Nella penultima strofa dell’inno cantato ora, si dice: Per te sciamus da Patrem, noscamus atque Filium, teque utriusque Spiritum credamus omni tempore2, che significa: O Spirito Santo, da’ a noi la grazia di conoscere il Padre e di conoscere il Figlio e di conoscere te stesso, che sei lo Spirito del Padre e del Figlio. Questo risponde a quello che Gesù disse all’inizio della preghiera, quando stava per iniziare la sua passione:
«Haec est vita aeterna, ut cognoscant te et quem misisti Jesum Christum: questa è la vita eterna, conoscere te, Padre, e conoscere colui che tu hai mandato, cioè il Cristo»3.
Nella circolare interna vi è questa espressione: “Ave Maria, liber incomprehensus, qui Verbum et Filium Patris mundo legendum exhibuisti”. Sono le parole di sant’Epifanio4, dottore della Chiesa: “Ti saluto, o Maria, che sei come un libro incompreso che tu hai presentato all’umanità, perché venga letto come un libro, il Verbo, il Verbo incarnato”5. Poiché la rivelazione è la manifestazione di Dio agli uomini, la Madre celeste offre il suo Figlio come un libro all’umanità. Così fanno le Figlie di San Paolo quando offrono e presentano il libro perché sia letto, il libro che contiene la verità, contiene quello che il Signore ha insegnato, con due scopi distinti, uno negativo: la lettura amena, ma sana, che almeno leggendo non si commetta
peccato, come si commetterebbe quando si leggono cose non buone; e la parte positiva, quando si dà quello che insegna direttamente il bene, come la Scrittura, il catechismo, i Padri.
Imitare Maria che dà il Verbo, il Maestro all’umanità, colui che insegnerà, «evangelizare pauperibus misit me»6, colui che viene a portare la buona novella che si chiama Vangelo, il Vangelo della salute eterna.
Le imitatrici di Maria in questo apostolato sono le propagandiste. Si rallegrino, perché in esse da una parte vi è la dignità del loro ufficio, la dignità più alta che possa raggiungere la donna consacrata al Signore e, nello stesso tempo, il merito più grande. Penetrare meglio la propaganda, il suo senso, e pensare che questa è la parte pratica dell’apostolato, perché la redazione e la tecnica, che hanno la loro importanza, sono ordinate alla terza parte. Dice il Vangelo: «Nemo accendit lucernam et ponit eam sub modio: nessuno accende il lume e lo mette sotto il nascondiglio»7, cioè lo copre, in sostanza. E che cosa fa la lucerna accesa quando viene coperta e quindi non manda fuori i suoi raggi? Così è il libro, così è il periodico: la lucerna accesa, che va in magazzino. Il libro, il periodico che vanno in magazzino. C’è sempre un poco da umiliarci, allorché si entra nei magazzini pieni, perché si nota un certo squilibrio: la tensione verso la produzione e meno tensione verso la propaganda. Alle volte avviene anche il contrario, e allora si può cercare quali possono essere le spiegazioni di quel fatto. Ci vuole, in sostanza, un equilibrio tra redazione, tecnica e diffusione. Equilibrio giusto. Non mettere la lucerna sotto il moggio. È stato scritto che un libro, un periodico senza lettori è come una famiglia di genitori che non hanno figli.
Perciò in questi giorni, pensando a questo grande problema, alcuni hanno fatto come un’unione di preghiere per tutto l’anno, specialmente per le biblioteche, per la diffusione. Unione di preghiera quotidiana per questo fine. Allora, stabilire in ogni parrocchia la biblioteca parrocchiale. Proposito: stabilire in ogni comune, istituto, agglomerato di famiglie, un
centro di cultura amena, sana, utile; stabilire in ogni ospedale, azienda, associazione, nave, carcere, una biblioteca varia secondo la varietà di persone; stabilire in ogni casa la bibliotechina familiare; stabilire in ogni scuola una biblioteca come complemento delle lezioni e per consultazioni; stabilire una biblioteca religiosa, scientifica, specializzata, narrativa, secondo la varietà degli ambienti e le esigenze.
Perché? Per elevare lo spirito, la cultura, il livello morale e civile di tutto il popolo. Ottimo mezzo è una biblioteca ben costituita, ben organizzata e ben funzionante.
Allora, questo lo potrete poi leggere nella vostra circolare interna8. Formare gruppi di persone che preghino e offrano sofferenze e operino è santa iniziativa. Se vi è fede e docilità, si vedranno poi più abbondanti i frutti della grazia e dell’apostolato paolino.
Il tempo libero, oggi, è molto più abbondante, diamo allora un modo sano e utile per impiegarlo. Propagandiste, libreriste e quanti sono nella possibilità di farlo, propongano la biblioteca ogni volta che è possibile e conveniente, istruiscano sul modo di impiantarla, diano le norme generali per l’amministrazione e il funzionamento. E il sacerdote, il maestro, il direttore dell’istituto torni a casa non con un libro, ma con una biblioteca. Cosa possibile? Sì, anzi verificata. È l’ora delle biblioteche. Lo si sente da ogni parte e gli avversari ne approfittano.
Allora dire alla propagandista, alla librerista, a chi tiene l’agenzia delle pellicole: parlare, non stancarsi! L’Apostolo dice: «Opus fac evangelistae: compi l’opera di evangelizzazione»9, e quindi il suo ragionamento tutto evangelico. Dice san Paolo: «Ognuno che invoca il nome di Dio sarà salvo. Ma come potrebbero invocarlo se non credono? Ma come potrebbero credere se non ne sentono parlare? Ma come ne sentirebbero parlare senza l’annunciatore? Ma come lo annuncerebbero senza il mandato? Così come è stato scritto: beati i passi di chi porta la pace, di chi porta il bene. La fede dipende dalla
predicazione, la predicazione dal mandato di Gesù Cristo»10.
È questo il ragionamento di san Paolo, che è chiaro. Qui si parla di predicazione che viene fatta con i mezzi che il Signore ci ha preparati: sono le invenzioni del progresso, per cui la voce viene moltiplicata e quindi è la stessa predicazione moltiplicata e portata in quegli ambienti dove la Parola di Dio forse è sentita ben poco o anche niente.
Quindi la conclusione: la dignità e il merito della propagandista risultano autorevolmente da questo tratto di san Paolo. La propagandista mette il compimento e l’elemento essenziale all’apostolato, e quindi, come già detto, a che servirebbero i libri in magazzino? D’altra parte come si manterrebbero la redazione, la tecnica e la vita degli apostoli? Come si manterrebbe in vita l’apostolato se non venisse alimentato dalle entrate dei fedeli? E come sono cadute oppure stentano la loro esistenza molte iniziative di edizioni, se non per difetto di diffusione tra lettori e spettatori? Perciò la frase che sempre ripetevo: “Se vi sono delle necessità, stampate, diffondete”. E le suore dei primi tempi sanno quanto stavo ripetendo questa espressione: “A che servirebbe l’Istituto senza la propaganda? Cosa varrebbero gli studi, la redazione e la tecnica? E come si spiega in alcune case un concentrarsi quasi totalmente nella parte tecnica, abbandonando la diffusione?”. E quindi poi le conseguenze che vengono, anche morali, quando viene a mancare questo zelo nella diffusione.
Questa è stata la vita pubblica di Gesù: dare il messaggio della salvezza, facendo sentire la buona novella, il Vangelo, secondo il volere del Padre: «Evangelizare pauperibus misit me». Questa è stata la vita di san Paolo dal momento in cui arrivò la voce, il mandato di Dio: «Mettetemi da parte Saulo e Barnaba per l’opera a cui li ho destinati»11. E non cessò di parlare, tacque solo quando il carnefice gli troncò il capo.
Qui si parla dell’importanza ed efficacia della propaganda e poi si parla delle forme di biblioteche, della costituzione delle biblioteche, del loro funzionamento e di quali biblioteche biso-
gna soprattutto occuparsi. E allora è stata istituita l’“Associazione Generale Biblioteche”; generale perché ne può aggregare altre e può provvedere un po’ a tutte le categorie di biblioteche. Questo non posso leggerlo12 per la ristrettezza del tempo, ma ho già consigliato di leggerlo alla Visita, oppure leggerlo alla meditazione. Leggerlo adagio, penetrarlo bene e applicare gli insegnamenti alla vita pratica.
Sia benedetto il Signore che vi ha dato questo grande apostolato. I tesori che ha la Chiesa sono inesauribili, c’è tutta la salvezza, la vita temporale e la vita eterna. Ma che cosa bisogna dire? Bisogna dire che i tesori che ha la Chiesa sono nascosti, non sono conosciuti. E allora quanta ignoranza nelle cose di fede! Quanta ignoranza nelle cose che riguardano la vita retta, la vita buona! Quanta ignoranza riguardo la preghiera! Persone che vengono in chiesa e la funzione dice loro niente, perché capiscono nulla, e quindi ci si stanca in attesa che sia terminata la funzione, e poi anche si abbandona la chiesa.
Quanta luce dovrebbe entrare in queste anime! Quale responsabilità, oggi! L’errore corre dappertutto e viene seminato dal mattino alla sera in tante forme, non solamente nelle forme che riguardano la parola, ma in tutte le forme audiovisive. E allora? Che cosa rimane nelle menti? O ignoranza o errore. Un esame generale e sociale qui: che responsabilità e quale merito abbiamo, e quale dignità nella propagandista.
Allora, anche il tempo del postulato e del noviziato deve orientare verso la diffusione. Ed è decisivo questo, perché se si vuole attendere alla perfezione, si adempie il primo precetto o primo articolo delle Costituzioni. Ma non basta. La vita religiosa, la vita paolina è informata anche dal secondo articolo, e cioè dall’apostolato, dall’impegno dell’apostolato. Non potrebbe venire ammessa chi non ama l’apostolato perché potrebbe forse voler solo tendere alla perfezione. Questa è la via: si è paoline! L’Apostolo santo, l’Apostolo delle genti, non si è mai arrestato e con la parola e con lo scritto ha predicato dovunque. E quanti discepoli ha fatto a Roma mentre stava in quei due anni di carcere! Cosicché anch’egli riconobbe che il
Vangelo entrò nelle aule dell’imperatore, perché cambiavano spesso il carceriere, colui che doveva tenerlo legato alla catena, pur lasciandogli una certa libertà. Si valeva delle circostanze per evangelizzare lo stesso carceriere e coloro che potevano essere a lui condotti dal carceriere stesso.
Oh, moltiplicarsi, industriarsi: «Parla e non tacere»13, diceva il Signore al profeta.
1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma l’11 ottobre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 141b = ac. Legge gran parte dell’articolo “Anno delle biblioteche”, pubblicato in RA, settembre (1961)1-4. L’audiocassetta riporta il titolo: “Le biblioteche”.
2 Primo dei due stichi dell’ultima strofa del Veni, Creator Spiritus - Vieni, Spirito creatore.
3 Cf Gv 17,3: «Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo».
4 Epifanio di Salamina (315 ca.- 403), scrittore palestinese e vescovo, venerato come santo e Padre della Chiesa.
5 Dal novembre 1950 tale motto ricorre in tutti i numeri del bollettino San Paolo sotto la testata, corretto nella forma: “Ave Maria, libro sigillato, che hai dato da leggere al mondo il Verbo, Figlio del Padre”. Appare anche nella Coroncina alla Regina degli apostoli, LP, n. 1, p. 144.
6 Cf Lc 4,18: «… a portare ai poveri il lieto annuncio».
7 Cf Mc 4,21.
8 RA, settembre (1961)1-4.
9 Cf 2Tm 4,5.
10 Cf Rm 10,13-15.17.
11 Cf At 13,2.
12 Cf Anno delle biblioteche, in RA, settembre 1961, pp. 1-4.
13 Cf At 18,9.