Il secondo e il quinto mistero gaudioso del rosario si adattano molto bene a chi compie la propaganda. Il terzo mistero glorioso invece, è un’occasione per domandare particolarmente la carità, perché lo Spirito Santo è amore, carità: «Omnia in caritate fiant: tutte le cose siano fatte in carità»2. Si può pensare alle suore che si chiamano Suore della Carità; sta bene, è un titolo meritato, le loro opere sono particolarmente orientate agli infelici, orfani, vecchi, malati, poveri. E la nostra vita è ugualmente per tutti, particolarmente per i fanciulli, la gioventù, gli anziani, il popolo, gli ammalati, i poveri; è tutto un ministero di carità che ha di mira, in primo luogo, il bene spirituale. I mali materiali più facilmente si rilevano, ma i mali spirituali delle anime sono tanto più numerosi e tanto più profondi e hanno maggiori conseguenze. Ed ecco che l’apostolato è per tutto questo mondo intimamente travagliato con le idee e i pensieri erronei, che manca di fede, non comprende il messaggio della salvezza o lo rigetta e vive spesso in peccato. Un mondo travagliato che segue tante volte le passioni ed è inclinato di più all’errore e al peccato. Quale vita fanno e che cosa si preparano per l’eternità!
Ecco allora il ministero della parola: parola che viene predicata o parola che viene data con la stampa, con i mezzi tecnici, con la diffusione particolare e generale, diffusione razionale che deve fare un progresso.
«Omnia in caritate fiant»: tutto per il Signore e per le anime, tutto per le necessità umane. È vita di carità anche per coloro che sono in casa e che hanno uffici diversi: chi prepara il cibo fa una grande carità e chi amministra i beni della Congregazione fa una grande carità, perché si provvede alle necessità materiali e a quelle che sono necessarie per la salute e per compiere l’apostolato. E chi va a tavola e si nutre? È per mantenersi nel servizio
di Dio e quindi per amore di Dio e per mantenersi nell’apostolato, e quindi amore per le anime. Chi studia e chi si prepara alla vita religiosa cercando di comprendere quello che essa sia, che cosa esiga, quello che richiede, cioè il perfezionamento, l’osservanza dei voti, l’osservanza delle Costituzioni. Chi studia e chi si prepara spiritualmente alla vita di amore: la vita religiosa è vita di amore. Chi si prepara all’apostolato, accumula quello che servirà in seguito. Se si attende agli studi, è per accumulare quello che dopo si dovrà dare; è come se venisse raccolto il grano e messo nel granaio per farne poi del pane e distribuirlo in carità. Prima si accumula, poi si dà.
L’anno che precede la professione perpetua è utile per imparare i metodi, il modo di fare questa carità, cioè portare agli uomini quello che salva, il messaggio della salvezza, che vuol poi dire il catechismo, il Vangelo e tutto quello che serve a portare al bene. La redazione è tutta un’opera di carità, perché si tratta di mettersi davanti i bisogni delle anime, aver presenti gli uomini, specialmente i lettori, per dare a loro quello che maggiormente serve alla loro anima e darlo in modo che sia accetto, ben ricevuto e quindi che i cuori siano disposti alla voce di Dio, all’invito della grazia. Così chi governa fa un grande atto di carità, perché si occupa di che cosa? Che tutte le sorelle siano indirizzate all’amore di Dio, alla perfezione - che cosa ci vuole e che cosa ci può essere di più bello e santo - e che tutte siano orientate verso l’apostolato, verso la salvezza degli uomini, il bene delle anime, a fare del bene, in sostanza. E che cosa ci vuole più di questo? Così tutte le persone che attendono alla diffusione, cioè alla distribuzione della verità: come nei tempi passati si distribuiva la minestra, il pane, alla porta dei conventi, e si fa ancora in tanti posti, così alle porte dei conventi distribuire la verità, quello di cui l’uomo ha più bisogno, conoscere Dio, conoscere il suo destino eterno.
Il Padre celeste ha offerto la salvezza agli uomini per mezzo del Figlio. Ma se chi fa questo ministero, questo apostolato di offrire il messaggio della salvezza, ha il cuore puro e santo, ottiene anche le grazie per coloro a cui si dirige. E certo che l’uomo è libero e dice di sì o dice di no all’invito di Dio, all’invito di mettersi sulla via della salvezza, e cioè seguire il Cristo.
Seguire Gesù Cristo vuol dire rispondere di sì a quello che egli offre, cioè la salvezza, e vuol dire rispondere di no a coloro che si oppongono alla salvezza, non vogliono la luce. L’uomo allora si giudica, cioè si mette da una parte e fa già giudizio di se stesso: «Venne la luce, ma gli uomini furono accecati»3. Si offre la grazia, ma i cuori duri non l’accolgono, invece i cuori docili, le anime che sono umili accolgono il mistero della salvezza e si mettono dalla parte di Gesù Cristo non solamente per credere, ma per imitare.
Allora il giudizio è fatto, è il giudizio di Gesù, cioè la constatazione alla fine di chi è stato suo seguace e di chi è stato invece suo oppositore. Egli constata e pronuncia la sentenza: non mi avete voluto, in sostanza, o mi avete voluto. E chiunque va a Dio è accolto. Il Signore non rigetta mai chi va a lui. Sempre, anche dopo una vita di peccati, ci si può pentire e rivolgersi a Gesù il quale è crocifisso con le braccia stese per accogliere ogni anima che rinsavisce, che ormai ha la luce nella sua anima. E allora: «Ricordati di me quando sarai nel tuo regno». E la risposta:
«Oggi sarai con me in paradiso»4. Allora «Omnia fiant in caritate», tutto quello che si fa nella giornata, sia studio o apostolato, sia ricreazione o riposo, siano le preghiere o siano gli studi, sia la redazione o la tecnica o la diffusione, è vita di carità. Quindi si è stabiliti in una via di santificazione, perché la carità è la virtù che dura in eterno; la fede e la speranza sono ordinate alla carità, sono i passi verso la carità che è unione con Dio.
Vedere se noi veramente operiamo in carità verso Dio, se c’è l’amore che ci conduce e ci fa parlare, l’amore che ci porta alla chiesa per pregare, l’amore ancora che ci porta all’apostolato, a tavola, in tutto: tutto per Gesù. Fine retto: tutto per amore di Dio. Non solo fare le opere buone che servono per l’eternità, ma farle con retta intenzione, e quanto più amore ci si mette, tanto più grande è il merito. Retta intenzione, retta intenzione! Che non si perda neppure un respiro che non sia ordinato a Dio, tutto offerto al Signore. E poi, oltre l’osservanza del primo comandamento, amore a Dio, l’osservanza del secondo comandamento,
quello che riguarda il prossimo, le anime, la loro salvezza. E allora ringraziamo il Signore che ci ha messi in una vita di carità, di esercizio pieno, intero. Tutto quello che si fa, quello che si pensa, quello che si dice, tutto in carità.
È una vita di perfezionamento, è una vita dove è facile crescere nei meriti e quindi salire a un alto grado di santità e a un alto grado di gloria. Ringraziamo il Signore perché possiamo capire la preziosità della sua grazia, della preferenza, della vocazione, e possiamo quindi viverla interamente, come dice san Paolo: «Omnia in caritate fiant», tutte le cose per motivo di carità, per ragione di carità, per fine di carità verso Dio e verso le anime. L’egoismo è il nemico della carità.
Allora il terzo mistero glorioso, la discesa dello Spirito Santo…5. Tutta la vita deve servire all’amore eterno a Dio, e allora la preparazione è di amarlo sulla terra e così disporci a quell’unione intima e gaudiosa che ci attende in cielo e che sarà eterna. La domanda, allora: come sono le intenzioni? E secondo: comprendiamo che tutto quello che vi è nell’Istituto, è carità? E lo ordiniamo veramente a questo esercizio di carità? E terzo: l’ufficio che si ha, il posto che si occupa e quello a cui si attende nel corso della giornata, è fatto in carità? La carità ci muove? La carità verso Dio, per amore di Dio e la carità verso il prossimo, quando si distribuisce la verità, oppure si racco glie, si accumula quello che un giorno si avrà da dare. Carità. Perciò domandare più volte al Signore questa carità. Anzi, tutte le altre preghiere sono ordinate alla carità, perché anche l’aumento di fede, l’aumento di speranza sono per l’aumento della grazia, e cioè della carità, dell’unione con Dio.
Facciamo i propositi, e vigiliamo su questo punto che è fondamentale ed è il segreto della santità. È il segreto per aumentare il merito di ogni opera e di ogni fatica, di ogni preghiera, di ogni ufficio che si compie. Anche con poco, fosse il lavoro dell’orto o la pulizia degli ambienti, ci si può elevare tanto più facilmente a motivo e a fine di carità, perché sono i lavori più umili. Allora è più facile, e il Signore più facilmente infonde i suoi lumi e i suoi doni, trovando i cuori ben disposti.
1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma il 15 novembre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 142a = ac 222a.
2 Cf 1Cor 16,14: «Tutto si faccia tra voi nella carità».
3 Cf Gv 1,5.
4 Cf Lc 23,42-43.
5 Interruzione nastro.