Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

Effettua una ricerca

Ricerca Avanzata

IV. COMUNIONE SACRAMENTALE E SPIRITUALE1

 

Il perfezionamento riguarda tanto la santificazione individuale quanto l’apostolato. La vita interiore e l’apostolato sono intimamente connessi e di conseguenza, nella vita paolina, non ci si può santificare senza l’amore all’apostolato e viceversa.

Ieri abbiamo considerato che due sono i grandi mezzi che il Signore ci offre per il nostro progresso, per il nostro perfezionamento: il primo è la purificazione, cioè la confessione spirituale continuata che ha il suo centro nel valore superiore sacramentale: il sacramento della penitenza. E l’altro mezzo per la nostra santificazione è un mezzo positivo, cioè la comunione. Comunione sacramentale che ha il valore massimo, e comunione spirituale che ha l’ufficio di continuare l’effetto della comunione e che serve, nello stesso tempo, come preparazione alla comunione seguente. In se stessa, la comunione spirituale porta dei beni e stabilisce una continuità di relazioni intime con il Signore. È un acquisto continuo di grazia, un’infusione continuata di doni di Dio, perciò purificazione e conquista.

Conquista che particolarmente si fa con la comunione: due grandi mezzi di perfezionamento. Se si sono abbracciati questi due impegni facendo la professione, e cioè seguendo il primo e il secondo articolo delle Costituzioni, non c’è mai da scoraggiarsi: abbiamo due grandi impegni e due grandi mezzi divini, il sacramento della confessione e quello della comunione, l’eucaristia.

Certo la comunicazione dei beni celesti noi la sentiamo di più nella comunione. Non dobbiamo soltanto contare sulla

~

comunione sacramentale, ma sul valore della Messa, e nello stesso tempo sul valore e sulla continua elargizione di beni celesti che ci viene dal Tabernacolo. Perciò si è stabilita l’ora di adorazione. Non potendo stare in continuità davanti al SS.mo Sacramento, almeno un’ora al giorno, facciamo rifornimento di doni celesti.

La Visita è subito dopo la comunione sacramentale ed è la principale comunione spirituale perché primo punto è unione di mente, la fede; secondo punto, unione di volontà per l’acquisto delle virtù e propositi perché c’è l’esame di coscienza; terzo punto, unione di cuore con Gesù, per acquistare il suo cuore, quel cuore che tanto ha amato gli uomini e che tanto ha amato il Padre. Gesù diceva: «Pro eis ego sanctifico me ipsum»2: io mi faccio santo per santificare. Quindi la santità di Gesù, i suoi beni, sono ordinati a noi, «Pro eis ego sanctifico me ipsum».

Viene poi la comunione spirituale, quella che si può rinnovare in ogni momento, quella che non richiede di andare in chiesa, che si può fare da sani e malati, di giorno e di notte, se nella notte ci si sveglia e si rivolge il cuore verso il Tabernacolo, verso Gesù. Allora una semplice formula di comunione spirituale: Gesù è con noi, noi siamo con Gesù. È un risveglio perché durante l’apostolato ci ricordiamo di continuare l’unione con Gesù, in modo tale che ci sia un continuo afflusso di acqua come quando si apre il rubinetto e l’acqua scende nella pentola, per quanto c’è bisogno. Se noi continuiamo l’unione, se viviamo in una comunione spirituale, il rubinetto sta sempre aperto. Dalla vasca della grazia che è il Cuore santissimo di Gesù, continua ad affluire, per mezzo del rubinetto sempre aperto, un’effusione continua perché il tubo di comunicazione è sempre vitale, è sempre reale. Allora c’è l’effusione continuata di doni, ci sono persone che si arricchiscono spiritualmente in un modo meraviglioso, persone che presto si santificano, per cui quell’acqua che viene dal cuore di Dio, passa in continuità: «Fons aquae salientis in vitam aeternam: fontana

~

delle acque che sale in vita eterna»3, cioè ci dà i meriti per la vita eterna e aumenta il merito. Se noi sappiamo vivere così, non è necessario ad ogni istante rinnovare questa comunione, ma il rinnovarla è sempre un mantenere aperto il rubinetto, non solo, ma è un allargare il tubo che porta l’acqua della grazia:

«Ego sum», io sono la fonte della grazia. Da lui, a noi. Ora, si potrà domandare: ma questa comunione che cosa significa, in fondo? Quando noi riceviamo Gesù, lo riceviamo com’è, Via Verità e Vita, non un altro Gesù. Riceviamo Gesù: 
«Io sono il pane di vita»4. È il pane di vita: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, avrà la vita»5. Allora, comunicare con Gesù: quali i suoi doni? Primo, «Io sono la verità»: ci comunica la fede. Sappiamo quanta differenza vi è fra anima e anima circa lo spirito di fede? Per tanti cristiani vi è quella fede che non ha influenza sulla vita; così in generale, sono religiosi, ma poi quanto alla pratica e quanto alla vita hanno dimenticato i principi. Ci può essere una fede che porta almeno alla Mes-sa festiva, a istruirsi nel catechismo; e ci può essere una fede come voi avete avuto, che vi ha fatto considerare di più i beni celesti che i beni di una famiglia, cioè formare una famiglia. E allora, più illuminati da Dio, si è fatto il passo: la consacrazione al Signore. Lo spirito di fede ha fatto questo cambiamento, dalla vita cristiana alla vita religiosa, un cambiamento di stato. Ma anche fra le persone che sono consacrate a Dio, c’è differenza fra l’una e l’altra quanto a spirito di fede. «Il giusto vive di fede»6. Vi sono persone che hanno la fede ma alimentarla in continuità porta immensi beni, porta fino a vivere di fede. Si vive di fede, cioè si parla secondo la fede, si ragiona secondo la fede, si è guidati in tutto dalla fede. Ad esempio, si crede che, come avete già costatato tante volte, quando si è messa la fede, quando si è obbedito, tutto è andato bene. Quando invece abbiamo fatto secondo la nostra volontà, le cose non sono riuscite.

~

Vi è proprio questa fede? Dovremmo soprattutto dire: io credo nelle grazie di perfezionamento, credo sinceramente al cento per uno: «Riceverete il centuplo... poi la vita eterna»7. Sono già in uno stato di salvezza, di vita eterna; e il paradiso è già assicurato, se io non rinnego quello che un giorno ho professato: il centuplo! Ma poi si crede? Persone che stanno tutta la vita su un piano: purché non ci siano cose grosse cattive... purché non ci siano grossi rimproveri, e che magari perda la stima perché non sono quella che dovrei essere, come dovrei vivere la vita. Persone che man mano passano gli anni, sentono che hanno utilizzato l’anno passato e vogliono migliorare l’anno che comincia perché stanno facendo gli Esercizi, e dopo, c’è l’anno di spiritualità. E poi la grazia per oggi...

E se una è superiora, Maestra in una casa, deve pregare per le altre. Il Signore mi ha dato quest’ufficio, mi ha dato l’ufficio di chiedere le grazie e perciò devo pregare di più. E avendo quest’ufficio, che cosa avviene? Avendo quest’ufficio, ho diritto di chiedere queste grazie. L’altra corrisponderà più o meno forse, ma la grazia verrà; e il merito tu l’hai, sebbene l’altra non ne abbia fatto frutto. Quando una suora è eletta Maestra in una casa, parla con Dio in modo diverso. Altro che uno vada dal presidente della repubblica e domandi una grazia, altro è il ministro, perché il presidente l’ha messo, supponiamo, ad amministrare i lavori pubblici o ad amministrare la giustizia o al ministero dell’istruzione. E il ministro va: “Bisogna fare così – dice il presidente – bisogna prendere questo ripiego, bisogna dare quella disposizione”. Parla a tu per tu, perché è incaricato di quello... E la Maestra è incaricata di ottenere le grazie per le sue suore, per la sua casa, per l’ambiente, per le persone, per quelle cinquecentomila persone che sono, diciamo, sotto la sua cura spirituale, come abbiamo visto ieri nella conferenza.

La fede fin dove arriva? Persone che vedono in tutto Dio, anche se viene un malanno, una disgrazia, una morte. È Dio che mi vuole santa! Vedono in tutto Dio, e non fanno distinzione, sebbene qualche volta la croce pesi alquanto. E allora dicono: “Che fortuna! Ora finalmente sono un po’ più simile

~

a Gesù Cristo”. E cioè non solamente ascoltare la sua parola, ammirare i suoi miracoli, le sue virtù, ma anche partecipare alla redenzione delle anime. La redenzione è compiuta, ma l’applicazione della redenzione è cosa di ogni giorno, in continuità. Allora la persona ragiona diversamente. Quando si va al letto di certe malate, che edificazione! Un sacerdote mi diceva, un mese o due mesi fa: “Con quella suora malata non si fa sacrificio, anche se chiama di notte. Si va solo a ricevere delle buone impressioni, anzi si desidera sentire certi ragionamenti, certe espressioni, e vedere il comportamento”.

Oh, questa fede grande! Fino a pensare come Gesù: «Beati i poveri...»8. Lo siamo già?... Quando ci manca qualche cosa, oppure vogliamo rinnovare tutta la casa, cambiare quadri, cambiare tende, cambiare pavimenti… fate prima la casa di Nazaret. La casa di Nazaret è partita dal presepio. È già tanto che siano andati alla casa di Nazaret, là c’è la santità.

Questo gran bene sono i pensieri di Gesù: beati i miti, beato chi soffre, beato chi ha fame e sete di santità o di giustizia; beati coloro che sono anche malveduti, incompresi, contraddetti, anche perseguitati. Come si sostengono tante suore, tanti sacerdoti incarcerati, specialmente i vescovi nelle regioni orientali. Serenità che stupisce, perché c’è la fede a sostegno: «Ex fide vivit»9.

Gli altri beni di comunicazione con Gesù, che arrivano per mezzo di quel tubo di comunicazione dalla fonte, «Flet in eo fons acquae»10, sono: l’amore soprannaturale a Dio, al prossimo, alle nostre cose, alla vita quotidiana, agli uffici, alle persone con cui si vive, a tutto ciò che è disposto e anche a quelle cinquecentomila persone che sono affidate a una casa... Poi avere in mente specialmente i bambini e i vecchi, gli infermi, la gioventù che lotta per non perdere i beni ricevuti nel battesimo, nella cresima. E poi i professionisti, la vita di tanti peccatori che sono fuori strada. Non possiamo giudicare se siano internamente in peccato ma vediamo che la loro vita è sbagliata. Ci

~

può essere comunismo, protestantesimo, bestemmie, letture e spettacoli non buoni… E allora si fa sempre l’offerta per coloro che si trovano in purgatorio per causa, o meglio, in occasione di stampa, cinema, radio, televisione, dischi o altri mezzi simili che sono i mezzi efficaci e veloci.

Quando si vive con il cuore di Gesù, quando è lui che pulsa in noi, è lui che purifica l’anima per mettere lo Spirito Santo, l’amore a Dio, l’amore alle anime, lo spirito di sacrificio, quell’amore va crescendo e diviene una fiamma. Allora non si vive solo di fede, ma si vive anche di amore, di amore di Dio. Quindi lo spirito di sacrificio, il compatimento per gli altri, e poi i dodici caratteri che sono propri della carità, secondo san Paolo: «Patiens est, benigna est...»11, non ci sono invidie, tutto si sopporta, di tutto si parla rettamente, in bene. Perfezionare il cuore. I beni del cuore di Gesù comunicati a noi.

E così Gesù non è solamente vita, ma è la via. Domandare al Signore l’aumento di grazia, ogni giorno. Vi è un’immensa differenza fra la comunione di un’anima che ha spirito di fede e che cerca l’amore, cerca Dio, e le altre. Una diversità immensa tra anima e anima quanto al frutto. Anime in cui l’Ostia opera una trasformazione. E allora si passa da un grado di preghiera a un altro più elevato, fino all’ultimo: «Vivit vero in me Christus: non son più io che vivo, ma vive in me Gesù Cristo»12, in quanto Gesù Cristo domina in tutto il mio essere. “Io ho la mia personalità, ma è dominata da un’altra personalità: dalla seconda persona della Santissima Trinità, il Verbo di Dio incarnato. Persona che mi domina”. Che elevazione! Allora dovunque si va, si semina il buon profumo di Gesù Cristo. E le parole che escono sono sempre parole di saggezza: «Os iusti meditabitur sapientiam et lingua eius loquetur iudicium; lex Dei eius in corde ipsius»13. Cose meravigliose! I segreti, i beni che ci sono nella comunione.

Abbiamo detto che Gesù Cristo è via. Ma studiare come Gesù è vissuto. Si è scelto una madre: ce la siamo scelta di cuo-

~

re la madre, Maria? L’abbiamo accettata da Gesù: «Giovanni, ecco tua madre»14? Cambiare il nome. Nella festa del Cuore Immacolato di Maria15, le letture dell’Ufficio16 sono prese da san Roberto Bellarmino17: “Sostituisci il tuo nome, in modo tale che Gesù ti dica il tuo nome: ecco tua madre!”. Quando si sceglie la madre, quando si cerca di vivere nell’umiltà, nella serenità come san Giuseppe, quando si considera la vita del Bambino al presepio, esule nell’Egitto, umile Bambinello che si fa servire e poi fanciulletto che in tutto dipende da lei e serve la madre con diligenza. Poi più avanti, «Oboediens illis, crescebat sapientia et aetate et gratia»18. Sono anni in cui Gesù stava tanto tempo al banco del falegname, come se il Padre celeste avesse mandato a Nazaret il suo Figlio perché non aveva niente di più importante da fare e perché Nazaret aveva proprio bisogno di un falegname.

E come si è preparato all’apostolato? Questo bisognerà dirlo dopo la conferenza: riceve il battesimo di penitenza, accomunandosi con i peccatori.

La vita dell’apostolato di Gesù dev’essere il modello dell’apostolato per la Figlia di San Paolo. Da questo imparare, e poi resterà da offrire la vita, come Gesù sul calvario, compiuto il suo ministero apostolico di predicazione. Allora sì che la vita si trasforma: «Conformes fieri imagini Filii sui»19, si diventa simili e come immagini del Figlio di Dio incarnato. E allora? Il Figlio di Dio incarnato è piaciuto al Padre, tu piaci a Gesù, dunque il Padre si compiace di te. E che cosa sarà di te? In paradiso, dove il Padre celeste ha messo il suo Figlio alla

~

destra, tu circonderai il Figlio, il Maestro Divino, lo circonderai perché hai imitato la sua vita e hai imitato il suo apostolato, hai offerto la vita stessa per le anime a cui non puoi più portare del bene, ma che potrai aiutare con la preghiera eterna: paradiso! paradiso!

La comunione abituale si fa in un istante. Quando salite le scale e quando le discendete, mentre passate da un locale all’altro, dal refettorio alla ricreazione, dallo studio all’apostolato. Si fanno tanti passi per una ragione o per l’altra, per l’apostolato, per la libreria, per l’agenzia del cinema… Mentre fate questi passi, che cosa fate? Cosa pensate? I due grandi mezzi di santificazione e di progresso nell’apostolato sono la purificazione che ha il centro sacramentale nella confessione, e la comunione che ha il centro sacramentale nel ricevere Gesù Ostia.

Ora, ci interroghiamo: “Io vivo una continuità di confessione, cioè continuità di purificazione? E cerco di sostituire all’io, Iddio? E tutti i suoi beni mediante la comunione? Come sono i miei sentimenti quando ricevo Gesù, quale fede ho?”. Perché gli stessi sacramenti si possono ricevere con un grado di fede o con un altro grado di fede, e quindi possiamo ricevere un grado di frutti e un altro grado superiore, un’altra quantità superiore di meriti e di grazia.

E allora, la Maestra diviene proprio Maestra. Come Gesù, insegna specialmente la santità, l’apostolato. È verità, in dipendenza da Gesù e con Gesù; ed è nello stesso tempo la via perché precede tutte nella virtù, con l’esempio. Se si tratta di un sacrificio se lo riserva, e alle altre cerca di spianare per quanto può la via e rendere meno pesante l’apostolato, la vita quotidiana. Poi è un’anima che continuamente comunica con Dio per ottenere le grazie, le benedizioni, l’aumento di santità nelle sue figliuole, nelle sorelle con cui vive. Grande impegno, grande mezzo di grazia: si allarga l’orizzonte. È un peso, se si è accettato solo con retta intenzione, ma se si sta troppo attaccate al cadreghino20, può darsi che l’amor proprio distrugga tante cose e tolga tanti frutti. Allora se entra il nostro modo di sentire e di volere, desideriamo più l’onore che l’onere. Facciamo

~

perdere tante grazie agli altri mentre ne perdiamo anche noi. Dio ci liberi, ci infonda la paura di noi. Per causa nostra non si perdano delle grazie e che noi, compiacendoci di un ufficio e amando più l’onore che l’onere, non ne ricaviamo i frutti... Perché voi li volete tanto abbondanti.

Il Signore che vi ha voluto tanto bene, che ha voluto il vostro Istituto, del quale ne è sempre il Maestro, vi conceda la grazia di corrispondere totalmente. Meno parole inutili e invece molto amore. Sempre in comunicazione con il Maestro Divino, che è Via, Verità e Vita per vivere in dipendenza da lui e con lui essere via verità e vita agli altri.

~

1 Meditazione tenuta a Grottaferrata (RM) il 31 agosto 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia Centrale. Trascrizione da nastro: A6/an 135b = ac 215a. L’audiocassetta riporta il titolo: “Comunione sacramentale e spirituale: mezzi di perfezionamento”.

2 Cf Gv 17,19: «Per loro io consacro me stesso».

3 Cf Gv 4,14: «…sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».

4 Cf Gv 6,35.

5 Cf Gv 6,54.

6 Cf Ab 2,4.

7 Cf Mt 19,29; Mc 10,29.

8 Cf Mt 5,3.

9 «Il giusto vive di fede».

10 Cf Gv 4,14: «… diventerà in lui sorgente d’acqua…».

11 Cf 1Cor 13,4-7.

12 Cf Gal 2,20.

13 Cf Sal 37,30-31: «La bocca del giusto medita la sapienza e la sua lingua esprime il diritto; la legge del suo Dio è nel suo cuore: i suoi passi non vacilleranno».

14 Cf Gv 19,27.

15 La festa del Cuore Immacolato di Maria fu istituita nel 1805 e poi estesa, nel 1944, a tutta la Chiesa cattolica, per ricordare la consacrazione dell’umanità al Cuore Immacolato di Maria fatta da papa Pio XII nel 1942, durante la seconda guerra mondiale. Inizialmente fu fissata all’ottava dell’Assunzione di Maria, il 22 agosto. Con la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II, fu spostata al sabato della seconda settimana dopo Pentecoste.

16 Cf Breviarum romanum, Pars Aestiva, pp. 924-925.

17 Roberto Bellarmino (1542-1621) gesuita, arcivescovo di Capua, cardinale; teologo, uomo di vasta erudizione e altrettanto vasta capacità di divulgazione catechetica. Fu il protagonista del Concilio di Trento.

18 Cf Lc 2,51-52: «…stava loro sottomesso …cresceva in sapienza, età e grazia».

19 Cf Rm 8,29.

20 Termine che indica l’attaccamento alla poltrona, cioè al ruolo.