Abbiamo considerato come la vita nostra spirituale consista di due parti: l’una negativa, l’altra positiva. La negativa: togliere il male, astenerci dal male, purificare la nostra vita, purificare l’anima nostra. E quella positiva: unione con Dio, stabilire in noi la vita della grazia, la vita di Gesù Cristo. Allora questo si può raccogliere come pensiero per essere chiari nelle nostre menti: da una parte, la vita è una confessione e dall’altra, è una comunione con Dio.
Confessione, cioè, “initium bonorum operum, confessio malorum”, il principio della vita santa sta nel confessare il male e detestarlo2. In primo luogo questo: astenersi dal male,
«declina a malo». E la seconda parte: «fac bonum», fa’ il bene; così purificazione, confessione, e comunione che può essere spirituale e sacramentale. La confessione non sempre è sacramentale. Quando si fa la meditazione, quando si fa l’esame di coscienza, quando ci raccogliamo e riflettiamo sopra di noi, o ci accorgiamo di aver sbagliato qualche cosa, confessiamo a noi stessi di aver errato, confessiamo davanti a Gesù i nostri errori e poi lo facciamo sacramentalmente, ecco l’accusa: confessarsi al ministro di Dio è parte del sacramento della penitenza.
C’è la confessione spirituale, che particolarmente si incentra sull’esame di coscienza, e poi c’è la confessione sacramentale, come conoscete bene. Così c’è la comunione spirituale3 e c’è la comunione sacramentale. Comunione spirituale che può farsi ad ogni istante; alle volte più con la mente, alle volte più con
il cuore, alle volte più con la volontà. Con la mente, quando indirizziamo i nostri pensieri e li conformiamo ai principi di fede, cioè pensiamo cristianamente. E allora c’è l’unione con Dio, l’unione con la mente. Quando facciamo un atto d’amore, oppure recitiamo la formula della comunione spirituale, basta dire: Gesù è con noi, noi siamo con Gesù. Allora si unisce il cuore al cuore di Gesù, è una comunione, cioè un’unione del cuore con il cuore di Gesù, come prima c’era l’unione della nostra mente con la mente di Gesù. E così c’è la comunione spirituale tutte le volte che si fa la volontà di Dio, e cioè si accetta quello che è disposto, quello che riportano le Costituzioni, gli orari, la vita quotidiana, quando osserviamo i comandamenti, osserviamo i consigli evangelici e compiamo il volere di Dio secondo le circostanze, quando le cose piacciono e quando il Signore dispone, permette qualcosa che ci è contrario.
Comunione della volontà: «Sì, Padre, ita Pater», dice Gesù;
«Così è piaciuto a te, o Padre4; così piace a me», dice Gesù al Padre celeste. Comunione di volontà. E «fiat mihi secundum verbum tuum»5, il fiat continuato nella vita. Maria non ebbe mai nella sua vita altra parola, altro volere che il fiat: quando lo disse all’angelo e quando si unì al volere del Padre sul calvario, accettando la spada di dolore che trapassò il suo cuore, accettando la morte del Figlio come suo sacrificio e offrendo il sacrificio al Padre, secondo le intenzioni stesse di Gesù, secondo le intenzioni del Padre celeste, come il Padre celeste le accettava.
Quindi ci sono come tre comunioni spirituali che poi in pratica non si distinguono. Si dice “tre” per spiegarsi, non è che nella pratica si distinguano, perché c’è sempre, nella comunione la parte della mente, la parte del cuore e la parte della volontà, quando cioè noi ci uniamo a Gesù. Pensieri di fede, pensare come Gesù, proprio pensare bene come Gesù; ad esempio:
«Beati quelli che soffrono». E ce ne vuole, alle volte. A dirlo si fa presto, ma quando si incontra una vera prova, una prova dolorosa... Ma si pensa che quella piace al Signore e si accetta
come Gesù ha accettato la croce per portarla al calvario. Ecco è il pensiero, ma nello stesso tempo è il cuore che aderisce a ciò che piace a Gesù; è la volontà che aderisce, accetta e sopporta realmente quella prova. Quindi è sempre un’unione.
Ora, questa comunione potrebbe essere soltanto al mattino? No, al mattino è sacramentale, ma noi viviamo continuamente con Gesù. La comunione ci porta la presenza reale, Gesù Cristo in corpo, sangue, anima e divinità. Consumate le specie, resta Gesù spiritualmente. E allora la nostra giornata è unita a Gesù.
Se l’anima è veramente pia, raccolta, abbandonata in Dio, se ha tolto tutto l’egoismo, quelle continuate cose nella mente che disturbano, allora lascia operare Gesù nell’anima. Egli è attivo, opera nella mente, opera nel cuore, opera nella volontà, e opera nello stesso corpo: Mens impletur gratia, futurae gloriae nobis pignus datur nel sacramento in quo Christus sumitur6. La comunione spirituale deve durare tutta la giornata. Ma proprio si deve sempre ripetere? No. Quando dici: “Io sono distratta”, spiega: “Come sei distratta?”. “Durante l’apostolato sono lì tutta attenta all’apostolato, non mi ricordo di Gesù”. Quando fai la volontà di Gesù sei unita a lui, sei in comunione spirituale, quindi comunione spirituale di volontà. Alle volte è più di sentimento, come quando una persona, per strada, riflette un momento e fa una comunione spirituale, continua il cammino, ma intanto il suo cuore è unito al cuore di Gesù. Allora si sente più con il cuore; altri momenti più con la mente. Quando lungo la giornata lo spirito si raccoglie e di nuovo si richiamano i pensieri della meditazione, specialmente quelli che hanno fatto più impressione, allora la comunione è particolarmente con la mente. Ma siccome l’uomo è uno, in fondo c’è sempre la comunione spirituale di tutto l’essere con Gesù; c’è l’unione di mente, l’unione di cuore, l’unione di volontà.
Comunione spirituale continua. Dopo che abbiamo detto: la vita è purificazione “abstine a malo”, ecco, prendere Dio sommo bene. Tolto il male, rimane Dio sommo bene, eterna felicità: una comunione, che doveva e deve andare crescen-
do, fino all’ultimo istante: «Fiat voluntas tua»7. «Non sicut ego volo sed sicut tu»8, e quindi «in manus tuas Domine commendo spiritum meum: nelle tue mani rimetto il mio spirito»9.
Quindi sempre chiedere la grazia della buona morte. La si chiede sempre, tutti i giorni, quante volte, perché nell’ultimo momento ci sia tutta la comunione: prega per noi adesso e nell’ora della nostra morte. Quando diciamo e nell’ora della nostra morte, intendiamo la comunione del viatico, ma alle volte il viatico non si può ricevere, ad esempio per morte improvvisa; ma che ci sia la comunione con Gesù, la comunione spirituale. E cioè questa unione del nostro essere con Gesù, della nostra volontà con Gesù: «Nelle tue mani, o Signore, rimetto il mio spirito», la mia anima. Allora sarà l’ultima comunione spirituale, che riassumerà tutte le comunioni spirituali e sacramentali della vita e l’unione con Gesù diverrà eterna. Passando di là, e cioè superando la porta dell’eternità, diviene eterna poiché l’anima è stabilita in grazia, in un’unione continua con Gesù, unione continua, beatificante, non soltanto sentita, come si può vivere in questo mondo, ma come si vivrà di là.
La felicità eterna è quell’unione più intima con Dio. Allora, non soltanto credere, ma vedere. La visione: cessa la fede, rimane la visione eterna. Non soltanto possedere Dio e la sua volontà, ma essere presi da Dio, confermati in grazia. Quindi nessun pericolo di mali; è quel grado di gloria a cui l’anima è arrivata. Se questa comunione spirituale nella vita è continua e si va sempre più perfezionando, si rassomiglierà a Gesù: «Quae placita sunt ei facio semper»10, io cerco sempre la sua gloria. Allora, come il Padre e il Figlio sono uniti fra loro, l’anima si unisce con Dio in una maniera simile, non uguale. L’anima con Dio.
Ora, cosa bisogna fare? Bisogna pensare a rinnovare frequentemente le comunioni spirituali. Però non infastidirsi troppo di quello che qualche volta sembrerebbe distrazione,
ma che invece non lo è. Invece l’applicazione all’apostolato, farlo meglio possibile, allora è tutto l’essere unito al volere di Dio. Si vuole fare la cosa com’è indicata, com’è insegnata, quindi l’unione di mente. E si vuole amare quello che si fa, cioè si ama quell’apostolato, si ama anche offrendo il libro in libreria, perché si vuol fare del bene alle anime, e lo si vuole perché si è mandati per quell’ufficio.
Allora si stringe l’unione con il Signore perché Gesù Cristo è la verità per la mente nostra; perché Gesù Cristo è via per la volontà, perché Gesù Cristo è vita, per il cuore. Tutto l’uomo viene a unirsi a Gesù. Quando si piacerà a Dio? Quando il Padre celeste, guardando quell’anima, guardando ciascuno di noi potrà dire: “Questo è un figlio diletto che mi piace”. Quando noi siamo conformati. Al Padre è piaciuto Gesù sopra tutti: è il suo Figlio. Noi piaceremo al Padre quando assomiglieremo al Figlio, quando cioè il Padre, guardandoci, troverà la sua immagine in noi. Ma non un’immagine fotografica, non perché abbiamo la stessa statura o la stessa faccia, ma perché inte-riormente lo spirito è unito, è conformato a Gesù: «Conformes fieri imagini Filii sui»11, fatti, conformi all’immagine di chi? Quale immagine? Gesù! «Conformes fieri imagini Filii sui».
E allora il Padre si compiace, non vi è dubbio: se l’anima piace a Dio, l’anima sarà eternamente beata in Dio, in cielo. Piace a Dio, piace già sulla terra, ma il premio è lassù. Quando un santo passa dalla vita presente alla vita futura, non è che dopo possa ancora acquistare dei meriti e piacere di più a Dio, no. Allora riceve il premio, ma quei meriti, quella grazia, quell’unione con il Padre, quel piacere al Padre, c’è già interamente e si completa e si conferma con l’ultimo atto d’unione con Dio: «Nelle tue mani rimetto il mio spirito».
Per avere questa grazia, che l’ultimo respiro sia di comunione con Gesù, recitiamo sempre le ultime parole dell’Ave Maria per queste intenzioni, mettendo l’accento su quelle parole: e nell’ora della nostra morte. Che Maria ci ottenga questa grazia, di una unione e comunione perfetta al volere di Dio. Persone che ci vuole tanto a rassegnarle, persone che invece
non solo sono rassegnate, ma sono come in gaudio. E se si dice loro: “Siamo verso la fine”, fanno un sorriso di compiacenza: siamo vicini a Dio... Ma questo, quando la vita sarà stata una continua e sempre perfezionata comunione spirituale con Gesù.
Ecco la seconda funzione della preghiera: dopo la purificazione, la comunione. Purificazione che ha il suo punto centrale nel sacramento. La comunione, che ha il suo punto centrale nel sacramento, quando si va a ricevere Gesù eucaristico.
Vediamo un po’ se facciamo così nella nostra vita: se compiamo questo che è da farsi sulla terra, cioè purificarsi e unirsi a Dio in continuità, e se sentiamo di essere sempre più di Dio, oppure qualche volta ci sentiamo un po’, se non lontani, meno vicini a Dio. Perché qualche nostra volontà, qualche desiderio, qualche parola, qualche pensiero non è proprio conformato a Gesù? E il Padre celeste non può essere così soddisfatto, e non può dire: “Questo è un figlio che mi piace?”. O può dirlo? In qualche momento della giornata, dare uno sguardo al cielo: “Padre, in questo momento l’anima mia ti piace? Sono un figlio che ti piace? Cosa devo mettere in me ancora? Cosa togliere in me?”.
Comunione spirituale continua.
1 Meditazione tenuta alla comunità di Roma il 23 agosto 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 134a = ac 210b.
2 “Quando cominci a dispiacerti di ciò che hai fatto, allora cominciano le tue opere buone, perché riprovi le tue opere cattive”. Cf Sant’Agostino, Commento al Vangelo di san Giovanni, Città nuova Editrice, Roma 1965, cap. 12, 13.
3 La comunione spirituale consiste, secondo san Tommaso, in un desiderio ardente di ricevere Gesù sacramentato e in un abbraccio amoroso come se fosse già ricevuto.
4 Cf Mt 11,26; 26,39.
5 Cf Lc 1,38: «Avvenga per me secondo la tua parola».
6 Cf O sacrum Convivium: O sacro convito.
7 Cf Mt 6,10: «Sia fatta la tua volontà».
8 Cf Mt 26,39: «Non come voglio io, ma come vuoi tu».
9 Cf Lc 23,46.
10 Cf Gv 8,28: «Faccio sempre le cose che gli sono gradite».
11 Cf Rm 8,29.