Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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Esercizi spirituali alle novizie Ariccia, 22-23 giugno 1961

I. LA PRUDENZA1

 

Prima prudenza da applicarsi è questa: assicurare il frutto degli Esercizi. Il canonico Re, un sant’uomo di Torino, un giorno predicando alle suore diceva così: “In Olanda hanno trovato il modo di conservare i pesci, e hanno fatto le scatole, e allora mettendovi l’olio, il sale, i pesci si custodiscono sani. E voi avete trovato il modo di conservare i propositi?”. Invocare questa sera Maria, Virgo prudentissima, la Vergine prudentissima. Cinque vergini prudenti, cinque vergini stolte. La parabola del Vangelo è chiara e il Signore quando parlava non si rivolgeva solamente alle persone che erano lì presenti. Egli parlava a tutte le persone che si sarebbero succedute nei secoli, alle vergini che si sarebbero succedute nella Chiesa. Per custodire il giglio, per custodire la verginità occorre tanta prudenza, ma non solo per quello, per tutti i propositi e per tutta la vita.

Virgo prudentissima. Ella si era consacrata al Signore. Se la volontà di Dio era che andasse sposa a san Giuseppe, Dio prima si assicurò che san Giuseppe fosse pure vergine. E se l’angelo apparve a Maria, Maria si mostrò prudentissima. In primo luogo ebbe paura delle lodi. Quando l’angelo la salutò«Ave, gratia plena: ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te»2; «benedetta fra le donne...»3. Quando sentì questi elogi, cominciò ad avere paura.

Abbiate sempre paura di quelli che vi lodano. Quelli che lodano cominciano a mettere in pericolo la virtù perché allora, con facilità, la persona si compiace e perde il merito. Essere nemici delle lodi: temere. Quindi il suo dubbio; restò pensosa,

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per cui l’angelo dovette assicurare Maria. Le propose la divina maternità, cioè che ella era scelta per diventare la Madre di Dio, la Madre del Figlio di Dio che si sarebbe incarnato in lei. E allora restò ancora pensosa: «In che modo avverrà questo, se io sono vergine e cioè se non conosco uomo?». Ella amava la sua verginità che aveva votato al Signore e che già era assicurata da parte di Giuseppe, che pure voleva conservare la verginità. Allora l’angelo dovette assicurarla anche su questo punto: «Lo Spirito Santo discenderà in te, la virtù dell’Altissimo ti adombrerà e colui che nascerà da te, sarà il Santo», cioè il Figlio di Dio incarnato. L’angelo le portò la prova che parlava a nome di Dio: «Anche la tua parente Elisabetta diverrà madre»4. Soltanto allora Maria accondiscese. E diventava anche lei madre, miracolosamente.

Quando andò a visitare sant’Elisabetta ne ebbe, di fatto, la prova. Si persuase che quell’angelo veniva da Dio, non era un demonio travestito, come era stato il demonio travestito da ser-pente che si era presentato ad Eva. Eva, imprudente, si mise a conversare con il serpente. Cercando di sciogliere le obiezioni che venivano da Eva, il serpente intavolò il colloquio: quando già si incomincia a parlare, a discorrere, si è già perduto un gran punto nella battaglia, nella lotta; si è perduta proprio la parte principale. Bisognava cacciarlo subito. Dio aveva parlato chiaro e cioè: «Se mangerete di questo frutto, morirete»5. Ma ella intavolò il discorso.

Quando viene qualcuno specialmente con lusinghe un po’ pericolose, «Vade retro, satana»6, anche se è uno ben vestito, elegante, fa dei regali, si interessa della famiglia, della posizione, delle difficoltà. Anche se fosse vestito in una maniera ras-sicurante. Voi capite che cosa voglio dire. Ecco: «Vade retro, satana», non conversare! Non conversare: dopo che è venuto in libreria e ha acquistato il libro, che faccia la sua strada, e voi fate la vostra. Ma quando non ci sono ragioni serie per prolungare la conversazione, non c’è più qualche utile chiaro, tronca-

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re. Così dice san Francesco di Sales7 nella Filotea8, bellissimo libro. Virgo prudentissima!

Cinque dunque sono state stolte e cinque sono state prudenti. Siete in un momento così importante della vostra vita: prendere la prudenza come compagna, per sempre. La prudenza è una virtù cardinale. Le prime tre sono le teologali, la quarta è la virtù della religione, che deve dar forma a tutta la vostra vita. Poi la prima virtù cardinale è la prudenza, poi la giustizia…

Prudenza: che cos’è la prudenza? La prudenza è una virtù cardinale, infusa da Dio, ma ha una parte naturale. Però la prudenza cristiana, la prudenza della suora, della religiosa è virtù soprannaturale. Prudenza umana è quando vai al mercato, cerchi di pagare la merce soltanto quel che vale, senza lasciarti imbrogliare: prudenza umana è questa. E così può essere di qualcuno che vuole prendere un libro e poi dice: “Verrò a pagarlo”, e non si vede mai più. Prudenza umana! Prudenza umana nel fare i conti, nel saper organizzare l’apostolato, e nel sapere anche organizzare una casa, dove si può avere un complesso di difficoltà. La prudenza è sommamente necessaria e con la prudenza quante questioni si risolvono, quante difficoltà si sciolgono. Tante cose si risolvono senza darvi importanza. Tante difficoltà si risolvono col tacere, col parlare con il Signore delle difficoltà, e prendere consiglio da lui.

Cosa fate allora in quell’ora di Visita, in cui vi intrattenete con il Maestro e gli parlate a tu per tu, confidenzialmente, esponendogli le vostre difficoltà come se parlaste con la persona più santa? Non possiamo mai dire così, perché è un paragone che non sta tanto bene; solo per spiegarvi. Il Signore non è solamente santo ma è santissimo, è il santo. Quindi si può parlare con lui liberamente, e chiedere quei consigli che forse neppure al confessore, neppure a una Maestra che può ispirare confidenza, ci si sentirebbe di domandare.

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La prudenza è una virtù che ha tre parti. In primo luogo, adagio a decidere. Si prendono le decisioni dopo aver fatto tre cose: primo, aver pensato, riflettuto, non buttare lì qualunque parola, non prendere qualunque decisione improvvisa: pensare, riflettere! Secondo, pregare. Terzo, consigliarsi.

Adagio nel decidere, nelle decisioni. Siete andate bene adagio voi che dovete fare la professione, prima di venire a questa decisione. Avete riflettuto prima di entrare a San Paolo; avete sempre continuato a riflettere, prima della vestizione, prima dell’entrata in noviziato. E poi tanto più quando si giunge alla professione perpetua. Allora la riflessione è stata anche più lunga. Riflettere e pregare! Pregare la Vergine prudentissima, aprirsi con Gesù Maestro, consigliarsi con persona degna della vostra fiducia, che sappia quello che dice. I genitori ad esempio non sono buoni giudici, sono anzi dei pessimi giudici in fatto di vocazione, perché è difficilissimo che siano disinteressati. E poi... loro conoscono quel che riguarda la famiglia, non quello che riguarda la vita religiosa: non possono giudicarla! Quindi consigliarsi con persona che sappia, conosca cos’è la vita religiosa per dire: tu sei chiamata, hai le qualità sufficienti. Poi non solo che sappia, ma che cerchi il nostro vero bene; il bene per la vita presente e soprattutto il bene per la vita futura. Persona disinteressata, interessata solo alla gloria di Dio e alla santificazione, al merito della vostra anima. E quindi abbia autorità di dare questo consiglio.

Dunque, primo atto della prudenza è di decidere con maturità. Se alla prima predica che sentite vi entusiasmate, ad esempio vengono a proporvi la devozione all’amore infinito di Dio, bellissima cosa, preziosa cosa: volete cambiare subito il vostro spirito? Siate paoline! E vivete il cristianesimo integralmente, lasciando da parte le specialità. Vivere il cristianesimo come ce lo ha predicato Gesù Cristo, vivere il cristianesimo e vivere come lui è vissuto.

Le spiritualità diverse sono tutte “parte”: ognuna è una parte, si chiami spirito francescano, o spirito domenicano, o spirito salesiano… Lo spirito di Gesù Cristo è il Vangelo integrale, il cristianesimo come lo intende la Chiesa, seguendo, interpretando quello che lui ha insegnato. Quindi non lasciarsi portare

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da entusiasmi, da fuochi di paglia, ma invece maturare sempre le cose nel silenzio davanti a Dio, e particolarmente quando si tratta di decisioni importanti.

“Ma se vi fosse un po’ la vita claustrale! Mi dicono che è più perfetta”. La vita claustrale per sé è più perfetta della vita attiva, intendiamoci bene. La vita contemplativa in sé è più perfetta della vita attiva, però la vostra vita è contemplativa e attiva. Allora guadagnate di più ed è più ricca delle altre due prese separatamente. Quindi ferme nella vocazione! Troverete persone che forse, almeno così esse credono, pensano di voler realmente il vostro maggior bene. Il vostro maggior bene è vivere la volontà di Dio e poter dire alla fine della vita: “Signore, io ho cercato sempre la vostra volontà, non ho mai detto altro che «fiat voluntas tua sicut in coelo et in terra»9; nella mia vita, non ho cercato la mia volontà, non ho cercato una cosa o un’altra, ho cercato la vostra volontà”.

Per questo, supponiamo che vi sia una suora che ha già emesso la professione perpetua da diversi anni e cominciano a nascere i dubbi. Possono venire dei dubbi per la fantasia, specialmente nei momenti di scoraggiamento o per aver udito qualche espressione e forse qualche consiglio fuori posto. La persona lavora con la fantasia: “Ma io ho mai avuto questa vocazione... veramente sono andata avanti perché mi hanno spinto...”. Il diavolo ne suggerisce una per qualità. Intendiamoci: quando si è fatto bene, almeno nel modo che usano le persone diligenti, non cerchiamo le diligentissime; quando il cuore è stato aperto e si è detto abbastanza chiaramente quel che si pensava, quel che si voleva, le difficoltà che c’erano alla persona che poteva consigliarci, e finalmente la superiora generale dice: “Avanti, sei ammessa alla professione”; in una decisione così grave, il Signore adopera la persona che è responsabile. È responsabile nel dire: sì, avanti; no, indietro. Il Signore l’adopera come uno strumento, comunica la sua volontà. E se anche ci fosse stato uno sbaglio, il che non è facile ma difficilissimo che avvenga, la vocazione c’è, e non dubitarne.

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L’imprudenza è fare come ha fatto Eva, che si è messa a discorrere con satana, il diavolo. E si comincia a chiedere perché, e si comincia a guardare cosa si potrebbe fare, e si comincia a sentire nel cuore tendenze che forse non si avevano mai avute. E allora si vedono nei superiori delle persone che non sono abbastanza giuste, e nelle altre, forse degli esempi che non sempre sono santissimi.

Vedi che entri in conversazione con satana? Bisogna aggiungere questo: viene un pensiero contro la castità? Il pericolo di fare un atto che potrebbe essere di pochi minuti, è grave. Quando si ammettono questi pensieri contro la vocazione, si coltivano e si mettono insieme ai pensieri pericolosi e ci si va appresso, è più grave. Perché il peccato contro la bella virtù di cui ho parlato, potrebbe durare due minuti o cinque minuti, invece il peccato di abbandonare la propria vocazione, sarebbe mettersi fuori dalla volontà di Dio per tutta la vita. Chi ha commesso quel peccato di cui parlavo prima, per un momento si pente, si confessa ed è a posto di nuovo. Ma quando si abbandona la propria vocazione, tutta la vita va fuori strada.

Vedete qual è la pericolosità, la gravità di una tentazione sulla vocazione! Confessarsene subito! E non fare ragionamenti ma subito il proposito: fare la volontà di Dio a qualunque costo. Satana non entri in nessuna maniera nei pensieri, nei sentimenti, nelle disposizioni o anche nelle relazioni esterne. Prudenza quindi.

Poi la prudenza vuole che a un certo punto si prenda una decisione. Dopo aver pensato, pregato e chiesto consiglio, finalmente si decide. Hai già sentito un confessore che ti ha detto: “Basta, non tornare più sul passato, non tormentarti a voler sempre ripetere confessioni e fare confessioni generali: basta”. Forse la persona ha cercato di aprirsi a due confessori, ma non è mai riuscita ad aprirsi del tutto. Il confessore è intelligente, e d’altra parte ci confessiamo come ci conosciamo e alla fine dobbiamo sempre dire: “Intendo chiedere l’assoluzione come mi trovo davanti a Dio, come Dio mi vede”. E anche se questo non si dice con le parole, l’azione, il modo di comportarsi equivale.

È tempo di finirla, decidere e basta. Pensa a far bene nel presente, e pensa al futuro per santificarti; il passato è passato.

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Ma non devo più ricordare? Cammina sempre nell’umiltà e quindi eccitati all’amore di Gesù che ci ha voluto bene, che ci ha perdonato, che ci ha sopportato. Ma non si deve mai concludere con il dire: “Cercherò ancora di confessarmene!”. E poi qualcuna vuole esaminarsi sui particolari… Il diavolo tenta così. È una tentazione del diavolo il voler sempre rifare le confessioni e poi negli esami andare a delle particolarità che disturbano ancora. Non cedere! Quindi, decisione: basta, passato! Non ci penso più.

Così bisogna decidere: se una figliuola ha capito che cos’è una vocazione, se ha capito che cosa sia consacrarsi a Dio e cioè accettare il voto di povertà, castità, obbedienza, e ci ha riflettuto, non bisogna che stia sempre in dubbio, tramandare sempre la decisione. A un certo punto: ho pregato, ho pensato, ho chiesto consiglio, basta! E la parola consiglio è poi quella decisiva per la professione perpetua; così è la tua volontà. Allora se si unisce questa volontà a quella della superiora che ti ammette, tu non accettare mai più nessun dubbio sulla vocazione. L’impegno è uno: corrispondere, e avanti!

Venire a una decisione. Così in tante cose: persone che non sono mai decise, che perdono il tempo e vedono sempre mille difficoltà. Ripetono le loro obiezioni fino alla noia, tante volte, e fanno perdere il tempo ai confessori e a chi dirige e poi alla fine non sono soddisfatte. Bisogna venire alla decisione, perché il Signore non permette che un’anima rimanga sempre in dubbio, dà la grazia: assecondala la grazia di Dio. E poi quando si è fatto con piena buona fede, perché si è creduto bene, perseverare! “Fac ut voceris”10, caso mai. Se avesse anche sbagliato il tuo confessore, avesse sbagliato chi ti ha ammesso, avessi anche sbagliato tu, “fac ut voceris”, fa’ di essere chiamata, cioè, va avanti. Vivi la pietà da vera paolina, avrai le grazie per vivere da vera paolina. Ma non dubitare.

In quanto alla prudenza, un po’ avete già compreso che in modo speciale mi riferisco alla prudenza nella propaganda, prudenza nelle librerie, prudenza negli sguardi, prudenza

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nel sentire e ascoltare, prudenza nell’assistere alla proiezione di pellicole, prudenza a fare confessioni lunghe, prudenza a non volere conferire con i confessori prima e forse dopo: brevi confessioni e quel che si ha da dire, al confessionale, fuori no. In generale, non stabilite queste relazioni, eccetto una volta all’anno negli Esercizi. Parlo in generale. Poi sempre prudenza nelle relazioni; non scambiarsi così facilmente ritratti, immagini, biglietti, non libertà di mani, conversazioni un po’ segrete, e magari conversazioni che nessuno deve sentire. Prudenza.

Vi è la prudenza della carne e vi è la prudenza dello spirito. «Prudentia carnis»11, dice la Scrittura. La prudenza della carne è quella che ci insegna a fare le marachelle. Quella suora vuole andare a casa ogni anno, in famiglia; e ne combina una da gennaio fino a settembre, finché ci riesce. E vuol riuscire; e va combinando i motivi da portare, le circostanze che possono presentarsi; magari va organizzando le cose perché si presentino… «Prudentia carnis», diabolica! Rettitudine, rettitudine!

«Prudentia carnis», quando si vuole ingannare, in sostanza. E allora si trovano tante ragioni.

E si vorrebbero inventare maniere nuove o nella vita religiosa quotidiana, o per quanto riguarda lo spirito paolino, o in quello che tocca l’apostolato, lo studio, la povertà e il modo di praticarla: «prudentia carnis». Camminare in semplicità e rettitudine.

Allora, prudenza, e invocare Maria, Mater purissima; e se è purissima, fu castissima, perché fu prudentissima. Siete state molto prudenti nel decidere di consacrarvi a Dio, perché stava davanti a voi o la famiglia o il Signore. Ma i beni che dà il Signore sono grandi: «Riceverete il centuplo»12, «possederete la terra»13. I beni che presenta il mondo, la famiglia, sono ben poco e sono brevi, terminano con la morte, mentre i beni che ti promette Gesù… possederai il paradiso, la felicità eterna. Allora, come vergini prudenti, avete scelto la parte migliore. Maria scelse la parte migliore. E giacché siete state così pru-

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denti in quello che è sostanziale, vigiliamo di custodire questo gran bene che è la vita religiosa. Andare avanti per conseguire tutti i beni della vita religiosa, tutti i frutti, tutti i meriti. Tutta la vita religiosa ben spesa, ben vissuta. E non lasciarsi ingannare da altre lusinghe...

Dopo aver messo il cuore sull’altare, davanti a Gesù, non riprenderlo: essere prudenti. E allora le giornate saranno spese bene, la vita religiosa porterà sempre più consolazioni e così voi andrete avanti come le cinque vergini prudenti14 che accompagnarono lo sposo al festino. Accompagnerete Gesù nel suo gaudio eterno, ed egli vi farà partecipi di quello stesso gaudio eterno!

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1 Meditazione tenuta ad Ariccia (RM) il 22 giugno 1961, in occasione degli Esercizi spirituali alle novizie. Trascrizione da nastro: A6/an 127a = ac 198a.

2 Cf Lc 1,28.

3 Cf Lc 1,42.

4 Cf Lc 1,34-37.

5 Cf Gen 2,17.

6 Cf Mt 16,23: «Va’ dietro a me, Satana».

7 San Francesco di Sales (1567-1622), vescovo di Ginevra, dottore della Chiesa. Insieme a santa Giovanna Francesca di Chantal (1572-1641) fondò l’ordine della Visitazione.

8 San Francesco di Sales, Filotea o Introduzione alla vita devota, Paoline Editoriale Libri, Milano 1985, II edizione, III parte, cap. XXIV, pp. 247-250.

9 Cf Mt 6,10: «Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra».

10 “[Se non sei chiamato], fa’ in maniera di esserlo”. Espressione attribuita a Sant’Agostino.

11 Cf Rm 8,6: «…la saggezza della carne [è morte]» (Volgata).

12 Cf Mt 19,29.

13 Cf Mt 5,5.

14 Cf Mt 25,1-12.