Sempre la duplice intenzione: la gloria del Signore e la pace degli uomini, che significa santità, e sempre l’intenzione che l’apostolato sia capito, sia praticato, particolarmente per quanto riguarda la diffusione: «Andate e insegnate!»2 E in quest’anno abbiamo in mente le biblioteche, oltre a tutte le altre iniziative che già si conoscono.
La santificazione si compie con due atti: togliere ciò che è male, purificare l’anima; e poi mettere Dio sommo Bene in noi, mettere tutto quello che piace al Signore. Quindi prima la confessione sacramentale e la confessione spirituale, poi la comunione sacramentale e la comunione spirituale. La comunione, comunque venga fatta la preparazione e il ringraziamento, deve sempre comprendere tre atti: fede, speranza e carità. E questo prima della comunione, desiderando e facendo atti di fede, speranza e carità, e poi dopo la comunione chiedendo la fede, la speranza, la carità, da vivere secondo il volere di Dio e la nostra vocazione speciale. Sono tre atti che convengono fra di loro: prima questi atti si volgono verso Gesù che si deve ricevere, poi si volgono verso Gesù che è nel cuore, Gesù ricevuto.
Anche se le parole sono diverse, in fondo sono sempre i tre atti che si devono fare, perché sono ordinati a questo e contengono questo: conoscere e credere in Dio come eterna verità, fede; secondo, sperare in Dio sommo bene usando i mezzi, cioè la preghiera e le buone opere che dobbiamo fare; terzo, amare il Signore sempre più intensamente, con tutto il cuore, con tutta la volontà, con tutta l’anima, con tutte le forze.
Pensiamo questa mattina solo alla fede: come dovrà essere il nostro atto di fede in preparazione alla comunione e dopo la
comunione. I libri di pietà, in generale, sono adatti per tutte le qualità di persone, e in generale per i buoni cristiani. Tuttavia i nostri libri di pietà sono adatti proprio per i bisogni che abbiamo noi, non solo per la vita cristiana, ma per la vita religiosa, e non solo per la vita religiosa, ma per l’apostolato, in tutto il complesso.
L’atto di fede si può riassumere nel Credo e in quello che diciamo nelle orazioni e che chiamiamo atto di fede. Credere! E il Credo ci presenta i dodici principali articoli della fede; l’atto di fede riassume un po’ tutto. In tutti i modi in cui si presenta, l’atto di fede sempre comprende la creazione, Dio creatore; l’incarnazione e il messaggio della salvezza in Gesù Cristo, e la vita eterna, se viviamo secondo Gesù Cristo. Quindi Dio creatore, il Figlio di Dio incarnato, lo Spirito Santo. Poi lo Spirito Santo che è l’anima della Chiesa, lo Spirito Santo che ci infonde la grazia nel battesimo e la ripara specialmente nella confessione, lo Spirito Santo che dà la vocazione, la vita eterna e poi il premio eterno.
Atto di fede. Crediamo perché Dio l’ha rivelato: tutte le verità che si studiano nel catechismo, tutte le verità che insegna la Chiesa cattolica sono state rivelate dal Signore, Dio. Dio, che è la Verità stessa; la Chiesa che è illuminata e non erra mai, è infallibile quanto all’insegnamento dottrinale e infallibile quanto all’insegnamento morale, nelle cose cioè di fede e di costumi, di vita.
L’atto di fede può essere recitato oppure letto in riassunto, nel libro delle preghiere. Ma più si penetra il Credo, e poi l’atto di fede che è scritto tra le preghiere, meglio si prepara l’anima alla comunione. Naturalmente, andando alla comunione, c’è un atto di fede particolare che si deve fare, e cioè: Gesù Cristo ha istituito l’eucaristia; l’eucaristia è presenza reale, è il sacrificio della nuova legge; l’eucaristia è per la comunione. Quindi si recita questo atto particolare perché si sta per ricevere Gesù; come quando si va a confessarsi, l’atto di fede in Gesù Cristo che ha istituito il sacramento della penitenza e ha dato ai suoi ministri il potere di assolvere, e con l’assoluzione il peccato è tolto. Perciò l’atto di fede che corrisponde alla confessione. Non è solo un recitare qualunque preghiera: bisogna che la
confessione sia fatta in modo razionale, non in quanto dobbiamo persuaderci con la ragione, ma in quanto la nostra mente, illuminata dalla fede, ci porta a confidare nel Signore. L’atto di fede prima della comunione.
Secondo, l’atto di fede dopo la comunione. Gesù è venuto in noi, quindi l’atto di fede: credere che l’anima è trasformata in un tabernacolo e mentre prima si rivolgeva la preghiera all’altare, ora si rivolge a Gesù, presente nel cuore. L’atto di fede: quale? L’atto di fede che tocca noi, e cioè: tu ci hai dato la vocazione, ci hai chiamato non a una vocazione in generale, ma alla vocazione paolina; tu ci hai dato il modo di vivere la vocazione paolina; sei la guida per mezzo della Chiesa che ha approvato le Costituzioni.
Vivere le Costituzioni, sapendo che questo piace a Dio. Quindi l’atto di fede che porta all’obbedienza religiosa, che ci fa vedere i beni futuri e ci porta all’esercizio della povertà. Credere alla povertà, credere al valore dell’obbedienza e credere che la vita religiosa è amore, è una carità più perfetta. Vivere la vita nostra, non più in generale, come se le cose non ci toccassero, come ad esempio, si può leggere a volte in certi ringraziamenti proposti nei libri anche buoni di pietà. Noi dobbiamo vivere la nostra vita.
La fede! Nel valore dell’obbedienza, povertà, castità, nell’applicazione poi di questa obbedienza pratica e della povertà. Distacco da tutto, tener conto di tutto, anche delle briciole del pane. Fede nel valore della verginità, affinché ci custodisca santamente, quotidianamente, e per quanto è possibile, perfettamente, nell’intimo del cuore e nell’uso dei sensi.
Fede nel valore dell’apostolato: che cosa sia; comprendere come esso sia il portare la verità alle anime, il portare la luce, l’essere ministri della Chiesa, postine di Dio, che si compia particolarmente un apostolato o se ne compia un altro. Pensare che nessuno ne è dispensato, anche se malato. Perché? Perché c’è sempre da dare il contributo all’apostolato, anche quando si è infermi, incapaci, invalidi. Vi è ancora da offrire la sofferenza, e quindi abbracciare la sofferenza per l’apostolato. Vi è da offrire la preghiera per questo; vi è ancora da offrire la vita, la vita nostra per la salvezza delle anime, per la gloria di Dio,
poiché l’apostolato porta decisamente a questo: la gloria di Dio e la pace degli uomini.
Sentire l’apostolato, tutte, altrimenti non si è più paoline nello spirito. E dare il contributo che è possibile dare, fosse solo quello di voltare qualche foglio, fosse anche solo di dare un buon consiglio, qualche volta anche solo l’umiliarsi e l’essere dispiaciuti di non potersi attivare nell’apostolato, e poi inventare delle maniere perché le applicazioni all’apostolato sono indefinite. Nessuna può dire: “Non ho modo di fare, ora mi metto da parte”. Ma vuoi morire non paolina? O vuoi morire paolina come hai professato? Vuoi rinunciare alla vocazione?
E allora inventare tante maniere. Nel corso straordinario degli Esercizi spirituali di tre settimane che c’è stato ad Ariccia, molte cose, almeno un certo numero di cose, si sono proposte: ad esempio, come contribuire all’apostolato, anche quando non c’è più quel complesso di forze che prima si possedevano. Vi è per tutte, per tutti, qualche cosa da fare nell’apostolato; sarebbe un gran rimorso non morire da paoline, da paolini. Se non c’è ancora, inventarlo e suggerirvelo, e questo è un problema che attualmente ha l’Istituto. E allora pregare perché questo sia compreso e attuato sempre meglio. Quindi, prima della comunione, l’atto di fede più generico; in sostanza quello che c’è nel Credo, quel che c’è nella preghiera che chiamiamo Atto di fede.
Il secondo riguarda la fede per noi, in particolare, e cioè il valore della nostra vita religiosa. Credere proprio al valore dell’obbedienza, e che dobbiamo chiedere tutto e che niente va risolto da noi. In comunità, infelici quelle che finiscono col formarsi una vita propria, si mettono fuori dalla vita religiosa. Si combinano le loro cose come se tutto dipendesse da loro. Anche quando non si può fare una cosa, si potrà proporne un’altra, e allora il merito dell’obbedienza. Perdere i meriti della vita religiosa e vivere così, come se non si fosse religiosi, è solo stare in religione, perché è assicurata la vecchiaia, la vita tranquilla. Allora, quali pene tutto questo darebbe in punto di morte!
Nella vita religiosa tutto l’essere è ordinato: la volontà con l’obbedienza; quello che è esterno, la salute compresa e
le forze con la povertà; poi la castità nell’amore più intenso, più particolare, perfetto, con tutto il cuore, sopra ogni cosa. L’amore a Dio, con tutta la mente, tutto il cuore, tutte le forze e al prossimo come noi stessi. Sentirvi paoline, e quindi l’altra parte, secondo articolo delle Costituzioni: l’apostolato.
Qualche volta si alterano le idee, i principi, senza accorgersi. Occorre vivere la vita religiosa paolina, fino allo stremo. Anche quando si è malati, anche per il pensiero che abbiamo ancora dopo la morte: accettare il nostro sepolcro come ci verrà dato, nell’obbedienza, e il disfacimento del nostro essere per la morte e per le conseguenze della morte, e poi le preghiere e i suffragi che aspettiamo dalle persone che restano dopo di noi. La vita soprannaturale, la vita di fede, altrimenti si materializza tutto. Persone che perdono il lume celeste e non vedono neppure le montagne e vanno a sbatterci contro. Essere illuminate, invocare sempre lo Spirito Santo. Bisogna pregare perché qualche volta si cade in una cecità e allora quando si è ciechi la fede è scarsa, oppure è morta. «Sine operibus fides mortua est»3, bisognerà allora ravvivarla.
Il Signore, che vi ha chiamate, è pronto a darvi questa grazia. Che io creda sempre più. Signore un po’ credo, ma aumenta la mia fede. Questa è grande cosa, e dobbiamo chiederla come la prima grazia, perché la vita spirituale, soprannaturale, “credendo fundatur”4, si poggia sulla fede. Poi viene la speranza, poi viene la carità. Chiediamo tanto la fede, tanto, e con fiducia.
1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma il 13 settembre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 138a = ac 217a. L’audiocassetta riporta il titolo: “Comunione sacramentale - Fede”.
2 Cf Mt 28,19.
3 Cf Gc 2,26: «La fede senza le opere è morta».
4 Cf Sant’Agostino, Discorso 27, Discorso sul Salmo 96 (95), 1: “Credendo la si fonda”.