Auguri per il Santo Natale e per il 1962! Le grazie abbondanti dal Bambino. E quanto saranno abbondanti? Certo ogni anima ha i suoi desideri, i suoi bisogni, ogni persona si trova in circostanze generali e anche in circostanze particolari. E allora tutto domandiamo, per tutto preghiamo. Che i frutti del Natale siano molti, siano tanti! Le grazie però saranno date in proporzione alla preparazione che facciamo per riceverle. L’Avvento è tutta una preparazione di circa un mese, poi vi è la novena, preparazione di nove giorni, poi la preparazione alla confessione e tutte le preghiere e i desideri che ogni anima presenta al Signore.
L’abbondanza quindi delle grazie dipende dalla nostra preparazione. Se vogliamo che il Signore ci porti un aumento di fede, di speranza e di carità, bisogna che trovi il nostro cuore vuoto dalle cose presenti, dalle cose della terra. Consideriamo le cose presenti, che sono disposte tutte come noi dobbiamo usarne e così arricchirci l’anima, perché tutto ciò che ha fatto il Signore e ciò che abbiamo attorno a noi è disposizione di Dio per la salvezza, per la santificazione. Tutto: le Costituzioni che avete, la vocazione, gli orari che sono disposti, lo stato di salute più o meno buono, le preoccupazioni spirituali che abbiamo in cuore, le tentazioni, gli scoraggiamenti, le delusioni, le incomprensioni e poi anche gli stessi peccati passati, tutto è ordinato e può servire alla santificazione, anche se il Signore ci ha lasciato cadere in peccato.
Dice san Paolo che tutto deve servire al bene2, tutto ordinato al bene, anche i peccati, dice il commento. Utilizziamolo questo nella nostra umiliazione e in una crescita di amore a quel Gesù che ci ha amato, ci ha perdonato e in riconoscenza a Gesù
Bambino che ha cominciato a pagare per i nostri debiti nella grotta, sulla paglia, nella greppia. Da lì comincia la redenzione, anzi è cominciata propriamente con l’Incarnazione: «Exinanivit semetipsum, formam servi accipiens»3. Ma noi utilizziamo e offriamo al Signore, al Padre celeste, le umiliazioni di Gesù, la povertà in cui nasce Gesù e nella quale, per amore, viene agli uomini per abitare con loro. Ecco, già Erode lo vuole cacciare, lo cerca a morte. E così più tardi vorranno farlo morire fino alla conclusione: l’hanno crocifisso, è morto sulla croce per noi. Ora in questo senso sapere che tutto è disposto dal Signore, tutto quello che abbiamo e tutto quello che c’è stato, tutto può essere utilizzato per la nostra santificazione.
Vi è nella vita religiosa un doppio ordine di cose. Il primo ordine è ciò che viene dall’esterno: c’è stata una vocazione, una preparazione alla professione, un complesso di istruzioni, di aiuti per mezzo delle predicazioni, dei sacramenti, particolarmente della comunione, e di tutto quello che è disposto per l’organizzazione dell’Istituto, specialmente quanto prescrivono le Costituzioni, le Regole. Poi vi è un ordine interno: tutto quello che c’è all’esterno è per l’interno, cioè per la nostra santificazione. Ma l’interno dipende da noi, se abbiamo volontà buona o non abbiamo volontà buona. Se abbiamo una volontà che è veramente buona oppure se abbiamo una volontà tiepida, fiacca, una volontà incostante oppure indifferente, perciò senza volontà. Il gran dono che dobbiamo chiedere nel Natale è questo: la buona volontà.
Il Figlio di Dio si è incarnato per la gloria del Signore, del Padre celeste, per glorificarlo, e per portare agli uomini la pace, cioè la grazia. Ma questa grazia esige che ci siano uomini di buona volontà, cioè che noi vogliamo amare davvero il Signore, che vogliamo farci santi, che ci formiamo un bell’ideale di santità, un bell’ideale di imitazione di Gesù Cristo, anzi di una vita stabilita in Cristo.
Questo ideale sentito forte, servirà ad eccitare in noi la buona volontà. D’altra parte la Chiesa ci ha fatto ripetere per una settimana, la preghiera: Signore risveglia in noi la volon-
tà, excita, Domine corda nostra ad preparandas Unigeniti tui vias, Signore risveglia in noi la volontà e i nostri cuori.
Voi avete pregato in questo tempo per il Congresso dei religiosi4. Il punto principale era la ricerca delle vocazioni e la loro formazione. Sulla formazione la predica o conferenza principale, centrale, è stata questa: vedere se c’è la volontà buona da parte della persona, aspirante o novizia o religiosa, perché tutto l’esterno deve aiutare l’interno, ma solo aiutarlo. A farci santi ci vuole il nostro io, la nostra volontà. Il gran dono di Gesù, la buona volontà: questo dobbiamo domandare con insistenza al Signore. Quando c’è poi buona volontà ognuna si fa un programma: mi servo di questa preghiera, mi valgo di quei propositi, accetto quelle mortificazioni, quei dolori che accompagnano la mia giornata, la mia vita, domando consiglio, ascolto, leggo la Parola di Dio, leggo il tal libro, mi organizzo la vita spirituale. Poi adopero tutti i mezzi esterni: l’orario, e quanto serve a farsi santi. Inoltre ci sono le tentazioni, occasioni per combatterle, quindi per aumentare i meriti. E ci sono poi le Costituzioni, le Regole e lo spirito del proprio Istituto; e ci sono le Messe e le funzioni solenni, la Messa cantata, i vespri, la Parola di Dio: tutto questo è mezzo. «Omnia vestra sunt».
Gesù ci ha chiamati alla santità, ci ha dato tutto ciò che ci vuole, ma se mancasse la volontà, tutto resta perduto. E quante occasioni, quanti meriti si perderanno! La vita allora non sarà piena, forse un po’ mancante. Non andiamo ad ascoltare il diavoletto che cerca di scoraggiare con delle idee strane, ma tutto è per Dio. «Omnia vestra sunt, vos autem Christi», tutto quello che vi circonda, tutto quello che abbiamo in noi stessi di intelligenza, di cuore, di volontà, di salute, di vista, di forza, di udito, di lingua, tutto è mezzo. «Omnia vestra sunt, vos autem Christi: tutto è in mano vostra e voi siete di Cristo» perché consacrati a lui, «Christus autem Dei, e Gesù Cristo del Padre»5. Passando per Gesù Cristo, andiamo al Padre celeste, eterna nostra gioia, eterno nostro gaudio. «Omnia vestra sunt, vos autem Christi». Che cosa vi appartiene ancora? Certamente nessun
granello della corona, nessun filo che si porta addosso e neppure la forza per parlare; tutto ordinato, tutto destinato ad aumentare i meriti. Persone che perdono tante occasioni, persone che utilizzano tutte le occasioni. Che grazia la vocazione! Come il Signore ci ha preferiti! E in che cosa poteva adoperarvi di più il Signore che in questo, e cioè per glorificarlo, amarlo tanto, amarlo del tutto senza intramezzi di persone o di varie sciocchezze. La santità non sta in fantasie, non una pietà aerea ma una pietà che sta in una fede profonda, in una fiducia grande nei mezzi di Gesù Cristo, nella sua misericordia, in un amore intenso, in una generosità continua nell’apostolato, non per fare del bene a noi, chiamate a spargere il bene.
Ad esempio vi consiglio, come ci hanno consigliato, di indirizzare tutto alle vostre vocazioni, le vocazioni di ogni Istituto che è rappresentato qui, e ogni Istituto che appartiene alla Famiglia Paolina. Non fermarsi solo alle vocazioni in generale, del clero diocesano, del clero secolare, del clero regolare, degli Istituti secolari, e degli Istituti di vita comune con i voti o senza i voti. Che Gesù riesca con la sua grazia, come una calamita forte, ad attirare tante anime a lui, anime che si vogliono consacrare senza intermezzo di persone, vogliono servirlo e amarlo direttamente. Che bella vocazione! Se questo bene l’abbiamo ricevuto, guardiamo che l’abbiano anche gli altri. Se amiamo il prossimo come noi stessi, la stessa grazia che abbiamo avuto noi la chiediamo per gli altri.
E allora non mancano le vocazioni, manca la corrispondenza. Gesù, come una calamita dolcissima e fortissima, attiri tutte queste anime che sono create per lui, ad amarlo, amarlo sempre di più, come in una gara, per crescere ed emularsi vicendevolmente nel servizio e nell’amore a Dio, nella santificazione della vocazione. Dobbiamo ringraziare il Signore e non ci basteranno certamente le parole e i sentimenti che possiamo avere su questa terra, ringrazieremo meglio in paradiso.
Ma questo è il punto centrale della predica: persone che hanno volontà e persone che non hanno volontà. E allora al Bambino chiediamo tutti «bonae voluntatis»6, che siamo tutti
in quella categoria, della gente che ha buona volontà. E allora di conseguenza, non c’è resistenza alla volontà di Dio, non c’è resistenza a quello che viene disposto, non c’è resistenza ad accettare certe pene sia che vengano da fuori o da dentro; come siamo trattati o come non siamo trattati: essere preoccupati della santità e tutto ordinare e tutto utilizzare per la santità. La grazia quindi da chiedere al Bambino: una buona volontà. Qualcuno potrà dire: la voglio ottima. Basta che sia buona, basta che sia buona! Non andiamo a cercare degli aggettivi troppo difficili. Gli aggettivi aggiungiamoli a noi, cioè che ci sia l’amore di Dio: anima paziente, persone pazienti, benigne, che interpretano tutto in bene, che vogliono il bene di tutti, che tutto indirizzano al Signore, che corrispondono davvero a quello che hanno professato. A volte si fa la professione e non si capisce che cosa voglia dire: tutto dono, offro e consacro. Poi quando viene la prima difficoltà, ecco che si retrocede. Capire bene cosa voglia dire consacrarsi al Signore e voler vivere la consacrazione con buona volontà.
Gli auguri allora sono questi: tanta grazia ma ciascuna la riceverà secondo la sua buona volontà. Diciamo a Gesù che non solamente porti la grazia, ma prepari i cuori a riceverla. Da parte nostra, questa è la condizione per la santificazione: la buona volontà. Avanti dunque in letizia e in grande fiducia nel Bambino, che comparirà fra di noi. Egli ci ha amato propter nos homines et propter nostram salutem descendit de coelis7. Cantarlo e recitarlo bene questo tratto del Credo: il Signore si è fatto povero, si è fatto uomo incarnandosi. Tutto questo per amore propter nos homines, per la nostra salvezza.
1 Meditazione tenuta ad Albano il 20 dicembre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 143a = ac 224a. Stampata in sedicesimo, pp. 10-15.
2 Cf Rm 8,28. Espressione testuale: «…tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio».
3 Cf Fil 2,7: «… svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo».
4 Cf Med. 19, nota 8, p. 187.
5 Cf 1Cor 3,21.23.
6 Cf Lc 2,14.
7 Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo. Dal Credo Nice-no-Costantinopolitano.