Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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Esercizi spirituali Ariccia, 29-30 settembre 1961

 

I. LA CONFESSIONE1

 

Quanto vi vuole bene il Signore! La grazia degli Esercizi è una grande prova del suo amore: vi vuole sante, e vuole che ogni anno abbiate alcuni giorni, otto giorni, per vedere quanti gradini si sono saliti nella via della perfezione, sulla scala che va verso il cielo, e poi quali altri gradini sono ancora da salire. Vi vuole bene, il Signore, bene intimamente. La grazia del battesimo, la grazia della benedizione, la grazia della vocazione, la grazia della professione, la grazia di appartenere a un Istituto che ha una missione così importante. Vi vuole bene il Signore. Gli dite che anche voi gli volete bene?

Sono i giorni in cui si deve aprire il cuore a Gesù e parlargli intimamente di voi, di quello che vi sta a cuore, dei desideri santi che avete, e dirgli in umiltà che la consacrazione fatta, il vostro dono a lui lo rinnoverete con il cuore.

La chiusura degli Esercizi sarà poi in tre momenti: rinnovare i voti battesimali, rinnovare la professione, esporre a Gesù i propositi. La conclusione è sempre quella. Si dicono tante cose, si fanno cerimonie, ma se mancassero queste tre cose, la conclusione non ci sarebbe. Rinnovare i voti battesimali come cristiani, rinnovare la professione come religiosi e confermare i nostri propositi, come il Signore ha ispirato nel corso degli Esercizi e con la guida della predicazione, del confessore e poi con la comunicazione della grazia.

Partire dunque con questo pensiero: il Signore vi vuole bene. Noi dobbiamo sempre guardare lassù, verso la cima, al monte della perfezione. Questa è la vita religiosa, anime che si mettono in cammino. Mi piace tanto quando dite: “Quella è

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stata mia connovizia, quella ha fatto la professione con me”. Si vede che vi sentite compagne nel cammino, sentite di camminare insieme verso la perfezione. Che gioia! Fra poco, fra non molti anni, ci rivedremo in paradiso e quante cose ricorderemo! Ricorderemo l’entrata nell’Istituto e i vari passi fatti, le difficoltà incontrate, gli aiuti ricevuti. Avanti... Che belle conversazioni vi farete in paradiso!

Poiché volete salire questo monte: «Quis ascendet in montem Domini?»2, chi sale il monte della perfezione che è il monte di Dio? Tante cose vengono suggerite e tante cose vi ispira nel cuore il Signore, ma ricordarsi bene dei due grandi mezzi di santificazione. Sono mezzi sacramentali. Se si adoperano bene questi due mezzi, il progresso è certo.

I due mezzi sacramentali per la perfezione sono: la confessione e la comunione. Perché la confessione? Perché per farci santi, per prima cosa bisogna togliere il male; la confessione è il sacramento per togliere il male. E che cosa ci vuole poi per arrivare alla perfezione? Mettere tutto ciò che è bene. E dove sta il bene? Dov’è tutto il bene? La comunione! Se volete santificarvi, belle confessioni, belle comunioni.

Il Signore chiamandovi alla vita religiosa, vi invita alla perfezione. Gesù vi invita, ma egli offre i mezzi di grazia, e i mezzi sono specialmente questi due. Se ci dicessero: “Fa’ questo viaggio, sali su questa montagna, e dovessimo rispondere di non avere il mezzo e le forze...”. Ma Gesù che ci invita a santificarci, ci offre la grazia, non ci lascia soli. Tre cose: Gesù invita alla perfezione, dà la grazia, promette il premio per chi si è perfezionato. Gesù non fa le cose a metà, fa le cose per intero. Se la superiora manda qualcuna, supponiamo, ad acquistare qualche cosa, dà i soldi, dà i mezzi. Tanto più fa così il Signore: se egli invita alla perfezione, offre i mezzi.

Il primo articolo delle Costituzioni indica proprio il fine dell’Istituto: la gloria di Dio e la perfezione, la santificazione mediante i santi voti e la vita uniformata secondo le Costituzioni. Ma c’è la grazia. E anzitutto la confessione. La confessione ha due facce, e cioè guarda il passato per cancellare ciò

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che rimane di debito con Dio, in maniera che resti solamente il bene fatto e il male sia seppellito. Che grazia fare la confessione, pagare i debiti così facilmente. Pagarli tutti i debiti, ma con quale moneta? Il sangue di Gesù Cristo, e come dice san Pietro: «Siete stati conquistati non con l’oro o con l’argento»3: questo non vale a pagare Dio, ma con il preziosissimo sangue di Gesù. Grande fiducia, ma grande fiducia! In maniera che dopo non si pensi più con preoccupazione al passato. È vero che sempre dobbiamo tenerci umili perché abbiamo offeso Iddio, ma non dubitare del perdono, mai. Togliere ciò che è male, si capisce: il peccato mortale, il peccato veniale deliberato, le imperfezioni e correggere i difetti, per quanto possibile.

La confessione dà proprio la grazia di emendazione; cancella il male e offre la grazia di correggere il carattere, correggere quello che è difettoso nei pensieri, nei sentimenti, nel parlare o nell’operare. Correggere quello che è difettoso perché c’è la superbia, l’avarizia, l’invidia, l’amor proprio, la pigrizia, la golosità. La confessione ci dà la grazia particolare per correggerci. Molte volte si dice: “Io ho buona volontà, voglio sforzarmi”. Ma prima domanda la grazia a Dio, perché prima ci vuole la grazia del Signore, del sacramento. Fa’ delle belle confessioni; la grazia del Signore sarà abbondante. Nel sacramento opera Gesù Cristo stesso. Tutti i propositi sono buoni: voglio evitare questo, voglio evitare quello; questo difetto voglio toglierlo… Ma quando c’è la confessione, c’è proprio l’intervento di Gesù. Non è il prete che assolve: Ego te absolvo, ma è Gesù, il quale opera servendosi del ministero sacerdotale. E con l’assoluzione c’è tanta grazia per emendarci, per crescere nella virtù, ad esempio, per sostituire alla superbia l’umiltà.

Confessarsi allora ogni otto giorni, confessarsi bene con le disposizioni dovute, confessarsi per togliere il male ed emendarsi, confessarsi per acquistare nuovo coraggio, nuova forza e castigarci un poco con la penitenza: ho fatto quello che non andava bene e mi castigo, faccio la penitenza, voglio emendar-mi. Belle confessioni.

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Molte volte si dà tanta importanza al confessore tale, al confessore tal altro. Importanza è da dare alle disposizioni nostre e all’assoluzione. Che sia il sacerdote tale o tal altro, è sempre Gesù Cristo che assolve e che dà la grazia. Com’è detto del battesimo? Se anche Giuda battezza è Gesù Cristo che battezza, quindi il bambino resta purificato dalla colpa originale. Perciò badare alle nostre disposizioni e alla fede nella grazia di Gesù Cristo, nella sua misericordia. E tante volte si dice: “Ho fatto questo, non l’ho fatto abbastanza bene, oppure credo di aver compiuto il mio dovere…”. Fiducia nella misericordia, non tanto contare su quello che è fatto, su quello che non è fatto. Fiducia nella misericordia di Dio. E quindi la fede di ricevere la grazia per correggerci.

E poi il gran mezzo della comunione. La religiosa ha questi due mezzi sacramentali. Avere grande fiducia. Perché vi sono alle volte degli sbandamenti, si sente dire una cosa o un’altra, si legge questo o si legge quello... Quando si parla dei sacramenti, non c’è da pensare che serve questo, che serve quello, serve la misericordia di Dio, e serve portare buone disposizioni.

La comunione che cosa porta? La comunione è il più grande sacramento perché, oltre alla grazia di Dio, vi è anche l’autore stesso della grazia che è Gesù Cristo. Ora ci si prepara bene alla comunione quando ci sono sentimenti di fede, di speranza e di carità verso Gesù che sta per venire e che si vuol ricevere. Poi c’è il ringraziamento: sentimenti di fede, di speranza, di carità a Gesù che è nel cuore. Preparazione e ringraziamento comprendono gli stessi atti, solo il momento è diverso.

A che cosa serve la comunione? Appunto ad accrescere la fede nell’anima, perché quando manchiamo è perché abbiamo poca fede. Si dice: a causa di questo, a causa di quello, ma se avessimo molta fede, non commetteremmo certi sbagli. Perché non vogliamo perdere dei meriti per il paradiso, che sono meriti eterni. Allora dovremmo ragionare così: quella parola adesso non la dico perché voglio farmi un merito per l’eternità. Fede. Perché voglio perseverare nella vita religiosa e progredire? Perché questa è la via perfetta, in fondo alla via c’è la

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promessa: “Possederete la vita eterna”4. Ecco la fede: la vita eterna, promessa a nome di Dio dal sacerdote che ha ricevuto la vostra professione, o meglio, ha fatto la funzione della professione. Quindi grande spirito di fede: «Sed tantum dic verbo et sanabitur anima mea»5. Con una parola sola puoi togliere tutti i mali dell’anima mia, i mali dei pensieri, del cuore, delle attività e delle opere.

E poi la fiducia nel Signore, l’atto di speranza. Per i meriti di Gesù Cristo, per la bontà di Dio, per la sua onnipotenza, speriamo le grazie di camminare verso il cielo, le grazie per santificarci, la grazia della salvezza eterna mediante le buone opere, che devo e voglio fare: ecco la speranza giusta. Fiducia nel Signore.

Ma desideriamo essere buoni, santi? Lo desidera più Gesù di noi. Desideriamo le grazie, ma è Gesù che vuole darcele più di quanto noi le desideriamo. Gesù è glorificato nel perdonare; quando Gesù perdona, viene glorificata la sua misericordia, viene glorificata la sua passione e morte; ha patito ed è morto per darci il perdono e darci la grazia. Noi non siamo ancora stati capaci a patire e a morire tanto per la nostra santificazione, ma Gesù sì. Desidera più lui darci le grazie di quanto noi le desideriamo; desidera più la nostra santificazione di quanto noi la desideriamo. Ci creò «ut essemus sancti: perché fossimo santi»6. Quindi perché quella diffidenza: chissà se otterrò... Anime che dubitano sempre; anime che dicono: “Se prego sono sicura di ottenere; se non ottengo quella grazia che ho in mente, Gesù me ne darà un’altra migliore, adatta al mio caso, ma egli è buono, buono, buono”.

Fiducia. Persone che alle volte si disperano un poco, si scoraggiano, vedono buio. Guardate sempre a Gesù, sta lì apposta per darci le grazie. Noi non stiamo tutto il giorno in chiesa, ma lui ci sta sempre proprio per dare le grazie. E allora se sta lì appositamente... E voi, che cosa fate in libreria? Aspettate la

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gente, e più ne viene e meglio è. Per Gesù è lo stesso: vi aspetta, ci aspetta, vuol darci le grazie: andiamo. E poiché non basta il giorno, egli sta là anche tutta la notte.

E poi, portare alla comunione un amore intenso a Gesù. Cosa vuol dire amore intenso? Non è una sentimentalità, è una volontà, un desiderio di piacergli, cioè di togliere tutto ciò che gli dispiace e mettere le virtù, specialmente lo spirito di carità, l’obbedienza, l’umiltà, e poi la purezza, tutto. Questo è amore, l’amore che particolarmente riguarda la retta intenzione: faccio tutto per Gesù e per il paradiso. E se volete aggiungere, faccio tutto per le anime e per il nostro apostolato. Quindi questa retta intenzione aumenta molto i meriti, specialmente se si dice bene il Cuore divino di Gesù.

A volte molte cose sono volontà di Dio e noi intendiamo compiere il volere di Dio, ma molte volte sono anche permissioni di Dio: ci sono tribolazioni che vengono dai cattivi e che il Signore permette come ha permesso ai crocifissori di crocifiggere Gesù. E Gesù che cosa ha fatto? Si è ribellato? Ha accettato il volere del Padre: «Non sia fatta la mia volontà, ma la tua, o Padre celeste»7. Allora, tutto per Gesù, tutto per il paradiso, tutto per le anime, tutto per la nostra santificazione. La retta intenzione.

La comunione porta i doni di fede, speranza, carità e li aumenta, perché gli atti son quelli: fede, speranza, carità. E Gesù porta aumento di fede, speranza, carità. Queste sono le virtù teologali che ci uniscono a Dio: ecco la santità. Voglio essere santa; se c’è la comunione c’è tutto il bene. Quando diciamo: Vi amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, voi bene infinito, sommo bene ed eterna felicità. È detto chiaramente: l’amore a Dio, e poi l’amore al prossimo, amare il prossimo come noi stessi.

Se questi sono i due grandi mezzi, confessione e comunione, c’è però anche la comunione spirituale da ripetere lungo il giorno, e poi c’è la confessione spirituale. Che cos’è la confessione spirituale? È quell’esame di coscienza con cui ci confessiamo a Dio per riconoscere che abbiamo sbagliato.

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Esame di coscienza, confessione spirituale che si fa specialmente nella Visita; poi la confessione spirituale che facciamo recitando il confiteor: peccavi nimis, ho peccato troppo con i pensieri, con le parole, con le opere. Poi l’ammettere gli sbagli, confessarsi degli sbagli per essere corretti: “Tu hai questo difetto”, “Ha ragione”: ecco la confessione, confesso di avere questo difetto, aggiungendo poi: “Desidero emendarmi”.

In questo senso, quante confessioni spirituali fate in questi giorni? Dite a Gesù ciò che è sbagliato e ciò che volete fare diverso. Poi tante volte lungo il giorno ci possiamo domandare: “In questo momento, cosa c’è nel mio cuore? In questo momento sono unita a Dio? Ho retta intenzione? Mi applico nel fare quello che piace al Signore?”. Se la coscienza risponde sì, Deo gratias. Se la coscienza risponde no: “Perdono, o Gesù, voglio mettermi a posto, voglio unirmi a te, operare in unione con le intenzioni per cui tu ti immoli ogni giorno sugli altari”. Avanti dunque, in letizia, coraggio: letizia, coraggio! In piena serenità: non delle facce troppo tetre, serenità, serenità e soprattutto domini la fiducia. Si potranno dire mille cose: “Ma sono così, ho fatto così…”, ma ci sono i meriti di Gesù Cristo, c’è la sua passione, la sua misericordia. Il piacere di Gesù è quello di perdonarci. Volete fare questo piacere a Gesù? Confidare in Gesù, fategli un piacere se ve lo domanda. E poi voi qualche volta domandate qualche piacere a Gesù. Qualche volta abbiamo bisogno che lui ci faccia dei piaceri, che ci accontenti.

Allora la benedizione sopra tutte le vostre buone volontà, che serva a comunicarvi tanta luce e tanta fiducia nel Signore.

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1 Meditazione tenuta ad Ariccia (RM) il 29 settembre 1961 in occasione di un Corso di Esercizi spirituali. Trascrizione da nastro: A6/an 140b = ac 219b.

2 Cf Sal 24,3: «Chi potrà salire il monte del Signore?».

3 Cf 1Pt 1,18-19.

4 Cf Rituale della Pia Società delle Figlie di San Paolo, Tipografia della Pia Società Figlie di San Paolo, Roma, giugno 1958, p. 43.

5 Cf Mt 8,8: «… di’ soltanto una parola e l’anima mia sarà salvata».

6 Cf Ef 1,4. Versetto completo: «In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità».

7 Cf Lc 22,42.