[...]2. La vita dev’essere una conversione continua: sempre togliere un po’ di ciò che non piace al Signore. Ed è una comunione continua, sempre più arricchirsi del bene unico, sommo, eterno, Dio, cioè l’unione con lui. Possedere lui, possederlo in tutta la mente, perché diriga i nostri pensieri, e possederlo in tutto il cuore perché il nostro cuore sia conformato al suo cuore, al Cuore di Gesù, e possedere la sua volontà perché non si abbia altro in mente che il «fiat voluntas tua»3, nei comandamenti, nei consigli evangelici, nell’ufficio che abbiamo. Tutto. Allora, in continuità, confessione. Questi sono i due sacramenti del perfezionamento: portano veramente alla purificazione, com’è ordinato il sacramento della confessione; e alla conquista di Dio, com’è ordinata la comunione.
Parlando ora del primo, non c’è solamente il sacramento della penitenza, della confessione che serve per la purificazione. Quello è il mezzo sacramentale, e quindi abbiamo la confessione sacramentale, ma poi c’è un complesso di mezzi che si possono chiamare spirituali, personali. Confessione davanti al ministro di Dio che ci rappresenta Gesù Cristo e che quindi, con l’intervento di Gesù Cristo, ha l’effetto, il potere efficace dal sacramento.
Gli altri mezzi possono essere la confessione spirituale e la comunione spirituale. In generale poi ci sono: l’esame di coscienza ben fatto, la vigilanza su noi stessi e quindi una con-
tinuità di raccoglimento per cui la persona si domina, si guida. Cioè: “Adesso quali intenzioni ho? Perché faccio questo? Il mio cuore come sta?”.
Confessione spirituale. Nell’esame di coscienza noi ci confessiamo a Dio onnipotente: sempre la prima parte del Confiteor. Questo esame quindi ha un’importanza vitale, perché il sacramento della penitenza ottiene il frutto in proporzione della preparazione. Chi fa bene i suoi esami di coscienza, non mette molto tempo per prepararsi al sacramento, e il sacramento avrà un frutto molto maggiore.
L’esame di coscienza preventivo è l’esame di coscienza principale nella Visita al SS.mo Sacramento, per vedere se la nostra vita già si conforma a Gesù Cristo, oppure se non è con-forme; se nel nostro cuore ci sono ancora delle zone che sono occupate dall’amor proprio; se nelle pieghe della coscienza, dell’anima, vi possono essere delle cose che sono spazzatura, da buttar via... L’esame di coscienza della Visita è il principale, ed è generale, specialmente su quei propositi che abbiamo fatto negli Esercizi. Il lavoro spirituale di emendazione dev’es-sere ordinato, e quindi c’è poi l’esame particolare che serve perché nell’anno possiamo fare qualche cammino. E se ogni anno, dice l’Imitazione di Cristo, riusciamo a togliere un difetto, diventeremo presto, molto presto, perfetti.
L’esame di coscienza è una presa di conoscenza del nostro stato interiore: “Sono tiepido, sono caldo, fervoroso? Devo fondare la mia spiritualità sulla penitenza, perché ho molto mancato o devo fondarla più sulla fiducia, sull’amore?”. La carità è la perfezione, quindi un amore può essere penitente, e un amore può essere invece più costruttivo, più positivo. Ma l’uno e l’altro sono positivi, perché se un’anima che ha peccato e ha peccato molto, utilizza le sue colpe per vivere umilmente, avviene quel che è avvenuto nel pubblicano che stava in fondo alla chiesa e non osava alzare gli occhi verso il cielo: «Signore, siate misericordioso con me, perché sono un peccatore»4, e tornò a casa giustificato, cioè salvo. E tutto può servire a
costruire, tutto, “etiam peccata”5, dice il commento. “Omnia”, tutto può servire alla costruzione.
Allora vi può essere uno stato interiore, l’orgoglio, che do-mina un po’ tutte le azioni... Prendere conoscenza del nostro stato. Uno spirito di comodità che non vuole disturbarsi in nulla, un attaccamento alle proprie idee per cui non si cede. Prendere conoscenza dello stato, ancor più che del numero delle mancanze: questo è l’esame di coscienza. E nello stesso tempo prendere coscienza, di quanto è stato buono con me il Signore! Quali serie di grazie ha chi è consacrato a Dio da venticinque anni! Quindi quanti debiti abbiamo con Dio! Con quale osti-nazione il Signore continua a dare, sempre a dare... E io? Sono sempre un po’ ostinato, attaccato ai miei difetti… La grandezza, la moltitudine delle grazie ricevute ci mette in condizione di essere più obbligati, perché «cui multum datum est, multum quaeretur ab eo»6, perché chi molto ha ricevuto, molto deve dare, rendere. Chi vive ottant’anni deve dare molto di più di chi muore a otto anni. Così, chi ha più intelligenza, chi ha più salute… Ma tutti possiamo amare il Signore Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutte le forze. Allora l’esame di coscienza ben fatto, per ringraziare il Signore delle grazie ricevute e per sentire la responsabilità delle grazie non corrisposte. Poi vi è quella vigilanza continuata sopra di noi: primo, non fare le cose male, anche se devi fare la minestra, farla bene, impegnarti; e anche se c’è da fare la pulizia...; e se devi dare un ordine tale... più facile che faccia il merito chi riceve l’ordine che chi lo dà. E quindi noi dobbiamo stare sempre più attenti, perché non osano correggerci, mentre noi siamo pronti a correggere gli altri.
Allora vigilanza sopra l’interno: “I miei pensieri sono a posto?”. Vigilare sulle parole: “Adesso devo dire questo, quando lo devo dire, come lo devo dire, è il tempo o non è il tempo...? E come devo comportarmi in questa occupazione, come devo
comportarmi in quell’altra?”. Vigilanza e ogni tanto interrogare l’intimo del cuore: “Adesso, dove sei voltato? Che intenzioni hai nel fare questo, che impegno ci metti? Tutto è per amore di Dio?”. Il cuore: “Stai con Dio o sei sotto un’impressione di attaccamenti, di preferenze, di orgoglio, di invidia, di nervoso?”. In fondo, c’è qualcosa che accontenta il corpo, e qualcosa che confina, senza proprio esserlo, con la lussuria, con la golosità, la pigrizia, l’indifferenza. Proprio una domanda che va fino in fondo, che scopre l’intimo dei pensieri, l’intimo dell’anima; uno sguardo penetrante: “Come sto? Adesso, dove va il mio cuore?”.
Ecco allora i mezzi principali per la purificazione, per la confessione. Quindi nell’esame di coscienza confessare a Gesù gli sbagli e confessare le grazie ricevute e il torto che abbiamo di non aver corrisposto a tutto. Confessare nell’esame di coscienza dove certamente si può dire di più che al confessore. Gesù ci capisce meglio che qualunque uomo, per quanto sia perfetto, anche se è ministro di Dio e ha tutta la luce di Dio. Ma Gesù vede fino in fondo all’anima. E allora: “Gesù, guardate la mia povera anima. ”. Qualche volta, dopo certe giornate viene da dire: “Sono proprio un verme della terra, merito di essere schiacciato; e tu, Gesù, quanto sei buono, sei ostinato a continuare, ad aumentarmi la grazia, e sembra che io sia ostinato quasi a rifiutarla. ”. Dei buoni atti di dolore.
Così fuori dall’esame di coscienza, si possono fare delle confessioni di un istante: “Il cuore mio in questo momento non va proprio bene, non è proprio a posto”. Ci si confessa, ci si mette a posto. Un atto, un minuto di tempo al massimo, per mettersi a posto, per unirsi alle intenzioni di Gesù. Ricordare che le intenzioni più perfette sono quelle di Gesù che si immola nella Messa, e allora unirsi alle intenzioni di Gesù nella Messa.
Una continuità di confessione a noi stessi. E poi, se veniamo richiamati con qualche avviso, accettarlo, cioè ammetterlo, che vuol dire confessarlo. Non ostinarci, non scusarlo, non portare molte ragioni per difenderci, e dire sempre: “Certamente ho molti più difetti di quanti me ne hanno ricordati. Se sapessero tutto! Se mi vedessero nell’interno come sono fatta! Quante
distrazioni ancora nella preghiera, quanto ancora di umanità, proprio umanità” Troppa umanità, perché bisogna santificare anche l’umanità. Ma quando l’umanità domina al posto della spiritualità... Confessare, confessare i sette o gli otto o i nove vizi capitali7 perché si aggiunge oggi qualche cosa. E quindi ammettere: continuati Confiteor, confessioni, e continuati Ideo precor... Dio onnipotente, la beata Vergine, perché abbiano pietà di me; e possa non sprecare i minuti nella giornata per altre cose, ma questi minuti utilizzarli tutti per la vita eterna.
La prima parte del nostro lavoro interiore è la confessione. Confessione continuata con noi stessi, confessione continuata con chi ci guida e ci richiama; e sempre accettare gli avvisi, i consigli, le persone esterne che hanno quest’ufficio di correggerci, di aiutarci. E poi confessioni nell’esame di coscienza con il quale penetriamo più profondamente: “Signore che io conosca te e conosca anche me, noverim te, noverim me”8. E poi il mezzo: la confessione sacramentale che sarà veramente l’occasione di aumento di grazia, perché interviene nostro Signore Gesù Cristo con la sua potenza. Dice l’oremus: Signore, che manifesti la tua onnipotenza più col perdonare che non col dare 9. Il grande atto in cui è messa in moto, diciamo così, la potenza di Dio, è proprio il perdonare. Ma non può perdonarci se non siamo pentiti. E se invece, anche nell’esame di coscienza noi abbiamo un dolore vivo, i peccati veniali sono perdonati. E se vi fosse anche un peccato grave, è subito perdonato se c’è il dolore perfetto. Poi non si potrà fare la comunione finché non ci si sia accusati anche in confessione; ma intanto è perdonato, e anche se si passasse all’eternità nella notte, si sarebbe salvi.
Poi se piacerà al Signore, domani mattina la seconda parte: comunione continuata nella vita. Sempre confessarsi e sempre comunicarsi. Confessioni spirituali, confessioni sacramentali; e non passare settimane senza confessarsi: cinquantadue confessioni nell’anno. E se uno si confessa davvero bene, alla fine dell’anno, dopo cinquantadue confessioni, qualche cosa ha rimediato, di qualche cosa si è ripulito, qualche difetto è emendato. Se proprio facciamo sempre le stesse confessioni... e se le nostre confessioni a volte sono come un cliché che si mette in macchina, e per quante volte si passi sopra la carta, stampa sempre le stesse cose, la stessa figura o le stesse paro-le... Confessione ripetuta come un cliché preparato. E allora è segno che non è fatto bene l’esame di coscienza, non c’è la profondità dell’esame di coscienza, e non c’è il dolore sentito, perché quando si ha proprio voglia di emendarsi, qualche cosa si ottiene. Se uno batte il naso in un pilastro perché è buio, un’altra volta si ricorda che c’è il pilastro, perché il naso gli sta a cuore e sa evitare. Se avessimo così paura dei nostri difetti, dei nostri peccati, delle nostre imperfezioni, in cinquantadue confessioni certamente qualche cosa avremmo rimediato. E con la comunione quotidiana, che vuol dire trecentosessantacinque comunioni, qualche cosa si sarebbe guadagnato di bene: Dio solo, sommo bene, eterna nostra felicità.
1 Meditazione tenuta a Grottaferrata (RM) il 30 agosto 1961 in occasione del Corso di aggiornamento per le superiore dell’Italia Centrale. Trascrizione da nastro: A6/an 134a = ac 211a. L’audiocassetta riporta il titolo: “Il lavoro spirituale: confessione - esame - vigilanza”.
2 Manca tutta la prima parte, sovrapposta da altra predica e da molti rumori. Non si è potuta ricuperare.
3 Cf Mt 6,10: «Sia fatta la tua volontà».
4 Cf Lc 18,13.
5 Cf Sant’Agostino, La correzione e la grazia, cap. 9,24: “Per quelli che hanno un tale modo di amarlo, Dio coopera in ogni cosa al bene, proprio in tutte le cose, fino a tanto che se anche alcuni di loro deviano ed escono di carreggiata, perfino un fatto simile lo rivolge al loro bene, perché tornano più umili e meglio ammaestrati”.
6 Cf Lc 12,48.
7 Nella Chiesa di occidente si segue l’enumerazione settenaria secondo san Gregorio Magno (540 ca-604): superbia, avarizia, lussuria, invidia, gola, ira, accidia. Nella Chiesa di oriente seguendo Evagrio Pontico (345-399) e san Massimo il Confessore (580-662) si conoscono otto vizi capitali facenti capo al vizio comune chiamato philautia, cioè amor proprio: gola, lussuria, avarizia, tristezza, ira, accidia, vanagloria, superbia.
8 Cf Sant’Agostino, Soliloquia, II, 1, 1.
9 Colletta della domenica XXVI del tempo ordinario, del ciclo liturgico dell’anno A: O Dio che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono, continua ad effondere su di noi la tua grazia….