Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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Corso di aggiornamento alle superiore dell’Italia Nord-Ovest
Alba, 24-25 luglio 1961

 

I. I COMPITI DELLA MAESTRA1

 

[La casa è]...2 frutto di tanti rosari. E allora, se è frutto di tanti rosari, continuando la recita dei rosari, la casa funzionerà sempre meglio, perché le costruzioni non sono per far sfoggio esterno di edifici, ma sono per dare alloggio alle persone che vogliono santificarsi, per l’apostolato; particolarmente poi qui si ha anche l’altra missione. Questa casa ha una missione vocazionaria, cioè insieme di reclutamento e di formazione. Mi pare che avete messo qualche altra vocazionista, quest’anno. Che cresca il numero delle vocazioni.

Questo Convegno ha un fine, e cioè un prolungamento e, se si vuole, un’applicazione di quello che si è detto e fatto nel grande ritiro, nel grande corso di Esercizi di venti giorni ad Ariccia. Là aveva due fini: rinvigorire lo spirito religioso paolino e vivere le Costituzioni. Nelle Costituzioni vi sono le quattro parti: spirito, studio, apostolato e la parte umana che chiamiamo povertà: questa è una parte importante che riguarda le amministrazioni, ma amministrazioni conformate allo spirito paolino, a servizio delle anime.

Allora, per rinvigorire lo spirito, credo che quanto si è detto ad Ariccia venga comunicato, venga poi mandato qualche copia, qualche libro, per mezzo della...3.

In questo primo incontro, ringraziamo il Signore di tutte le grazie concesse alle Figlie di San Paolo, sia per le vocazioni, sia per il buon spirito, sia per il buon apostolato compiuto.

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Ringraziare il Signore perché da lui tutto viene, ma stare anche attenti a tutto dirigere a lui. Usare tutto per il Signore. Tutto per il Signore, null’altro che per il Signore e per la nostra eterna felicità.

Ecco il concetto di Maestra: voi siete tutte Maestre, quindi questo pensiero lo avete già penetrato abbondantemente. Tuttavia vi sono delle cose che è sempre utile ricordare.

Si era detto in principio: chi starà a capo delle case femminili paoline, avrà il titolo di Maestra, ma propriamente di maestre diplomate, chi c’era? Qualcuna sì, ma proprio solo qualcuna. Ma allora perché chiamarle Maestre? In ossequio a Gesù Maestro e perché facciano tutta la parte che devono compiere nella loro posizione. Perché Gesù si dice Maestro completo, e lui ha detto: «Il vostro Maestro è uno solo, il Cristo»4. È uno solo. Allora ci sono centinaia di migliaia di maestri in Italia. Sono insegnanti, non Maestri. Insegnanti e cioè possiedono la grammatica, la geografia, spiegheranno anche il calcolo sublime, e magari la pedagogia, ma in generale sono insegnanti, ed è ben diverso il titolo di insegnante dal titolo di Maestro. Perché Gesù si dice «uno solo», allora? E perché ha detto: «Non chiamatevi Maestri...»5. Per questo. Chi è veramente il Maestro? Il Maestro è colui che in primo luogo precede con l’esempio, fa scuola di esempio, buono e santo. Poi istruisce, e allora è un insegnante. Terzo: il Maestro Divino è uno solo perché dà la grazia. Chi è che dà la grazia? Quale Maestro dà la grazia? Gesù solo. Lui è la vita, e cioè la grazia. Quindi Gesù aveva ben ragione di dire: è uno solo il Maestro.

Per questo, vedete, la Congregazione Pia Società San Paolo, voglio dire la parte maschile, vi prepara un bel lavoro e questo lavoro serve a mettere le basi filosofiche e teologiche: Maestro Divino, Gesù Maestro6. E quindi non vi sarà più nessun dub-

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bio, nessuna incertezza. Vi saranno quattro volumi. Il primo volume7 è già entrato in composizione, ed è costato molto perché si è dovuto confrontare tutta la Patristica, studiare il Vangelo, approfondirlo, e poi particolarmente l’insegnamento di san Tommaso8 e di san Bonaventura9; e ci sono anche gli altri, ad esempio san Cirillo10, sant’Ireneo11. Adesso c’è chi fa un lavoro su san Cirillo per mostrare come Gesù sia realmente Maestro. Però vi è ancora da approfondire l’insegnamento di san Bonaventura, il quale deve completare l’insegnamento di san Tommaso.

Gesù è Maestro, perché prima fa, poi dà l’esempio. Poi, dopo aver dato l’esempio, insegna. Gesù fanciullo e prima ancora bambino e poi giovinetto e poi uomo adulto nella casa di Nazaret, con l’esempio ha fatto scuola a Maria. Pensiamo anche quali saranno stati i discorsi in quella casa da quando Gesù aveva dodici anni fino ai trent’anni, quindi diciotto anni di vita intima, familiare fra Maria e Gesù. Rispondono i santi Padri. In quel tempo Gesù insegnava a Maria e quindi induceva Maria a vivere quello che lui avrebbe predicato. Quindi prima ha comunicato a Maria quella che è la perfezione, la santità..., e poi Maria ha vissuto quello che Gesù diceva. Quando poi Gesù predicava il suo Vangelo, i fedeli, i seguaci di Gesù, vedevano in Maria come si attuava, come si poteva vivere la vita di per-fezione, la vita di insegnamento di Gesù.

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Allora Gesù ha preceduto con l’esempio e nella vita pubblica ha insegnato: «Siate perfetti come è perfetto il Padre mio che è nei cieli»12. Poi ha rivelato le sue qualità divine e ha dato la vita, cioè la grazia, perché egli è venuto per riaprire il paradiso. La vita soprannaturale era stata perduta per causa del peccato originale, Maria ha ritrovato questa grazia «invenisti gratiam»13, la grazia che si era perduta, e di cui ne era piena: «gratia plena»14. E poi Gesù ha dato i mezzi per comunicare questa grazia: Messa, comunione, battesimo, penitenza... i sacramenti, la preghiera, specialmente la preghiera liturgica.

Dunque, Maestra perché? Perché si suppone che chi è a capo della casa si occupi dello spirito delle suore: precederle15. Secondo, dia l’esempio di osservanza, perché possa dire: “Fate come faccio io, che andrà bene”. E terzo, doni la vita, e cioè guidi le suore nella preghiera, sia attenta che si facciano tutte le pratiche di pietà; preceda con una mezz’ora in più di adorazione16, perché ha un ufficio verso gli altri, quindi non solo deve mangiare per sé ma anche per gli altri. La mamma quando il bambinetto è piccolino, di qualche mese, mangia per sé e per fornire il nutrimento, il latte al bambino. La Maestra poi vigila sulla parte liturgica della Messa; ed è attenta in primo luogo che la pietà sia considerata come la cosa sostanziale. Che si sia malate o no, che si abbia molto da fare o no, non si può trascurare quella che è la sostanza, che forma proprio la vita religiosa.

Poi veda bene come ci si prepara alla confessione e comunione, come sono i ringraziamenti fatti dopo la confessione, dopo la comunione, le adorazioni, i ritiri mensili e abbia tanta bontà da attirare la confidenza spirituale. Non è un’insegnante, è una Maestra, come Gesù, quindi deve dare buon esempio: io sono la via; insegnare la via religiosa e la via dell’apostolato cioè la vita paolina. Inoltre, con la sua preghiera e con la cura della pietà, doni la vita alle anime, comunichi la vita nella sua

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forma, come l’ha comunicata Maria che noi invochiamo come la piena di grazia. Essere così santa, così in comunicazione con Dio! Questo è il suo primo ufficio: essere Maestra, piena di grazia, proprio come Gesù. E allora anche una contadina e magari una che è stata operaia in qualche opificio, sarà veramente Maestra. Se non è così, vale niente. Maestra resta un titolo vano e un titolo un po’ bugiardo. Il titolo “Maestro” è stato il primo titolo dato a Gesù. Il primo titolo che merita chi guida una casa è il titolo di Maestra, se fa veramente la Maestra.

Adesso si può discendere un po’ ai particolari, non è vero? Non ce ne sarebbe tanto bisogno perché voi avete molte volte meditato. Tuttavia se in casa c’è una persona osservante della vita religiosa, osservante delle Costituzioni, che le legge, le medita, le spiega, è proprio la Maestra. La più osservante è la Maestra. Lasciamo pure da parte che qualche volta le Maestre possono avere difficoltà di salute, ma quando si vede che ci sono le difficoltà di salute le suore apprezzano e comprendono. In questo caso le Maestre possono avere più bisogno e quindi anche se le suore devono fare un’obiezione, le comprendono e non fanno difficoltà se ricevono esempi non buoni.

Questo ufficio è di precedere con l’esempio. In che cosa? Una Maestra non sappia meno delle altre le Costituzioni. Le sappia citare e, quando parla, spieghi le Costituzioni e così anche quando ci sono avvisi che arrivano attraverso le circolari. Quelle circolari, quelle comunicazioni, quelle sante parole che vi dice la Prima Maestra sono sempre un commento, una spiegazione di un articolo o di un altro. Ma poiché una volta fatta la professione, la via della santità è segnata dal libro delle Costituzioni, se vogliamo condurre alla perfezione, non c’è altra via. Potevi essere una brava cristiana in famiglia, potevi fare un altro ufficio o potevi anche entrare in altro Istituto; ma una volta abbracciato questo, è quello che si deve fare. Non c’è ricerca di spiritualità o di fare tanti paragoni: l’Istituto tale, le suore tali fanno così, fanno diverso… Quando le Costituzioni sono uscite dalle mani del papa, che le consegna dopo averle approvate, la via della santità è una. Se volete farvi sante, non c’è altro che prendere le Costituzioni come sono commentate e interpretate nelle circolari, applicarle, e viverle.

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E quando nei ritiri mensili si commentano le Costituzioni, anche se non si prende articolo per articolo, prendere i commenti delle circolari, allora il ritiro mensile è utile. Cosa vogliamo battere tanto l’aria? Troppe cose che battono l’aria, che riempiono la mezz’ora di parlato17, sono buone cose, ma fuori dal nostro bisogno. Sono cose da ammirarsi, magari, ma non sono cose da viversi; bisogna che noi prendiamo sempre le Costituzioni e che le viviamo. Poiché sono conformate al Vangelo, anzi sono espressione e applicazione del Vangelo, sono conformate alla dottrina, all’insegnamento, agli esempi di san Paolo, sono conformate alla vita di Maria. Si possono sempre commentare con gli esempi di Gesù Maestro, con gli esempi di Maria, con l’esempio e le parole di san Paolo. Allora le Costituzioni prendono vita.

E per questo, ci sono le varie forme di preghiera: comunione, meditazione, via crucis, rosari, messe, Visite. Queste formule aiutano a imprimere le Costituzioni, a parlare a Gesù di ciò che è fondamentale nelle Costituzioni, a vedere in esse non la regola pura, ma la regola su cui si prega per compiere quello che è scritto. La preghiera, l’orazione a san Paolo, alle anime del purgatorio, le devozioni e le varie coroncine sono per quello. Non c’è infatti una regola fredda, come un comando, come un canone di diritto canonico. La regola è vivificata e la lettura viene ad avere un’anima proprio perché c’è la preghiera. La preghiera per vivere quello che è scritto; quindi non è un albero secco, ma è un albero vivo, che porta frutti.

Allora la più santa, in una casa, dev’essere la superiora, la Maestra. Non c’è via di mezzo. “Ma posso io... incoraggio le altre…”. Se non ti fai santa, non basta dire: “Partite e andate in propaganda”, e poi mettersi a sedere, parlare e magari perdere del tempo e attendere più a se stesse, egoisticamente. Dev’essere la più santa, cioè quella che progredisce, perché se sta ferma, niente! E la casa deve progredire perché una Maestra progredisce. “...Ma quella lì farà da sé, avrà molta grazia, quella lì è buona”. Ma dev’essere buona prima la superiora. Paziente, benigna, e sempre matura nei suoi pensieri, nei consigli che dà.

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In primo luogo dev’essere la più santa. Mi domando – e l’ho già fatto notare in qualche occasione, l’ho fatto notare perché è vero – perché quelle case che si sono costituite all’estero, supponiamo Giappone, Argentina e poi potrei ricordarle quasi tutte, perché queste case in quelle nazioni sono fiorite, si sono moltiplicate di personale, hanno moltiplicato le loro opere, le loro iniziative? In queste case, supponiamo, in Giappone per il posto un po’ più lontano, ma potrei dire per tutte le altre nazioni: si è mandata una persona che non faceva molta figura né per scienza né per abilità nelle cose, negli affari, ma era santa, ben scelta, buona! Quando c’è la bontà, il resto viene. Non c’è bisogno di tante insistenze, perché la Maestra è l’esempio e le altre si umilierebbero di non fare come lei. Ne prendono i pensieri, e perfino il modo di parlare e a volte anche il modo di camminare... È un fatto che andando in una casa delle Figlie di San Paolo, si ha subito l’impressione: “Questa è una casa di Figlie di San Paolo, non di altre suore”. Perché le Figlie di San Paolo hanno un timbro: la semplicità e la sveltezza che da una parte edifica e dall’altra permette di lavorare spiritualmente.

Allora vedete un po’: ci vorrebbe certo un ritiro mensile un po’ lungo o meglio un corso di Esercizi per le superiore, ma adesso si supplisce con questi Convegni che sono tanto utili. Questo è l’insegnamento importante e fondamentale dato nel corso di Ariccia.

In secondo luogo, la Maestra non saprà forse insegnare le lingue perché si può andare in posti dove si parla la lingua francese oppure la lingua portoghese o la lingua giapponese, ma ha degli insegnamenti che sono suoi. Possiede talmente le Costituzioni e l’indirizzo che ha ricevuto, l’insegnamento di cui ha approfittato nel noviziato, che le sue frasi, molto semplici alle volte, riflettono così bene tutto l’insegnamento dell’Istituto che è la sostanza. Anche se la Maestra non sa fare i ragionamenti secondo la dialettica della filosofia o non parte proprio dai principi della metafisica, oppure non sa neppure cosa sia la parola psichiatria o..., è importante che sappia quello che diceva il Maestro Divino, quello che c’è nelle Costituzioni, quello che ha udito nel noviziato, quello che legge, medita nelle circolari e quanto è scritto ai piedi di

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Gesù. In chiesa, nella prima parte della Visita, legge sempre le circolari come lettura spirituale.

Ha un pensiero solo: la Congregazione, non importa se espresso più teologicamente o con semplicità. Ad esempio, vi è un libro, l’Imitazione di Cristo, che non porta ragioni filosofiche o teologiche ma solo le suppone o fa qualche piccolo accenno; ma quel libro quante migliaia di edizioni? E continua a fare dei santi. È semplice e a noi, chierici, è stato spiegato per ben quattro anni di seguito. Ogni anno si cominciava daccapo perché il nostro buon rettore18 voleva che portassimo alla pratica il Vangelo, proprio come si imita Gesù Cristo.

Allora l’istruzione, un’istruzione però catechistica, giacché ai nostri giorni per portare avanti l’apostolato (ma questa è una cosa che viene dopo), ci vuole anche più cultura.

Allora la Maestra tenga le conferenze e più di tutto i suoi consigli e le sue parole siano tutte parole che procedono dal buon spirito, dall’amore a Dio, dall’amore al prossimo, dallo spirito di compatimento, di bontà, dallo zelo per la santificazione.

Del resto si nota anche che in qualche casa di cinque, sei, dieci suore, il centro di fiducia, la persona alla quale più facilmente nei momenti difficili ci si rivolge, spesso non è la superiora. Qualche volta almeno, non è la superiora ma qualche suora di bontà esemplare che vive lo spirito paolino. Le si fanno le confidenze, e allora cosa avviene? Oppure si vanno a fare troppe confidenze con i confessori, con sacerdoti esterni, e si crede di trovare lì la salvezza. Invece queste anime si imbrogliano, si pasticciano mentre c’è la via chiara, la strada bella, perché andare a cercare i sentieri? Quindi la Maestra supplisce quando mostra questa saggezza: «Os iusti meditabitur sapientia et lingua eius loquetur iudicium; lex Dei eius in corde ipsi us»19, che vuole dire: la parola del giusto, della persona piena

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di Dio, esprime quello che è di Dio. Perché ha meditato bene la Parola di Dio, è piena di sapienza divina, particolarmente se dopo l’istruzione sulle Costituzioni, medita ancora la Bibbia, il Vangelo.

Poi «lex Dei eius in corde ipsius». Poiché per lei la legge unica è la dottrina insegnata dall’Istituto, appresa nel tempo di formazione, postulato, noviziato, professione temporanea, la sua parola è sempre efficace. Le parole di Gesù erano spirito e vita, e quando una Maestra ha meditato bene le cose divine, le cose dell’Istituto, la sua parola ha efficacia, è spirito e vita. Quando si è così docili e si ha il cuore così aperto, si è sempre unite specialmente con il centro dell’Istituto, con la direzione, il Signore dove non ce n’è, mette lui; e anche se qualcosa è sbagliato, dallo sbaglio si ricava qualche cosa di buono. E forse lo sbaglio è proprio permesso da Dio per fini maggiori o almeno Dio ricava sempre il bene anche dal male, dagli sbagli: «Omnia cooperantur in bonum, etiam peccata»20, anche il peccato, e allora... servono al bene.

Terzo: la Maestra dunque deve portare la vita, la grazia. Pensi che da lei dipende molto la santificazione di tutto il suo gruppo di suore; possono arrivare a un grado superiore di santità e possono restare invece in basso, in pianura, senza «quis ascendet in montem sanctum Domini?»21, chi salirà il monte della perfezione, il monte del Signore? Viene da dire che molte volte le anime non salgono perché non c’è chi le guida, chi comunica la vita.

L’amor proprio: vogliono essere riverite, stimate, accontentate, abbellire la casa con cose che a volte servono e qualche cosa è meglio che non ci sia. Ma invece occorre abbellire le anime, infondere una fede profonda, una grande pazienza, una cordialità fra tutte. Che la vita di quella casa sia lieta, che tutte sentano un santo entusiasmo, che vivano di ottimismo,

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non di pessimismo, perché allora il lavoro riesce doppiamente pesante. La vita, la vita! Case che sembrano sepolture, per grazia di Dio non ce ne sono. Credo che non ce ne siano, ma quando l’atmosfera comincia a diventare pesante in una casa e non si sa comunicare quella bontà lieta, l’atmosfera pesante aggrava un po’ tutte, snerva, scoraggia, rende lo spirito un po’ pessimista... e si sente il bisogno di confidenze fuori. Dunque comunicare questa serenità spirituale e lieta. Spiritualità paolina, non cercarne un’altra; ce ne sono almeno una quindicina di spiritualità che sono più indicate, ma la spiritualità cristiana è la nostra, è quella di Gesù Cristo, non cercare altro. Penetrare Gesù Cristo Maestro, come ce lo ha presentato san Paolo.

Allora la preghiera della Maestra ha più valore davanti a Dio, perché non parla solo per sé, ma quando dice: dà a noi il pane quotidiano, domanda il pane quotidiano per sé e per le suore. Così le altre cose, perché nel Padre nostro è tutto compreso, e con il pane, si domanda anche l’alloggio, il vestito, la salute e quel che occorre e i mezzi materiali per l’apostolato.

Quindi la preghiera della Maestra è più efficace e più larga. E quando sono in chiesa e si è due o tre radunate nel mio nome, io sono con loro.

Poi, oltre a questa preghiera, cercherà di migliorare sempre lo spirito di orazione, conformarsi sempre meglio alla liturgia, procurare che i sacramenti siano proprio ben ricevuti, che la cappella sia ben tenuta, anche se non ci sono ricchezze. Anche nelle cappelle, nei paramenti, negli addobbi, ci vuole una moderazione. Conformati allo spirito di pietà e di umiltà paolina, perché quello che fa l’ornamento della chiesa che cos’è? Diceva quel parroco: l’ornamento della chiesa è una bella balaustrata22 di uomini alla comunione (parlava della sua parrocchia) e una bella fila di uomini che sono lì e aspettano per confessarsi, e poi un bel gruppo di uomini che stanno a sentire la parola del parroco, che è sul pulpito o all’altare, che spiega il Vangelo, la dottrina cristiana. Quindi i vostri ornamenti sono quelli, e cioè belle comunioni, le balaustrate le fate sempre

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voi, ma ci può essere più fervore, più disposizione o meno. E ci possono essere, certo, le confessioni ogni otto giorni, ma che siano progressive. Si senta che confessarsi non è andare là, a portare una cosa stereotipata, e cioè da gennaio a dicembre sempre le stesse cose nello stesso modo, magari aumentando le imperfezioni e le venialità. 23.

La Maestra segue tutte. Si interessa spiritualmente della suora che è in libreria, della suora che va nei paesi insieme all’altra sorella, di quella che è nell’ufficio o nell’agenzia cinematografica, di chi va, di chi viene, come si è pregato… Entra nelle cose spirituali, in modo da dare un tono spirituale al suo interessamento per il progresso spirituale di ogni sorella favorendone le confidenze24. Così l’obbedienza non sarà più pesante, anzi le suore andranno a gara per accontentarla. 25.

Dunque avete ragione di chiamarvi Maestre. Siete Maestre di perfezionamento quanto alla vita, quanto alla cultura, all’istruzione spirituale. Anche perfezionamento quanto alla vita spirituale che sta in due atti: purgazione e accrescimento di grazia, unione con Dio fino al «vivit vero in me Christus»26. Con ragione vi chiamate Maestre, ma esserlo, esserlo. E il titolo che vi viene dato e che ci viene dato serve sempre un po’ di richiamo. È come dire: lo sei? Alle volte si affezionano solo umanamente perché la loro sensibilità è un po’ umana; e allora si sente sempre la parola: Maestra, Maestra. E frustrano questo titolo come si frustrano le scarpe. Rispetto, venerazione, stima. Pensare che si rappresenta il Divin Maestro Gesù. Adesso può bastare. Sia lodato Gesù Cristo27.

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Una buona provinciale fa fiorire una provincia e una buona delegata fa fiorire una delegazione, non è vero? Di questo ciascuna ne parlerà poi con Gesù. Se c’è da domandare qualche cosa...

Maestra Assunta...28.

Ci sono delle persone che sono più formate nelle scuole, nella parte spirituale, nell’apostolato. È chiaro, non è vero? Se vengono nelle case delle suore che hanno imparato, supponiamo, ad Alba o a Roma dove ci sono mezzi di produzione migliori, le altre case vorranno migliorare i loro mezzi, le loro macchine. Se la suorina dice: “Ma noi avevamo la legatoria così, avevamo la tal macchina...”. La Maestra può non volere le novità. Ma bisogna accogliere le novità, ma novità sane, perché ci sono novità che invece non sono novità buone, novità che non segnano un progresso. Come ad esempio si potrebbe migliorare nella legatura. Pensate a come rilegate meglio adesso di dieci anni fa. I libri che facevamo quarant’anni fa, adesso sarebbero impresentabili. Ma perché il mondo era a quel punto lì; man mano che si va avanti, l’Istituto non può stare indietro. E allora le suore che sono state Maestre per parecchi anni, magari sono rimaste un po’ indietro rispetto a quelle che vengono adesso. O sono indietro nel capire lo spirito, oppure nell’apostolato, nei modi, nei mezzi, che si possono utilizzare oggi, passando da un modo di propaganda a un altro. E così imparare un po’ tutto.

Se l’Istituto progredisce, bisogna che tutte progrediscano. E si progredisce in ogni casa. Anche se viene una suorina che può fare meglio il catechismo perché ha fatto i corsi teologici, va bene... Questo punto è un po’ più difficile. Anche la Maestra mentre spiega il catechismo può rivolgersi a quella per chiedere come si interpreta questo o quello. Io mi tengo vicino, a tavola, quelli che sono più avanti e facciamo sempre discorsi che toccano ciò che fa progredire e ascolto perché altrimenti si resta così indietro che si impedisce il progresso delle case e

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quindi dell’Istituto. Se vediamo che è stata sperimentata una cosa che ha dato buon risultato, bene. Ma se non ha dato buon risultato, era una novità, che non era da prendersi. E allora correggiti e fa di nuovo come si faceva prima; così far progredire l’Istituto.

Adesso c’è quasi un’ossessione nel dire sempre: ci sono problemi, e i problemi di queste e i problemi di quelle... E sono aspiranti, sono postulanti, sono novizie… C’è un’ossessione per la psicologia e tutto questo è un eccesso. E con questo, tutti gli altri mezzi suggeriti dai mezzi moderni. Dunque, alcune cose sono buone, ma quando tutti i problemi, tutte le difficoltà si vogliono risolvere con questi libri, e si lascia la preghiera e si diviene naturalisti nell’educazione, nella formazione, perché il libro tale, perché il medico tale, perché il tal autore dice così, si vede che andiamo verso un tempo dove si prega meno e pregando meno, tutto quello che è suggerito non ha frutto. E per tanti e tanti problemi, almeno per un caso su dieci, bisogna dire: “Prega un po’ meglio e tutte queste difficoltà si risolvono da sé”. Ho sentito questo in un’adunanza dei nostri responsabili, ma è diventata un’ossessione. La semplicità, la semplicità anche nelle cose spirituali e nella formazione. Tuttavia tutto ciò che nel progresso è buono e santo bisogna prenderlo. Mi pare che parlate anche di pedagogia, però adesso è diventata una cosa eccessiva. Quando è tenuta nei suoi limiti molto bene, quando invece non è tenuta nei suoi limiti, fa perdere tanto tempo.  E vi sono maestre che creano problemi alle anime che magari non li avevano.

Una volta si diceva di far meglio la comunione e la difficoltà era già superata. Mettetevi un po’ in braccio alla Madonna che vi porta al di là del pericolo; altrimenti si vanno creando tentazioni che prima non si avevano. E così si possono perdere vocazioni. E tuttavia, ripeto, vi sono cose buone, ma bisogna distinguerle. E in questo senso chi parlerà di questi problemi, può indicare ciò che è buono e ciò che invece è un vero perdere tempo, anzi è un vero non risolvere i problemi, ma crearli e moltiplicarli.

E così va bene. Non so se questo sia spiegato abbastanza, ma almeno un poco, un cenno. E va bene che abbiamo la col-

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lana Psychologica29, perché ci sono tante categorie di persone. E quindi si può fare una collana per il bambino, il fanciullo, la madre, la fidanzata, l’operaio, il professionista e per chi si trova in una condizione di inferiorità. I libri possono essere tanti, ma per la vita religiosa ne servono pochissimi. D’altra parte nelle circolari si è detto che per certe cose che riguardano la psicologia… bisognerà anche non lasciare andare avanti le figliuole che aspirano e che hanno certe tare, per cui poi per certi caratteri la vita comune diventerebbe difficile. A volte si sentono espressioni: ma che caratteraccio ha quella, oppure: com’è felice quel carattere, come si sta bene, come si vive bene con lei. Quindi la psicologia ha proprio dei vantaggi. Ma non facciamo quello che invece porterebbe a essere un pericolo. Anime che si turbano, che costruiscono un castello di difficoltà, di problemi... Mettiti nelle braccia della Madonna, ti porta di là e tutto è finito. Fare delle comunioni più belle. La pietà risolve tutto: «Pietas omnia utilis est: la pietà è utile a tutto»30 e a tutti.

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1 Istruzione tenuta ad Alba (CN) il 24 luglio 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia Nord-Ovest. Trascrizione da nastro: A6/ an 129b = ac 202. Inizia la serie dei Convegni (Alba, Verona, Grottaferrata) per diffondere i contenuti approfonditi nel corso di Esercizi di venti giorni. Vi partecipano le superiore delle case che non erano presenti al corso.

2 Manca l’inizio.

3 Intervento di qualche sorella che risulta incomprensibile.

4 Cf Mt 23,8.

5 Cf Mt 23,10.

6 Nel luglio 1959, Don Alberione progettò un’enciclopedia su Gesù Maestro che trovasse un punto di incontro e di sintesi di tutte le scienze attorno alla teologia. Per una collaborazione su questo progetto convocò i sacerdoti paolini: don Carlo Dragone (1911-1974), don Guerrino Pelliccia (1912-1991), don Cirillo Tomatis (1912-1988) e don Giuseppe Pasquali (1912-2002), che presero residenza nella Casa scrittori di Albano e per vario tempo lavorarono nel settore. Cf CISP, p. 1225.

7 Cf Dragone Carlo Tommaso, Maestro Via, Verità e Vita. Parte I: Dio uno e trino - il Fine - Missione e magistero, Edizioni Paoline, Roma 1961.

8 San Tommaso d’Aquino (1225-1274), domenicano, teologo e dottore della Chiesa. Nell’opera De Magistro riprende l’analoga opera di sant’Agostino e affronta la questione dell’unico maestro e della comunicazione didattica. Cf Pierini Franco, Il Maestro nella patristica e nella tradizione ecclesiale, in AA.VV., Gesù, il Maestro ieri, oggi e sempre, Società San Paolo, Roma 1997, pp. 320-321.

9 San Bonaventura da Bagnoregio (1221-1274), ministro generale dell’Ordine francescano per diciassette anni, dottore della Chiesa. Nella sua opera più famosa l’Itinerario della mente in Dio, sviluppa la tesi che Cristo è la via di tutte le scienze, sia per la filosofia che per la teologia.

10 San Cirillo di Alessandria (370-444), vescovo e dottore della Chiesa. Eletto alla sede di Alessandria d’Egitto, mosso da singolare sollecitudine per l’integrità della fede cattolica, sostenne nel Concilio di Efeso (431) i dogmi dell’unità e unicità della persona in Cristo e della divina maternità della Vergine Maria.

11 Sant’Ireneo, nato verso il 130 a Smirne in Asia Minore. San Girolamo attesta che fu discepolo di san Policarpo di Smirne, a sua volta discepolo dell’apostolo Giovanni.

12 Cf Mt 5,48.

13 Cf Lc 1,30: «…hai trovato grazia».

14 Cf Lc 1,28: «…piena di grazia».

15 Cf Cost’53, art. 71.

16 Cf FSP60, p. 326.

17 Conferenza.

18 Canonico Vittore Danusso (1847-1936) “rettore quasi leggendario, che pensava, parlava ed agiva tutto e sempre... secondo l’Imitazione di Cristo che sapeva a memoria, o meglio par coeur nel senso più profondo della parola. E con tutto questo [era] l’uomo delle iniziative più concrete e durature” (Testimonianza di Agostino Vigolungo).

19 Cf Sal 37,30-31: «La bocca del giusto medita la sapienza e la sua lingua esprime il diritto; la legge del suo Dio è nel suo cuore».

20 Cf Rm 8,28: «Tutto concorre al bene [per quelli che amano Dio]». Sant’Agostino acutamente aggiunge: “anche i peccati”. Cf Sant’Agostino, La correzione e la grazia, cap. 9,24: “Per quelli che hanno un tale modo di amarlo, Dio coopera in ogni cosa al bene, proprio in tutte le cose, fino a tanto che se anche alcuni di loro deviano ed escono di carreggiata, perfino un fatto simile lo rivolge al loro bene, perché tornano più umili e meglio ammaestrati”.

21 Cf Sal 24,3: «Chi potrà salire il monte santo del Signore?».

22 Prima del Concilio Vaticano II si accedeva alla comunione inginocchiati alla balaustra.

23 Qualche parola non registrata, perché al termine dell’audiocassetta.

24 La registrazione riporta queste parole: “Entra nelle cose spirituali, talmente che parlando molto spiritualmente, dando questo tono, questo interessamento come il principale interessamento al progresso delle suore, vengono poi da sé le confidenze, andranno tutte da lei”.

25 La registrazione riporta queste parole: “Se poi mettono le intenzioni che, attraverso la Maestra, intendono dire la preghiera al Maestro Divino, allora è tutto meritorio”.

26 Cf Gal 2,20: «Vive in me Cristo».

27 Segue qualche intervento che non si capisce. È chiara la risposta del Fondatore che riguarda le novità apostoliche e formative. Mette in guardia dalla psicologia che ha dei vantaggi ma va usata con equilibrio.

28 Suor Assunta Bassi (1915-2012) allora consigliera generale delle Figlie di San Paolo e grande animatrice di tutte le iniziative e attività apostoliche. Abitualmente è chiamata “Maestra Assunta”.

29 Il Catalogo generale delle Edizioni Paoline 1960-1961, riporta i titoli della collana Psychologica. In due anni, i volumi elencati nel Catalogo, sono circa centotrenta.

30 Cf 1Tm 4,8: «La vera fede è utile a tutto».