOPO PASQUA

Si avvicina il tempo dell'ascensione al cielo di Gesù. E i Vangeli preparano questo grande avvenimento, cioè l'ascensione di Gesù al cielo e quindi il saluto che dà Gesù ai suoi Apostoli. Gesù disse ai suoi discepoli: «Vado da colui che mi ha mandato»1.
E quindi il pensiero nostro che si rivolga frequentemente al cielo, là dov'è la nostra patria, la nostra dimora. Se si sta fabbricando una casa e i lavori si protraggono, ecco, il desiderio che sia preparata la casa, sia finita. Ora, ecco, lassù la nostra casa e il desiderio di entrare in quella casa felice.
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Siamo in questo mondo in mezzo a tanti mali e in tante nostre debolezze per cui continuiamo a mancare e cadere nei nostri difetti, tante volte. Allora il nostro desiderio, quello di Gesù: «Vado al Padre, sono venuto su questa terra - disse Gesù - sono venuto in questo mondo e di nuovo lascio il mondo e ritorno al Padre1.
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Questa è la nostra storia della vita: venuti da Dio, venuti a fare quel che è la volontà di Dio su questa terra, la nostra missione, la nostra vocazione, la volontà di Dio. E allora: «Lascio il mondo e ritorno al Padre». E si ritorna al Padre in misura di gloria, in misura dei meriti che portiamo di là. Far presto perché il tempo è breve. E allora, l'arricchimento della nostra anima. Il tempo passa e vi è chi perde il tempo, e vi è chi invece si arricchisce con tutta la prudenza e tutto il desiderio di acquistare i meriti con la nostra vita conformata al volere di Dio.
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Dunque: «Vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: "Dove vai?". E invece perché vi ho detto queste cose, la tristezza vi ha riempito il cuore». Gli Apostoli pensavano solamente al distacco, e quindi la tristezza nel loro cuore: la separazione. «È meglio per voi che me ne vada». E perché? Perché doveva mandare lo spirito di Gesù Cristo, doveva mandare lo Spirito Santo sopra gli Apostoli, i quali avevano capito poco della missione che era loro affidata, poco avevano capito anche di tutti gli insegnamenti di Gesù. Ma allora, mandando lo Spirito Santo, lo Spirito Santo li illuminerà e: «Insegnerà a voi quello che vi ho detto», cioè ve lo spiegherà, ve lo farà capire. E difatti quando discese lo Spirito Santo essi capirono quello che Gesù aveva loro predicato e avevano capito la missione loro affidata. E allora dovevano iniziare l'apostolato, la predicazione: «Andate e predicate in tutto il mondo»1.
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Ora, bisogna sempre che ci crediamo ignoranti. E siamo tanto ignoranti, anche nelle cose che, alle volte, crediamo di sapere molto. Ma quello che riguarda la santità, quello che riguarda lo spirito di fede e l'amore a Dio e la fiducia nei meriti di Gesù Cristo, capiamo poco, poco. Già veramente noi abbiamo ricevuto la cresima, lo Spirito Santo, ma è necessario che, giorno per giorno, siamo sempre più illuminati. E il Veni Creator sia proprio per questo: per capire tante cose, specialmente conoscere noi stessi e conoscere Dio. Noi stessi nelle nostre miserie e conoscere le grazie che il Signore ci ha dato per amarlo; e riconoscere le sue grazie e amarlo.
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E poi, glorificar Dio. Ma poche anime arrivano soltanto a cercare la gloria di Dio. Molte anime arrivano a guadagnare i meriti, cioè per sé. Ma quello che è il fine di Dio è la glorificazione di Dio. E quindi l'amore a Dio è compiuto quando si cerca la gloria di Dio. Questo amore che le anime pensano a sentimentalità e credono con questo di avere una grande santità... Ma il paradiso è glorificare la Trinità. E solamente noi siamo preparate ad entrare in paradiso quando già sulla terra cerchiamo solamente la gloria di Dio.
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Quindi fare il passo più avanti. Non soltanto una spiritualità un po' egoista, ma la spiritualità dev'essere tutto quel che riguarda la gloria di Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo. E avere gli stessi pensieri di Dio, gli stessi desideri di Dio onde sia preparata l'anima all'ingresso in cielo. E vi sono anime, quindi, che non si fermano in purgatorio perché son già purificate, han cercato solamente Iddio, la sua gloria: omnia in gloriam Dei facite1.
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E Gesù dice: «Quando verrà lo Spirito Santo, venendo convincerà il mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio». Cioè, il Signore Gesù che manda lo Spirito Santo e lo Spirito Santo fa capire molte cose.
Restare ai piedi di Gesù perché ci insegni: Doce nos1. Abbiamo avute tante grazie nella nostra vita, tante grazie rispetto a molti cristiani, rispetto ai fedeli, rispetto anche, alle volte e molte volte, nella parentela, quelle persone con cui si vive. Ma noi che abbiamo tante grazie, tante occasioni e che siamo chiamati ad amarlo completamente: con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la volontà, allora ci distacchiamo veramente dal nostro io e cerchiamo l'amore a Dio, l'amore a Dio.
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Quindi invocare lo Spirito Santo. E quando si fa la meditazione si recita il Veni Creator, cioè si chiede le grazie dello Spirito Santo, cioè la luce della nostra anima e il dolore dei peccati e l'amore a Dio. Il Veni creator.
Gli Apostoli si erano radunati nel cenacolo con Maria e in quella novena dello Spirito Santo passarono il tempo nella preghiera, nella penitenza e nell'attesa dello Spirito Santo1.
Quindi prima, nella meditazione, il Veni creator, invocare lo Spirito Santo e sentirci con Maria nel cenacolo, con Maria e con gli Apostoli (e difatti dopo il Veni creator diciamo l'Ave Maria). Allora ci stabiliamo lì, nella posizione giusta. Abbiamo bisogno di tante grazie, di tanta luce e, per ottenere queste grazie, questa luce dello Spirito Santo, ci uniamo agli Apostoli e ci uniamo a Maria quando era nel cenacolo e attendiamo la luce di Dio.
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E che cosa poi dobbiamo capire? Ottenere aumento di fede, una speranza più ferma col desiderio di seguire Gesù, e poi l'amore a Dio e l'amore al prossimo. Quindi fondamentalmente, le tre virtù teologali che costituiscono lo spirito nostro come cristiani, come religiosi. Accrescere in noi la fede e la speranza e la carità. Questo, fondamentalmente. Poi ci sono dei bisogni singolari, cioè propri di ciascheduno. Quindi, domandare al Signore questa grazia di far bene la meditazione. Chiedere i lumi dello Spirito Santo, ma non soltanto i lumi, cioè la fede, ma insieme la speranza e la carità: l'amore a Dio e l'amore al prossimo. E dopo le virtù teologali, ci sarà anche l'infusione delle virtù cardinali e delle altre virtù; sì. Però con le tre virtù teologali, tutto il resto viene come di conseguenza; sì.
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Oh, in conclusione: pensiamo frequentemente al cielo, che è la nostra patria, lassù dove Gesù siede alla destra del Padre1. E poi, fin tanto siamo su questa terra, che cresciamo in fede, speranza e carità; che impieghiamo bene le ore, i momenti della giornata; e che in noi si radichi sempre di più lo spirito di fede e la speranza nei meriti di Gesù Cristo, che sono i nostri meriti, cioè quelli che ha fatto per noi; e che noi applichiamo i meriti di Gesù Cristo quando c'è questa speranza viva e il desiderio di seguire Gesù; e poi l'amore al Padre cercando soltanto la sua gloria.
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Oh, quanto c'è ancora di purificazione in noi! E quanto più la nostra anima deve fissarsi in Dio! E vedere Dio in tutto e cercare in tutto Dio. Non perdiamo tempo perché il tempo passa e, mentre che abbiamo il tempo, spendiamo bene quel tanto che il Signore ci dà di tempo per arrivare all'ultimo giorno... a rendergli gloria [?]. Purificazione e santificazione.
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1 Vangelo: Gv 16,5-14.

1 Gv 16,28.

1 Cf Mt 28,20.

1 1Cor 10,31.

1 Lc 11,1.

1 Cf At 1,14.

1 Cf Mc 16,9.