Il terzo mistero glorioso ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli apostoli e su Maria santissima: «Repleti sunt omnes Spiritu Sancto et coeperunt loqui» 2, ripieni di Spirito Santo hanno cominciato il ministero di predicazione. Così, se si è ripieni di Spirito Santo, si può sperare grande frutto, e quando si è ben pregato si sente più facilmente il desiderio di portare aiuto alle anime, la luce alle anime.
Quale sarebbe il fine proprio di quello che viene indicato come progresso nell’apostolato? Il fine non è solamente quello di assicurare la salute alle suore propagandiste, anche con il più largo uso delle macchine. Ma anche quello di raddoppiare il frutto della propaganda, e si raddoppierà se si segue, cioè se si rende la propaganda come dev’essere: razionale. Raddoppierà perché si faranno dei centri di luce che sono le biblioteche, e raddoppierà perché ci sarà più abbondanza di grazia, e perché le suore addette in particolare alla propaganda avranno più grazia, più efficacia, e arriveranno a un maggior numero di anime. È quello che cerchiamo.
Per la propaganda ieri si è detto di considerare le persone, quali persone dobbiamo raggiungere e a quali portare la luce di Dio.
Adesso dobbiamo pensare alle persone di cui si dispone per la propaganda. Ecco, ritenere questo: la propaganda principale e prima la fa l’ufficio edizioni dal quale dipende la scelta dei libri, dipende il periodico. Quindi quando si sceglie un
libro che va bene, che è adatto, che risponde ai bisogni delle anime, quella è la prima propaganda, e allora si va senza fatica, si arriva a farlo desiderare e cercare anche solo con semplici annunci. Le suore nelle librerie e nelle visite alle case e alle parrocchie troveranno più facilità.
Un libro fatica a raggiungere tremila, duemila copie e invece, alcuni anni fa, il libro sulla Madonna di Fatima3 ha raggiunto ottantatremila copie. E poi i libri della Bibbia quanto sono stati diffusi! Perché corrispondono ai bisogni delle anime. Quindi la prima propaganda è quella dell’ufficio edizioni. Se state crescendo in propaganda, in diffusione, è perché l’ufficio edizioni va migliorando le proprie edizioni. La prima a fare propaganda non è la propagandista. La prima propaganda viene dall’ufficio edizioni. Del resto non ci vuole molto a capire: un periodico non viene diffuso perché non ha una buona reda-zione, e un altro va bene perché il suo contenuto corrisponde... Poi si può vedere se dipende proprio dal contenuto, si può vedere meglio quando il libro o il periodico è desiderato perché corrisponde a un bisogno e porta un’utilità, non dipende tanto dalle insistenze che fa la propagandista. Si conosce anche se all’inizio dell’anno gli abbonamenti vengono spontaneamente. Quando il periodico porta del vantaggio, certamente lo si cerca. Perché andiamo a comperare il sale? Perché troviamo che ci è utile. E qualche volta il libro porta un utile immediato, qualche volta a più lunga scadenza: in tutti i modi, il primo propagandista è l’ufficio edizioni.
Questa quantità di libri, questi libri sempre meglio scelti, per cui vi presentate degnamente, anche agli ambienti più colti: è tutto frutto dell’ufficio edizioni. Voi non potete immaginare quale studio si fa. Sacerdoti che consumano proprio gli occhi e la vita per questo. Perché per scegliere un libro alle volte se ne considerano cinquanta, sessanta o più. È tutto un lavoro nascosto, e tuttavia è il più meritorio che c’è, anche nei confronti dell’ufficio propaganda.
La seconda propaganda viene dalla Prima Maestra che
opera per mezzo di Maestra Assunta; viene dalla provinciale, viene dalla Maestra locale. Quindi viene poi dalle propagandiste che fanno il lavoro capillare, collettivo o razionale.
Perciò la prima ragione per cui viene chiamata razionale è l’accordo tra l’ufficio edizioni e la direzione del periodico, con le propagandiste. Bisogna che soddisfi l’ufficio centrale di propaganda (parliamo del vostro, e parliamo anche del nostro, della Società San Paolo). È naturale che dell’ufficio edizioni debba essere incaricato un sacerdote perché deve dare la Parola. Il predicatore è il sacerdote. È affidato al sacerdote il ministero della propaganda della Parola di Dio, del Vangelo. E le suore sono associate allo zelo sacerdotale4. Allora, la prima ragione per chiamarlo ufficio edizioni, è di pensarlo unito alla propaganda razionale. Quello che si fa, dipende da questa unione, dipende dal considerarci uniti. E se si stampa un libro, e poi si sa che non lo si vuole diffondere... E alle volte si tratta di un libro buono, ma viene poi la parola di una suora che magari è poco competente e dice: “Non vale niente!”. E così tutti lo mettono da parte. Eh no! Se il libro è stato scelto da persone competenti, aspettate a dare certi giudizi.
Si capisce: vi sono libri di cui si fanno tantissime copie per la loro natura, per esempio i catechismi, perché i ragazzi sono tanti e sono obbligati moralmente a prenderlo. Ma se non si tratta di questi, bisogna vedere se il giudizio che viene dato da una persona che non ha fatto particolari studi né particolari ricerche, né ha particolare conoscenza dei bisogni dei suoi fedeli o anche degli infedeli, è oggettivo. Quindi è necessaria l’unione fra le varie parti: ufficio edizioni, con tutto il rispetto e la riconoscenza; e per voi, la Prima Maestra che opera per mezzo dell’ufficio propaganda. Questo ufficio dovrebbe essere molto fornito di personale in modo da fare del bene a tutte le propagandiste, le libreriste, le agenzie del cinema. L’ufficio del Centro deve avere un numero di persone capaci perché non è solo il numero che vale: importante è lo zelo, che siano persone che amano le anime e abbiano capacità intellettuale e salute. Quindi l’unione. E bisogna sempre che ci consultiamo insieme
in questo, perché non potremmo comprenderci se non ci fosse questo.
Poi la provinciale dà lo spirito e visitando le case vede come va l’apostolato. Esamina l’ufficio, gli schedari e i piani che si è fatta la Maestra del luogo, e cioè quante case, quante famiglie sono già servite, quanti Istituti si sono raggiunti, come opera la libreria... Non che vada proprio nei particolari, perché questo spetta alla superiora locale, ma deve rendersi conto. Il secondo punto della visita, dopo lo spirito, è l’apostolato.
Allora si sente l’unione e la provinciale può riferire all’ufficio propaganda i bisogni, le deficienze, le cause per cui i risultati sono minori, i motivi per cui si ottiene frutto e per cui i risultati sono maggiori. La propaganda dev’essere sempre più studiata... e non fatta sempre con i piedi, camminando. Ma è razionale, cioè fatta con la testa che ragiona. Abbiamo la ragione, il primo dono che viene da Dio. Se non utilizziamo la testa, che cosa utilizziamo? Né la volontà né il cuore, perché è la mente che fa da architetto. Il Figlio di Dio è la sapienza del Padre: «Omnia per ipsum facta sunt; sine ipso factum est nihil quod factum est»5, senza di lui nulla, tutto solo da lui... Allora la testa deve funzionare. Quindi la superiora locale farà questo prima di tutto e, dopo aver organizzato, faciliterà le suore.
Posto questo accordo, che è il punto essenziale della propaganda razionale, si viene alle propagandiste, cioè a quelle che fanno il lavoro di diffusione dalle librerie o attraverso le varie visite alle case.
Bisognerà che diciamo alcune cose forse un po’ sconnesse. L’Istituto progredisce. Quando si è iniziata la propaganda, la diffusione capillare alle case, la Prima Maestra è venuta da me e mi ha detto: “Queste propagandiste sono così... un po’ incerte. Mi lasci andare a Torino per un poco perché possa fare la propaganda con loro per conoscere i pericoli, le difficoltà, come bisogna comportarsi, come presentare il libro o il periodico...”. Questo è il vero modo: la Maestra qualche volta deve partire e andare nei posti più difficili. Ma, direte che si devono
fare molte cose a casa... Certo, quindi non si andrà tutti i giorni, ma ci potranno essere nell’anno alcuni giorni, particolarmente quando si inizia un modo nuovo di diffusione. Adesso il modo è razionale, e richiede proprio che ci sia un capo, che faccia degli esperimenti, e poi notifichi all’ufficio centrale della propaganda che cosa si è trovato di utile, in quali difficoltà ci si è incontrati…
Il dire solo: “Fornitevi e partite e portatemi a casa dei soldi”, non si deve neppure pensare. Anche quando si riceve la suora che ritorna, non si deve chiedere quanto ha fatto. Aspettate che venga lei a portarlo. Anzi, è meglio che non si sappia quanto ha ricavato l’una o l’altra, ma che tutte mettano insieme e poi portino le somme. Così che comprendano che noi non diamo un tono di commercio, a cui si è tanto inclinati perché si è molto materiali. Molte volte il corpo ha un influsso e acceca un po’, opprime lo spirito. Allora, che partano in letizia e che trovino la letizia al ritorno.
Adesso un’avvertenza: l’Istituto cammina e progredisce e voi siete contente di camminare. Ora, progredisce anche nella propaganda. Facciamo questo esempio per capire di più. Quando si è cominciato l’apostolato, certamente anch’io facevo girare le macchine, perché allora in alcune non c’era il motore. Nei primissimi giorni del 1914, quando non avevamo nessuno, facevo anche la correzione delle bozze, non solo, ma anche la composizione. In quel tempo non bisognava introdurre gente in casa perché ci portava vantaggi tecnici ma ci portava via un po’ lo spirito. Si ragionava così: anche a costo di far male, teniamoci lo spirito, e si progredirà poco per volta.
Ora, l’Istituto va progredendo anche nella redazione, nella tecnica e progredisce anche nella propaganda. Adesso la Casa Madre6 istruisce di più le giovani. Prima non c’era tanto tempo. Oggi vi sono dei bisogni nuovi e conoscenze degli errori che circolano, e come si organizza il male sotto ogni forma. Allora cosa avviene? Avviene che progredendo l’Istituto, molte volte le giovani ne sanno più delle anziane. Io mi metto a tavola vicino a quelli che hanno fatto gli studi superiori, perché non
avendo molto tempo per studiare e studio veramente poco, faccio parlare per tenermi al corrente: imparo dai giovani. Imparate dalle giovani certe cose. Poi quanto allo spirito, dominate. Ma per il modo di fare, il modo di presentarsi, le cose da dire, l’organizzazione da seguirsi, si impari anche dalla gioventù... La Maestra può dire: “Ma cosa ne sapete voi? Voi non sapete ancora quanti pericoli ci sono nel mondo, come potete perdere lo spirito… Tutte queste cose me le riservo io”. Quanto poi al fare, se abbiamo imparato che ci sono tante medicine nuove, le usiamo. Ci sono tante cose nuove, ma quello che non è nuovo e che dev’essere sempre attaccato alla sorgente è lo spirito, il Vangelo, l’eucaristia, la preghiera, lo spirito della Congregazione... Quindi ci sia anche questa umiltà.
A questo riguardo ricordo ciò che mi ha detto una delle Maestre. L’ho interrogata così come si fa alle volte, a quattr’occhi: “Ma di che cosa parlate voi a tavola, per esempio in una casa?”. “Noi parliamo sempre dei libri nuovi e di quello che c’è nelle circolari che ci indica la via da seguire per l’apostolato. E quello che viene da Roma non lo mettiamo a parte”. E la Maestra parlava della circolare. Non dice alla propagandista, leggi un po’ cosa dicono. Prima la prende, la medita, la fa sua, poi...: “Ecco, la circolare dice così e così, seguiamo questo!”. La Maestra ha già approvato e accettato, e allora le altre approvano e accettano volentieri e non si permettono parole o giudizi che qualche volta possono essere meno convenienti e non sempre maturati alla luce del Tabernacolo.
“Noi parliamo sempre di apostolato, parliamo sempre di libri nuovi, delle edizioni che sono arrivate e delle pellicole che ci hanno mandato”. Ma sapete che questa è una scuola continua? Si progredisce! Perché allora la suora si anima, si affeziona a quello che ha interesse, e quando va a fornirsi nel magazzino, ha già qualche indirizzo proprio, sa già cosa scegliere, tanto più se sa a quali classi di persone è da indirizzare un certo libro.
La propaganda. Guidare la propagandista però non sostituirsi, lasciare che abbia anche una parte di iniziativa. Quindi avendo parte di iniziativa, sa che cos’è meglio dire, si istruisce e resta incoraggiata, perché questo è un principio filoso-
fico e psicologico: “Eccita, lascia agire, guida, corregge, del savio educatore questa è la legge”7. E cioè eccitare lo zelo, poi lasciare una certa libertà. Senza fare i carabinieri, tenere un po’ d’occhio se la propagandista indovina, se sbaglia qualche cosa. Così si può guidare meglio e se ha sbagliato, correggere, in modo tale che la mente, l’intelligenza della Maestra, unita all’intelligenza della propagandista, dia un risultato migliore, perché sono due teste che pensano e si accordano. “Del savio educator questa è la legge”. Non sostituirsi alla librerista, ma seguire e così imporsi facilmente e dolcemente, eccetto che si tratti di un caso o di un pericolo serio. Non sostituirsi. Così anche nelle pellicole: non sostituirsi, ma tenere sempre l’occhio aperto, perché il diavolo non trovi la strada per arrivare. Incoraggiare e guidare e così si avrà una maggior unità, una maggior unione nella stessa casa.
Tenere però sempre presente che l’anima di ogni apostolato è la vita interiore. Di questo abbiamo già parlato. Quel libro che porta il titolo L’anima di ogni apostolato è eccellente, si fa bene a leggerlo una volta ogni due anni o una volta ogni tre anni, ma soprattutto leggere gli articoli delle Costituzioni che regolano l’apostolato. Spiegate voi nelle conferenze gli articoli che riguardano la propaganda? Li avrete già spiegati molte volte.
Far sentire, far ricordare bene che l’amore al prossimo, cioè la propaganda, è il secondo comandamento. Bisogna ricordare allora quel tratto di Vangelo, che abbiamo tante volte spiegato. Un dottore della legge, per mettere alla prova il Maestro, viene e lo interroga: «Maestro, qual è il massimo comandamento?». E Gesù risponde: «Il massimo che riguarda Dio e il principale fra tutti gli altri è quello di amare il Signore Dio tuo, con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze. E da questo deriva il secondo». Il dottore della legge, fariseo, non ne voleva sentire parlare. Ma Gesù glielo ricorda: «Amerai il prossimo tuo come te stesso»8. I farisei non consideravano questo co-
mandamento ma accettavano il principio: Se il padre e la madre hanno bisogno, ma però tu vuoi fare dei doni a Dio, vuoi fare delle offerte, lasciali anche morire di fame, ma fa’ il tuo dono9. Invece Dio non accetta il dono se lasciamo morire di fame il prossimo, tanto più i parenti, i genitori. Quindi Gesù lo corregge e gli ricorda quello che l’altro non domandava: «Vi è poi il secondo comandamento che è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso».
E viene la spiegazione di Gesù attraverso la parabola10. Un uomo, da Gerusalemme andava verso la città di Gerico. Lungo la strada, forse deserta, si incontrò con i ladroni, i quali lo assalirono, lo ferirono, lo derubarono di quanto aveva e lo lasciarono mezzo morto per la strada. Ed ecco come Gesù fa risaltare l’amore al prossimo: passa un sacerdote ebreo, lo guarda: gli è andata male e se ne va senza soccorrerlo. Passa un levita: uno sguardo e se ne va: si aggiusti... Chi ha un incidente dev’essere aiutato, se è ferito, no? Adesso c’è anche la legge e mettono in prigione se si abbandona una persona ferita, specialmente se è a causa dell’incidente. Ma da quei due, nessuna compassione. Passa invece un samaritano, uno di quelli che i farisei non stimavano e non rispettavano, che disprezzavano come gente senza Dio.
Il samaritano vede quel ferito, discende da cavallo, si avvicina al poveretto, si accorge che è ancora vivo, cerca di rianimarlo, ne lava le ferite, lo ristora. Poi lo fa salire sulla sua cavalcatura, lo trasporta all’albergo, lo cura e paga l’albergatore. E dovendo ripartire gli dice: “Abbine cura, fa’ tutto quello che è necessario, quando ritorno ti pagherò ciò che avrai speso e ti darò di più di quello che adesso ti ho dato”. E Gesù conclude: “Chi ama il prossimo, allora?”. E l’altro risponde: “Colui che ha soccorso”. Questo è conforme al secondo comandamento. L’anima dell’apostolato è lì: l’amore alle anime, cioè quello spirito di amore di Dio, quello spirito interiore per cui si ama Iddio in se stesso e si ama il prossimo per amore di Dio; il prossimo che è fatto a immagine di Dio, il prossimo perché tutto
quello che avrai fatto al minimo, fosse anche il più piccolo dei miei fratelli, l’hai fatto a me11.
Tutte le suore che portano il libro, che fanno la propaganda, pensino che lo fanno a Gesù. Gesù lo ritiene come fatto a sé, non perché egli abbia bisogno d’istruzione ma perché egli ora vive nei membri, vive nei cristiani. Diciamo anche questo. Gesù dice a Saulo mentre andava a Damasco per imprigionare i cristiani, flagellarli e portarli prigionieri a Gerusalemme:
«Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?»12. Saulo non perseguitava Gesù che era glorioso e trionfante... ma perseguitava Gesù nelle sue membra13.
[...] Noi adoperiamo le macchine da stampa e le macchine per la propaganda, perché noi usiamo i mezzi più della parola viva. Potevate essere tutte suore che fanno catechismo ai bambini, ad esempio, o nelle missioni o nelle parrocchie. Ma questo c’era già nella Chiesa. Ci sono tanti Istituti... invece oggi sono più necessari, più efficaci e più celeri i mezzi tecnici, i mezzi audiovisivi. E allora abbiamo preso questi. Quello che c’era già, noi non lo sostituiamo, lo incoraggiamo in tutte le maniere, e raccomandiamo tanto la predicazione. Abbiamo stampato quindici volumi della collana di pastorale14, e continuiamo a farlo. Perché oggi è più necessario, perché questi mezzi sono più celeri e più efficaci.
A volte in un paese, in una parrocchia, o a Roma, è il 5%, il 7%, il 10% che va in chiesa, che sente la Parola di Dio viva. Ma voi completate la parola del parroco, del sacerdote con i mezzi audiovisivi, con i mezzi tecnici. Siano parole stampate sulla carta o siano stampate sulla pellicola o vengano trasmesse per radio, per televisione o sui dischi… Allora amarli questi mezzi, amare la macchina, e voi l’amate. Ed è utile che le autiste siano sempre più numerose, che imparino bene, facciano le loro prove adagino, cominciando ad andare nei posti meno frequentati, di minor traffico.
E tuttavia sempre l’umiltà e la saggezza. Da qui dipende un altro principio che voi già seguite, ma sul quale, nella pratica, si può mettere più attenzione: educare le fanciulle all’amore, educare alla carità. Quando entrano in casa le giovani, le aspiranti, le novizie, e poi le professe temporanee, mai permettere critiche o mormorazioni; pretendere con un certo rigore che ci si voglia bene e ci si aiuti. Se si dice una parola contraria alla carità, fermare il discorso, proprio perché la Maestra qualche volta deve far sentire che sulla carità non si transige. Magari tu sei debole di salute e non ti senti di fare molto, ma almeno non fare del male, non mancare alla carità. E questa carità, questo spirito di sveltezza, di semplicità che avete, in generale lo si vede bene nelle librerie. Qualche volta si potrebbe fare un po’ di miglioramento, non è vero? Possiamo migliorare sempre, fino alla morte.
Saper accogliere, saper dire la parola di benevolenza che subito concilia e mostrare anche premura.... Una sorella, piantata davanti al tavolo della libreria, faceva calze; veniva qualcuno, alzava gli occhi: “Cosa cerca?”. Questo è un modo glaciale di ricevere la gente. Ma questo può essere stato propriamente un caso. Ma ve lo dico perché a volte, per spiegarsi, bisogna anche dire delle cose che non sono comuni.
Educare all’amore parlando spesso della carità. Avevate i dodici caratteri della carità stampati e scritti su dei cartelloni, ma è ancora meglio scriverseli nel cuore. Vedendoli sui cartelloni si ricordano per stamparli nel cuore. E poi la predicazione sulla carità sia abbastanza abbondante. Se si vuole un libro che formi molto alla carità, prendete quello di san Francesco di Sales: Il Teotimo15 in due volumi. E poi quello che è ancora più facile e va bene per tutte: Pratica di amar Gesù Cristo16, che spiega i caratteri della carità. Poi il Vangelo, la meditazione. Quanta bontà in Gesù, con i bambini, e con quelli che lo seguivano e che erano i più poveri, cioè i pescatori, i pecorai, gli operai, la gente di campagna, le donne, gli infermi, i peccatori,
i bisognosi di ogni grado. L’umiltà è sempre quella che attira le grazie di Dio: «Humilibus dat gratias»17. Agli umili dà molte grazie il Signore. E allora, educare a questa benevolenza e a questa tendenza.
Se ci sono in Italia cinquanta milioni di abitanti, quaranta milioni sono operai, sono contadini, sono piccoli commercianti, sono artigiani, sono poverelli. E allora? Certo: «Pauperes evangelizantur: i poveri devono essere evangelizzati»18, e Gesù ci ha lasciato l’esempio. Quindi i libri per i dotti noi ne facciamo, ma di questi non stampiamo molte copie. Ciò che importa, e ciò che soprattutto si deve divulgare, sono i libri più semplici, fatti per il popolo. E qualche volta anche scrivevate, e scrivete ancora delle cose che sono molto utili.
Quanto poi alle propagandiste, dopo averle istruite, come partire? Partire rifornite nello spirito. Si siano confessate, alla domenica o al sabato abbiano la parola viva, sentano la parola della meditazione che può essere di un sacerdote. Ma si deve sempre sentire la parola della Maestra che dirà quel che può dire, e se non può dire molto, confermerà e sfoglierà Il Raggio e le circolari che si ricevono, perché le Maestre locali devono ripetere ciò che dice la Prima Maestra e ciò che esce dalla Casa centrale. Non deve dare altro! Ci dev’essere unità nella Congregazione, non si devono inventare cose nuove, noi preti non facciamo un Vangelo nuovo. Prendiamo sempre quello e diciamo sempre quello, e guai se ci scostiamo dal Vangelo. Essere devotissime di quello che viene da Casa Madre.
Se qualche volta stanno fuori qualche giorno in più, seguirle con la corrispondenza cercando di sapere come va la salute, quali difficoltà incontrano e pregare e seguirle con la preghiera ogni giorno. Poi accoglierle bene e fare della casa un nido di carità lieta, benigna, in maniera tale che tornino volentieri a casa. Vedete che la Prima Maestra va ad accompagnare le suore quando vanno lontano. È suo uso costante, oggi non è qui perché è andata ad accompagnare qualcuna. È andata anche ieri nel pomeriggio. Come fa bene lo sguardo benigno e incorag-
giante, la parola di bontà verso queste propagandiste! Se stanno fuori una settimana, il loro cuore ritornerà sovente a casa. Certo, se avete una macchina per casa solo per la propaganda, penso che da molti paesi si possa tornare a casa tutte le sere, almeno il sabato. E che si stia un po’ più a casa. E nel giorno di sabato si fa la pulizia spirituale e fisica. Poi la conferenza per organizzare l’apostolato per la settimana prossima: cos’è stato, le difficoltà, cosa porteremo, dove andremo, cosa troveremo in quegli ambienti... E la Maestra segue e specialmente fa parlare le suore, le entusiasma. Allora il cuore sostiene anche le forze fisiche, restano illuminate e tutte compiono il loro ufficio.
Perché abbiamo tante case? Perché abbiamo tante librerie, ci sono tanti centri di diffusione. È questa la missione delle case. Non avete la parte tecnica, cioè le macchine, e neppure la redazione né l’ufficio edizioni. Vogliamo bene a queste propagandiste, questo è l’ufficio delle case. Se non facessero questo, perché stare qui? Perché si dovrebbero tenere a casa, farle pregare, oppure fare soltanto la propaganda da casa, tanto utile ma di questo si incarica l’ufficio propaganda. Quando si è fuori casa, è tanto utile il contatto vivo, personale che si ottiene dalla propaganda razionale quando è bene organizzata. State pur sicure, abbiate fede che duplicherete la vostra propaganda, se diviene razionale. Bene, ci sarebbe ancora da dire quello che avete molte volte già detto, mi pare: farvi delle cooperatrici per la propaganda.
Come? Nell’adunanza degli Esercizi straordinari, si è domandato alle suore che suggerissero i mezzi per fare delle cooperatrici. Mi hanno indicato per iscritto una decina di mezzi ma non ho il foglio che volevo leggere, non l’ho portato. Ma per domani si può portare e leggerlo.
I cooperatori possono essere cooperatori di preghiera, di offerte e poi di opere. Se trovate in un paese una figlia che può dedicarsi alla biblioteca, ecco un’opera. Quando fate la propaganda per il Vangelo a tutte le case, ma siete solamente quattro e le case sono tante, potete prendervi ognuna una ragazza per accompagnarvi, lo fate già. E questo è un bel mezzo, tanto utile... Invece di fare quattro squadre ne fate otto19.
1 Istruzione tenuta a Grottaferrata (RM) il 31 agosto 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia Centrale. Trascrizione da nastro: A6/an 136a = ac 213. Conversazione familiare.
2 Cf At 2,4: «…tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue».
3 Gonzaga Da Fonseca Luigi SJ, Le meraviglie di Fatima. Apparizioni, culto, miracoli, Edizioni Paoline, Roma 1959, 14a edizione, pp. 332.
4 Cf FSP-SdC, pp. 461-464.
5 Cf Gv 1,3: «Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste».
6 Don Alberione intende la Casa generalizia.
7 Cf Chiesa Francesco, Gesù Maestro, Alba 1926, pp. 214-215. Detto pedagogico, spesso citato e commentato dal Can. Francesco Chiesa e caro a Don Alberione.
8 Cf Lc 10,25-28.
9 Cf Mc 7,11-12.
10 Cf Lc 10,29-37.
11 Cf Mt 25,40.
12 Cf At 9,4.
13 Interruzione della registrazione nel passaggio dal lato A al lato B del nastro.
14 La Collana Pastorale era editata ad Alba dalla Società San Paolo.
15 Il Teotimo o Trattato dell’amore di Dio, insieme alla Filotea o Introduzione alla vita devota, testi fondamenti della spiritualità di ogni tempo.
16 Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Pratica di amar Gesù Cristo, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2004, 19a edizione.
17 Cf Gc 4,6: «[Dio resiste ai superbi], agli umili invece dà la sua grazia».
18 Cf Lc 4,18.
19 Segue un breve dibattito con l’assemblea.