Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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18. IL PROPOSITO COMPLETO: MENTE, VOLONTÀ, CUORE
Esercizi Spirituali (27 maggio - 4 giugno 1958) alle Pie Discepole Superiore e anziane.
Roma, Via Portuense 739, 29 maggio 19581
Gesù Maestro appena fu sollevato sopra la croce a vista di tutti si preoccupò di pregare per i peccatori: «Padre, perdona loro perché non sanno quel che si facciano»2. E appena egli risuscitò e si mostrò ai discepoli, entrando a porte chiuse nel cenacolo, dopo avere augurato la pace: «Pace a voi», disse: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro ai quali rimetterete i peccati, saranno rimessi e a coloro ai quali non li rimetterete non saranno rimessi»3. E s'intende: «a coloro a cui non li rimetterete» e cioè non ne avran le disposizioni: perché ogni peccato si può perdonare, e si possono perdonare tutti i peccati, per quanto siano numerosi e per quanto siano gravi, ma non si possono rimettere senza le disposizioni. Allora sarebbe come far cadere dell'acqua su una pietra, l'assoluzione non entrerebbe nel cuore e non purificherebbe l'anima. «A coloro a cui non li rimetterete».
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E si può mancare di disposizione, primo: perché non entriamo [ab]bastanza in noi stessi, e conoscer noi stessi, le nostre mancanze interne, particolarmente; oppure perché non c'è l'odio vero al peccato; si vorrebbe sol l'assoluzione, senza l'emendazione; si vorrebbe solo aggiustare il passato e metterci una pietra su tutto senza conversione per il futuro. La vera detestazione del peccato include, come abbiam visto, il dolore per il passato e il proposito per l'avvenire. Detesto ciò che ho commesso e non voglio commetterne mai più.
Ma con questo proposito: «non voglio commetterne mai più». Nell'Atto di dolore si aggiunge: «e fuggire le occasioni prossime del peccato». Perché il vero proposito suppone che noi prendiamo i mezzi per evitarlo in futuro. Non basterebbe dire: non voglio più bruciarmi, ma voglio star vicino al fuoco, troppo vicino al fuoco; no. Non voglio più commetterne per l'avvenire e voglio fuggire le occasioni prossime del peccato. Non ogni occasione, se no non entrereste più nei Centri e non andremmo più per le strade, come dice san Paolo, sarebbe necessario uscir da questo mondo1. Ma quelle occasioni che ti portano al male e a cui non sai resistere, quelle occasioni, le quali non sono necessarie, perché se ci fosse un'occasione necessaria, allora la si rende remota, questa occasione, usando i mezzi che sono la preghiera e la vigilanza, la preghiera e la vigilanza.
Quindi, poi, le occasioni non necessarie. Se facendo intimità con quella sorella e prendi delle idee storte riguardo alla vita religiosa, riguardo alla benignità e carità con tutte, riguardo alla sottomissione e all'unione coi Superiori, quella è un'occasione prossima. Si dirà che è un'occasione prossima soltanto di peccato veniale. Qualche volta, sì, e può essere che si arrivi anche [all'] occasione prossima di peccato grave. Se ti guasta lo spirito, se ti disunisce dalle sorelle oppure se svalorizza l'apostolato, fa perdere la stima all'apostolato, se ti fa perdere quell'unione verso la Congregazione e verso chi deve guidare la Congregazione o sia la Congregazione dei Religiosi o sia la direzione interna, allora che cosa c'è di maggior male che rovinar lo spirito religioso?
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La mancanza di spirito religioso è ragione sufficiente per dimettere le suore che hanno fatto i voti1. Dunque non è una cosa leggera. Eppure il Diritto Canonico parla chiaro. Le Costituzioni, poi, in questo punto copiano il Diritto Canonico. Non è piccola cosa questa.
È portar l'amarezza, il disorientamento in un'anima, di portarle quello scoraggiamento oppure quello stato di diffidenza, perché poi, se manca il fervore in un'anima, la dedizione alla Congregazione e a tutti gli apostolati, allora si disfa la Professione. Si è fatta, ma praticamente la si ritratta, si ritratta. E quel che dice là, dopo aver fatto l'offerta all'altare, si riporta via indietro il dono che si era presentato a Dio. Questo interiore che bisogna guardare! Queste nostre disposizioni interiori, perché poi le parole e le azioni son conseguenze, sono conseguenze. Se c'è lo spirito caldo, il cuore caldo verso Gesù e verso la Congregazione, allora se ne parla bene, allora si prende un andamento di attività, allora ecco che l'anima vive la sua vita religiosa, cammina nella sua strada di perfezione. E questo è tutto.
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Persone che sono nell'Istituto, ma non sono dell'Istituto cioè, vivono nell'Istituto, ma non sono dell'Istituto di animo, di pensiero, di cuore, nel discorrere, e poi, successivamente, nell'operare. Interrogarci se siamo, non solo col corpo nell'Istituto, ma se siamo col pensiero, con la volontà, col sentimento, con il cuore, con tutto l'essere.
Perché entrati in Congregazione? Per farci santi. Non c'è altra via che quella della Congregazione. Se poi una esce dalla Congregazione con lo spirito, con il cuore, con i pensieri, è ancora lì col corpo, ma non è più con lo spirito. Realmente non la vive, non la sente, non è entusiasta, non compatisce anche gli errori eventuali che ci possono essere, non dà tutta la collaborazione e, nei discorsi, non può riflettere, insinuare negli altri quello spirito che ci deve essere.
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Dunque, e il proposito, allora, come deve essere? Il proposito per l'avvenire deve riguardare due punti, in generale: uno, la santificazione propria; e l'altro, l'ufficio, l'apostolato, in sostanza, che si dovrà compiere, quell'ufficio al quale si è destinati.
Primo, dunque, quel che riguarda la santificazione propria.
La santificazione propria si compone sempre di tre parti
, perché l'amore di Dio riguarda tutto il nostro essere: «Amerai il Signore Dio tuo con tutta la mente e amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore e amerai il Signore Dio tuo con tutte le forze»1, cioè con tutta la volontà.
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[1.] Con tutta la mente. Vedere se i nostri pensieri sono proprio già totalmente rivolti a Dio. Vi sono pensieri che son conformi del tutto alla vita religiosa: stimo l'obbedienza fino «si umiliò fino alla morte di croce»: Factus oboediens usque ad mortem crucis1. Disposto così? Il Maestro ci ha preceduti. E non c'è altra via, perché noi possiamo arrivare alla santità, che quella che ci ha assegnato il Maestro Divino.
Poi, come stimo la castità? Le parole che disse Gesù: Vi sono coloro che hanno abbracciato la verginità (mi esprimo con queste parole) propter regnum Dei2, per il regno di Dio. E l'amano, la sentono, sentono di esser di Gesù, sue spose, coloro che, quindi, nelle comunioni, nelle Visite, nelle Messe hanno delle particolari comunicazioni con Gesù, ecco. Vivono proprio per Gesù. Non c'è l'orgoglio, non c'è la voglia di soddisfare un po' la sensibilità ecc.; non ci sono amicizie particolari, ma sono di Gesù, queste anime, e la stimano questa virtù come è espresso nell'Inno della Chiesa: Iesu corona virginum3, Gesù corona dei vergini.
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La povertà, poi, ne hanno un'idea giusta, il pensiero è giusto, è il loro pensiero quello delle Costituzioni. E poi, (questo se riguarda il voto), poi vi è quello che riguarda la virtù. Per quello che riguarda la virtù, l'esempio è il Maestro. Come è nato: eccolo in una grotta, ecco[lo] in una greppia; eccolo fuggitivo in Egitto; eccolo al banco del lavoro che suda; eccolo che domanda la carità per vivere, durante il ministero pubblico, riceve tutto in elemosina; eccolo spogliato dei suoi abiti, anche. Vi sono attaccamenti così profondi e neppure sospettati, alle volte. E poi vi sono anime che su certi punti non vogliono esaminarsi perché non vogliono cambiare. Anche quando entrano negli Esercizi: Possono toccarmi qui e possono toccarmi là, ma in questo punto, no. E allora gli Esercizi sono ridotti a poco frutto, se pure non sono una responsabilità in più, perché è offerta una grazia e non se ne approfitta.
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I pensieri sulla vita comune. Siano giusti i pensieri sulla vita comune, oltre che sui voti, perché Gesù ama piuttosto che ti astieni dalla comunione, piuttosto che portare in cuore quel sentimento di avversione, di contraddizione e magari di invidia o di vendetta con la sorella o con... Oh, siamo così. Che la comunione sia intiera con Gesù: di mente, di cuore, di volontà.
Il pensiero della vita comune, il contribuire alla Congregazione, quanto è possibile. Contribuire non solo col lavoro, con l'esercizio dell'apostolato, ma contribuire con la preghiera, coi sacrifici; contribuire con la ricerca delle vocazioni, con l'aiuto alle vocazioni; contribuire nel portare spirito di unità e portare letizia e fervore nella comunità, nella Casa ove si è.
Vita comune, cioè, vivere come in famiglia religiosa. È una famiglia religiosa modellata sulla famiglia di Nazaret. E questa vita comune che richiede tanti sacrifici nella giornata, perché si tratta di obbedienza continua agli orari, alle disposizioni, e un'obbedienza che sia interna, in primo luogo, e una carità che sia interna, in primo luogo. Vivere la Congregazione.
Vi sono persone le quali, se c'è un inconveniente, è dei Superiori; se una cosa non progredisce, non va: è perché i Superiori... oppure perché c'è la Superiora tale, perché mi trovo in questa condizione... Ma, e non si potrebbe anche dire: per colpa mia? Mea culpa, mea culpa, mea maxima culpa?1. Ma la Congregazione siete voi! Come il Papa diceva: «La Chiesa siete voi. Se siete santi, la Chiesa che è santa in sé, farà rifulgere la santità anche davanti agli altri. E sarete membri santi». Così, se si è veramente Pie Discepole, «Pie» Discepole, non solo Discepole, allora la Congregazione è pia, è fervorosa, vuol dire, ama Gesù, si spende per la gloria di Dio e per la santificazione dei membri e poi per l'apostolato che è proprio dell'Istituto.
Oh, come siamo facili a dare la causa degli inconvenienti a destra e a sinistra o a persone che ci stan sotto o a persone che sono uguali o a persone che stan sopra. Quante volte si dà causa agli scolari e invece la colpa è del maestro... oh! perché non ha fatto bene la scuola. Bisogna sempre che, prima di rimproverare, guardiamo se nel nostro occhio non ci sia una trave, prima di togliere la pagliuzza dall'occhio del fratello, della sorella2.
Vita comune. Amarla. Sorgente conti[nua] di meriti. Una sorgente che non mette fuori acqua a intermittenza, cioè, un po' sì e un po' no, ma sorgente che mette acqua in continuità. Sorgente preziosa, ricca, la vita comune, ma ben vissuta, non sopportata, ma ben vissuta.
Quindi: dirizzare i pensieri, fare i propositi sui pensieri, in primo luogo.
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Fare i propositi sui pensieri, vuol dire ancora, poi, istruirsi sopra tutto quel che riguarda il servizio di Dio. Prima su Dio. Perciò: catechismo. E se si è già preso il catechismo, si andrà più avanti, si prenderà la teologia delle suore e si può approfondire poi qualche punto particolare. E voi avete dei punti particolari da approfondire: la dottrina del Maestro.
Oh; istruzione e fede profonda. Persone che hanno fede profonda e vedono sempre in tutto la mano di Dio, la mano paterna di Dio che ci guida alla santità. Persone le quali sfuggono ogni sacrificio e tutte le volte che c'è qualche pena si trovano tristi. Guai se ricevono un avviso, un'osservazione, un richiamo che è dato proprio a posto, perché se non è dato a posto non si affliggono molto, ma se tocca proprio il loro punto in cui mancano, allora si risentono, come toccare la piaga proprio dove fa male. Puoi toccare l'altra mano, ma se è quella che duole e proprio su quel punto, allora si sente il dolore e quindi si ha una reazione. La vita comune, preziosissima sorgente.
Accettare gli uffici, mettersi dentro bene a compierli santamente davanti a Dio e davanti alla Congregazione: Providete bonum non tantum coram Deo sed etiam coram hominibus1: fate bene non soltanto davanti al Signore, ma anche davanti agli uomini. E cioè, davanti alle persone che sono in Congregazione.
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[2.] Poi, il proposito per essere pieno deve essere ancora esteso ai sentimenti del cuore. E in primo luogo, o anzi, il punto centrale sarebbe questo: «Vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa». Ma questo approfondito: «con tutto il cuore». Non mire di vanità, di ambizione, desideri di stima, di riguardi: che rilevino ciò che abbiam fatto. Oh, se abbiamo fatto un po' di bene: «Signore, accettatelo e perdonatemi il male commesso». Del resto noi sbagliamo tante cose, tante cose, e in mezzo a tutte, qualche volta facciamo un po' di bene, in fondo in fondo. Non possiamo molto molto alzar la testa. «Perdonatemi il male che ho commesso e se qualche bene ho compiuto, Signore, accettatelo» per la ricompensa nell'ultimo giorno, nel giorno del giudizio.
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Mirare a Dio solo. L'intenzione retta. Discendere proprio nell'animo fino al fondo: le mie intenzioni sono veramente rette o c'è un po' di ambizione, di vanità, di pretesa che rilevino il bene che ho fatto, che non mi rinfaccino il male che ho commesso e che mi stimino e che dicano bene? Che cosa c'è in fondo al cuore? Non perdiamo i meriti per causa delle intenzioni storte. Sacrificarsi e perdere il merito è una stoltezza. E il punto centrale è quello.
Poi, questo punto, che impedisce il vero amor di Dio che si può chiamare amor proprio, alle volte non si manifesta con l'orgoglio, si manifesta con la pigrizia, con la sensualità, con lo spirito di comodità. Si manifesta con le invidie interne che si hanno; sì. Si manifesta in quel quasi disgusto di Dio o, mettiamo, solo indifferenza: si va alla Visita indifferentemente, non c'è il cuore proprio che ama Gesù e si aspetta quel momento per manifestare il nostro amore a Gesù e qualche volta si è anche lontani perché si vorrebbe quasi evitare, abbreviare, almeno, quel contatto intimo, perché si sa bene che fra l'anima e Gesù vi è qualche cosa, cioè che l'anima non è tutta di Gesù e allora non si trova bene. Ma l'anima che è con Gesù, come si trova bene dopo la comunione! come si trova bene alla Visita! come entra nello spirito della Messa, lo spirito, diciamolo, liturgico della Messa!
Questo cuore! Quando si dice: il proposito comprende anche il cuore, molte volte si crede che comprenda sol la preghiera. Certo la preghiera, sì; ma in fondo l'amore di Dio, la lotta contro l'amor proprio, che sono punti fondamentali. Non perdiamo i meriti stoltamente. Oh, qualche volta lo si rileva subito, perché, se si riceve un rimprovero, oppure se mancano un po' di riguardo, oppure se quella persona non sembra conforme nella sua vita al nostro carattere, al nostro modo di vedere, eh! quante volte si sprecano le forze senza guadagnare meriti. Vigiliamo sul cuore, vigiliamo sul cuore.
Il cuore, poi, ha tante inclinazioni, tante sensibilità, non che sian peccati, eh? sono i sentimenti che vengono dalla natura guasta, sì; ma quello che c'è di volontario, quello che non si combatte, quello che non si detesta, che ci deve dare proprio veramente dolore e quello che ci porta al disorientamento.
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[3.] Oh, poi, i propositi sulle parole e i propositi sulle azioni son più facili, sulle parole. E tuttavia vi sono persone che, quanto a dominar la lingua, sentono tanta difficoltà o perché parlano fuori di tempo con facilità o perché nel parlare, pure al suo tempo, non sono sempre, i loro discorsi, santi: Si quis loquitur, quasi sermones Dei1. Parlare come avrebbe parlato la Madonna. Dire quello che avrebbe detto la Madonna e nel modo in cui avrebbe parlato Maria.
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Poi le azioni. Le azioni della giornata. Allora qui viene quel che è assolutamente necessario per la santità: viver le Costituzioni, leggerle, meditarle, approfondirne il senso per praticarle sinceramente. Perché, e fu scelta quella via lì, quella spiritualità lì. Alle volte si va in qualche Casa, si entra in chiesa e se si guardano i libri che ci sono lì nel banco, eh! non sono la spiritualità delle Pie Discepole, non la riflettono. Eppure si nutrono di quello. La vostra spiritualità è la più giusta, è quella più illuminata, è quella più sicura perché vi innesta in Cristo: «Io son di Paolo, io son di Pietro, io son di Apollo»1. Ma non siete tutti di Gesù Cristo? E non avete fatto i voti proprio a Gesù Maestro con solennità innanzi al tabernacolo? La vostra spiritualità è nel Vangelo. Il Vangelo, il quale poi è applicato, come sapete, viene applicato alla Congregazione per mezzo delle Costituzioni. Lo spirito di povertà di Gesù è quel che risulta dalle Costituzioni; lo spirito di obbedienza è quel che risulta dalle Costituzioni; lo spirito e la dedizione a Gesù, l'amore a Gesù è quel che risulta dalle Costituzioni, come voto e come virtù; e la virtù è più estesa che il voto. Il voto è un mezzo per praticare la virtù più... cioè per ottenere l'unione con Dio. Allora i propositi completi.
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[Secondo.] rimane l'ultima parte: la pratica dell'ufficio che è assegnato; sì. Oh; e l'aspirante deve far bene l'aspirante; e la novizia deve far bene la novizia; e la cuoca deve far bene la cuoca; e la studente bisogna che faccia bene lo studio; e chi è mandato in una Casa deve far bene quello; e se una è Superiora deve far bene la Superiora, fare osservare le Costituzioni; e se una, invece, è suddita, deve osservarle nell'obbedienza. Dell'ufficio. Se poi è affidato l'apostolato del servizio sacerdotale, l'apostolato liturgico, concentrarsi negli Esercizi, pensarvi bene. Vedere ciò che già va bene per confermarlo; vedere ciò che è ancor difettoso per migliorarlo e, se vi sono sbagli, punto fermo: «non li commetto più». Ci vuol saggezza. Bisogna utilizzare i doni di natura, cioè l'intelligenza, e i doni di grazia con la luce che viene dalla Congregazione, quell'indirizzo che si ha dalla Congregazione e quei lumi che vengono direttamente da Dio, sì.
Oh, come saranno utili, allora, gli Esercizi Spirituali! Segneranno il cammino nuovo. Perché per il passato si fa presto a mettere a posto, ormai non c'è che da pentirsi, se c'è stato del male, e se qualche bene ho compiuto, il Signore lo accetta, offrendolo a lui di cuore. Ma è il passato che si detesta in vista dell'avvenire, cioè di far meglio per l'avvenire. Quindi, il fine degli Esercizi è particolarmente il migliorare, il migliorare. [Ci] si ferma un momento per notare la strada da farsi e come farla e, riprese le forze, davvero camminare.
E così il Signore benedice i vostri sforzi e benedice questi santi giorni.
Sia lodato Gesù Cristo.
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1 Nastro 22/b (= cassetta 50/a). - Per la datazione, cf PM: «La vera detestazione del peccato include, come abbiamo visto, il dolore per il passato e il proposito per l'avvenire» (cf PM in c144). - dAS (cf c144 e anche VV). - dAC, 29/5/1958: «PM: Il dolore sincero porta al proposito sincero» (Noi abbiamocambiato il titolo).

2 Cf Lc 23,34.

3 Cf Gv 20,21-22.

1 Cf 1Cor 5,10.

1 Cf Costituzioni delle PD, (1948), art. 97.

1 Cf Mt 22,37.

1 Cf Fil 2,8.

2 Cf Mt 19,12.

3 Liber Usualis, Comm. Virginum, Hymn. in II Vesperis.

1 Cf Missale Romanum, «Ordo Missae», Confiteor.

2 Cf Mt 7,3.

1 Cf 2Cor 8,21; più esattamente: Providemus enim bona non solum coram Deo...

1 1Pt 4,11.

1 Cf 1Cor 1,12.