Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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17. L PRIMO FIORE DELLA FAMIGLIA PAOLINA1

 

Preparazione alla festa di Maria Immacolata, l’Immacolata, nostra Regina degli Apostoli. La preparazione sta prima nell’allontanare tutto ciò che dispiace al Signore, sia nella vita passata mediante il dolore e la confessione, e sia nella vita attuale evitando ciò che dispiace al Signore. La parte positiva. Il privilegio di Maria ha un fine nella mente di Dio, privilegio per cui ella sola è stata esentata dalla colpa originale in favore e per noi, cioè per Gesù Cristo di cui doveva diventare la madre, e per tutti i fedeli, cioè coloro che avrebbero creduto a Gesù Cristo. La consacrazione nella vita religiosa è indirizzata a glorificare il Signore e a camminare nella santità.

Ma ha ancora un altro fine: siamo consacrati al Signore per le anime, come gli apostoli scelti da Gesù Cristo, perché un giorno potessero predicare quello che in Gesù Cristo avrebbero veduto, e quello che Gesù Cristo avrebbe loro insegnato. Quindi preparazione santa alla festa dell’Immacolata Concezione.

Però questa mattina c’è un altro pensiero: il giorno 12 del mese corrente, in Alba verrà aperto il processo per la beatificazione di Vigolungo Maggiorino2. Ecco un fiore della Famiglia Paolina, è il primo fiore che dalla terra è stato trapiantato in cielo. Aveva qualche particolarità molto notevole questo fanciullo? Particolarità notevoli, no, agli occhi del mondo, ma particolarità invece quanto allo spirito, sì. Quanto alla sua intelligenza e al suo lavoro spirituale, sebbene

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abbia raggiunto soltanto i quattordici anni, non si può dire che fosse già maturo ma aveva già un certo sviluppo che in generale, anche i migliori, a quell’età non hanno. Vi era già in lui la lotta e quello che in genere nella gioventù succede un po’ più tardi. Era conscio di sé, conscio del lavoro spirituale che bisogna fare.

A San Paolo è vissuto soltanto ventidue mesi circa. Nato nel 1904, defunto nel 1918, nel mese di luglio. Allora erano pochissimi i fanciulli aspiranti, ma una volta che egli ha conosciuto quali erano i fini e gli impegni, le occupazioni che erano assegnate in San Paolo, subito insistette per entrarvi. E vi entrò con tutte le migliori disposizioni, ma particolarmente con un grande impegno, l’impegno di prendere tutto quello che veniva insegnato, impegno di progredire, tanto che la sua vita spirituale in quel tempo si può riassumere nel proposito che egli accettò e sempre conservò fino all’ultimo, cioè “progredire un tantino ogni giorno”, confrontando non soltanto settimana con settimana, ma giorno per giorno. Ad esempio confrontare il giorno d’oggi con quello di ieri, cercando di aggiungere ogni giorno qualche piccolo perfezionamento, togliere qualche piccolo difetto, migliorare la preghiera, l’applicazione allo studio all’apostolato, il contatto con i compagni, l’osservanza piena degli orari…

Questo costituisce veramente ciò che deve vivere il religioso, la religiosa. La perfezione sta appunto in questo compimento della volontà di Dio, eseguito in tutto quello che è disposto: nei Comandamenti perché la santità fondamentale è nell’osservanza dei Comandamenti, nella santità religiosa, nell’osservanza della vita comune, degli uffici e degli apostolati che sono dati.

Cercava di conoscere il volere di Dio, pregava per conoscere questo volere, abbracciarlo con tutto il cuore, con tutto l’essere. Per lui non c’era cosa piccola, cioè qualche cosa che si potesse trascurare, per esempio un silenzio durante l’apostolato, oppure andare in fila quando si andava in chiesa o all’apostolato, prendere la corona in mano. Non c’era cosa da trascurarsi, cosa che non avesse la sua importanza, anche le cose più minute. Delicatezza di coscienza.

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Ora però, ciò che è più ancora da notare è questo: ognuno si fa santo nella misura che dona a Dio ciò che da Dio ha ricevuto. Se sono pochi anni di esistenza, il Signore esige la santificazione di quei pochi anni, non esige di più. E se c’è una maggior intelligenza, applicare tutto il dono nello studio e in primo luogo apprendere le cose spirituali, interrogare per conoscere, ricercare i mezzi per vincere se stessi e progredire ogni giorno. Applicare l’intelligenza nell’apostolato. Si lamentava delle distrazioni che aveva nell’apostolato e se ne accusava come di una cosa che fosse una trasgressione, quando si riferiva alla direzione spirituale. Delicatezza somma nelle piccole cose. Quindi diciotto mesi di tensione, tensione che i più direbbero esagerata, ma che per lui voleva dire: dare tutto al Signore, tutte le ore della giornata, tutti i momenti della giornata, tutta l’applicazione ai singoli doveri. La sua applicazione alla preghiera era costante, e così l’insistenza che aveva per essere sempre meglio diretto spiritualmente, essere guidato, essere illuminato sui problemi che già incontrava e che per lui furono come un’anticipazione rispetto ad altri, a ciò che era comune agli altri giovani. Il tutto.

Perciò aveva tante industrie per ricordare quello che si era detto nella meditazione, quello che era insegnato nella scuola. Come teneva i quaderni, come migliorava la calligrafia, ad esempio, e come sapeva anche nella ricreazione portare qualche parola buona; e d’altra parte, sebbene molto vispo, nella ricreazione sapeva contenersi.

Allora, dare il tutto. A quale intensità di amore a Dio è arrivato, risulta poi da certe sue espressioni, e più di tutto dal comportamento quotidiano.

L’amore poi all’apostolato. Ora è facile comprendere che cosa sia l’apostolato, ma allora trattandosi di giovani che si trovavano dai dodici ai sedici anni, sviluppare in essi l’ideale dell’apostolato per le anime, non era cosa tanto semplice. Tuttavia egli raccoglieva tutto, e con quale applicazione prendeva nota, raccoglieva nel suo quaderno i pensieri che aveva sentito. E poi non si poteva comprendere subito a quell’età quale fosse il fine dell’apostolato delle edizioni, ma egli lo ha compreso assai bene e questo si vedeva dallo zelo nel diffondere la Gaz-

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zetta d’Alba3, Bollettini parrocchiali e facendo anche volentieri lo straordinario. Imparò l’apostolato in breve tempo, per quello che spettava a lui, nell’ufficio che gli era assegnato, e in questo si distingueva.

Molte sono le anime che sono passate all’eterno riposo nella Famiglia Paolina. Ma il Signore ha i suoi disegni, noi non possiamo chiedergli perché questo avviene così e quello avviene colà. Ma tra le varie persone che hanno lasciato santi esempi, ora dobbiamo rivolgerci a quella che ci sembra la volontà di Dio. Siamo certi che è volontà di Dio, perché sempre abbiamo cercato di fare qualche passo riguardo al riconoscimento della sua virtù. E come san Giovanni Bosco4 ha messo Savio Domenico5 come protettore degli aspiranti, così possa essere messo Vigolungo Maggiorino come esempio e protettore, e possa essere glorificato, se piacerà a Dio, anche sulla terra.

Imparare quindi dove sta veramente la santità; non in espressioni più o meno sentite o vaghe, incerte, ma nel compiere il volere di Dio, in qualunque ufficio si sia messi. L’importanza somma non solo darla alle disposizioni generali, ma alle disposizioni particolari. Onorare quindi, in chi guida, l’autorità di Dio e accettare le disposizioni come provenienti da Dio, in umiltà, praticità. Non una santità che si crede ma che è incerta, che si riduce al cuore o alla fantasia. La pratica della vita, quella che ci ha insegnato Gesù a Nazaret, la sua vita privata, l’applicazione alla preghiera, al lavoro, all’obbedienza; la delicatezza, tutto in ordine alla gloria del Padre, tutto in riparazione e supplica, come preghiera per l’umanità. Pietà vera, quindi, santità vera.

Camminiamo veramente in questa via di santificazione? E in questa via di applicazione all’apostolato?

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Vi sono doni che non si riferiscono soltanto a noi, doni che riceviamo da Dio, ma doni che sono in favore degli altri, cioè doni fatti a noi, ma per usarli a vantaggio delle anime. Il dono che avevano tanti fedeli nei primi tempi era, come dice la teologia, in utilitatem aliorum, a vantaggio degli altri, come il dono dei miracoli per confermare nella fede.

Il sacerdote ha ricevuto nell’ordinazione qualche cosa di simile, la facoltà di assolvere i peccati. Ma è tutto per gli altri, per sé deve andare egli stesso a farsi assolvere. Questo è molto chiaro e serve anche a capire come molte grazie le riceviamo per l’apostolato, per il vantaggio delle anime, se il Signore ci prolunga le forze, la vita. Per questo dobbiamo usare queste forze e la vita non solo per la nostra santificazione, ma per la santificazione del prossimo, e in questo santificare il prossimo, meritiamo maggior gloria per il paradiso, ci facciamo santi.

Questo mese, dev’essere un mese di vera gratitudine al Signore, di riparazione e di desideri santi in vista di migliorare la nostra vita per l’anno prossimo, se il Signore ce la darà. Ma veniamo alla pratica. La santità non sta in desideri, parole o espressioni varie, no, sta nel compiere il volere di Dio. Volere di Dio inteso non astrattamente, ma in quello che devo fare oggi, in questo momento. Tutta la giornata offerta al Signore, spesa per il Signore e spesa nel miglior modo per il Signore.

Questa grazia, che il Signore ci dà di capire, è grande. D’altra parte quanti doni avete ricevuto, e quante grazie che vi ordinano all’apostolato, alla vita non solo di santificazione. Essere perciò osservanti non solo del primo articolo delle Costituzioni, ma anche del secondo articolo: l’apostolato!

Quante grazie avete ricevuto! E non possiamo leggere così superficialmente nei cuori, ma se vi è un po’ di attenzione, si distingue subito chi veramente corrisponde ai doni di Dio. Si conosce dall’esterno, dall’applicazione, dalla dedizione che vi è, dall’usare tutta la mente e tutti i minuti della giornata per migliorare, per progredire un po’, fare un po’ di bene, quello che è possibile in quel momento.

Così arriveremo veramente alla santificazione nostra e un giorno, quando si svelerà tutto, arriveremo a vedere quanto bene si è fatto in quest’anno, in quell’altro, a quante anime

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si è arrivati, quanti passi si sono fatti per l’apostolato, quante famiglie e quanti individui si sono avvicinati, a quante anime si è cercato di portare un po’ di luce, sempre facendo sentire che non è commercio, ma è apostolato, proprio per loro: “Non è però il vostro dono che io cerco, ma il frutto che va in abbondanza sul vostro conto” (Fil 4,17). Così diceva san Paolo, così noi. Santificarsi, santificarsi e salvare, aiutare anime. Questo si può sentire specialmente nel corso di questo mese. E accompagnate anche con la preghiera questa funzione che sarà fatta in modo abbastanza solenne nel vescovado di Alba, il 12 del mese corrente.

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1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma il 6 dicembre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 142b = ac 223a. È la prima di due meditazioni su questo argomento. L’audiocassetta riporta questo titolo: “Maggiorino Vigolungo”.

2 Il venerabile Maggiorino Vigolungo (1904-1918), nativo di Benevello (Cuneo), a dodici anni entrò nella “Scuola Tipografica Editrice” fondata da Don Giacomo Alberione che diverrà poi la Società San Paolo. Morì a quattordici anni, il 27 luglio 1918. Dal 2 maggio 1963 i suoi resti mortali riposano nel Tempio San Paolo, ad Alba. È stato dichiarato venerabile il 28 marzo 1988.

3 Settimanale diocesano fondato il 3 giugno 1882 dal vescovo di Alba, mons. Carlo Lorenzo Pampirio (1836-1904). Per volere del vescovo mons. Giuseppe Francesco Re (1848-1933), il 20 ottobre 1913 Gazzetta d’Alba passa di proprietà a Don Alberione.

4 Giovanni Bosco (1815-1888) piemontese, fondatore della Pia Società di S. Francesco di Sales (Salesiani) per l’educazione cristiana dei ragazzi.

5 Domenico Savio (1842 –1857), allievo di san Giovanni Bosco, morto quattordicenne. È stato proclamato santo nel 1954, da papa Pio XII.