Beato Giacomo Alberione

Opera Omnia

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INTRODUZIONE

 

Il presente volume dell’Opera Omnia raccoglie la predicazione del Beato Giacomo Alberione alle Figlie di San Paolo del secondo semestre dell’anno 1961, cioè nei mesi che seguono gli Esercizi spirituali straordinari, tenuti ad Ariccia dal 15 maggio al 5 giugno 1961. Questa predicazione è situata in quello che convenzionalmente è stato denominato “Tempo della maturità e anni del Concilio”.

I.  LA PREDICAZIONE ALBERIONIANA: 1961**

Nel secondo semestre dell’anno 1961, il Fondatore avverte la necessità di comunicare a tutte le sorelle, e in particolare alle superiore, i contenuti del corso di Esercizi spirituali di venti giorni appena realizzato, con l’obiettivo di rinvigorire lo spirito e aggiornarci, cioè “uniformare la vita alle Costituzioni e alle abitudini che si sono andate formando nell’Istituto” (Cor-so Italia Centro, II).

Questi contenuti, insieme a quelli dettati alla Società San Paolo, nel corso di Esercizi di un mese del 1960, rappresentano l’apice di un cammino di approfondimento, rinnovamento e focalizzazione dell’identità attorno alle Costituzioni. Don Alberione stesso dirà che sono “come il testamento spirituale conclusivo della missione che mi impose il Signore” (CVV 247; CISP pp. 190-198).

La Congregazione vive questo spirito di rinnovamento inserita nel periodo ecclesiale, davvero illuminato, di prepara-zione al Concilio Vaticano II. Don Alberione è profondamente convinto che il Concilio è “il grande fatto storico religioso del nostro secolo” e più volte esorta la Famiglia Paolina a prepararsi all’evento ecclesiale facendo proprie le indicazioni del Papa (CVV 253). Tuttavia sembra preoccupato che i fermenti di rinnovamento favoriscano deviazioni dallo spirito dell’Istituto. Ribadisce perciò, con profonda convinzione: “Noi non

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possiamo ancora dire aggiornamento delle Costituzioni, aggiornamento degli usi. Dobbiamo piuttosto noi aggiornarci, cioè uniformarci alle Costituzioni e alle abitudini che si sono andate formando nell’Istituto. Non c’è da correggere l’Istituto, c’è da correggere solo noi, e c’è da uniformare noi alle Costituzioni, agli usi e alle abitudini dell’inizio dell’Istituto. Perché non solo si conservi, ma si perfezioni. Si conservi lo spirito… Non è che il nostro Istituto abbia quattrocento anni, per cui ci sono delle cose da adattare ai tempi, eh no! Non c’è ancora questo” (Corso Italia Centro, II). Trapela a volte il timore che non si viva in pienezza la vita religiosa in tutte le sue espressioni.

In questo clima ricco di fermenti, la Congregazione sperimenta un intenso impegno apostolico caratterizzato dall’anno biblico che si conclude il 30 giugno 1961 e dall’anno delle biblioteche che si apre nella medesima data. L’anno delle biblioteche è considerato dal Fondatore una vera occasione per diffondere la cultura cristiana, per far conoscere e rivelare i tesori nascosti della Chiesa che sono inesauribili. Egli è convinto che attraverso le biblioteche l’apostolato può essere moltiplicato e coglie ogni occasione perché le Figlie di San Paolo vi dedichino ogni sforzo migliorando, a questo riguardo, l’organizzazione della diffusione. Dai documenti d’archivio risulta che nell’anno 1961 le FSP hanno istituito o rifornite, in Italia, 5.915 biblioteche; nel 1962 le biblioteche sono state 12.017.

Nel mese di settembre 1961, il Fondatore promuove ad Alba la prima Mostra delle vocazioni organizzata dalle FSP con l’aiuto delle Suore Apostoline, nella circostanza dell’80° genetliaco del vescovo mons. Carlo Stoppa (1881-1965). Don Alberione stesso ne prepara la tesi e detta, il 15 settembre, un’importante relazione ai sacerdoti diocesani in occasione della Giornata Sacerdotale. Nelle meditazioni di questi mesi si avverte una particolare preoccupazione per le vocazioni (anche quelle “adulte”) e la loro formazione.

Nei diversi interventi, il Fondatore vuole confermare le rotaie su cui procedere e la bontà del progetto apostolico affidato alla Congregazione che qualifica un modo specifico di servire

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la Chiesa e di evangelizzare. Infatti, “come nei tempi passati si distribuiva la minestra, il pane, alla porta dei conventi così oggi alle porte dei conventi si distribuisce la verità, quello di cui l’uomo ha più bisogno” (med. 15).

Per altre informazioni circa l’ambiente ecclesiale e congregazionale di questo periodo, si può consultare l’introduzione al volume Alle Figlie di San Paolo - Spiegazione delle Costituzioni (pp. 21-24).

 

II.    ATTUALE EDIZIONE

1.   Fonti e linguaggio

In questo volume sono raccolte diciannove meditazioni o istruzioni, dettate nei corsi di aggiornamento per le superiore delle quattro delegazioni della provincia Italia. Inoltre sei meditazioni pronunciate in occasione di tre corsi di Esercizi spirituali tenuti ad Ariccia, nei mesi di giugno e settembre. Altre ventidue meditazioni sono indirizzate, nella maggioranza, alla comunità di Roma, solo tre alle sorelle e alle ospiti della comunità di Albano.

La predicazione di questi mesi è tutta registrata ed è stata trascritta con fedeltà verbale. Tali trascrizioni si considerano perciò come originali. Sei di queste meditazioni sono state stampate in ottavi o sedicesimi e inviate immediatamente nelle comunità.

Il linguaggio è quello di un padre che ha raggiunto l’età di 77 anni. Si avverte a volte la stanchezza, la fatica di una persona oberata dal lavoro che cerca di mantenere fede all’impegno formativo assunto. Specialmente nei corsi di aggiornamento, la predicazione ha un tono familiare, di conversazione. Le relazioni sono intercalate da vari interventi delle sorelle. Don Alberione si mette in ascolto, chiede spiegazioni, interroga, si stabilisce un vero rapporto tra padre e figlie.

Le meditazioni alla comunità di Roma hanno un carattere abbastanza unitario e sviluppano due aspetti dell’itinerario spirituale, strettamente connessi: purificazione e comunione,

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aspetti permanenti che coinvolgono tutta la vita e che hanno il loro vertice nella vita sacramentale.

Fonte principale di questa predicazione sono i contenuti degli Esercizi di venti giorni che desidera ulteriormente spiegare e divulgare. Alcuni argomenti vengono ampliati, come ad esempio il ruolo delle superiore del quale sottolinea con forza il magistero; la propaganda razionale; le biblioteche.

Quando spiega il ruolo delle biblioteche, Don Alberione cita (e, per qualche tratto, legge) un articolo apparso sul San Paolo, maggio 1961 e su Regina Apostolorum, maggio-giugno 1961.

Lo stile dell’Alberione è semplice, incisivo, immediato, usa immagini molto concrete. Ad esempio, paragona l’unione con Gesù a un “continuo afflusso di acqua […] come quando si apre il rubinetto e l’acqua scende nella pentola […]. Se viviamo la comunione, il rubinetto resta sempre aperto” (Corso Italia Sud, I).

Non cura la forma del discorso e a volte abbondano le ripetizioni. Si comprende che vi sono alcune cose importanti che desidera trasmettere e coglie ogni occasione per ritornare sui medesimi argomenti.

La terminologia è quella del suo tempo, spesso legata a una mentalità preconciliare specialmente quando tratta della Messa o della vita consacrata.

 

2.  Tematiche fondamentali

Le tematiche che percorrono i diversi interventi si possono ricondurre ad alcuni nuclei fondamentali sui quali il Fondatore insiste, senza temere di ripetersi.

Per una personalità in Cristo: purificazione e comunione

Don Alberione ribadisce che gli apostoli e le apostole sono persone che vivono una stretta unione di mente, di volontà, di cuore con Gesù Maestro, unione favorita da una fervorosa vita sacramentale. La sua preoccupazione principale sembra essere quella di portare ogni persona a vivere, sull’esempio dell’a-

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postolo Paolo, l’unione, la comunione, un innesto sempre più intimo nella vita di Gesù per trasformarsi in lui, fino al «Vivit in me Christus» (cf med. 2, 4).

“Quando si vive con il cuore di Gesù, quando è lui che pulsa in noi, è lui che purifica l’anima per mettere lo Spirito Santo […]. L’amore va crescendo e diviene una fiamma. Allora non si vive solo di fede, ma si vive anche di amore, di amore di Dio […]. E così Gesù non è solamente vita, ma è la via. Anime in cui l’Ostia opera una trasformazione. E allora si passa da un grado di preghiera a un altro più elevato, fino all’ultimo: «Vivit vero in me Christus: non son più io che vivo, ma vive in me Gesù Cristo» […]. Io ho la mia personalità, ma è dominata da un’altra personalità: dalla seconda persona della Santissima Trinità, il Verbo di Dio incarnato. Allora dovunque si va, si semina il buon profumo di Gesù Cristo” (Corso Italia Centro, IV).

È una chiamata a rivestirsi della mentalità, del volere, dei sentimenti di Cristo fino alla sostituzione, che il Fondatore così esplicita: “Profittare della comunione, dove Gesù Cristo viene poco a poco a sostituirsi alla nostra personalità, ai nostri capricci […]. E questa Ostia che ogni giorno entra nei nostri cuori, è Gesù che vuol vivere per fare di noi delle membra operanti, ma operanti sotto la sua direzione” (med. 2).

È un invito a “vivere con Gesù sempre più intimamente, seguire la vita che il Figlio di Dio incarnato ha voluto condurre fra gli uomini, sulla terra” (med. 16), per “unire il cuore al cuore di Gesù” per lasciarlo “operare nell’anima” (med. 8).

La comunione eucaristica realizza l’unione completa con Gesù, quel combaciare della nostra persona alla sua Persona, frutto dell’amore. Don Alberione sottolinea: “Egli è attivo, opera nella mente, nel cuore, nella volontà, nello stesso corpo […]. E noi piaceremo al Padre quando assomiglieremo al Figlio, quando cioè il Padre, guardandoci, troverà la sua imma-gine in noi” (med. 8).

La comunione porta a vivere più pienamente il “tutto offro e consacro” della professione in modo che Gesù “possa disporre di noi come vuole, quando vuole, senza trovare delle resistenze, delle obiezioni, delle difficoltà” (ES, 30 settembre II).

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Persone in continua purificazione

Per fare posto alla grazia, per giungere all’unione, è necessaria la continua purificazione e la continua confessione cioè la vigilanza su noi stessi attraverso il lavoro interiore, l’esame di coscienza, il pentimento, l’eccitamento al dolore (cf med. 4, 5, 6, 7). Quindi prima la confessione sacramentale e la confessione spirituale, poi la comunione sacramentale e la comunione spirituale (cf med. 11).

I paolini e le paoline dovrebbero essere “persone in continua purificazione” (med. 4, 5) che valorizzano “la confessione continuata con se stessi, confessione continuata con chi guida e richiama […]. E poi la confessione sacramentale che sarà veramente l’occasione di aumento di grazia, perché interviene nostro Signore Gesù Cristo con la sua potenza” (Corso Italia Centro, I).

L’esame di coscienza conduce alla purificazione del cuore, ed è paragonato, da Don Alberione, a una confessione spirituale che si fa specialmente nella Visita (cf ES, 29 settembre, I). “È una vigilanza su noi stessi” e richiede “una continuità di raccoglimento per cui la persona si domina, si guida” (Corso Italia Centro, I).

La confessione è una purificazione completa, “particolarissima perché l’anima viene lavata nel sangue di Gesù Cristo” (med. 5), liberata da ogni attaccamento, freddezza e tiepidezza. La purificazione e la comunione preparano alla conformazione più piena, quando “tutto l’uomo viene a unirsi a Gesù”, “quando il Padre celeste […] guardando ciascuno di noi potrà dire: questo è un figlio diletto che mi piace” (med. 8).

La purificazione realizza quindi la vera comunione, cioè l’unione stabile con Dio che sacramentalmente si compie nel ricevere Gesù eucaristico, e vitalmente si compie vivendo uniti a lui e tendendo a trasformare in lui la nostra vita (cf med. 4).

“Ma per questo è necessaria una volontà ferma, cioè il pensiero dominante: santificazione, apostolato […]. Quando c’è un ideale di santità, quando ci si vuole mettere tutti in Gesù Cristo, vivere in lui, «vivit vero in me Christus», quando si vuole imitarlo, ci si vuole mettere alla sua scuola e servirlo,

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allora questa volontà viene benedetta dal Signore” (med. 19). E si guarda al monte della perfezione, si è anime in cammino che hanno un amore intenso a Gesù (cf ES, 29 settembre, I).

Una missione di carità

Quando il Fondatore parla della missione della Figlia di San Paolo, le espressioni assumono un tono di lode riconoscente: “È stata una grande missione che il Signore ha affidato alla Società San Paolo, alla Famiglia Paolina, una grande missione! Sentire l’importanza, sentirne le responsabilità. Baciare tante volte quel secondo articolo delle Costituzioni, perché insensibilmente il Signore ci ha messi su questa strada, ci ha condotti proprio per mano, giorno per giorno e in mezzo, alle volte, a difficoltà, ma soprattutto con un’abbondanza di grazie che non potremmo conoscere se non in paradiso, quando tutta la storia della nostra vita e quando tutta la storia dell’Istituto, della Famiglia Paolina si potrà conoscere, leggere e apprezzare nel modo degno. Se il Signore avesse trovato degli strumenti meno capaci di noi, avrebbe preso quelli, perché prende sempre gli strumenti meno capaci. È lo stile di Dio” (Corso Italia N/O, II).

È forte in questi mesi il desiderio di migliorare l’apostolato e in modo particolare la propaganda perché sia sempre più razionale, sia meglio programmata, riveli i tesori nascosti della Chiesa che sono inesauribili. Una propaganda che, sull’esempio di Maria “offre e presenta il Libro all’umanità” (med. 12). E a questo proposito il Fondatore insiste sulle biblioteche lanciando l’anno delle biblioteche perché l’apostolato sia in qualche modo moltiplicato: non un solo libro, ma un’intera biblioteca. “Si tratta di stabilire nelle famiglie, negli istituti, nelle associazioni varie, nelle collettività, un centro di luce permanente, poiché se la propaganda del periodico può portare una luce ogni settimana, il centro di luce-biblioteca rimane quotidiana-mente presente in mezzo alle collettività, alle famiglie” (med. 1). È necessario che nell’apostolato “ci sia la testa, l’intelligenza che preceda, che organizzi, che pensi, che disponga” (ES, 30 settembre, II).

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Don Alberione sottolinea il cammino percorso, dalla propaganda capillare a quella collettiva e, infine, a quella razionale. Ma ricorda che “nell’Istituto non si è iniziato dalla diffusione capillare, si è cominciato, nel 1921, dalle biblioteche” […]. E come si è fatto il passo, relativamente presto, verso la propaganda collettiva, “così ora il passo verso la propaganda in questa forma” (med.1).

E ribadisce: “Il libro, il periodico, sono come una lucerna accesa” (med. 12).

L’apostolato è considerato in termini di luce, è portare la verità alle anime, portare la luce, essere ancelle della Chiesa, postine di Dio. Nessuno vi è dispensato: perché l’apostolato porti la gloria a Dio e la pace degli uomini, si abbraccia la sofferenza, si offre la preghiera, la stessa vita.

Il Fondatore sottolinea diverse volte in questi mesi l’importanza di tradurre l’esistenza in apostolato vivendo la perfezione della carità (Corso Italia N/O, II). L’apostolato infatti è un atto di vera carità, “è la pratica più perfetta del secondo comandamento della legge di Gesù Cristo” (Corso Italia N/O, II), è “segno dell’amore al prossimo. Come la suora infermiera dimostra il suo amore al prossimo servendo i malati […] e cercando di lenire, quando è possibile, il dolore agli infermi, così la suora paolina pratica la carità attraverso l’apostolato. Ci vuole anche la bontà in casa, ma dovere della paolina è l’ufficio di apostolato” (ES, 30 settembre, II).

Si è apostole sempre, fino al termine della vita: “Sentire l’apostolato, tutte, altrimenti non si è più paoline nello spirito. E dare il contributo che è possibile dare, fosse solo quello di voltare qualche foglio, fosse anche solo di dare un buon consiglio, qualche volta anche solo l’umiliarsi e il dispiacersi di non potersi attivare nell’apostolato, e poi inventare delle maniere perché le applicazioni all’apostolato sono indefinite”, in modo tale che nessuna può dire: “Non ho modo di fare, ora mi metto da parte. Ma vuoi morire non paolina?” (med 11).

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Maestre o insegnanti?

Ampi interventi sono dedicati in questo periodo alla figura della superiora, che viene chiamata Maestra perché si distingue dalla semplice insegnante: è infatti colei che è chiamata a “essere via, verità e vita per le sue figliuole, per quelle persone che sono con lei, che lei deve precedere […]. Maestra di spirito e Maestra di apostolato. Maestra di vita paolina” (Corso Italia N/E, II).

Sull’esempio di Gesù Maestro, deve dare buon esempio […], insegnare la via religiosa e la via dell’apostolato cioè la vita paolina […] e con la sua preghiera e con la cura della pietà, donare la vita alle anime, comunicare la vita […] come l’ha comunicata Maria (cf Corso Italia N/O, I).

Perciò la Maestra “dev’essere dotata di qualità ben diverse dall’insegnante. Deve riflettere il Maestro Divino, dire le stesse cose del Maestro Divino, dirle nel modo che ha tenuto il Maestro Divino. Precedere con la pratica, vivendo quello che insegna; e ottenere le grazie per sé affinché l’insegnamento giovi a sé, per la vita eterna, e giovi alle anime… così da essere canali che prendono l’acqua da Gesù e poi la trasmettono” (med. 9).

La Maestra quindi “dipende da Gesù” e, come lui, dà l’esempio e ottiene la grazia (cf Corso Italia Centro, II). È “una persona molto pia, molto virtuosa, osservante, amante della Congregazione. Dovrà essere molto intelligente per capire cosa dovranno fare le sue discepole per poter dare ad esse tutto quello di cui hanno bisogno per il loro apostolato e per la loro santificazione […]. Una persona che vive la vera vita paolina […], che pronuncia sempre una parola saggia che illumina, aiuta, incoraggia, sostiene” (med. 9).

La Maestra inoltre è chiamata a essere verità, cioè a “possedere quello che insegna”, fare come Gesù, una scuola vita-le, comunicare una verità che non è recitata, ma è meditata ai piedi del SS.mo Sacramento, una verità che viene sentita. Le sue parole dovrebbero essere sempre ispirate soprattutto dall’amore alle anime, da un grande spirito di fede e, prima della lezione, dovrebbe trattarne con Gesù perché la luce che accende diventi vita (cf med. 9).

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“Tutto a tutti”, come l’apostolo Paolo

Parlando dell’apostolo Paolo, Don Alberione rievoca i primi tempi della Congregazione quando ci si chiedeva chi sarebbe stato il protettore dell’Istituto: “E alla fine, quando si è detto san Paolo, tutti si sono rasserenati” (Corso Italia NE, V). Attraverso le sue figlie e i suoi figli, “il nome di san Paolo si è andato propagandando nelle varie regioni” (med 2).

Con compiacenza e con un linguaggio plastico, il Fondatore riconosce alle Figlie di San Paolo il merito di aver portato san Paolo in tanti luoghi, di aver fatto come una processione: “Si porterà la statua in processione, ma voi avete fatto una processione di nuovo genere. Il piedistallo su cui si erge san Paolo è stato il vostro cuore” (med. 2).

Per Don Alberione, non è solamente importante portare ovunque san Paolo, ma sentire quello che lui sentiva. E questo sentire si può riassumere in una semplicissima parola: Tutto. San Paolo ha vissuto tutto Gesù con tutta la sua mente, con tutta la sua forza, con tutto il suo cuore, tanto da poter dire: «Non sono io che vivo, ma Cristo vive in me». Tutto Gesù viveva in lui.

E il Fondatore trae la conseguenza: “La santità vostra dipende da quel tutto, e cioè se noi diamo interamente noi stessi al Signore, se noi diamo la mente, il cuore, la volontà, il corpo, quello che abbiamo e quello che ci verrà: tutto di Dio. Che delizia, che fortuna appartenere interamente a Dio! Possessi suoi! Così san Paolo: egli in tutto ha voluto servire il Signore. Quando l’ha conosciuto, egli si è donato interamente. Prima viverlo: «Vivit vero in me Christus»1, e poi portarlo, portarlo al mondo intero […]. Egli diceva: «Omnia omnibus factus: mi sono fatto tutto a tutti»2; tutto a tutti e cioè a tutte le anime a cui è potuto arrivare: omnibus, a tutte le anime che egli amò con tutto il suo cuore, come dice nell’epistola ai Galati, amò le anime come padre e come madre. Quale tenerezza per i suoi figli! Egli, san Paolo, praticò il primo comandamento: tutto mi dono, cioè «amerai il Signore Dio tuo con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze»” (med. 2).

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Don Alberione riprende in queste meditazioni delle espressioni a lui molto care: san Paolo “è il più fedele e più profondo interprete di Gesù Cristo Maestro, e così ce l’ha comunicato. Egli il modello della nostra vita […], si è fatto forma della vita nostra” (med. 2). Siamo perciò chiamati a “penetrare Gesù Cristo Maestro, come egli ce lo ha presentato” (Corso Italia NO I), a ricevere dal Maestro quello che dobbiamo insegnare, ad allargare gli orizzonti della missione e della vita, a vivere la carità, l’amore. Paolo è quindi “l’apostolo che ha lavorato più di tutti, che ha consumato la vita, ha offerto la vita tra le sofferenze e l’apostolato. Egli, che voleva guadagnare da tutto il massimo merito, ha offerto la sua vita per amore” (med. 2).

Da san Paolo deriva anche l’originalità nello studio. Infatti ci ricorda l’Alberione: “Se sarete anche un po’ originali nell’insegnamento, sarete più paoline, perché san Paolo ha riassunto il Vangelo, lo ha fatto suo, lo ha vissuto e lo ha comunicato” (med. 9).

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III. AVVERTENZE

  1. La fedeltà agli originali è l’impegno tenuto sempre presente dalle curatrici del I testi, nella totalità, sono stati trascritti da audiocassetta.
  2. Le Meditazioni varie sono indicate con numerazione ordinale; quelle degli Esercizi e dei Corsi di aggiornamento, con numerazione romana.
  3. L’uso delle maiuscole e delle minuscole, poiché si tratta nella quasi totalità di trascrizione da audiocassetta, è stato fatto con libertà secondo l’uso attuale.
  4. Alcuni vocaboli che sono propri del luogo o del tempo sono stati rispettati, altri invece, perché ormai desueti, sono stati trascritti nell’uso corrente. Ad esempio: ubbidienza con obbedienza.
    I testi latini sono stati conservati fedelmente; se non c’era nel testo, in nota è stata riportata la traduzione, in alcuni casi è stata corretta.
  5. Si sono corretti errori grammaticali evidenti, come le concordanze, perché a volte l’audio non è perfettamente chiaro
  6. Le virgolette ad angolo (« ») si sono riservate per le citazioni bibliche.
  7. Si è avuta particolare cura dell’apparato informativo: note bibliche, note storiche riguardanti l’ambiente, i fatti, le persone, le fonti.
  8. Si è completato il volume con vari indici: citazioni bibliche, nomi di persona, nomi di luogo, nomi di autori e di pubblicazioni citate, indice analitico e cronologico.
  9. Le notizie biografiche di santi o di altre persone sono riferite in nota solo la prima volta che compaiono nel testo; nell’indice dei nomi è riportata la pagina delle volte in cui la stessa persona è nominata.
  10. Le encicliche pubblicate dopo il 1908 sono citate con la sigla AAS del periodico ufficiale della Santa Sede.
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  1. La citazione del presente volume è la seguente: FSP61** + pagina (es. FSP61**, p. 6).
  2. Quando nelle note si rimanda al Diario curato da don Speciale [Diario Sp.], si intende la cronaca quasi quotidiana della vita e dell’attività di Don Alberione compilata dal suo segretario personale don Antonio Speciale SSP (1922-2011). Essa copre l’ultimo periodo della vita del Fondatore, dal 1946 al 26 novembre 1971. Il Diario Sp. è tuttora inedito.
  3. Se l’originale è trascrizione di una registrazione, in nota è riportata la segnatura di riferimento al nastro dell’Archivio storico FSP, ad esempio: A6/an=1a 1b, nel caso si volesse risalire alla registrazione.
  4. Per le note bibliche e la traduzione italiana dei testi latini, si fa riferimento alla traduzione CEI (anno 2008), e talvolta per il senso, alla Volgata, traduzione di Tintori , editrice SAIE, Torino 1957. Per la traduzione dell’Imitazione di Cristo, si fa riferimento al testo pubblicato dalle Edizioni Paoline, 1992. Per la citazione di altre fonti si ricorre il più possibile alle Edizioni Paoline, essendo queste più conosciute dal Fondatore.
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1 Cf Gal 2,20: «Cristo vive in me».

2 Cf 1Cor 9,22: «Mi sono fatto tutto a tutti».