Non so che malinteso ci sia stato2. Allora brevemente chiudere bene l’anno, incominciare bene l’anno successivo, il 1962. E già avete fatto buona parte del vostro ritiro e avete ringraziato il Signore di tutti i beni, di tutte le grazie che ci ha concesse nel corso dell’anno.
E ora pensare al 1962. Una sola cosa, breve, quella che è stata stampata sulla Circolare interna: 1962, anno della carità3. Carità fraterna si intende specialmente qui, perché altre volte vi ho parlato della carità verso Dio. È sempre buona cosa ricordare ciò che ha scritto san Paolo, i caratteri della carità fraterna. Questi caratteri va bene che siano non solamente ricordati qualche volta, ma che siano spesso riletti, e vanno bene i cartellini appesi in alcuni ambienti, perché si leggano e si considerino più spesso.
Perché carità fraterna? Molte sono le ragioni, ma particolarmente questa: se noi amiamo il prossimo e lo amiamo cristianamente, religiosamente, noi amiamo Iddio. Dice san Giovanni: «In questo si prova che in noi c’è l’amore di Dio, si diligimus fratres: se amiamo i fratelli»4. Allora è segno che c’è anche in noi l’amore a Dio, e quanto più si amano i fratelli, tanto più è intenso l’amore verso Gesù, verso Dio. Amare, ma amare come si deve. Si può amare per interesse, perché quello lì è simpatico, perché mi dà qualche utile, perché con quella persona posso combinare qualche cosa che assecondi le mie idee; e poi vi sono tante ragioni che non sono affatto soprannaturali, sono pretesti. Allora non è il vero amore!
Come si distingue l’amore vero verso le persone, verso i fratelli? «Hoc est praeceptum meum ut diligatis invicem sicut dilexi vos, sicut dilexi vos»5. Amare vicendevolmente, amarsi, ma in che modo? «Sicut dilexi vos», come Gesù ci ama, come io vi ho amati, dice Gesù. Come ci ha amato Gesù? Ci ha amato prima di tutto e in primo luogo. Ci ha amati in primo luogo, cioè disceso dal cielo, si è incarnato, è venuto fra gli uomini. Qualche volta avviene il contrario. “Eh, mi ha offeso: e adesso io non gli parlo più! Tocca a lei fare il primo passo!”. E se Gesù avesse aspettato che fossimo i primi noi, saremmo ancora da redimere! E muoviti! Ma non tocca a me. Tocca a tutti quelli che amano veramente Gesù e quelli che amano veramente il prossimo.
Non invidie, non portare rancori. Gesù ci ha amato per primo. Anche quando non eravamo, non esistevamo, ci ha creati, ha creato la nostra anima: «Sicut dilexi vos». Non per interesse, ma ha dato la vita, e cioè non perché ne abbiamo un’utilità, ma perché il prossimo abbia un’utilità, perché è immagine e somiglianza di Dio e perché tutto quello facciamo per il prossi-mo, Gesù lo ritiene come fatto a se stesso. Diede il suo sangue, la sua vita: ecco l’apostolato, il ministero pubblico di Gesù:
«Sicut dilexi vos», cioè amare come Gesù ci ha amati. Quindi l’apostolato, affinché la Parola di Dio arrivi ad illuminare le anime: «Sicut dilexi vos».
La carità ha i suoi caratteri. Alcuni caratteri riguardano la mente, il pensare bene del prossimo, interpretare bene. Altri caratteri riguardano le parole, come parliamo degli altri. Altri caratteri riguardano le opere che sono a servizio del prossimo. Primo, pensare bene. La carità interpreta in bene, pensa bene di tutti, non sospetta, non giudica male, non fa sospetti temerari. La vigilanza sulla carità dei pensieri.
Secondo, i sentimenti. La carità non invidia, non è ambiziosa; la carità vuole bene a tutti e desidera del bene a tutti, e ci porta a pregare per tutti, particolarmente per la Congregazione, per le persone che la costituiscono; pregare vicendevolmente.
E ricordiamo, quando recitiamo il Padre nostro, di dirlo al plurale, non solamente con la bocca: Padre nostro, ma intendere che in quel nostro: dà a noi il nostro pane quotidiano, chiediamo le grazie per tutti.
E poi la carità di opere. La carità è paziente. Questa cosa com’è importante! Che ci sia la pazienza vicendevole. La carità è benigna: la bontà, la bontà. Persone che in propaganda dimostrano tanta bontà e guadagnano le persone, i fedeli, e persuadono: tanta bontà, tanta benignità! Carità di opere, ser-vizi vicendevoli. Vi sono tanti aiuti che si possono dare fra per-sona e persona, specialmente in Congregazione: saper essere premurosi, saper consolare, poi particolarmente dare il buon esempio, e cioè fedeltà alla preghiera, fedeltà agli orari, generosità nell’apostolato, sempre pronti a quanto viene disposto. Tutto il buon esempio: è la predica che si fa tacendo, ma è la predica che va alla vita, perché le prediche di parole vanno agli orecchi, le prediche che escono dal cuore vanno al cuore, e le opere che si fanno, cioè la predica del buon esempio, va alla vita, cioè cambia la vita. L’esempio buono, costantemente. Ci sono persone che sono egoiste e persone che sembrano soddisfatte soltanto quando hanno fatto un piacere, hanno dato un aiuto. Sono liete di prestarsi, e allora? E allora c’è l’esercizio vero della carità fraterna.
Poi passando ad altra cosa. Credo che tutte abbiate letto la lettera che ha mandato la Prima Maestra per il Natale6. Questa lettera, che nasce dall’affetto a tutte le figlie, va letta e riletta e considerata nei minimi particolari, perché tocca proprio i bisogni intimi della Congregazione, i bisogni di ogni casa e specialmente, vorrei dire, di questa casa, perché dove ci sono più persone interessate, c’è più bisogno di vivere bene, di santificarsi insieme.
Allora domandare al Signore questa grazia nell’anno che inizia: porteremo nel cuore quanto ci è stato scritto, ci è stato comunicato attraverso quella lettera. Portarlo nel cuore, perché esce dal cuore. E quale interesse? L’unico interesse le anime
singole dell’Istituto e di questa casa che è la più numerosa fra tutte.
La benedizione allora sopra tutti i vostri propositi, i vostri santi desideri, quelli che portate nel vostro cuore. Domani mattina vi ricorderò tutte nella Messa. Sì, tutte! Perché quest’anno sia proprio un anno di carità, quella che insegna san Paolo.
1 Ritiro tenuto a Roma il 31 dicembre 1961. Trascrizione da nastro: A6/an 144a = ac 225b.
2 Il Primo Maestro si presta a tenere la meditazione poiché il sacerdote che doveva tenerla era impossibilitato. Cf Diario di don Antonio Speciale.
3 Cf RA, dicembre (1961)1 in Giacomo Alberione, Considerate la vostra vocazione [CVV], Casa Generalizia delle Figlie di San Paolo, Roma 1990, p. 618.
4 Cf 1Gv 3,14.
5 Cf Gv 15,12: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi».
6 Cf Teresa Merlo, Vi porto nel cuore [VPC], Casa generalizia Figlie di San Paolo, Roma 1989, pp. 432-433.