Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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4. VIGILANZA, ESAME DI COSCIENZA, CONFESSIONE1

Tutta la vita nostra potrebbe raccogliersi o sintetizzarsi in una continua confessione e in una continua comunione. Una continua confessione per la purificazione, perché in paradiso non entra nulla di macchiato. Ora, la vita è preparazione al paradiso. Inoltre una continua comunione, perché dobbiamo diventare le membra di Gesù Cristo, le membra vive e operanti. E come membra di Gesù Cristo, noi dovremmo avere i suoi pensieri, i suoi sentimenti, le sue aspirazioni, la sua uniformità al Padre, e così partecipare alla gloria celeste del Figlio di Dio incarnato, morto sulla croce, risuscitato.

A mano a mano che ci innestiamo più intimamente in Gesù, a mano a mano che noi ci trasformiamo in Gesù Cristo, fino al «Vivit in me Christus»2, ecco la preparazione al cielo. Venuti al mondo, figli del peccato, due cose dobbiamo fare: «deleatur iniquitas», «adducatur iustitia sempiterna»3: togliere tutto ciò che è peccato, ciò che è male e mettere, vivere la grazia del Signore, vivere in Gesù Cristo. Egli è piaciuto al Padre e allora anche noi, come sue membra, simili a Gesù Cristo, saremo guardati dal Padre con compiacenza. Il Padre celeste ha detto del Figlio suo: «Questi è il mio Figlio diletto in cui mi sono compiaciuto»4. Cosicché piacciamo a Dio nel nostro interno nei pensieri, sentimenti, voleri, aspirazioni. Piacciamo a Dio, perché il Signore, il Padre celeste vede in noi l’immagine del Figlio suo; com’è piaciuto al Padre celeste il Figlio

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suo, «Conformes fieri imagini Filii sui»5, così noi, diventando l’immagine del suo Figlio, piacciamo a lui. Allora, dov’è il Figlio di Dio incarnato e morto sulla croce, risuscitato e glorificato, siamo noi.

La prima parte dunque è la purificazione, necessaria per chi vuole essere perfetto, per chi vuol distaccarsi dalle cose della terra e da se stesso. Per questa purificazione, il Figlio di Dio Gesù Cristo ha stabilito il sacramento della purificazione, il sacramento per cui viene tolto “ex opere operato”6 il peccato, per cui l’anima sempre meglio si purifica. Allora, parlando di confessione, noi sappiamo di trattare quello che è il primo passo da farsi nella vita spirituale. Purificazione! Tutta la vita dev’essere purificazione. Però il Signore Gesù Cristo ha voluto istituire un sacramento per la purificazione più perfetta, più completa. Le anime belle, volonterose, ogni volta che si accorgono di aver commesso un errore, aver detto una parola che non va bene, aver avuto un sentimento, un pensiero che non piace a Dio, subito se ne pentono. Anime riflessive, persone riflessive che hanno sempre l’occhio su se stesse e cioè riflettono, controllano se stesse, all’interno e all’esterno. All’interno, i pensieri, i sentimenti, i voleri, le aspirazioni e all’esterno le opere, che per i religiosi sono: l’osservanza religiosa, l’osservanza dei comandamenti, il completamento e il compimento del volere di Dio.

Persone in continua purificazione. Questa è la prima cosa: sempre riconoscere ciò che non è piaciuto a Dio in noi per detestarlo, per volerlo togliere, «deleatur iniquitas», perché sia cancellato tutto il male. Questo è il primo passo per la purificazione, se interiormente c’è il pentimento, il dolore, il dispiacere di avere ancora commesso delle imperfezioni, di avere ancora tanti difetti, perché altrimenti come entreremmo in paradiso? Come saremmo ricevuti tra gli angeli così bianchi, tra i santi purificati nel sangue di Gesù Cristo? E allora l’anima, riconoscendosi colpevole, offre al Padre celeste, in espiazione e purificazione, il sangue benedetto di Gesù Cristo.

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Primo passo, la disposizione abituale a detestare ciò che c’è di male: confidare nel sangue di Gesù Cristo. Benedetto il suo preziosissimo sangue7.

Questa è la disposizione più necessaria, che ogni anima deve possedere, specialmente chi è consacrato a Dio. Se il calice è consacrato a Dio, si ha cura di ripulirlo sempre, e se avviene un guasto, di farlo riparare. Ecco: consacrati a Dio. Cosa accetterebbe il Signore di offerta, se gli offrissimo solo delle colpe, degli errori? Il Signore conosce la nostra debolezza, ma vuole che ci siano le due disposizioni: dolore e fiducia. Dolore per il male che c’è stato, fiducia nei meriti di Gesù Cristo. Questa è la prima preparazione alla confessione, per cui avviene che la persona, alle volte, non ha bisogno di fermarsi molto nella preparazione; è abitualmente preparata alla confessione, aggiunge solo l’accusa, perché in quest’anima il dolore e il proposito sono abituali. Allora, su questa disposizione abituale cade l’assoluzione, si applica il sangue di Gesù Cristo, si applicano i suoi meriti.

Secondo lavoro di purificazione è l’esame di coscienza. L’esame di coscienza consiste nell’entrare più particolarmente in noi. Chi abitualmente riflette su se stesso, controlla i pensieri, i sentimenti, le parole, le azioni, fa già un gran passo. Ma poi vi sono nella giornata dei momenti in cui, in modo particolare, riconosce ciò che non è stato perfetto, non è stato del tutto santo; più intimamente si eccita al pentimento, più profondamente promette e più sentitamente confida nel Crocifisso, nell’Ostia santa, in Gesù. Allora l’esame di coscienza diviene una confessione perché si è riconosciuto l’errore e perché lo si accusa davanti a Dio. Per questo, c’è il confiteor prima della Messa. Perché non si dice più il confiteor prima della comunione? Perché si suppone che quelli che vanno a Messa, prima con il sacerdote e in dipendenza dal sacerdote, fanno l’atto di pentimento: confiteor, mi confesso a Dio onnipotente... e poi per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. E perciò, dopo aver fatto l’atto di pentimento per le mancanze, ideo precor, perciò prego, prego la Vergine, prego i santi, pre-

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go Gesù Cristo perché abbiano pietà di noi e ci ottengano la misericordia di Dio, e là dove c’è stato il peccato, sovrabbondi la grazia.

L’esame di coscienza va fatto prima della Messa con il confiteor, ma l’esame di coscienza poi è preventivo al mattino, affinché non ci accada di inciampare; è consuntivo a metà della giornata; è particolarmente consuntivo nella Visita al SS.mo Sacramento; è consuntivo ancora alla sera; alla fine della settimana per la confessione, e alla fine del mese, per quel che ci possa essere stato di meno buono, di meno santo. Inoltre gli Esercizi spirituali sono un grande confiteor. Riconosciamo gli sbagli: sono un grande esame di coscienza riguardo al passato e sono una grande preghiera e un grande atto di buona volontà di non offendere più il Signore e di unirsi a lui.

Allora l’esame di coscienza è preparazione alla confessione settimanale, alla confessione del mese, alla confessione dell’anno e, se c’è bisogno, anche alla confessione generale, particolarmente in occasione del noviziato, della professione, oppure di un corso speciale di Esercizi.

Quindi la seconda preparazione alla confessione è l’esame di coscienza, che è già una confessione, per cui diciamo: peccavi nimis cogitatione verbo et opere8. E proprio per mia colpa, non perché attribuisco agli altri quello che c’è stato di male, perché ho avuto cattivo esempio… Attribuiamo il male in quanto dipende da noi. Non scrupoli e neppure credere peccato ciò che non è peccato, ma ciò che è mancanza vera, ciò che è stata la trascuratezza dei mezzi per la santificazione. Questa tiepidezza che è trascuratezza dei mezzi per santificarsi, dev’essere detestata e riconosciuta.

Quindi il secondo atto di purificazione è concentrato nell’esame di coscienza della seconda parte della Visita al SS.mo Sacramento e all’inizio della Messa, quando diciamo al Signore con il sacerdote, il salmo: «Iudica me Deus»9. E cioè: Signore, credo di non essere in peccato grave, tuttavia sono afflitto da

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molte miserie e specialmente dalla incorrispondenza alla grazia, perciò «spera in Deum», spera nel Signore. Allora la speranza, prima della confessione, si rivolge alla consacrazione della Messa sull’altare, dove avviene il calvario, e vediamo il sangue di Gesù e vediamo che Gesù è afflitto in ogni sua parte, all’interno del suo corpo e all’esterno. Che siamo purificati dai peccati interni, e che siamo purificati dai peccati commessi con i sensi esterni.

Allora, terzo, viene la confessione che è diversa dall’esame di coscienza, in quanto l’accusa invece che farsi direttamente a Gesù Ostia si fa attraverso il suo ministro. Mentre l’esame di coscienza rimette “ex opere operantis”10, la confessione rimette “ex opere operato”. E ciò vuol dire che nell’esame di coscienza, il peccato è rimesso per il dolore e per la preghiera, per l’accusa che abbiamo fatto a Dio, per il pentimento che c’è nel nostro cuore, per le nostre disposizioni per le quali si applica la misericordia di Dio. Invece nella confessione l’accusa si fa al ministro di Dio per maggior umiliazione e perché possiamo ricevere gli avvisi, gli incoraggiamenti, la grazia per migliorare la vita, togliere sempre il male e perché la confessione conferisce la grazia “ex opere operato”, cioè interviene Gesù Cristo; il ministro di Dio è uno strumento, è come la bocca di Gesù Cristo: Io ti assolvo.

«Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?»11. Ecco, Dio rimette quando c’è un vero pentimento, un vero proposito, anche extra confessione. Gesù Cristo personalmente rimette il peccato dopo l’accusa fatta al confessore, accusa accompagnata dal pentimento e dal proposito.

Allora, considerare tutto come preparazione alla confessione. La Messa, gli esami di ogni giorno, gli esami di coscienza, l’abituale disposizione a detestare ciò che in noi non piace al Signore, l’abituale disposizione di fiducia: “Signore, dove mancano i miei meriti, metti i tuoi, metti il tuo sangue”. E poi, quello che è propriamente un sacramento, dove non c’è

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solamente l’opera dell’operantis, ma c’è la preghiera della Chiesa, c’è l’intervento di Gesù Cristo. Quindi per l’opera, cioè per la confessione, per le disposizioni, per l’accusa che abbiamo fatto. Perciò...12.

Primo atto: la disposizione abituale di volerci purificare, vigilando su noi, sempre pronti a detestare, disapprovare ciò che non piace a Dio, e sempre più fiducia in Dio. E secondo la confessione, cioè l’esame di coscienza con il quale entriamo più intimamente in noi e sentiamo maggior pentimento, maggiore volontà, proponimenti più fermi. Tutto questo è preparazione al sacramento, dove la grazia è molto più abbondante, dove l’umiliazione nostra è molto più profonda, perché dobbiamo riconoscerci colpevoli anche davanti al ministro di Dio. È certamente un atto di umiliazione che il Signore esige, e perciò si chiama “sacramento della penitenza”. Certamente richiede mortificazione, richiede fatica, richiede umiliazione e il proposito. Si chiama perciò anche confessione, in quanto è fatta al ministro di Dio: Mi confesso a Dio onnipotente… et tibi, Pater, e a te Padre.

Gesù ha dato ai sacerdoti il potere di assolvere, ma sempre se siamo disposti, perché chi assolve è Gesù, e vede se le disposizioni ci sono, cioè, se ci riconosciamo colpevoli, se detestiamo, odiamo il male commesso, se abbiamo sincera volontà di emendarci e di prendere i mezzi necessari, e accettare i consigli del confessore. E poi adoperare tutti mezzi perché io non ne commetta mai più, non commetta mai più il peccato. La stessa preghiera Cara e tenera mia madre Maria13 comprende le disposizioni necessarie perché il Signore ci perdoni quello che c’è stato di male, ci purifichi, e poi successivamente possiamo vivere la comunione con Dio, cioè avere gli stessi pensieri di Gesù, gli stessi sentimenti di Gesù, gli stessi voleri di Gesù.

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Dunque, due sono i compiti della vita: una continua confessione e una continua comunione, che vuol dire unione con Dio, con Gesù. La confessione, cioè la purificazione, perché in paradiso non entra niente di macchiato, e dobbiamo togliere il nostro amor proprio. Chi poi è consacrato a Dio, va un po’ più avanti di quanto fa il cristiano14, perché c’è ancora il voto di povertà per cui il distacco è più completo, e ci porta a togliere ciò che può essere attaccamento alla terra; e c’è il voto di castità per una maggior purificazione, e il voto di obbedienza per stabilire in noi solamente la volontà di Dio. Allora, tanto più chi si consacra a Dio deve continuare la purificazione in vista della comunione.

Quindi diventare membra vive e operanti di Gesù Cristo e così in cielo, partecipi della stessa gloria celeste del Figlio di Dio incarnato. «Si filii, come Gesù è Figlio di Dio, et haeredes, eredi del paradiso, cohaeredes Christi»15, compagni nella sua eredità e nell’eterna beatitudine.

Allora considerare la vita nei due sensi: confessione e comunione; cioè purificazione e unione con Dio. Questa è la sostanza della preghiera, che non è solo recitare dei Pater o accendere una candela o cantare un Vespro; questa è la sostanza della preghiera, preghiera abituale, per le disposizioni abituali.

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1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma il 12 luglio 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 128b = ac 200b. L’audiocassetta riporta il titolo: “La purificazione: vigilanza costante, esame di coscienza, confessione”. È la prima di tre considerazioni riguardanti la purificazione tenute in tre settimane successive.

2 Cf Gal 2,20: «Cristo vive in me».

3 Cf Dn 9,24: «…per espiare l’iniquità, stabilire una giustizia eterna».

4 Cf Mt 3,17.

5 Cf Rm 8,29: «…essere conformi all’immagine del Figlio suo».

6 I sacramenti agiscono per il fatto stesso che l’azione viene compiuta (ex opere operato). “Il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell’uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio” (san Tommaso d’Aquino).

7 Dal Dio sia benedetto. Acclamazione eucaristica.

8 [Confesso a Dio onnipotente] che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni.

9 Cf Sal 43,1: «Fammi giustizia, o Dio».

10 “Attraverso l’azione di chi opera”. Modo di conferimento della grazia, in cui le disposizioni del soggetto che compie l’atto sono la causa immediata della grazia stessa.

11 Cf Mc 2,7.

12 Pensiero sospeso, ma non sembra vi siano interruzioni di nastro.

13 Cf Le preghiere della Famiglia Paolina, ed. 2011, p. 28. Preghiera recitata ogni giorno, fin dal 1919, dagli alunni della Scuola Tipografica di Alba e dalle Figlie di San Paolo. Si ispira all’antica invocazione Sub tuum praesidium e alla colletta dell’Ora prima nella Liturgia delle ore. Don Alberione la fece propria e ne racco-mandò la recita frequente.

14 La teologia del tempo considerava la vita religiosa uno stato di perfezione.

15 Cf Rm 8,17: «Se siamo figli, siamo anche eredi: [eredi di Dio] e coeredi di Cristo».