Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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14. LA PROPAGANDA RAZIONALE1

 

Ductore sic te praevio2. Beate le anime che si lasciano condurre dallo Spirito Santo, anime che sono docili alla grazia, alle ispirazioni, alla luce di Dio; anime umili, che si mettono quindi sotto la guida di Dio; anime interiori. Lo sentiamo specialmente in questo momento quando Gesù è entrato nel nostro cuore. È lui che manda lo Spirito Santo. Lo manda alla Chiesa come l’ha mandato agli apostoli, lo manda a ciascuna anima. Sensibili al lavorio della grazia interiore. Anime orgogliose e anime umili: orgogliose che restano vuote, umili che hanno un cuore come il cuore di Maria, che sono guidate giorno per giorno verso il meglio, verso una continua perfezione, o meglio, un continuo perfezionamento. Anime orgogliose che arrivano a quell’orgoglio indefinibile: che sono giudici di tutto, giudici di tutte, che si mettono sopra. Orgoglio incomprensibile per noi, povera gente, che abbiamo sempre bisogno di guardare più noi che gli altri. E anime invece che si arrendono alla grazia, sono inondate da una luce interiore, e nella loro semplicità piacciono a Dio e progrediscono: Ductore sic te praevio. Che lo Spirito Santo ci guidi e che siamo docili alla sua grazia.

In questo mese di novembre, certamente noi ricordiamo di più i defunti. Ora ricordiamo di più tutti e tutte quelle che ci hanno preceduto nell’eternità, ci aspettano nell’al di là e sono vicini a noi. Quasi si possono sentire. Allora raccomandiamoci a quelle anime che già godono il possesso di Dio e hanno un potere speciale per pregare per l’Istituto. Che cosa devono fare in paradiso? Continuano ad essere paolini, continuano ad essere paoline, e come hanno amato l’Istituto che le ha santificate e le ha preparate al gaudio eterno, così adesso pensano

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a ricompensare, non solo ricompensare, ma ottenere un continuo aumento di vocazioni, continuo perfezionamento nella formazione, nell’osservanza religiosa e nell’apostolato. Penso particolarmente a quelle che hanno molto faticato nella propaganda, dove sta proprio la parte centrale della vostra cooperazione, cioè cooperazione alla Chiesa docente, fatte ancelle della Chiesa docente.

Allora invochiamole queste anime e poi suffraghiamo quelle anime che possono ancora avere bisogno dei nostri suffragi. È di fede che il purgatorio esiste e noi possiamo aiutare quelle anime in molte maniere, particolarmente con la mortificazione, con le indulgenze, con l’apostolato e con il santo sacrificio della Messa ben sentita, partecipando intimamente al sacrificio che viene celebrato sugli altari dove si applica alle anime il sangue redentore di Gesù Cristo.

Domandare quindi questa vita interiore, questo spirito di raccoglimento, questa docilità alla grazia; anime che resistono, anime che sono docili. Perché la grazia, quando si è fatta la professione, abbonda in tutto: «Riceverete il centuplo»3, ecco la promessa. Ci sono anime docili, però anche anime che resistono alla grazia, agli avvisi, alle conferenze, ai consigli, ai richiami, agli incoraggiamenti. Pensiamo che queste, per la misericordia di Dio, non siano fra di noi. Abbondiamo nella grazia, abbondiamo! È commovente entrare nel santuario e vedere tante anime che pregano. Abbondanza di grazie!

Suffragare poi particolarmente le suore che sono state propagandiste e domandare a loro che preghino per le propagandiste.

Adesso domandiamo la grazia di passare alla propaganda razionale4. La propaganda razionale ha diversi punti. In primo luogo capirla: capire che cosa è, perché si fa, perché la Chiesa ha approvato questo compito, questo ufficio. Allora, che cosa bisogna pensare? Pensare che è secondo il volere di Dio e che

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il Signore dispone le grazie per tale ufficio. Certamente molta grazia, perché richiede sacrificio. Capirlo l’ufficio: portiamo il bene, portiamo la pace. Ecco il senso della propagandista che è guidata da quella luce divina, che sente quello che Gesù ha detto: «Andate e insegnate»5. Andare e insegnare. San Paolo dice: «La donna taccia in chiesa»6. Non ha essa l’ufficio di insegnare nel senso ufficiale. E cioè, il “docere”, in quanto si riferisce alle definizioni dei dogmi e agli insegnamenti morali, liturgici è riservato alla Chiesa ufficialmente docente. Ma vi è un accompagnamento, una cooperazione, una partecipazione, nella divulgazione di quanto Gesù ha insegnato e di quanto la Chiesa ci comunica come da credere, da seguire e da vivere.

Avere questa sapienza: chiedere proprio allo Spirito Santo che dia questa sapienza, dono che appartiene appunto a quest’ufficio. E poi il dono dell’intelletto, e in terzo luogo il dono del consiglio. Chiedere questi doni.

Ora, chi aspira alla professione, o aspira come novizia, oppure aspira alla preparazione per la professione definitiva, perpetua, chieda questa sapienza. Perché la propaganda razionale in primo luogo sta nella testa nostra: i lumi di Dio. Comprendere il desiderio di Gesù e cioè: «Venite ad me omnes qui laboratis et onerati estis, et ego reficiam vos»7, «io ho delle pecorelle che non appartengono ancora al mio ovile»8. Gesù manifesta così l’ansia del suo cuore, che molte pecorelle non sono docili, e allora partecipando a quest’ansia del cuore di Dio, del cuore di Gesù, noi operiamo con lui, e cerchiamo di illuminare quelle pecorelle affinché entrino nell’ovile: «Et illas oportet me adducere»”9. Quelle anime è necessario che io conduca, che io attragga, così da diventare un solo ovile sotto un solo pastore. Comprendere quello che ha fatto Gesù stesso. E quello che ha fatto è insegnamento, è entrato nel ministero pubblico.

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Chi fa la professione, entra nel ministero pubblico, ministero di diffusione, perché prima è in preparazione. E allora come si comportò Gesù in quegli anni di ministero pubblico? Andò di città in città, di paese in paese, e possiamo anche dire, in qualche maniera, di casa in casa. Andò, «et erat fatigatus ex itinere: ed era stanco per il viaggio»10, andò e insegnò a noi ad andare. Se le anime non vengono all’ovile, andare e cercarle. E allora se si ha questo spirito di Gesù, se si vuole imitare il Maestro Divino, preghiamo, preghiamo. Preghiamo di essere illuminati, preghiamo di essere coraggiosi, generosi, e preghiamo di capire quello che fa bene alle anime, che cosa dare. Preghiamo perché il Signore disponga i cuori.

Vi sono anime, e se ne incontrano tante, che resistono alla grazia, eppure vi sono anche tante anime che sono docili alla grazia. Quando Gesù predicava, la parte che si credeva dotta, quasi tutto l’Israele ufficiale, resistette alla grazia. Quando Gesù si rivelava e faceva i miracoli per provare ciò che aveva detto, come concludevano le discussioni? Prendere le pietre e tirargliele, cercare di prenderlo e condurlo in carcere, condannarlo come se fosse un bestemmiatore. Resistenza alla grazia. Ma vi fu pure un Israele docile, un complesso di anime, le quali seguirono Gesù, accettarono la sua parola, credettero alla sua divinità, alla sua messianicità. Che il Signore disponga i cuori a ricevere la buona parola che portate. Li disponga, perché poi il Signore chiederà loro conto delle occasioni che hanno avuto, della grazia che a loro si è presentata. Chiudere la porta alla grazia. Qualche volta chiudono la porta anche materialmente detta, la porta di casa, perché come principio non vogliono la luce di Dio: «Ti ascolteremo un’altra volta»11 dicevano a san Paolo ad Atene. E volevano dire: basta, non parlare più, e non sarebbero stati meglio disposti un’altra volta. E Paolo si ritirò. Nessun scoraggiamento però in Paolo. Comprese che tra quei filosofi chiacchieroni che discutevano tutto il giorno e concludevano nulla, egli non poteva penetrare con la sua parola, non poteva convincerli, ma tuttavia vi è stato un piccolo gruppo

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che ha acconsentito, anche in Atene. E se noi non avremo maggior fortuna di quanta ne ha avuto Gesù, di quanta ne ha avuto Paolo, non scoraggiamoci: il bene viene fatto. La corrispondenza alla grazia riguarda loro perché intanto chi porta la pace, chi porta la verità, il merito l’ha acquistato anche se non ha la soddisfazione di poter dire: hanno corrisposto. E allora si direbbe che il merito è ancora più grande, da parte di queste anime apostoliche.

Quindi pregare per le propagandiste, pregare perché siano illuminate. La propaganda razionale in primo luogo sta qui, nella vita interiore e nel capire la missione. Capire la missione, perché generalmente quando si capisce, si corrisponde. La vita paolina è così organizzata che non c’è solamente la predicazione, la luce, i libri, la meditazione e tutto il complesso dell’istruzione, ma c’è anche l’alimento. L’alimento si ha in chiesa, si ha nella comunione, nella Messa, nella confessione e anche nelle comunicazioni di grazia che il Signore infonde in ogni anima di buona volontà.

Punto fondamentale, dunque, della propaganda razionale è la nostra convinzione: comprendere chi sei, apostola. In primo luogo religiosa e poi, in secondo luogo, apostola. Comprendere... Quando domandarono a Gesù chi era, rispose indirettamente, e quando invece fu domandato a Giovanni chi era, rispose chiaramente. Domandare a noi stessi che cosa siamo, cosa dobbiamo fare nella vita, a che cosa ci siamo votati e il gran premio che ci attende. Sempre presente il pensiero del paradiso. Altri hanno fatto il loro cammino e già sono arrivati. Facciamo anche noi il nostro cammino. D’altra parte l’Istituto è in cammino, lo dice anche il vostro cortometraggio12. Sì, in cammino. E quindi passare a una propaganda sempre più completa, sempre più razionale, sempre più spirituale. E tale rettitudine di intenzioni fa guadagnare il massimo nei passi che si fanno.

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Se fate il conto delle suore di tutto l’Istituto, il numero prevalente è di propagandiste e libreriste o impegnate in altre mansioni. Quindi c’è motivo di pregare per loro, affinché conoscendo bene la missione, la compiano in letizia e siano rifornite di molta grazia.

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1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma l’8 novembre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 142a = ac 221b.

2 La tua guida invincibile [ci preservi da ogni male]. Cf Veni Creator Spiritus.

3 Cf Mc 10,30.

4 Per propaganda razionale Don Alberione intende la serie di orientamenti spirituali e organizzativi circa l’apostolato in genere e la diffusione in particolare “perché arrivi in più larga misura la Parola di Dio a tutti”. Cf UPS 4,140; cf Martini Caterina Antonietta, o.c., pp. 218-219.

5 Cf Mt 28,19.

6 Cf 1Cor 14,34.

7 Cf Mt 11,28: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi ed oppressi, e io vi ristorerò».

8 Cf Gv 10,16.

9 Cf ibid.: «… anche quelle devo guidare».

10 Cf Gv 4,6.

11 Cf At 17,32.

12 In cammino (mediometraggio), 1961, regia di Elio Piccon (1925-1988). Documenta la spiritualità e l’attività apostolica delle Figlie di San Paolo. Fu ben valorizzato da tutta la Congregazione al fine vocazionale e promozionale. Cf Luigina Borrano, Le Figlie di San Paolo e il cinema dal 1947 al 1970, Figlie di San Paolo, Casa Generalizia, Roma 2009 pp, 136-137.